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Ah… l’emozione di iniziare un gioco nuovo. Specialmente se si tratta di un MMORPG (che non è una parolaccia), dopo che l’ultima esperienza risale ad anni fa con World of Warcraft, o più recentemente a “robe” come DC Universe Online o Defiance.
Lo ammetto, io (Fiveomega) ed Herman1800 restammo affascinati dalle potenzialità della Beta di Tom Clancy’s The Division, restando con la promessa: “Quando uscirà il gioco completo, e calerà di prezzo, lo prendiamo?“.
E così è stato. In questo editoriale si narrano infatti gli inizi delle avventure di due marziani nella New York post-epidemia proposta da Ubisoft.
Attenzione, non vi saranno spoiler né descrizioni serie e puntigliose. Si tratta di un semplice diario di viaggio per condividere con voi le nostre esperienze nel MMO più ambizioso di Ubi.

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Giorno 0 – L’acquisto
Nota bene: I dialoghi potrebbero scostarsi dalla realtà, ma tanto voi non la conoscete, quindi che vi avverto a fare?

Herman1800: “Allora che fa, lo prendiamo ‘sto The Division?”
Fiveomega: “Ok, se lo prendi tu, lo faccio anch’io!”
H: “Eh, ma io aspettavo a te.”
F: “Ok dai, ma su [sito di vendita chiavi]. Ricarico la carta e lo compro.”
H: “Perfetto, lo stesso pure io.”
F: “Ma porc… ho dovuto dare 2€ a PayPal perchè con l’altro metodo di pagamento non mi accettava la carta. Già mi sta costando di più!”
H: “Mannagg… pure io!”
F: “Vabbè amen, metto a scaricare, e appena possibile inizio a provare i settaggi.”
H: “Ok, a domani sera!”

Giorno 1 – The Configuration
Basandomi sui settaggi della beta, e considerando che allora possedevo una GPU ATI HD7770 con 1GB di VRam (quando il gioco ne chiede almeno 2 di GB minimi), e forte della mia nuova R9 380X con “ben” 4GB di VRam, imposto tutto ad Alto con qualcosina verso Ultra, convinto di attestarmi comodamente sopra i 50 fps fissi. E così pare.
Si parte con la creazione del personaggio, ridotta veramente all’osso, con pochi volti (circa uno per etnia), qualche barba e un certo numero di capelli così finti che, in confronto, quelli di Ken di Barbie sono realisti. Il tutto mentre il nostro divisore… dividendo… minimo comune multiplo… insomma il nostro agente della divisione, si specchia nel finestrino di un’auto della polizia, anche se poi gli specchi non riflettono, e nei vetri bisogna farci proprio attenzione… vabbè.
Giungo al rifugio ed ecco che vengo invitato nel gruppo di Herman1800, così da formare un esercito di due persone. Uhm quello è un altro gioco.

F: “Allora H, come ti va?”
H: “Eh insomma, sono dovuto scendere a compromessi con le impostazioni. Tu?”
F: “Idem, certo mi va meglio con la scheda nuova, ma madonna se è più pesante rispetto alla Beta! Mi pare che ci sia molta più roba a video!”
H: “Vero…”

Dopo circa 20-30 minuti a provare i preset di impostazioni, regolare filtri, distanze di rendering, metti le ombre, togli le ombre… NA! NA! NA! Daniel-San! Riusciamo a trovare i giusti compromessi per un’esperienza di gioco fluida e visivamente godibile (perché, ammettiamolo, da vedere The Division è fantastico). Magari pecca nella creazione del personaggio, ma nella personalizzazione delle impostazioni c’è da sbizzarrirsi. Dopo esserci assicurati che GPU e CPU fossero ancora al loro posto, e non a far compagnia alla sonda Juno, che tra l’altro ci ha pure sbreccato l’astronave, si parte con il prologo/tutorial.

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Le prime missioni sono semplici, tanto da essere segnate come secondarie. Rappresentano più che altro un pretesto per imparare a gestire i comandi di gioco e calibrare mouse o controller (a proposito, chi usa il controller può sfruttare la struttura analogica degli stick per camminare lentamente. Poco utile, ma molto di scena!). Recuperiamo medicine e razioni come c’è stato ordinato e poi via verso la prima missione importante, quella mostrata durante un E3. Beh quasi, diciamo che di quando visto c’è poco e nulla, e non parlo di grafica, quanto di level design e percorsi. Ma poco importa.

H: “F, che facciamo? Ti ricordi com’era nella Beta, la impostiamo a Difficile, tanto la IA dei nemici è quella che è?”
F: “Ok dai!”
H: “Non me lo fa cambiare, può farlo solo il capogruppo. A quanto pare sei tu.”
F: “Ma non avevi creato tu la partita?”
H: “Si, ma… bhu”
F: “C’hai ragione, sono diventato capogruppo… vabbè. Faccio subito.”… “H, qui non cambia nulla [e intanto mi sparano]. Cioè, gli do la conferma ma non cambia. Uhm, ok ho trovato ricomincia missione, spe… Nulla. Aahhh ma dovevo fare doppio click e poi conferma! Ma ditelo!”
H: “Fatto?”
F: “Fatto. Via!”

Bang! Bang! In arrivo nuovi nemici… moriamo nella prima area. Dopo un certo numero di morti e aver preso la mano più con la salute incredibile dei cattivi, che con le meccaniche vere e proprie, arriviamo al “boss” finale della zona, che permette di accedere alla piattaforma di decollo.

Ci dirigiamo all’elicottero che ci porterà nella zona calda controllata dalla JTF, la coalizione di forze dell’ordine istituita per sedare le rivolte post epidemia di Manhattan, ed ecco che cominciano in guai… in tutti i sensi.
Mentre l’elicottero ci esplode in faccia e la nostra “caposquadra” Faye Lau rimane gravemente ferita, capiamo che la situazione è più calda del previsto (e che la Beta cominciava da questo punto). Fortuna c’è sempre un elicottero di scorta con un paio di medici pronti a rimetterci in sesto, ed ecco, in men che non si dica, siamo in viaggio alla volta della zona centrale di Manhattan. Attraverso un filmato che unisce rispese brevi con inquadrature improbabili, quasi da capogiro, tanto da essere fastidioso, assistiamo a qualcosa di terribile: il crollo del fotogrammi al secondo, che toccano vette verso il basso scandalose.
“Sarà solo un momento!” penso io.

F: “H, come ti va? A me sta letteralmente crollando il gioco. A te?”
H: “Eh, insomma, accuso pure io il colpo.”

Sinceratici che il crollo è stabile (un controsenso, ma ci siamo capiti), si passa alla fase due della configurazione. Altri 20 minuti di tentativi ci fanno capire che è tutto inutile. Raggiunto infatti il quartier generale, ci rendiamo conto di aver trovato la perfetta area di testing dei settaggi. Dopo aver impostato il possibile, e trovato opzione neanche previste da Ubisoft, raggiungiamo la pace dei frame, e la rassegnazione nostra.

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Chi ha giocato la Beta conoscerà bene queste prime fasi. Faye Lau ci invita a esplorare il nostro personale QG, dove notiamo una carenza di personale che neanche negli uffici pubblici durante la partite dell’Italia. Le missioni principali consisteranno quindi nel recuperare i tre personaggi principali, ognuno relativo ad una specifica funzione (Medica, Tecnologica e Sicurezza) ed ampliare i vari dipartimenti, così da sbloccare abilità e potenziamenti per il nostro personaggio.
Nonostante si fosse fatta una certa ora, decidiamo di inoltrarci nel Madison Square Garden per avviare la prima missione del dipartimento medico. Ormai padroni del gioco, riduciamo al minimo le nostre dipartite, anche grazie a provvidenziali ritirate strategiche che hanno permesso di ammirare la scorta infinita di molotov dei nostri nemici (H: “Ma le fanno al momento come in The Last of Us?”). Il tutto si conclude con il boss supercorazzato e superincavolato da combattere in perfetto stile Army of Two: uno aggra, l’altro spara e via girare.

Stanchi ma soddisfatti, raccogliamo i frutti dei nostri sforzi ed esploriamo il QG che offre zone escluse dalla Beta e in parte disponibili con il DLC annunciato nel recente E3.

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Tirata delle somme:

Prima impressione assolutamente ottima dal punto di vista del gameplay. The Division è un gioco creato appositamente per essere giocato in compagnia, specialmente se con amici.
Visivamente il lavoro di Ubisoft è fantastico, anche impostando i dettagli al minimo c’è di che gioire, mentre ad Ultra è da cartolina, sebbene molto distante da quanto mostrato inizialmente (ma tanto lo sapevamo già, no?).
Tecnicamente però è figlio di uno sviluppo non proprio ponderato. Dal punto di vista delle prestazioni è quanto di più instabile mi sia capitato tra le mani, pur volendolo testare con il preset basso e riducendo al minimo ogni singola impostazione. Questo mi fa capire perché le versioni console siano settate ad un massimo di 30 fps. Non perché le attuali macchine non siano in grado di far di più, ma per evitare fastidiosi cali di fluidità tra un’inquadrature e l’altra. Passare dai 60 fps stabili, ai 35 zoppicanti, è un attimo.
Tutto sommato una serata divertente su un gioco piacevole. La nostra esperienza con The Division promette veramente bene!

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