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Non ricordo il giorno in cui ho iniziato a giocare Suikoden II, straordinario jrpg per la prima PlayStation, eppure si tratta di uno dei miei giochi preferiti in assoluto.
Ricordo bene, invece (data a parte, chiedo venia ma parliamo di begli anni fa eheheheh), il giorno in cui, presa dall’entusiasmo post completamento del secondo capitolo della serie, riuscì ad ottenere in prestito una preziosissima copia di Suikoden, con tanto di ballo della felicità e di scoordinate esultanze annesse.
Il motivo principale per cui ricordo quel giorno è perchè, mentre l’approccio con Suikoden II era stato del tutto casuale, a scatola chiusa come si suol dire, quella di giocare il capostipite della serie fu una mia precisa scelta, perseguita in modo petulante e martellante a discapito del povero malcapitato proprietario della copia che poi avrei custodito a ‘mo di cimelio fino allo sciagurato giorno in cui ho dovuto renderla… non senza lottare, s’intende.
Suikoden, jrpg edito dalla Konami nel 1997, in Europa, per la prima PlayStation (ben due anni dopo la il rilascio nella terra del Sol Levante…), era già lì, ben prima che mi interessassi alla serie, ma trovarlo è stato come rinvenire un tesoro dimenticato in soffitta, o scoprire di avere una banconota nella tasca di pantaloni dismessi per anni. Un viaggio di scoperta a ritroso. Uno dei più belli.
Lo giocai tutto d’un fiato, innamorandomene alla follia. Non solo, subito dopo rigiocai anche Suikoden II, apprezzandolo esponenzialmente di più della prima volta.
Capirete bene che, all’annuncio del rilascio di entrambi i titoli sul Ps Store, il mio cuore ha perso qualche battito, soprattutto se considerate che, per rocambolesche vicissitudini culminate in uno sciagurato trasloco, ad oggi non possiedo più neanche il secondo capitolo e che comprarli entrambi richiederebbe un’ipoteca su diversi organi interni.
Così, presa dall’entusiasmo per questo nuovo incontro con il primo Suikoden, l’ho rigiocato in digitale su Ps3 e posso serenamente dire che è stato come giocarlo la prima volta, con in più tutti i benefici derivanti dal maggior desiderio di approfondimento che caratterizza le mie passeggiate videoludiche di oggi.
Scrivere un parere “convenzionale” per parlarvene non sarebbe abbastanza. Se mi chiedeste un solo motivo per giocarlo, non saprei cosa rispondere.
Ve ne darò, allora, 108. Crepi l’avarizia, insomma.
No, non è un numero casuale, e, del resto, sarebbe stato strano, in tal caso.
Confesso di aver preso spunto a mani basse da una delle caratteristiche principali del titolo, ossia la presenza, incluso il protagonista, di ben 108 personaggi reclutabili.
Un parere che vuol essere un omaggio in piena regola (o almeno lo spero) ad una perla spesso ignorata, sicuramente conosciuta e considerata meno di quanto sarebbe opportuno.
Bene, ho detto anche troppo, lascerò che siano i tanti tesori presenti nel gioco a dire il resto.
Ma prima, permettetemi di fare delle piccole premesse generali pre – lettura:
– Il parere, basato su considerazioni prettamente personali, senza alcuna presunzione di oggettività o assolutezza, è spoiler free, intendendo come tali anticipazioni rilevanti su trama e personaggi in grado di inficiare l’esperienza di chi ancora non abbia giocato Suikoden. Ma, come evidente, è abbastanza dettagliato.
– Non tutti i 108 motivi sono da mani nei capelli e ululati di estasi, chiaramente, troverete qua e là qualche piccola curiosità, sul gioco e sulla serie, e qualche notazione secondaria ma che spero possa mettere in luce piccole caratteristiche sfiziose e/o divertenti del gioco;
– La struttura del parere è pensata per permettervi di leggerlo con calma, anche in più volte se non doveste avere tempo e senza il rischio di dover scorrere di nuovo tutta la pagina. Basterà cliccare su uno dei titoli proposti per essere immediatamente reindirizzati sul preciso punto del parere d’ interesse. Poi,  un semplice click e si torna all’inizio, pronti ad una nuova lettura.
– Il gioco non è localizzato in italiano, ma l’inglese utilizzato è, a mio avviso, estremamente accessibile. Ve lo scrivo per chiarezza, ma non lasciatevi scoraggiare, ve ne pentireste… e state per scoprire perché!
Rompiamo ogni ulteriore indugio, che abbia inizio, ufficialmente, la parata dei 108 motivi per cui dovreste, assolutamente, giocare Suikoden.
Buona lettura!

108 MOTIVI PER GIOCARE SUIKODEN

1) Non si giudica un libro dalla copertina
2) Primus inter pares
3) Fil rouge
4) Da che punto guardi il mondo tutto dipende
5) Tutto intorno a te
6) Si salvi chi può!
7) Storia in riva all’acqua
8) Mi avevi già convinto al ciao
9) Uno, nessuno, centomila
10) In medias res
11) Il cliente da lei chiamato non è al momento raggiungibile
12) Chi troppo in alto sale cade sovente precipitevolissimevolmente
13) Dobbiamo stare vicini vicini
14) Io non posso entrare
15) Una lente bifocale
16) Mi hai fatto prendere un colpo
17) Il gioco è bello quando dura…il giusto!
18) Oops!… i did it again
19) Come Davide contro Golia
20) Mica pizza e fichi
21) Solo i morti hanno visto la fine della guerra
22) Sono il padrone del mio destino, il capitano della mia anima
23) Giochi di potere
24) Non c’è amore sprecato
25) Giuro sul mio onore
26) Niente è al sicuro
27) In origine c’era l’oscurità
28) Gli opposti si attraggono
29) Sta mano po esse fero o po esse piuma
30) “Less is more”
31) Non fatemi scendere!
32) “Original of the species”
33) “Noi siamo figli delle stelle…”
34) Nomen omen
35) “Gotta catch ‘em all”
36) “Non ragioniam di loro, ma guarda e passa”
37) “Sì sì…no…mo’ me lo segno proprio”
38) Scusate il ritardo!
39) “E ringrazia che ci sono io, che sono una moltitudine!”
40) Biodiversità
41) Individui ordinari capaci di cose straordinarie
42) Gigante buono, pensaci tu!
43) “Bello, bello e impossibile…”
44) “Sono una donna, non sono una santa!”
45) “Sei forte, maestro”
46) Anche la lealtà ha un prezzo
47) Chi trova un amico trova un…
48) “Fenomenali poteri cosmici… in un minuscolo spazio vitale”
49) “Cinque samurai per difendere la terra…”
50) Tutto suo padre!
51) “Frailty, thy name is woman”
52) “L’uomo dietro il vetro”
53) “!?”
54) Ying e Yang
55) Mi casa es su casa
56) Sale o scende?
57) “Mens sana in corpore sano”
58) “L’antico vaso andava portato in salvo!”
59) “L’avevo detto che volevo fare l’usciere!”
60) “Where’s my food?”
61) Un classico jrpg a turni
62) Sei personaggi in cerca di… party
63) L’unione fa la forza
64) Facciamo in fretta che ho da fare
65) E tu, di che Runa sei?
66) C’ero prima io
67) Meglio dormirci sopra…
68) Vi farò un’offerta che non potrete rifiutare
69) Vi lasciamo andare, per stavolta
70) Quando si dice voler fare di testa propria…
71) “I’ll be there for you”
72) Botte da Oscar
73) Un’arma è per sempre
74) Nomi affilati
75) “Ma come ti vesti?!”
76) Una valigia carica di…
77) Level up
78) Alla pugna!
79) “La classe non è acqua”
80) “Non c’è due senza tre”
81) Andrà tutto bene, te la caverai!
82) Ipse dixit!
83) Ti sfido a singolar tenzone
84) Culture in gioco
85) Free refill
86) Biglietto ridotto
87) Scusi, può ripetere?
88) Serve un passaggio?
89) “Ti piace vincere facile?”
90) “Two is megl che one”
91) “Già fatto? Per fortuna che c’è Pic!”
92) “Ogni lasciata è persa”
93) Suikoden per le vostre orecchie
94) Venti anni e non sentirli
95) “Belli belli belli belli in modo assurdo”
96) “Io non sono cattiva, è che mi disegnano così”
97) “What a wonderful world”
98) Il mondo è bello perché è vario
99) “Tutta mia la città…”
100) “Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”
101) “Ne ho vedute tante da raccontar, giammai gli elefanti volar!”
102) ‘A famigghia prima di tutto
103) Niente per caso
104) Sai mantenere un segreto?
105) Last but not least
106) E vissero tutti…
107) Suikoden Revival Movement
108) Il tempismo è tutto


1) Non si giudica un libro dalla copertina – Se avete avuto modo di fare la mistica “conoscenza” con la cover americana di Suikoden, avrete già capito a cosa mi riferisco. In caso contrario, vi basterà una rapidissima occhiata all’immagine sotto riportata per farvi subito una chiarissima idea.

Suikoden-1

No dico, serve aggiungere altro?

Eh sì, la cover americana è un poutpourri di stereotipi da film fantasy anni ’70, decisamente fuori luogo e per nulla calzante con lo stile del gioco.
Quella pal, che abbiamo saggiamente mutuato dalla versione giapponese, è invece deliziosa. L’artwork, in risalto sullo sfondo bianco, è un perfetto biglietto da visita per un titolo che fa del suo ricco e peculiare cast di personaggi il suo punto di forza, finanche da un punto di vista visivo. Senza contare che riprende in modo impeccabile quello che è lo stile grafico del titolo. Quindi, sebbene sia vero che l’abito non fa il monaco, in questo caso direi che approcciarsi a questa avventura avendo come primo impatto la copertina giunta sui nostri lidi è già un ottimo punto di partenza. Non oso immaginare, al contrario, l’espressione dei giocatori americani quando per la prima volta videro arrivare sullo scaffale quel capolavoro di pessimo gusto… anzi, purtroppo lo immagino.
Pensate, tanto per darvi un’idea, che in rete ho letto che molti, complice una scarsa diffusione di informazioni sul titolo, furono dissuasi dall’acquisto alla vista di quella copertina, involontario (?) tributo alle divinità del trash. Torna all’elenco completo

2) Primus inter pares – Oltre ad aver dato origine ad una serie di jrpg di assoluto pregio e spessore, Suikoden annovera un altro primato, ossia quello di essere stato il primo jrpg di Konami ad approdare su una console 32 bit. Un temerario, insomma. Un coraggioso pioniere. Come non premiarlo dandogli una possibilità? Torna all’elenco completo

3) Fil rouge – Basterà che avviciniate un po’ lo sguardo alla serie dei Suikoden per cogliere immediatamente la grandezza e l’ampiezza del respiro da cui è animata.
Non di un insieme di titoli slegati tra loro ed accomunati solo dall’appartenenza ad un brand e dalla ricorrenza di alcuni elementi si tratta, bensì di un insieme di nodi che segnano i momenti salienti di un’unica storia, di un unico percorso.
Potremmo dire che ciascun capitolo rappresenta, nel suo avere comunque un protagonista e una trama propria ed autonoma, un focus su una particolare porzione della storia di un più vasto universo, attraverso cui scorrono forze che lo trascendono e lo connettono agli altri capitoli, in un disegno veramente impressionante che scoccia considerare interrotto per l’assenza di nuovi progetti legati alla serie.
Non solo torneranno, nei diversi capitoli principali, alcuni personaggi ed alcuni elementi del sistema di gioco, ma sarà possibile, giocandoli, percepire la sussistenza di qualcosa di più profondo, di un legame sotteso che attende il momento per rivelarsi e che si lascia anticipare da piccole parentesi davvero notevoli. E’ difficile da spiegare, va vissuto, credetemi.
Un’opera magniloquente e maestosa insomma, che esprime la sua anima unica ma divisa attraverso macroscopici rimandi, microscopici dettagli (spesso anche esilaranti) e sotterranee trame e che chiede di essere vissuta a pieno sperando poi fiduciosamente che qualcuno decida di tornare a dargli voce. Torna all’elenco completo

4) “Da che punto guardi il mondo tutto dipende.” – Intimamente connesso a quanto appena detto sulla serie in generale è il discorso sulla sua particolare geografia.
Ed infatti, ciascun capitolo principale sarà localizzato in una regione specifica di un unico mondo. Sarà così possibile avere uno sguardo più preciso su quelle selezionate terre, esplorandole in modo diffuso e capillare, appropriandosi così della loro storia attraverso le storie dei loro abitanti.
La geografia politica del mondo che ospita gli eventi della serie, oltretutto, muterà nel corso dei capitoli, presentandosi differentemente a seconda che si giochi ad un titolo ambientato prima o dopo un momento cruciale nella definizione dei suoi connotati.
Suikoden, per soffermarci brevemente sul capitolo oggetto di questa analisi, è ambientato nel continente settentrionale, e, precisamente, nella sua parte sud orientale, all’interno dei confini dei domini dell’Impero della Luna Scarlatta.
Zone fulcro della porzione di mondo dove poseremo i nostri piedi virtuali saranno la regione di Toran, diffusa intorno al lago omonimo, la capitale dell’Impero, Gregminister, situata nella regione nota come Arlus, il “Warrior’s Village”, cuore pulsante delle terre di Lorimar e la Grande Foresta.
E alla fine poco rimarrà uguale. Non vi anticipo nulla, ma sappiate che sarete spettatori e fautori di un mondo in continua evoluzione e lo sarete con un impatto notevole perché legato alle sorti di una terra che avrete toccato con mano, da vicino.
La scelta di localizzare ogni episodio in una porzione di un unico vasto mondo, allora, per quanto riguarda la mia esperienza con il primo Suikoden, lungi dal limitarne in modo rilevante le possibilità esplorative, rende in primis forte il legame tra il giocatore e i luoghi delle sue avventure, vissuti in modo più intenso del solito. Ma, soprattutto, dona la sensazione di stare esperienziando qualcosa che, sebbene limitato ad una parte precisa di un più ampio scenario, avrà ripercussioni che trascenderanno i suoi limiti territoriali e che si riverbereranno sulle storie e sulle vite di altre lande e di altri individui, al di là dei confini segnati sulle cartine.
E quando ci approcceremo ad altri titoli della serie scopriremo, con grande soddisfazione, che qualche traccia era già stata lasciata. E ci sembrerà, in parte, di tornare a casa, pur con tutta la sensazione di scoperta e di novità che proveremo.
Fantastico, non trovate? Torna all’elenco completo

5) Tutto intorno a te – Al pari della continuità sottesa alla serie e della sua particolare geografia, Suikoden presenta un peculiare andamento cronologico che vede il primo capitolo in una posizione cruciale, centrale, nella timeline della serie principale.
Eh sì, Suikoden è il fulcro della macro storia raccontata dalla serie, nonché delle micro storie che la stessa ci offre, copiose, e che, spesso, hanno echi in diversi capitoli rispetto a quello in cui appaiono per la prima volta.
Il primo capitolo, infatti, si trova letteralmente circondato dagli altri, che lo seguono o lo precedono in una catena di cui questo rappresenta un anello fondamentale.
Se Suikoden II e Suikoden III sono diretti seguiti dei capitoli che li hanno preceduti, infatti, Suikoden IV è ambientato oltre un secolo prima di Suikoden mentre, il quinto titolo della serie, è il diretto prequel del primo, posizionandosi solo 6 anni prima degli eventi del gioco che qui stiamo analizzando.
Un cenno poi, per citare uno dei capitoli “collaterali”, merita Suikoden Tactics, jrpg tattico che, sebbene formalmente non rientrante nella serie principale, copre un arco temporale tale da risultare ambientato sia prima che dopo Suikoden IV.
Un gran casino? No, ma sicuramente un progetto complesso e dalle tante implicazioni.
Non giocare questo titolo per primo o, ancor peggio, non giocarlo in assoluto, vorrebbe dire perdersi il perno attorno cui ruoterà tanta parte del fascino e della maestosità dell’opera di casa Konami.
Un vero peccato, da evitare assolutamente. Torna all’elenco completo

6) Si salvi chi può! – Salvando la partita in un preciso momento, verso la fine del gioco, sarà possibile poi portare tali dati nella propria avventura con Suikoden II, ottenendo, in cambio, tutta una serie di benefici ed elementi particolari che riguarderanno non solo i personaggi che torneranno a farsi sentire dopo le vicende del primo capitolo, ma anche la possibilità di ottenere qualche altro piccolo ma sfizioso extra.
Un’occasione imperdibile per ogni giocatore che desideri sperimentare tutto ciò che un titolo ha da offrire.
Se, inoltre, si avrà avuto il pelo sullo stomaco di reclutare tutti i personaggi presenti nel gioco, sarà possibile, caricando il file di salvataggio, ottenere, oltre a quanto sopra solo accennato, anche qualcosa in più. Un piccolo grande premio per la pazienza e la meticolosità, un incitamento alla passione. Torna all’elenco completo

7) “Storia in riva all’acqua” – La saga ruolistica di casa Konami trae ispirazione da uno dei quattro testi fondamentali della letteratura Cinese, ossia “Shui – Hu – Chan” (che, guarda caso, si pronuncia foneticamente Suikoden…), letteralmente traducibile come “Storia in riva all’acqua” ma pubblicato in italiano con il titolo “I briganti”.
Questo romanzo storico ambientato in Cina nel XV secolo, durante la fase finale della dinastia Song meridionale, racconta la titanica avventura di 108 briganti (dice niente questo numero?), fedeli unicamente ad un fermo ideale di giustizia e pronti ad accorrere ovunque questo li conduca, sfoderando le loro incredibili doti guerriere onde soccorrere sventurati oppressi da potenti corrotti. Questi 108 eroi, ciascuno con un proprio nome e soprannome, sono distinti in 36 “spiriti celesti” e 72 “guardiani terreni”.
Tanto influente nella tradizione culturale cinese quanto controverso, al punto da essere stato lungamente osteggiato dalle autorità del “Celeste impero”, che non lesinavano punizioni nei confronti dei funzionari colti a leggerlo, questo testo, intriso di una forte denuncia sociale, sembra una base eccellente ed illustre per quella che è una serie videoludica caratterizzata dal peculiare taglio socio – politico delle sue trame, nonché della presenza di schiere di personaggi interessanti e peculiari.
Non, però, di una pedissequa trasposizione del romanzo si tratta, bensì di una libera ispirazione, tanto che gli sviluppatori si curarono di inserire il termine “Genso” prima di “Suikoden”, proprio a rendere evidente la tanta parte della loro fervida fantasia nel condurre in altri lidi e altre strade, quanto saggiamente estrapolato dall’opera letteraria. Torna all’elenco completo

8) “Mi avevi già convinto al ciao” – Scomodo ora una citazione del ben noto “Jerry McGuire” per provare a darvi l’idea dell’effetto magnete che ha avuto su di me l’intro di Suikoden, tale da attrarmi irrimediabilmente e senza scampo verso il gioco. Stiamo parlando di due minuti scarsi di immagini che evocano al contempo il passato e il futuro, accompagnate da quella che è probabilmente l’ost più iconica del titolo, anche se non la più coinvolgente, e dallo scorrere di alcune frasi davvero significative. Non un capolavoro di montaggio o di effetti, né un qualcosa di sconvolgente. Eppure ricordo bene di essere rimasta totalmente rapita. E lo ricordo bene perchè è successo ancora, a distanza di anni, un paio di mesi fa.
Please tell me the answer, is fate unchangeable? Even at his most powerless, man’s existence is never without a meaning”.
Non capii, ovviamente, il senso di queste parole rapportato al gioco, né sapevo rispondere a quella domanda. Ma scelsi e, ancora oggi ho scelto, senza indugio, di trascorrere molte ore cercando di scoprirlo. Torna all’elenco completo

9) “Uno, nessuno, centomila” – In Suikoden verremo chiamati a vestire i panni di un “Hero”, ossia di un personaggio a cui ci verrà chiesto, come prima cosa, di attribuire un nome.
La possibilità di scegliere il nome del nostro eroe si accompagna, in un’ottica di totale immedesimazione, alla sua silenziosità. Eh sì, il protagonista di Suikoden non si profonderà in dialoghi significativi, incantandoci con la sua personalità e prendendo parte a vivaci battaglie verbali.
Ma non fraintendete quanto appena letto. Non siamo di fronte ad un classico caso di “quando distribuivano la caratterizzazione tu eri in bagno”, bensì dinanzi ad una precisa scelta degli sviluppatori, perfettamente coerente con il peculiare taglio narrativo del gioco.
Ed invero, questo eroe silente sarà perfetto compagno del gargantuesco numero di personaggi che incontreremo nel corso del gioco e con cui incroceremo strade o spade, a totale vantaggio di una caratterizzazione capillare di questa foltissima schiera di comprimari che mal si sarebbe accompagnata, per come è stata resa, alla presenza di un protagonista estremamente eloquente ed in grado di catalizzare su di se, inevitabilmente, gran parte dell’attenzione.
Sarà inoltre affascinante, credetemi, seguire il nostro giovane eroe lungo le strade della sua avventura e imparare ad osservarlo e, perciò, conoscerlo, anche attraverso gli occhi di tutti coloro che incontrerà, quasi che fossimo noi stessi suoi compagni di viaggio.
Non l’unica possibile soluzione, ma sicuramente una scelta coerente con l’ispirazione di
fondo del titolo che, qui solo accennata, avrò modo di sviscerare bene più avanti.
Se a ciò aggiungete che, spesso, sarete chiamati a dar voce al nostro “Hero” scegliendo tra opzioni di dialogo tutt’altro che stereotipate e, in alcuni casi, anche comportanti scelte morali di un certo peso, in grado di condizionare lo svolgimento del gioco, avrete ben chiaro, spero, che il nostro protagonista senza nome non è altrettanto privo di spessore.
Piccola curiosità: fonti varie, ufficiose e ufficiali, hanno reso noto che il vero nome del protagonista di Suikoden è Tir McDohl. Giusto in caso voleste attenervici. Torna all’elenco completo

10) In medias res – Dopo aver battezzato il nostro eroe, attenendoci rigorosamente alle fonti ufficiali o dando libero sfogo ad una spesso sadica fantasia, verremo immediatamente catapultati in medias res. Scivoleremo infatti nei bizzarri panni del protagonista (pantaloni gialli? Bandana verde? Ma… bon lasciamo stare…) pochi istanti prima di prender parte ad un’udienza nientepopodimenoche con l’imperatore Barbarossa (nel gioco erroneamente appellato Barbarosa…), da qualche anno alla guida dell’Impero della Luna Scarlatta, conquistato non senza sudore e sangue a seguito di un’aspra guerra di successione.
Nostro padre, lo stimato e pluridecorato generale dell’impero Teo McDohl, dopo averci rivolto poche ma decise parole di preparazione all’importante incontro, ci condurrà al cospetto di sua maestà, decretando così l’ufficiale inizio della nostra avventura.
Nessuna verbosa premessa, pochi fronzoli.
Suikoden ci lancia immediatamente nel vivo della vicenda, con il generale McDohl inviato dall’imperatore sul fronte settentrionale per intervenire a sedare le rappresaglie lì insorte e il nostro Tir, novello uomo di casa, chiamato a ricalcare le orme paterne, prendendo servizio, l’indomani, sotto un ufficiale imperiale, il viscido Kraze.
Presenziata la cruciale udienza imperiale, non senza una sensazione di strisciante tensione ad accompagnarci sulla strada di casa, faremo la conoscenza di Pahn, Cleo e Gremio, tutti al servizio, con diversi ruoli, del generale Teo e tutti chiamati, dunque, ad assistere e vegliare su Tir in sua assenza, accompagnandolo in questo delicato momento di passaggio.

Eh questi raccomandati…

Conosceremo, altresì, Ted, amico d’infanzia di Tir, accolto in famiglia da Teo in quanto solo al mondo, il quale si mostrerà sin da subito un personaggio misterioso e malinconico.
L’assenza di un’introduzione di ampio respiro in grado di spiegare e chiarire il background del mondo di gioco e dei personaggi principali, lungi dal rivelarsi una pecca, conferisce al titolo quel particolare taglio narrativo per cui non si mira a raccontare, in via diretta, una storia universale e globale, bensì un susseguirsi di vicende particolari, strettamente legate a luoghi e tempi precisi, con un senso di concretezza e prossimità incredibili, che conferiscono alla narrazione un sapore estremamente intrigante. Torna all’elenco completo

11) Il cliente da lei chiamato non è al momento raggiungibile – Sapientemente presi all’amo da questi primi minuti di gioco così parchi di spiegazioni e al contempo così ricchi di dettagli che difficilmente ci troveranno indifferenti, assisteremo poi, con un misto di crescente stupore e coinvolgimento, ad un susseguirsi di chiamate all’avventura eterogenee e di montante intensità, difficilmente eludibili persino con la più tenace delle segreterie telefoniche e tali da offrirci uno degli avvii narrativi più efficaci che ho avuto modo di esperienziare in un jrpg.
I primi goffi passi mossi per adempiere agli incarichi affidatici dallo sgradevole Kraze, infatti, ci porteranno, accompagnati dai fedeli guardiani summenzionati, ad incontrare la criptica Leknaat, profetessa dell’impero e delatrice della più ermetica delle chiamate, che per prima ci parlerà di un pesante destino, cogliendo in noi i barlumi di un carisma ancora celato ai nostri occhi.
Ci ritroveremo, poi, in un capovolgersi di fronti di grande intensità, a perdere e a trovare, a rischiare e a compiere scelte difficili, ad osservare con occhi diversi quanto prima dato per scontato.
Vivremo difficili distacchi, in nome dell’amicizia ci sobbarcheremo di un fardello dalle indicibili ripercussioni, passeremo da braccio operativo dell’Impero a ricercati in un rocambolesco battito di ciglia, incontreremo i membri dell’Armata di Liberazione dall’Impero, che fino a pochi istanti prima avremmo considerato meri nemici, invisi a tutto ciò in cui eravamo stati chiamati a credere, e con loro incroceremo le nostre strade, rispondendo all’ultima chiamata, compiendo il primo fondamentale passo nell’ignoto.
Altro non vi dirò, e, credetemi, molto non vi ho detto, ma vi assicuro che si tratterà di un incipit narrativo di incredibile efficacia, capace di dire quanto basta e di nascondere quanto doveroso, oltre che di introdurre alcuni dei personaggi più iconici del gioco, mostrandoci i diversi volti e i diversi occhi nei quali leggeremo le prime parole del nostro futuro. Torna all’elenco completo

12) “Chi troppo in alto sale cade sovente precipitevolissimevolmente” – L’impero della Luna Scarlatta, nato dalle vestigia della guerra di successione aspramente combattuta oramai lunghi 15 anni prima gli eventi del gioco e guidato dall’Imperatore Barbarossa e dalla misteriosa e sibillina maga Windy, sembra aver iniziato a stringere i pugni, schiacciando i poveri sudditi prima tenuti nei palmi delle sue autorevoli ma giuste mani.
Una crescente corruzione, una battente richiesta di tasse veicolata a fil di spada e oscure trame che gettano ombra su ogni azione compiuta sotto lo scarlatto vessillo, queste le premesse di una deriva che sembra preannunciarsi tanto grande quanto in alto è stato posto, negli anni, il trono del sovrano.
Il nostro Tir, cresciuto nell’ombra di un padre ingombrante, con le sue convinzioni solide come la sua armatura ed un pungo tanto fermo in casa quanto nell’impugnare la spada in battaglia, si troverà allora ad aprire gradualmente gli occhi sulla piaga dilagante che questo mal governo sta diffondendo tra la povera gente, sgranandoli poi, non con qualche comprensibile titubanza, dinanzi alla presa di coscienza dell’esistenza di fini ben più grandi e ben più turpi, indissolubilmente legati alla sete di un potere arcano e inseguito tra le pieghe del tempo, quello delle 27 vere Rune.
Così, quasi per un sadico scherzo di un destino travestito da caso, Tir si troverà catapultato tra le maglie di uno scontro in crescendo che vede, da un lato, la boria impietosa dell’impero, significativamente incarnata dai suoi Cinque Grandi Generali, e, dall’altro, la strenua resistenza dell’Armata di Liberazione, tenue fiamma tenuta in vita dalla determinazione di uno sparuto gruppo di coraggiosi stanchi delle angherie di un governo oramai cieco ai bisogni e alle sofferenze dei suoi governati.
L’incontro con i prodi dell’Esercito di Liberazione e lo scontro diretto con le implicazioni di una pericolosa ricerca e di un distorto utilizzo dell’incredibile potere racchiuso dalle 27 Vere Rune, vessilli contenenti indicibili potenzialità magiche da sfruttare, però, con gravi e pesanti costi e sacrifici, sarà allora per Tir e i suoi fedeli compagni motivo di conflitto con quanto sino a quel momento creduto e, al contempo, di definizione di una strada che, sebbene veicolata dalle superiori trame del destino, potrà per la prima volta definirsi loro, senza imposizioni, senza doveri.
La guerra di liberazione sarà allora affascinante sfondo e trama pulsante di questo straordinario titolo, capace di porci nei panni di un giovane chiamato a sovvertire l’ordine nel quale è cresciuto e al quale è stato fermamente educato in nome di ideali scelti guardando al suo cuore e rispondendo a chiamate tanto efficaci perché giunte da individui capaci di risvegliare l’eroe sopito dentro di lui.
In nome di questa battaglia raduneremo seguaci, imbarcandoci nella ricerca dei 107 personaggi che potremo arruolare, alcuni automaticamente, altri in via del tutto opzionale, visiteremo terre, portando aiuto a chi si è trovato prostrato e incapace di rialzarsi, sveleremo storie che si perdono nel tempo e continuano ad influenzare l’oggi, in un mulinello di corsi e ricorsi che solo uno sguardo esterno è capace di attribuire alla storia.
Sarà un viaggio entusiasmante, cesellato da momenti epici e significativi, da incontri che segneranno per sempre lo sguardo di Tir su una realtà che non si tira indietro nel mostrargli, in una crudele alternanza, entrambe le facce della medaglia, chiedendogli una resistenza che solo un leader predestinato potrebbe opporgli.
Molte ed intense le tematiche trattate, tutte sapientemente cucite addosso agli straordinari interpreti della storia. Tante le perdite e tutte dure, spietate, come i contesti in cui si consumeranno. Diversi i momenti di svolta e gli improvvisi cambi di fronte. Il tradimento sempre in agguato e la lealtà duramente messa alla prova. Torna all’elenco completo

13) “Dobbiamo stare vicini vicini” – Non di un’epopea globale ed universale tratta Suikoden, non di una chiamata a scongiurare la fine del mondo conosciuto, bensì di una storia dal taglio particolare, specificamente localizzata in una regione di un più vasto mondo, ma comunque non estranea ad un più ampio respiro, da rinvenirsi tra le pieghe di un destino che non lascia nulla al caso ma si anima delle gesta degli uomini, in uno scambio vicendevole davvero affascinante, in cui nessuna delle due parti cede del tutto all’altra.
Questa storia vicina ai suoi protagonisti e per questo fortemente vissuta anche dal giocatore, a livello epidermico, sarà delatrice di un’empatia totale che riesce ad indirizzarsi verso un imponente numero di personaggi, ciascuno segnato dal mefitico tocco della guerra e ciascuno chiamato a non voltare lo sguardo dinanzi al male che perseguita il suo prossimo, il suo fratello, la sua casa. Al contempo, Suikoden affonda le proprie radici in un novero significativo di sotto trame, alcune ereditate dal passato e destinate a segnare, ancora, il futuro e, altre, indissolubilmente legate agli eventi del presente, in un tutt’uno armonico ed avvincente, capace di rafforzare la presa della storia sul giocatore e di ammantarla di un alone di mistero, la cui soluzione è da ricercare tra le fitte trame del tempo e, forse, da rimandare ad una futura avventura. Torna all’elenco completo

14) Io non posso entrare – La narrazione, in Suikoden, segue un andamento costante e coerente, senza momenti di stasi in cui lasciar trapelare l’ospite più indesiderato di ogni esperienza videoludica, la noia. Questa petulante imbucata, infatti, non avrà diritto di accesso durante le nostre sessioni di gioco, tutte sapientemente scandite in modo da tenere sempre vivo il capriccioso interesse di noi giocatori.
Gli eventi si avvicenderanno seguendo quello che potremmo definire uno schema più o meno fisso, alternando battaglie decisive a fasi di esplorazione e reclutamento di personaggi per rinfoltire le schiere dell’Esercito di Liberazione in vista del prossimo cruciale conflitto.
Ma dove potreste pensare che si celi una ripetitività ben presto stantia sta la forza di questo titolo. Ed infatti questa struttura consentirà di aprire rilevanti parentesi relative a tutte le sotto trame legate alle diverse popolazioni con cui entreremo in contatto, ampliando non poco l’orizzonte narrativo e contribuendo a presentarci molti degli iconici personaggi del gioco mostrandoceli nel loro ambiente di origine, laddove risiede ciò per cui hanno deciso di rischiare e lottare. Il tutto senza perdere il filo della narrazione principale, anzi, inspessendolo con ogni nuova esperienza.
Carichi degli incontri fatti e per questo ancora più protesi verso il fine ultimo delle nostre battaglie, saremo sempre più avvinti ad ogni nuovo scontro, perché sempre più saranno le vite in gioco, le storie in ballo.
Incederemo allora di battaglia in battaglia, attraverso le fitte trame della politica e dell’animo umano, gradualmente più consci del crescente peso dei fardelli delle vite che tanti decideranno di affidarci. E non avremo respiro, non conosceremo soste.
Perché quando chiuderemo una porta, subito un’altra verrà aperta con forza da un’accorata richiesta di aiuto o dalla necessità di richiamare alle armi qualche restio leader o qualche popolo solitario. E capiterà anche che qualche serratura ceda sotto il peso di forze ben più insistenti di una sola parziale sconfitta.
Un sapiente disegno narrativo, assolutamente calzante e rispondente all’ispirazione di fondo del gioco. Torna all’elenco completo

15) Una lente bifocale – Come sopra accennato elemento pulsante della narrazione di Suikoden sono le tante sotto trame che verremo chiamati a vivere sui nostri panni di novelli rivoluzionari, entrando in contatto con realtà eterogenee, tutte accomunate dall’essere state toccate, in un modo o nell’altro, dalla deriva dell’impero cremisi, oramai orientato verso oscuri lidi sotto la guida di un imperatore sempre meno riconoscibile e di una maga tanto misteriosa quanto inarrestabile. Visiteremo città tenute in scacco da signorotti convinti che un grado militare conferisca il potere di influire sulla vita delle persone, o comunità legate ad antiche tradizioni sconvolte dalla comparsa di oscuri figuri che sembrano legati agli eventi per cui si combatte l’aspra guerra di liberazione. Riceveremo accorate richieste di aiuto da razze vissute da sempre ai confini del mondo, arroccate sulle loro certezze e poco inclini al contatto con gli umani, visti come minaccia al loro status quo. Cercheremo alleati dove molti altri non avrebbero osato, sfidando le convenzioni e le chiusure che ci verranno opposte. E, ovunque andremo, lasceremo un segno del nostro passaggio, toccheremo la vita di queste persone, immergendoci nelle loro storie, anche se fugacemente, ma sempre in modo intenso.
Quanto giovamento può trarre una storia fortemente legata ad un dato tempo e a determinati luoghi dall’allargarsi, a tratti, focalizzando l’ottica sulle tante storie al di sopra del comune denominatore dell’essere tutti abitanti della stessa regione del mondo, sempre più stretta dalle spire di forze che agiscono sotto il vessillo di un oramai inviso impero? Molto, credetemi. Torna all’elenco completo

16) Mi hai fatto prendere un colpo – In questo chirurgico alternarsi di eventi, in cui tutto è congeniato per alimentare la fiamma del coinvolgimento ad ogni nuovo sviluppo, a speziare l’atmosfera, regalando al giocatore anche qualche momento cala mascella, arrivano una serie di colpi di scena di grande impatto.
Alcuni sono molto drammatici, altri si accompagnano ad un velo di rabbia e ad un senso di fiducia tradita, ma tutti sono efficaci in quella che è la loro ragion d’essere, ossia non introdurre scenari totalmente astrusi rispetto a quanto visto sino a quel momento, bensì rendere visibili trame che erano sottese ad ogni cosa ma ben nascoste, sì da apparire plausibili ma risultare comunque inaspettate. Non c’è migliore nascondiglio che sotto gli occhi di guarda. Torna all’elenco completo

17) Il gioco è bello quando dura…il giusto! – La lancetta delle ore, in Suikoden, non si consumerà a furia di trottare in tondo decine di volte. Il titolo, tenuto conto delle attività secondarie e del reclutamento dei personaggi, è completabile in circa trenta ore, forse anche meno se si procede abbastanza spediti. Non una longevità che sembra in grado di fare da eco ai tanti elementi che Suikoden racchiude in se e di esprimerli in modo convincente. Ma si tratta di un falso mito, che vorrei sfatare.
Non per forza la durata di un jrpg è in diretta correlazione con la sua qualità. Se, in genere, è vero che un buon gioco di ruolo giapponese debba prendersi i suoi tempi e offrire al giocatore un’esperienza duratura, è altrettanto vero che non è sano né saggio gonfiare il contatore delle ore trascinando stancamente i personaggi in lunghe ed inutili sessioni che nulla portano alla storia e al gameplay e, anzi, spesso finiscono con il rovinare quanto di buono avrebbero da offrire.
La verità sta nel mezzo, ossia nella necessità di saper capire quando fermare il cronometro e decretare la fine della corsa, senza inutile spreco di energie. Siano cento o trenta ore, devono essere giuste per ciò che si vuole raccontare e per come lo si vuole dire.
E in questo, Suikoden, è davvero un prodotto valido. Le sue trenta ore sono, come detto sopra, avvincenti, dinamiche, prive di tempi morti e colme di scenari narrativi diversi e attività secondarie.
Avrebbero potuto prendersela con più calma ed esplicitare meglio qualche dettaglio narrativo? Sì, e sicuramente il suo successore ha offerto un’esperienza di gioco più ampia, ma non ho nulla da recriminare, il viaggio è stato entusiasmante e non mi ha lasciato alcuna traccia di amaro in bocca. Ben vengano queste “poche” ore se capaci di moltiplicarsi nella percezione del giocatore per la loro intensità. Torna all’elenco completo

18) “Oops!… i did it again” – Oltre ad uno svolgimento avvincente impreziosito da peculiari elementi di gameplay, Suikoden vanta un elevato fattore rigiocabilità. Non solo, infatti, sarete posseduti dalla brama di reclutare tutti i personaggi qualora ne aveste mancato qualcuno nella prima run, ma, e qui sta uno dei maggiori punti di forza del titolo, scoprirete che Suikoden sa raccontarsi, per ciò che conta, ogni volta come fossa la prima, senza risparmiarvi l’impatto emotivo di tutte quelle storie che credevate di aver fatto vostre, per poi scoprire che è impossibile trattenere, a ‘mo di ricordo, le sensazioni che un gioco davvero valido è in grado di donare. Ho giocato Suikoden tre volte, ognuna come fosse la prima. Di quanti giochi si può agevolmente dire lo stesso? Torna all’elenco completo

19) Come Davide contro Golia – Nato dal coraggio e dalla lungimiranza dell’iconica Odessa, personaggio meraviglioso cui tributerò il dovuto spazio più avanti, questo esiguo gruppo di individui decisi ad opporsi strenuamente all’Impero, noto come Esercito di Liberazione, inizialmente stipato in un precario nascondiglio sotterraneo, darà corpo ad uno scontro capace di incarnare l’immortale contrasto tra Davide e Golia, da sempre e per sempre in grado di accendere le più salde fiamme del nostro animo.
Sarà, credetemi, grandemente appagante e coinvolgente contribuire a fare di questo sogno di libertà una temibile armata, costretta ad opporre forza alla forza ma capace di distinguersi per la nobiltà dei propri ideali e la magnanimità delle proprie scelte, rinvigorita dalle braccia di tanti coraggiosi animati dallo stesso barlume di speranza acceso, in un fatidico giorno, da una giovane donna generosa.
Sotto il vessillo dell’Esercito di Liberazione sentiremo di stare guidando un Davide animato dagli sforzi dei tanti fedeli alleati che sapremo avocare alla nostra causa, lungo le strade di un aspro ed intricato conflitto contro un Golia titanico ma indebolito dalla fine tempra morale dei suoi sostenitori.

Qualcosa mi dice che siamo un po’ svantaggiati…

E ogni centimetro guadagnato dalla nostra armata sarà nuovo suolo da calpestare liberi dal giogo di un governo corrotto e spietato. E mai cederemo dinanzi a questa chiamata a credere nella possibilità degli uomini, uniti da qualcosa di più forte del pugno che li schiaccia e opprime, di sopravvivere alle grandi ombre proiettate dai castelli costruiti dall’odio e dalla sfrenata sete di potere, tornando infine a respirare un’aria rischiarata dai raggi di un sole che profuma di possibilità. Torna all’elenco completo

20) Mica pizza e fichi – Politica, Potere, Lealtà, Onore, Destino, Amore, Guerra, Amicizia, Perdita. Questi alcuni dei temi che tingeranno le strade delle nostre avventure in Suikoden, disegnando un affresco di crescente intensità, nel quale l’eroe non è chiamato a salvare il mondo, ma la sua terra, la sua gente, i luoghi che era solito chiamare “casa”.
Questo nugolo di valori e disvalori sarà declinato in modo da risultare sempre perfettamente calzante con gli eventi via via trattati, ponendo degli invisibili ma ben percepibili accenti sulle situazioni drammatiche decisive e sollevando non pochi dubbi morali persino in capo al giocatore.
Quanto oltre è giusto spingersi in nome di un ideale? Quante vittime seminerà un cuore determinato ma insensibile ai mutamenti del tempo? A cosa e per cosa vale la pena essere leali? Quanto sottile è il confine tra onore e cieco proselitismo in nome di un dover essere elevato al di sopra di qualsiasi altro valore? L’uomo può cambiare il suo Destino o deve arrendersi ed attendere che le sue oscure trame gli si rivelino inevitabilmente travolgendolo?
Misericordia o castigo? Tanti gli scenari aperti dinanzi al giocatore, tante le storie anche solo accennate ma che stuzzicano la sua fantasia.
Suikoden non offre una narrazione di respiro universale, ma cala in una storia particolare tematiche che attengono a tutta l’umanità, reciprocamente esaltando queste due dimensioni laddove la storia respira l’ampiezza delle tematiche e, queste ultime, si concretizzano attraverso le specifiche gesta narrate. Torna all’elenco completo

21) “Solo i morti hanno visto la fine della guerra” – Contesto, sfondo, crudele matrigna e protagonista. Questo e molto di più è la Guerra in Suikoden.
La liberazione dall’oppressione dell’Impero della Luna Scarlatta sarà scandita da aspre battaglie, combattute sul campo tanto quanto davanti alle cartine militari, attraverso attente pianificazioni e segretissime strategie.
In questo delicato gioco di precari equilibri, un solo errore può determinare il colore dello stendardo che alla fine svetterà e delle vesti che, invece, dissemineranno i campi di battaglia a macabro vessillo di un’amara sconfitta.
Non una scelta indolore quella di intraprendere le ostilità per i tanti personaggi del gioco, seppure in nome di un superiore ideale di libertà. Tanti i rimpianti e i rimorsi per chi è chiamato, suo malgrado, o forse no, ad incrociare le spade con altri esseri umani e alto, forse troppo, il prezzo da pagare per ogni, a tratti illusoria, vittoria riportata. Ma grande lo scotto anche per chi sarà costretto, nolente o volente, a fare i conti con i propri errori, guardandosi indietro con rimpianto e in avanti con rassegnazione.
E così la guerra diventa, in Suikoden, il perno attorno cui ruoteranno esistenze tutte in bilico e a loro modo spezzate o interrotte fino alla fine del conflitto, in una sorta di parentesi temporale in cui ogni cosa è in gioco. Niente sarà più uguale dopo, ma un cambiamento, per quanto amaro e potenzialmente distruttivo, è preferibile ad una stasi che difficilmente avrebbe condotto ad altro se non ad un graduale ma inesorabile annichilimento di ogni barlume di autodeterminazione.
Tutti, soldati e combattenti strappati dal fato alle loro ordinarie esistenze, si incontreranno sul campo di battaglia del destino, che li attendeva forse da prima di quanto loro potessero immaginare e che, difficilmente, lascerà che tutti lo abbandonino incolumi.
E alla fine non si parlerà solo di vincitori o vinti, ma di cosa si è messo in gioco e di quanto si è perso, quale che sia il lato del fronte sul quale si è combattuto. E difficilmente il bilancio sarà favorevole, perché ogni compromesso con la propria morale, per quanto indispensabile in nome di qualcosa di fondamentale, poi chiede di pagarne un amaro conto.
Un tema duro e cruciale, magistralmente trattato attraverso i suoi sventurati artefici. Torna all’elenco completo

22) “Sono il padrone del mio destino, il capitano della mia anima” – Anche Suikoden, come i tanti che nei secoli si sono affannati in cerca di una risposta, non sfugge alla tentazione di offrirci una visione davvero interessante del destino, fortemente legata all’esaltazione della natura umana e delle sue possibilità.
Always remember that your destiny is in your own hands. Never forget that. You must decide what is right. Do you understand?”
Sebbene infatti il destino sia presentato in Suikoden come una forza in grado di veicolare le trame della storia e di radunare molteplici esistenze in un unico luogo in nome di un fine ulteriore, confondendosi, spesso, con il volere delle Vere Rune, allo stesso tempo ad essere centrale è sempre l’uomo, unico reale artefice della sua vita.
Sarà infatti un uomo a dover scegliere di sobbarcarsi del peso di un destino che lo chiamerà a grandi imprese da affrontare con i compagni scritti nelle stelle e sarà sempre l’uomo a scegliere l’orientamento del suo cuore, scindendo il bene dal male con il suo unico discernimento. E sarà sempre l’uomo, se forte abbastanza, a spingersi sino al punto di controllare la runa che pensava di poterlo soggiogare.
Non di una marionetta del fato, allora, vestiremo i difficili panni, bensì di un giovane uomo che dovrà ben soppesare il suo cuore per decidere se gettarlo sul campo di una battaglia in nome di rischiosi ed elevati ideali o custodirlo al riparo da ogni turbamento nella gabbia dorata di una vita di convenzioni e vuote imposizioni. E la scelta, che risponda o meno ad una più alta chiamata del destino, sarà tanto reale in quanto chiederà alti costi e grandi sacrifici e rinnoverà i suoi interrogativi ad ogni significativo passaggio della storia. Solo all’uomo che avrà scelto un percorso il fato si aprirà lasciando intravedere le sue vie e fondendo le sue trame a quelle già da lui messe in moto.
C’è un disegno superiore, ma le figure sono incolori e i contorni sfumati senza un artista che accolga l’arduo compito di fugare questa indeterminatezza. Perché ciò a cui un uomo è destinato non può compiersi senza l’uomo. Torna all’elenco completo

23) Giochi di potere – Il potere. In quanti si ostinano ad avventarsi come avvoltoi su una preda sul pur minimo briciolo di questa effimera illusione che finisce con il fare più male proprio a chi invece intendeva servirsene? Perché difficilmente se ci si è spinti oltre pur di ottenerlo poi si saprà fare un passo indietro nel gestirlo. Non ci sarà mai fine, è una sete inestinguibile.
In Suikoden tutto ruota intorno al potere ed al suo uso distorto, ai resti che è capace di lasciarsi intorno quando tutto d’un tratto esplode rivelando la sua pericolosa natura.
Il gioco offre un’ampia panoramica di personaggi affannati nella ricerca o nel mantenimento di una posizione di controllo sugli altri, e disegna per noi i contorni di una disperazione che è l’unico lascito di una vita spesa in questa direzione.
Che siano generali, signorotti, mistici dotati di arcani poteri o, persino, imperatori, nessuno è immune alla graduale corrosione operata dalla brama di potere, capace di consumare ogni difesa dell’animo e di espandersi come un virus, corrompendo ogni cosa.
Li vedremo irriderci, sicuri, dalle loro roccaforti costruite sulle spalle dei poveri oppressi, sentirsi invincibili dentro le loro armature macchiate del sangue delle vittime lasciate, senza rimpianti, lungo il loro percorso. Temeremo le conseguenze della loro insaziabile ricerca di poteri magici trascendenti ogni nostra comprensione e sentiremo brividi di disgusto per la freddezza con cui soppeseranno la vita umana al pari di qualsiasi strumento possa servire alla loro causa. Ma, infine, proveremo pena quando li vedremo per ciò che sono realmente, cani che si mordono la coda, spesso burattini della loro stessa lucida follia o, peggio, di altri ancor più in alto nella scalata a questa montagna di vana gloria.
Se la ricerca di potere è fine a se stessa decreterà, allora, inesorabilmente, la fine del suo postulante.
Ma, come sa fare bene, Suikoden ci mostra anche l’altra faccia della medaglia, parlandoci di un potere che non è rivolto solo al mero dominio sugli altri, bensì che si concreta nella possibilità di fare qualcosa per cambiare il corso degli eventi, per incidere, in meglio, sulla storia.
Se si nasce sotto tale segno, se si è benedetti con grandi talenti e carismi, non utilizzarli per il bene equivale a sprecarli, macchiandosi di una colpa ben più grave di quella dei bramosi avvoltoi sopra descritti.
Il potere di cambiare le cose è un dono, quello esercitato solo su altri uomini, per dominarli e soggiogarli ai proprio scopi egoistici, è una condanna. Torna all’elenco completo

24) “Non c’è amore sprecato” – Sebbene il titolo non ruoti intorno a questo nobile sentimento, è possibile, profittando dei tanti personaggi e delle tante storie perciò offerte al giocatore, esperienziarlo in molte e diverse forme.
Lo vedremo soffocato in forza di più pressanti chiamate o, ancora immaturo, attendere di sbocciare nella primavera della vita dei suoi portatori.
Saremo testimoni di un sentimento lacerante in quanto vissuto di nascosto e piegato al volere della sorte e, poi, di un legame dalle radici profonde destinato a coronarsi in una vita comune.
Passeremo dall’amore che si traduce in una famiglia a quello che si nega all’ultimo, tirandosi indietro quando sembrava doversi realizzare, infine.
Proveremo anche quell’amara distorsione di questo sentimento che spinge a cose turpi in suo nome, o in sua balìa.
E tutte queste forme di cui riesce a vestirsi questa forza che tutto muove e anima saranno incarnate in altrettante storie che avremo il privilegio di vivere, sia attraverso la trama principale sia attraverso piccoli indizi lasciati per noi nel corso del gioco.
A volte saranno legami evidenti come un oggetto illuminato dai raggi del sole. Altre volte starà a noi leggere tra le righe ed intuire.
Ma in ogni caso, credetemi, varrà la pena prestargli attenzione. Torna all’elenco completo

25) Giuro sul mio onore – Cos’è un uomo senza onore? Nient’altro che un pallido involucro di carne e sangue. L’onore è la forza che tiene in piedi nei momenti di scoramento e che anima le più alte delle imprese. L’onore è l’ultimo baluardo prima dell’abisso. L’onore è la misura della caratura morale di un uomo.
Tanti gli esempi di uomini d’onore presenti in Suikoden ed estremamente diversi tra loro.
Da un lato troveremo l’onore accompagnato dalla coscienza, dal discernimento, che non sfocia in cieco proselitismo e sa fuggire alla sua stortura, l’orgoglio esasperato.
Dall’altra, invece, troveremo esempi di individui asserviti ad un dover essere incarnato dal proprio deviato concetto di onore, in nome del quale compiere qualsiasi azione, persino la più truce.
Cosa vuol dire, allora, avere onore? Non credo significhi (e il gioco sembra essere d’accordo) mettere in attesa la propria coscienza e rispondere solo a quella chiamata ad imprese onorevoli che si pensa di aver udito ma che spesso nasconde uno specchietto per allodole dietro il quale celare un mezzo per manipolare fragili menti.
Credo invece che l’onore debba andare di pari passo alla fedeltà alla propria morale, ai propri ideali. Solo così si eviterà di essere schiavi di se stessi e di altri in nome di un falso mito, di una virtù fasulla perché usata per giustificare pericolose derive. Torna all’elenco completo

26) Niente è al sicuro – La perdita è sicuramente uno dei cardini e dei più intensi temi proposti da questo gioco. Sfidando le fitte trame della politica e le pesanti e polverose coltri della guerra, i legami umani riusciranno infatti ad imporsi dinanzi agli occhi del giocatore, siano essi accuratamente esplicitati o solo suggeriti. E, dunque, ogni volta che le Parche recideranno il filo dell’esistenza di qualcuno o sceglieranno di slegarlo da quelli di altri, il senso di perdita sarà forte e molte esistenziali domande si affacceranno alla mente del giocatore. E non sarà facile prevedere su chi o quando si chiuderanno le lame del fato. Ma alla fine, perdere e trovare sono due facce della stessa medaglia e ogni fine è in verità un inizio. Dietro ogni dolorosa perdita, allora, si nasconderà una nuova svolta destinata a segnare un fatidico incontro o una fondamentale scoperta, in un continuo divenire che rispecchia perfettamente il concetto di tempo espresso dal gioco, in cui tutto è in movimento e nessuno, neanche chi ne ha sfidato le leggi, può permettersi di restare fermo, quale che sia il colpo infertogli.
Un’amara ma significativa considerazione, questa, ampiamente suscitatami dal gioco, il quale ulteriormente rivela, così, l’importanza del suo impianto narrativo, mal celato dietro vesti semplici e di poco conto, ma ricco oltre ciò che può inizialmente sembrare. Torna all’elenco completo

27) In origine c’era l’oscurità – Questo l’incipit della bellissima leggenda delle 27 Vere Rune, elemento portante e ricorrente della serie.
Poi, una lacrima versata dall’oscura solitudine, e, da lì, la nascita di Spada e Scudo, potenti fratelli ben presto coinvolti in un feroce scontro reciproco.
Eredità di questo primo contrasto fraterno fu la creazione, dalle spoglie dei duellanti, del cielo e della terra nonché, dalle scintille dello scontro, delle stelle e, dai gioielli incastonati sulle superfici lucenti di Spada e Scudo, delle 27 Vere Rune, origine di tutte le altre.
Queste portatrici di immensi poteri magici, risalenti alle origini stesse del mondo, capaci di sfidare le ere, di resistere ad ogni pur feroce scontro combattuto attraverso loro o in loro nome e di determinare i destini di intere popolazioni, al contrario delle ordinarie rune liberamente utilizzabili da chiunque abbia desiderio di appropriarsi di basilari poteri magici, sono dotate di una propria forte volontà e scelgono il loro portatore, condizionandone così in modo significativo l’esistenza. Ma nulla impedisce, se non forse una prudenza che mal si accompagna a certi animi oscuri, che le si possa conquistare anche con la forza.
Lo sventurato o fortunato, a seconda dei punti di vista, prescelto o volontario, sarà allora marchiato da un destino che lo renderà immune alle malattie quando non insensibile ai segni del tempo, nonché dotato di incredibili poteri, ma che gli chiederà anche un elevato prezzo in cambio, declinato in diversi modi ma sempre pesantissimo.
Molti hanno percorso difficili strade alla ricerca dei poteri delle 27 Vere Rune, decisi a strapparle ai designati possessori. Molti hanno attraversato il tempo cercando di sfuggire al destino connaturato al loro profondo marchio. Molti le hanno usate per il bene, ma molti di più, forse, le hanno indirizzate al male.
E sempre ci si interroga su quanto spazio residui alla volontà umana, una volta indossata una di queste armi magiche senzienti, e quanto invece sia da attribuire ad un loro disegno, ad un impietosa partita da queste giocata riducendo gli uomini a mere pedine su una scacchiera.
Un affascinante legame, quello tra una Vera Runa e il suo portatore, in cui niente è netto e tutto sfuma nell’indeterminatezza delle forze che entrano in gioco una volta siglato il fatidico patto. E la storia di questo primo Genso Suikoden, neanche a dirlo, nasce e vive sotto il segno di alcune di queste 27 arcane sorelle.
Attorno alla vera portata di queste potenti figlie della terra e del cielo ruotano, ancora, molti misteri e, ad oggi, non tutte sono state rivelate agli appassionati della serie, ma quello che è certo è che non c’è Suikoden senza Vere Rune, quasi che siano stati gli stessi sviluppatori i primi a siglare un imperituro patto con esse. Torna all’elenco completo

28) Gli opposti si attraggono – La “Soul Eater”, conosciuta anche come la “Rune of life and death”, è una straordinaria esponente dell’elite delle 27 Vere Rune, delle quali incarna perfettamente la perigliosa fusione tra potere e sacrificio.
Protagonista di eventi intimamente connessi con questo primo capitolo della serie, al contempo croce ed oggetto del desiderio, questa runa coniuga in sé forze ineluttabili ed opposte e rappresenta il conflitto tra l’aspirazione all’onnipotenza e l’alto costo che ne consegue.
Pericolosa ed affascinante, la “Soul Eater” non mancherà di rubare la scena, più volte, gradualmente disvelando il suo scopo e le sue implicazioni ed innalzandosi ad iconico esempio di quanto profonde siano le radici di queste 27 sorelle nella storia dell’umanità dipinta da Suikoden. Torna all’elenco completo

29) “Sta mano po esse fero o po esse piuma” – Quale strada sceglierete di percorrere? Disegnerete per Tir un percorso da guida magnanima e lungimirante, capace di perdonare e di mostrarsi compassionevole in vista di un bene superiore o lo renderete un capo intransigente, severo, poco incline a credere nella possibilità del prossimo di redimersi e fedele ad una ferma morale del castigo? Lo ricorderanno con il palmo della mano rivolto a stringerne un’altra o con il pugno chiuso e pronto ad abbattersi sui traditori o i suoi oppositori?
Starà a voi decidere, operando scelte che, sebbene non in grado di stravolgere il corso della trama, sicuramente avranno ripercussioni, quanto meno sulle schiere dei vostri alleati. Scelte che, al di là del contesto in cui vi verranno poste, avranno comunque un sapore dolce amaro, qualsiasi sarà l’esito delle vostre riflessioni. E, attraverso queste, darete voce al vostro eroe silente, ben lontano da una vuota caratterizzazione di convenienza. Torna all’elenco completo

30) “Less is more” – Suikoden non è un titolo verboso, non vive di dialoghi corposi, bensì di “poche” misurate parole che, all’unisono con le immagini mostrate, sono capaci di fissare nella mente del giocatore scenari indelebili di umana sofferenza, di attese tradite, di amicizie che sfidano il tempo e il dolore, di amori capaci di nascere nei terreni più impervi, di cuori inarrestabili.

Suikoden-4

Si ma ora non esageriamo eh!

Sebbene io adori i titoli che sanno offrire avvincenti sessioni di dialoghi, sono ben consapevole di come, a volte, tra le righe si perda la sostanza, come acqua che evapora al sole. E allora ben venga un titolo come Suikoden, che racconta dicendo solo ciò che serve aggiungere alle immagini, regalando, comunque, linee di dialogo di incredibile efficacia ed evitando il disperdersi di significati, che, a volte, finiscono con lo sciogliersi nei fiumi di parole utilizzati per coprire una impietosa superficialità di fondo.
Ma guardatevi dall’abbassare le difese, per quanto non folte, infatti, le schiere delle parole in Suikoden sanno espugnare, silenziosamente, anche la mente più disattenta, depositandosi per poi tornare a farsi sentire, a ‘mo di potente eredità di questo piccolo grande capolavoro. Torna all’elenco completo

31) Non fatemi scendere! – Come tutte le storie ben raccontate Suikoden alterna sapientemente l’importanza e la drammaticità delle tematiche e degli eventi narrati ad uno humor gradevole e, a tratti, come da buona tradizione, malizioso o eccentrico, a totale giovamento dell’esperienza di gioco.
Il giocatore, infatti, profitta di queste parentesi per respirare ampie boccate d’ossigeno e predisporsi a nuovi intriganti sviluppi da vivere con il fiato sospeso.
E alla fine, secondo voi, chi vorrà scendere da queste montagne russe assolutamente nausea free? Torna all’elenco completo

32) “Original of the species” – Sebbene non abbia rivoluzionato per sempre il panorama dei jrpg, Suikoden merita sicuramente un plauso per l’interessante mix di elementi che lo contraddistingue, rendendolo un prodotto in cui il risultato finale è decisamente originale, al di là dell’innovatività o meno delle sue singole componenti.
Basti pensare alla contemporanea presenza di ben tre modalità di approccio agli scontri, che ci vedranno impegnati, oltre ai classici combattimenti a turni, in battaglie campali con, pur primitivi, elementi strategici e in duelli uno contro uno di forte impatto soprattutto “emotivo”, che meglio vedremo in seguito.
A ciò si aggiunga la possibilità di reclutare ben 107 personaggi escluso il protagonista, molti arruolati automaticamente per esigenze della trama ma, molti di più, da scovare e acquisire alla nostra causa attraverso tutta una serie di divertenti ed impegnative missioni secondarie.
Ma dove collocare questo ingente quantitativo di sodali? Semplice, in un castello, un quartier generale completamente a disposizione del nostro esercito e soggetto a diversi cambiamenti nel corso del gioco.
Se non bastasse quanto per ora solo accennato a farvi percepire la peculiarità della fusione di questi elementi, tenete conto che Suikoden inserisce, all’interno delle convenzioni del genere, qualche piccola chicca, destinata a conferirgli un taglio ancora più particolare e che vedremo, di volta in volta, in specifici micro approfondimenti. Torna all’elenco completo

33) “Noi siamo figli delle stelle…” – La possibilità di reclutare, oltre al nostro protagonista, ben 107 personaggi, è un connotato inconfondibile di questa serie, per la prima volta introdotto, naturalmente, da Suikoden.
Questo significativo gruppo di individui, in uno al nostro protagonista, non sarà però una brigata riunita dalle contingenze storiche, bensì un sodalizio veicolato dalle stesse forse del destino che, sebbene richiedano l’intervento umano al fine di rendere questo incontro possibile, attribuiscono alla contemporanea presenza, in un dato momento, di tutte queste stelle, implicazioni ben più grandi di un semplice unire le forze.

Quando si dice nascere sotto una buona stella, eh?

Narra la storia, divenuta leggenda, da cui è stata presa libera ispirazione per Suikoden, che queste 108 stelle del destino altro non erano che altrettanti demoni, banditi da un supremo Dio del folklore Cinese (Shandi). Liberati, improvvisamente e per caso, dalla loro prigionia, questi demoni rinacquero nel mondo come 108 eroi, uniti nel comune intento di far trionfare la causa della giustizia. In Suikoden la storia delle stelle del destino prende strade e si basa su promesse proprie, ma non perde neanche un briciolo del fascino della sua illustre fonte di ispirazione.
E così, questo elemento che è, al contempo, fulcro della narrazione e del sistema di gioco, contribuisce ad arricchire la tematica, centrale, dell’uomo e del destino e del loro vicendevole scambio di influssi e impulsi, tale da non essere possibile l’esistenza dell’uno senza l’altro. Torna all’elenco completo

34) Nomen omen – Ciascuna stella del destino è nata e vive, al di là di quello personale del suo portatore, sotto un preciso nome che, oltre a contraddistinguerla, ne rivela l’indole fondamentale.
Se avrete la pazienza e la curiosità di approfondire questi significati, anch’essi ripresi dall’antico testo, vi troverete sicuramente affascinati dalla rispondenza, più o meno intensa ed evidente, degli stessi ai peculiari tratti caratteriali dei personaggi.
Il leader delle stelle del destino è illuminato dalla “Tenkai Star”, una delle 36 stelle del Cielo (cui si affiancano le 72 stelle della Terra), che altro non è se non la stella del comando.
Scorrendo la lista troverete poi, ad esempio, la stella dell’audacia, della saggezza, della ferocia eroica, dell’intelligenza, del peccato o dell’ambizione. Lungi da me fornirvi un elenco completo che lascio al vostro desiderio di conoscenza, spero e credo che questo piccolo assaggio contribuisca a darvi l’idea di quanto possa essere intrigante e coinvolgente cercare, nella storia, attraverso atti, parole o anche cenni di ben più ampie storie, la rispondenza di ciascun personaggio alla sua stella, con ciò disvelando, gradualmente e con crescente coinvolgimento, le solitamente invisibili trame del destino. Torna all’elenco completo

35) “Gotta catch ‘em all” – Fiore all’occhiello dell’intero gameplay è sicuramente il sistema di reclutamento dei personaggi, croce e delizia di chiunque voglia approcciarsi ad un titolo della serie con un minimo di spirito di approfondimento.
La ricerca e l’arruolamento delle stelle del destino, disponibile da un certo punto del gioco in poi, facilmente individuabile, richiederà, infatti, tempo e dedizione e, in alcuni casi, non poco sfregamento delle nostre spesso pigre meningi, al fine di decifrare le poche ed enigmatiche frasi che i personaggi ci rivolgeranno.
Si tratterà, di volta in volta, di procurare un oggetto (acquistandolo o reperendolo direttamente dai nemici…) o di condurre dal personaggio in questione uno o più degli altri alleati, al fine di spingerlo ad aderire alla nostra causa in virtù dei legami con questi ultimi. Potremo essere chiamati a completare divertenti mini giochi o a raggiungere un certo livello, nonché ad eseguire una serie di azioni in sequenza, senza che ci vengano risparmiate diverse peregrinazioni.
Sarà inoltre fondamentale esplorare il mondo di gioco dopo ogni cruciale evento della trama per constatare nuove possibilità di reclutamento, senza lesinare nuove sortite in luoghi già visitati e, in molti casi, sarà determinante avere tempismo o effettuare la giusta scelta, onde evitare di perdere per sempre la possibilità di ottenere i servigi di un dato personaggio.
Insomma, al bando la pigrizia e la superficialità, se vorrete arruolare tutte le stelle del destino dovrete darvi da fare, tenere a portata carta e penna (e un salvataggio di scorta per rimediare ad eventuali errori…) e cercare di far caso ai dettagli, armandovi di pazienza e buona volontà, in vista di un’alta ricompensa.
Eh sì, perché se davvero riuscirete nell’impresa, accederete al finale migliore del gioco che, sebbene si caratterizzi per una sola scena aggiuntiva, varrà assolutamente ogni sforzo che avrete investito in questa ardua ma divertente e soddisfacente ricerca.
Non c’è vergogna, eventualmente, nel ricorrere all’ausilio di una guida ma in tutta sincerità vi dico che molto più grande sarà la vostra soddisfazione nel riuscire da soli ad espugnare il titolo conquistandone ogni segreto, eventualmente anche con vari tentativi e con la serenità di tornare sui propri passi caricando un vecchio salvataggio e perdendo qualche progresso.
Scegliete voi, ma, in ogni caso, fermate bene l’attenzione nel cogliere quanta ispirazione han messo gli sviluppatori nel congegnare le varie situazioni propedeutiche al reclutamento delle 108 stelle del destino. Torna all’elenco completo

36) “Non ragioniam di loro, ma guarda e passa” – Con tutto il dovuto rispetto per il Sommo Poeta, se in Suikoden faceste come Virgilio, che dà questo consiglio a Dante in uno dei più iconici passaggi della Divina Commedia… beh, finireste con il trovarvi a girovagare soli come la particella di sodio di una famosa pubblicità. Aguzzate bene la vista ed esplorate ogni centimetro di qualsiasi ambientazione! Annotatevi i luoghi in cui incontrate probabili futuri alleati al momento non reclutatili! Nessuna stanza o nessun pertugio potrà essere scartato e, soprattutto, nessun passaggio, per quanto nascosto, potrà essere sorvolato. Ogni luogo, anche il più improbabile, può celare al suo interno una delle stelle del destino. A facilitarvi, si fa per dire, la particolare vivacità e definizione degli sprites dei personaggi arruolabili, chiaramente distinguibili dagli altri npc anche per il ritratto che accompagnerà le loro finestre di dialogo.
Dunque armatevi di occhi di lince e di intuito sempre affilato, oltre che di un vigoroso spirito di esplorazione, e rivoltate il mondo di Suikoden da dentro a fuori. Nessuna stella del destino dovrà essere al sicuro con voi in giro! Torna all’elenco completo

37) “Sì sì…no…mo’ me lo segno proprio” – A riprova di quanto il gioco voglia veicolare l’attenzione del giocatore sulla natura e le implicazioni delle 108 stelle del destino, a guidare le vostre peregrinazioni alla ricerca di questi cruciali alleati, tenendo una traccia dei legami già stretti e di quelli ancora in attesa, riceverete una stele, gelosamente custodita nel vostro quartier generale.
Incisi su questa pietra ad imperitura memoria troverete tutti i significativi nomi delle stelle, cui si aggiungeranno, una volta reclutati, quelli degli individui che le incarnano.
Sarà, credetemi, una soddisfazione impagabile scorrere l’elenco e vedere così coronati i vostri sforzi e i vostri viaggi con il graduale infoltirsi del gruppo in attesa dell’incontro con il suo comune destino. Peccato per il tedioso caricamento che accompagna, ogni volta, l’accesso alla stele, a tratti scoraggiandone la consultazione. Ma voi siate più forti di qualche secondo di attesa di troppo e indugiate nella consultazione della fatidica lastra, chissà che non ne possiate trarre lo slancio e l’ispirazione per le residue ricerche… Torna all’elenco completo

38) Scusate il ritardo! – Ogni incontro con i personaggi più importanti della storia, quelli che la traineranno verso il suo approdo finale, sarà semplicemente unico ed insostituibile. Proprio a sottolineare l’importanza di quei momenti, il gioco sa infatti disegnare situazioni davvero interessanti ed attraenti, capaci di catturare l’attenzione del giocatore, che subito comprenderà, a livello epidermico, la caratura del personaggio appena incrociato, difficilmente distogliendo l’attenzione sino alla fine degli eventi immediatamente legati a tale circostanza.
A tal fine verremo coinvolti in rocamboleschi siparietti, presi di sorpresa con improvvise e provvidenziali apparizioni o insperati ritorni, rapiti dal carismatico ingresso in scena di forti personalità o sorpresi nel ritrovarci tutto d’un tratto a spartire lo schermo con soggetti a dir poco difficili da inquadrare e decifrare.
Occhi aperti dunque, non si sa mai dietro quale svolta o a quale incrocio il gioco deciderà di porre il prossimo fatidico incontro. Ma non temete, quando sarà ve ne accorgerete. Torna all’elenco completo

39) “E ringrazia che ci sono io, che sono una moltitudine!” – Ma questi zilioni di personaggi, alla fine della fiera, sono solo mucchietti di pixel messi insieme per fare numero o hanno uno spessore al di là della loro bidimensionalità?
Partendo dal fondamentale presupposto che non tutti sono caratterizzati in modo approfondito, e del resto non so come avrebbe potuto essere diversamente, quello che è certo è che tra le loro schiere si nascondono personaggi incredibilmente interessanti ed originali, che hanno da offrire ben più dei piccoli contorni dei loro sprites e si faranno ricordare, una volta terminata l’avventura.
E del resto, lo stesso creatore della serie Yoshitaka Murayama, ha più volte dichiarato di aver sempre avuto una predilezione per le storie che sanno dare spazio e risalto ai personaggi secondari, ispirandosi, al fine di portare questa sua preferenza in Suikoden, oltre che all’antica novella cinese, ai variopinti cast di manga come Saint Seya, Fist of the North Star e Captain Tsubasa.
Sono rimasta basita dinanzi alla capacità degli sviluppatori di dare vita, spesso in pochi minuti ed in poche battute, ad un numero così vasto di personalità spiccate, dotate di propri background, più o meno rivelati, e di distinti propositi ed obiettivi. Ma, più di tutto, sono rimasta colpita da come queste individualità sono state poste in relazione tra loro attraverso una fitta rete di legami personali, alcuni evidenti altri suggeriti o tutti da scoprire, in un disegno di ampio respiro e dalle innumerevoli sfaccettature.
Non è allora, paradossalmente, la quantità a fare la differenza, ma la qualità, perché anche personaggi apparentemente marginali o destinati a durare quanto il passaggio di una stella cadente sapranno regalarvi qualcosa che lascerà una scia profonda dentro di voi. Lo spazio che ciascuno avrà sarà allora moltiplicato nella suggestione che sapranno creare nella vostra mente, e vi troverete a provare un’empatia parcellizzata e diffusa, ma comunque assolutamente intensa. E allora vivrete non una, ma tante storie, tutte convergenti, in modo impeccabile, in un’unica, magniloquente, narrazione. Torna all’elenco completo

40) Biodiversità – C’erano una volta un soldato, una guardia del corpo, un attendente, una locandiera, un ninja, un elfo, un ascensorista, una veggente, uno stratega, un guerriero solitario… ok, mi fermo. No, non l’inizio di una qualche bizzarra favola di dubbia provenienza, bensì una parzialissima panoramica della grande varietà di tipi umani che Suikoden annovera tra i personaggi reclutabili e non.
Avreste mai pensato di girare in lungo e largo la world map di un jrpg alla ricerca di un giardiniere? Ecco, in Suikoden non ci sarà limite alla fantasia riposta dagli sviluppatori nell’immaginare questo foltissimo gruppo di personaggi, decisamente eterogenei e peculiari.
E non è finita qui.

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No, non è il set di una puntata di masterchef, è solo un altro giorno di ordinaria biodiversità in Suikoden!

Potrete infatti bearvi della loro compagnia in battaglia, schierandoli nel vostro party attivo o, diversamente, qualora non si tratti di guerrieri, potrete visitare i negozi che alcuni di loro apriranno nel vostro quartier generale o, semplicemente, ammirare i divertenti scenari cui sapranno dar vita nelle tante stanze del vostro castello.
Insomma, lungi dall’essere solo pedine sulla vostra scacchiera da completisti incalliti, questi personaggi sapranno apportare, chi più o chi meno, qualcosa alla vostra esperienza di gioco, moltiplicandone coinvolgimento e divertimento. Torna all’elenco completo

41) Individui ordinari capaci di cose straordinarie – Una delle cose che più apprezzo di questo titolo è la sua capacità di dare vita a personaggi eccezionali e particolari, e questo lo abbiam già detto, scegliendo a tal fine individui tutto sommato ordinari.
Ci sono, eccome, personaggi mistici e misteriosi, dotati di enormi poteri e trascendenti la loro dimensione umana, ma per la maggior parte avremo a che fare con uomini e donne strappati alle loro semplici vite per essere posti su un terreno periglioso ed accidentato, con l’unica difesa della loro forza di volontà e della loro capacità di scoprirsi eroi, quando il tempo lo richiederà.
Sarà anche il destino ad averli scelti, ma non per questo si tratta di supereroi dal mantello che si agita gonfiato dal vento, anzi. La straordinarietà risiede nell’esistenza di ognuno, se si vuole rispondere all’insostituibile e preziosa chiamata a darle voce, questo ci dice Suikoden, inneggiando così alle tante possibilità dell’uomo.
Consentitemi, ora, di soffermarmi brevemente ma singolarmente su alcuni dei più iconici interpreti del gioco. Del resto, se non si parla di personaggi per Suikoden, quando lo si potrà fare? Torna all’elenco completo

42) Gigante buono, pensaci tu! – Non ve lo nascondo, Viktor è senza dubbio il personaggio che più ha fatto breccia dentro di me accaparrandosi prepotentemente le mie più sfrenate simpatie. Questo gigante buono autore di una delle primissime e più improbabili delle chiamate all’avventura che ci vedremo rivolgere, sarà infatti un insostituibile compagno lungo tutto l’arco di svolgimento della storia, regalandoci inaspettati momenti di misurata saggezza, continue conferme di generoso coraggio e, soprattutto, costanti siparietti di incrollabile ironia.
Una simpatica canaglia, il classico furbacchione capace di cavarsi alla bene e meglio da ogni situazione ricorrendo ad i più rocamboleschi stratagemmi ma, allo stesso tempo, sempre pronto a tendere una mano sincera al prossimo.
Sarà proprio lui il primo a darci fiducia, ad intravedere qualcosa di grande in noi, indirizzandoci verso un’alta chiamata.
Uomo di ferma lealtà e di spiccata trasparenza, abile in battaglia più che nelle sale del potere e pronto a spendersi totalmente per la causa dell’Esercito di Liberazione, di cui è fondamentale membro e cui ha deciso di dedicare il suo cuore, senza però, per questo, dimenticare il suo passato, le sue radici.
Lunga vita a Viktor, uno dei migliori compagni che qualsiasi giovane improvvisato eroe di un jrpg potrebbe desiderare. Torna all’elenco completo

43) “Bello, bello e impossibile…” – Non avrà gli occhi neri né un sapor medio orientale, ma Flik è sicuramente il bel tenebroso per antonomasia di Suikoden.
Accompagnato da quel fascino ombroso da figaccione accigliato, Flik è stato uno dei personaggi che più ha saputo stupirmi nel corso del gioco, dimostrando qualcosa di grandemente prezioso, ossia la capacità di ricredersi e l’umiltà di riconoscere i propri errori.
Vice comandante dell’armata di liberazione, profondamente devoto, oltre che alla causa della rivoluzione, al comandante, la bella Odessa, all’inizio non ci tributerà una calorosa accoglienza, dimostrandosi arrogante, freddo e diffidente. E le cose non saranno destinate a migliorare nelle prime ore di gioco.
Abituato a misurarsi sul campo, Flik è più avvezzo a condurre uomini in battaglia che una conversazione, e si mostra sempre schivo e poco incline allo humor o alla condivisione e nutre una fiducia quasi sfacciata in se stesso.
Questo atteggiamento, però, ci apparirà ben presto per quello che è, ossia una maschera, una difesa per affrontare il mondo senza lasciarsi toccare dal dolore che consegue alle perdite che spesso ci infligge.
Ma nessun uomo è un’isola e anche il bel Flik dovrà fare i conti con quel pericoloso muscolo che ci batte proprio in mezzo al petto.
E, inoltre, Flik sarà parte di uno dei rapporti di amicizia più teneri, in quanto evidentemente forte ma maldestramente negato, quello tra lui e Viktor. Opposti nei modi eppure profondamente accomunati dalla granitica tenuta delle loro convinzioni e dalla sincerità dei loro intenti. Una coppia impagabile, credetemi.

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La strana coppia

Protagonista di intensi momenti di rammarico, dolore, rimpianti e mature prese di coscienza, Flik sarà un affascinante sodale, che saprà compiere un viaggio interiore parallelo a quello esteriore e profondamente segnato dall’incontro con Tir, neanche lo avesse auspicato il destino, no? Torna all’elenco completo

44) “Sono una donna, non sono una santa!” – Odessa. Fondatrice e leader rispettata ed indiscussa dell’Armata di Liberazione, questa bellissima donna risoluta e autorevole sarà esempio di dedizione ed abnegazione verso una causa, verso degli ideali che affondano le radici in qualcosa di più profondo della cupida ricerca dell’autoaffermazione di se a scapito di tutto il resto.
Non si serve di subdoli mezzi politici né si nasconde dietro i suoi subordinati, Odessa è in prima linea, non si risparmia, si espone, è il volto, il corpo, la mente e il cuore pulsante dell’esercito che ha creato. E, soprattutto, Odessa crede nella possibilità dell’uomo di discernere il bene e il male scegliendo da sé un percorso nel quale mettere a frutto il proprio potenziale per il bene comune, senza ciechi proselitismi o cupi egoismi.
Le parole che rivolgerà a Tir saranno monito e guida per l’intera esperienza di gioco, perché profondo e lungimirante sarà lo sguardo di questa “piccola” grande donna dentro di lui oltre lui.
Ma, oltre e prima ancora che una carismatica leader e una coraggiosa guerriera, Odessa è una donna e nasconde in sé un’anima che vive delle meravigliose contraddizioni insite nell’animo femminile.
E’ forte e al contempo fragile, delicata ma risoluta, fiduciosa ma anche estremamente realista nonché tormentata da paure ed insicurezze. E, soprattutto, desidera amare ed essere amata, pur sapendo di essere chiamata ad altro, di dover sopire i battiti del suo cuore.
Il sacrificio più grande, allora, è proprio questo, mettere da parte Odessa per diventare ciò che sente di dover essere, per ripagare la fiducia ricevuta, per onorare le vite donate alla sua causa, per non deludere chi ha scelto di lasciare tutto e di seguirla.
Un personaggio eccezionale, raccontato in modo particolare, tramite piccoli dettagli che solo con attenzione potranno essere colti, rivelando una caratterizzazione concentrata in poche parole e pochi gesti ma talmente potente da trascenderli. Torna all’elenco completo

45) “Sei forte, maestro!” – Abile stratega e profondo conoscitore della guerra, Mathiu, fratello di Odessa, sarà uno dei personaggi cruciali di questo variopinto affresco di tipi umani.
Un tempo tra le fila dell’Impero, per cui aveva elaborato vincenti piani di attacco e complesse manovre di conquista, Mathiu è rimasto scottato nel momento in cui la guerra, voltandosi all’improvviso, gli ha mostrato la sua vera faccia, rendendolo immediatamente conscio di averne avuto una visione estremamente parziale, fino a quel momento.
E così, indelebilmente marchiato dall’orrore cui può condurre questo mostro che si nutre di ogni vita sacrificata in suo nome, decide di ritirarsi, improvvisamente, rifugiandosi in un piccolo villaggio e dedicandosi all’insegnamento in favore degli unici veramente puri e lontani dalle storture del male, i bambini.
Ma difficilmente si può fuggire dal proprio passato senza lasciare tracce dietro di se e senza che qualcuno, presto o tardi, scelga di seguirle, stanandoci ovunque abbiamo ritenuto di essere sicuri.
Al contempo e soprattutto non si può pensare di cancellare ciò che è stato o di alleggerirsi dei rimpianti e dei rimorsi che gravano sulla coscienza senza affrontarli. E così, per Mathiu, la vera redenzione starà nel tornare a vivere l’orrore della guerra, mettendo però, stavolta, a frutto i suoi doni e il suo talento per un fine ulteriore, che trascenda la mera ricerca di potere. Il fine della liberazione, il fine della libertà.
Attraversare il luogo dove risiedono le sue angosce per andare oltre, animato da un diverso spirito. Questo sarà lo scenario per Mathiu dopo aver afferrato l’ancora gettatagli dal destino o, forse, da qualcuno che non ha mai smesso di credere in lui. Anche così, però, il lascito delle brutture viste e perpetrate sarà pesante e il bene fatto potrà lenirne, in buona parte il bruciore, ma non cancellarlo del tutto.
Un personaggio epico, tragico, sofferto. Un altro piccolo grande interprete di Suikoden. Torna all’elenco completo

46) Anche la lealtà ha un prezzoGremio, precettore dall’enorme cuore e dall’animo delicato, sempre proteso verso Tir e il prossimo con una mano alzata per proteggere e un sorriso rivolto per rassicurare. Talvolta petulante ma sempre prezioso nel suo incarnare quell’elevato sentimento che nasce laddove si incontrano lealtà, amore e generosità. Pahn, taciturno guerriero dai modi ruvidi e dai pugni di ferro, avvinto in un conflitto interiore difficile da districare, poco loquace ma capace di ascoltare, soprattutto la voce più importante, quella del suo cuore. Cleo, donna calma e risoluta, formidabile guerriera. Ferma nei modi ma capace di momenti di grande tenerezza, fedele alla parola data ma dotata di una flessibilità grandemente preziosa in un contesto costellato di adepti ciechi al mutare delle contingenze esteriori. Solo la sua coscienza può dirle la strada da seguire, ed è inequivocabilmente rivolta verso il bene.
Questi tre personaggi così diversi tra loro sono accomunati dall’essere i più fedeli e precoci compagni del protagonista, e, soprattutto, dal rappresentare altrettante manifestazioni della lealtà.
Un valore alto ma difficile, che spesso ci sfida e ci mette a dura prova laddove ci chiede di anteporre altro al nostro mero egoismo e di evitare la strada più breve in favore di quella più lunga e tumultuosa, ma anche più pulita.
E così capiterà di vedere strade separarsi, sacrifici compiersi, scelte concretizzarsi. Tutto in risposta, o in opposizione, alle penetranti richieste di una lealtà che non darà scampo e chiederà, puntuale come solo le cose difficili sanno essere, conto dei legami e dell’orientamento del cuore di questi suoi interpreti.
Nonostante tale virtù, o la sua negazione, non sia retaggio esclusivo di questi tre personaggi, è indubbio che proprio loro ne rappresentino un’incarnazione eterogenea ma ugualmente intensa, sollevando non pochi dubbi ed interrogativi, straziando e sorprendendo il giocatore con le loro difficili scelte, come raramente mi è capitato di vedere. Torna all’elenco completo

47) Chi trova un amico trova un… -…Ted. Ah Ted. Troppo poco posso dire di lui onde evitarvi qualsiasi colpevole anticipazione. Ma troppo avrei da dire, tanto il fascino che questo personaggio ha saputo esercitare su me. Straordinario interprete dell’amicizia, quella che sfida le cicatrici del passato ed i cupi scenari del futuro e sa dare fiducia, Ted sarà una grande scoperta e vi parlerà di tenacia e sacrificio, nonché di quanto grande possa essere l’animo celato nel piccolo corpo di un ragazzino.
Mi taccio, ora. Questo piccolo grande eroe tragico saprà dirvi il resto da sé, credetemi. Torna all’elenco completo

48) “Fenomenali poteri cosmici… in un minuscolo spazio vitale” – Accanto, o forse sarebbe meglio dire dinanzi alla miriade di personaggi reclutabili e non che saranno comunque nostri compagni, pur per un breve tratto di strada, si parerà un eterogeneo ma ben caratterizzato manipolo di antagonisti, affascinanti nell’essere votati ad un fine che, per alcuni, si rivelerà frutto di una suggestione più che di una precisa scelta e nel dimostrarsi capaci di prese di coscienza, di fermi passi indietro, di svolte esistenziali.
Saranno uomini prima e oltre che ostacoli sul nostro percorso e ci verrà chiesto, in più casi, di guardarli in faccia e decidere se credere o no nella loro redenzione o nella possibilità che arrivi, prima o poi.
A questi nemici così fortemente umanizzati si affiancheranno poi antagonisti di ben altra caratura, spietati e freddi come il gelo che li accompagna ad ogni pur fugace apparizione e aridi come la desolazione che lasciano dopo il loro passaggio.
Spinti da forze oscure, quali la sete di potere o il desiderio di vendetta, questi esseri primordiali, lucidamente folli, saranno efficaci portatori di quelle spinte che saremo chiamati a bloccare strenuamente, combattendo così una battaglia senza quartiere proprio perché ci vedrà opposti a nemici senza scrupoli, senza morale.
Un eterogeneo novero di antagonisti, funzionale alla narrazione e davvero peculiare. Un concentrato di fenomenali avversari, a stento contenuti nei limitatissimi confini dei loro piccoli sprites. Ma avviciniamo, timidamente, lo sguardo ad alcuni di loro. Torna all’elenco completo

49) “Cinque samurai per difendere la terra…” -… Ah, no. Tutto il contrario, semmai.
I Cinque Grandi Generali dell’impero: la creme della creme delle forze militari sotto il comando dell’Imperatore. Combattenti fenomenali, leader indiscussi, obbedienti e riverenti alla causa cui hanno dedicato la loro esistenza.
Kasim “of the Blue Moon”, Milich “The flower general”, Kwanda “Iron wall Rosman”, Teo “The general of One – Hundred Victories” e Sonya – senza soprannome da quanto mi risulta – Shulen.
Questi i cinque campioni dell’impero. Che siano eccentrici, feroci, tutti dovere ed integrità, brucianti di passione o soggiogati da oscure forze, sono formidabili avversari in grado di mettere in campo ben di più di un semplice titolo e di una posizione di potere.
Sarete capaci di affrontarli? Torna all’elenco completo

50) Tutto suo padre! – Ti piacerebbe eh, Teo? Purtroppo non sempre ciò che avevamo accuratamente previsto può realizzarsi. Non sempre si può controllare ogni cosa anzi, l’illusione del controllo è una delle più pericolose. Guai a trattare qualcuno come creta da modellare e indirizzare su un sentiero già precisamente segnato, anche se si tratta di un figlio.
Integerrimo e potente generale, posto alla guida della distruttiva cavalleria imperiale, Teo, padre del protagonista, incarna perfettamente il genitore autoritario, che proietta sul figlio le proprie aspettative senza minimamente tenere conto delle sue inclinazioni o dei suoi ideali.
Un uomo freddo e razionale, completamente devoto, con cieca abnegazione, alla causa dell’Impero, disposto a qualsiasi cosa pur di adempiere al suo dovere, persino ad opporsi al suo stesso figlio.
Difficile empatizzare, anche minimamente, con questo personaggio, fastidioso quasi a livello epidermico per la sua ottusa obbedienza e la sua inflessibilità, ma pur sempre utile al suo scopo, mostrarci la tenuta e la forza degli ideali di Tir e della sua forza di volontà e di autodeterminazione. Ma non siate superficiali, qualcosa bolle persino nella poco invitante pentola del granitico Teo. Resta solo da scoprirlo. Torna all’elenco completo

51) “Frailty, thy name is woman” – Unica donna ad aver espugnato la fortezza maschile dei ranghi dei Cinque Grandi Generali, Sonya, figlia d’arte, è comandante in capo della flotta imperiale, nonché donna misteriosa, dura e di grande impatto.
Sebbene sia possibile incontrarla nei primissimi minuti di gioco con un po’ di spirito di esplorazione, scoprendo anche interessanti dettagli, questo personaggio resterà sostanzialmente ai margini per buona parte della storia, salvo poi irrompere in scena con tutta la sua potente seppur minuta caratterizzazione, sbaragliando per qualche breve ma intenso momento la concorrenza dei tanti comprimari presenti.
Donna astuta e avvezza alla crudeltà della guerra, Sonya saprà riservarci parole piene di rancore e, al contempo, in un sublime paradosso, di amore. Questa sua anima divisa sarà fonte di sentimenti contrastanti nel giocatore, tanto che potrei dire di aver provato per lei, al contempo, attrazione e repulsione. Un personaggio tragico ed epico, circondato da un’aurea sfumata e difficilmente decifrabile e cesellato in pochi e cruciali minuti per restare bene impresso nella memoria del giocatore. Provare per credere. Torna all’elenco completo

52) “L’uomo dietro il vetro” – L’imperatore del regno scarlatto, passato da sovrano rispettato ad oscuro tiranno spinto e sorretto da forze misteriose, è una figura fondamentale nell’economia delle vicende narrate nel gioco. Non mi sogno neanche di rivelarvi dettagli narrativi che devono rimanervi preclusi fino al momento opportuno, ma mi sento di dirvi che questa figura soverchiante, in grado di imporre pesanti ombre, anche solo accennate, sulla storia e sui suoi protagonisti, sarà spesso forza motrice degli eventi, configurandosi, prima ancora che come individuo, come meta verso cui puntare, obiettivo verso cui far convergere strade ed esistenze distinte. La tirannide dell’oscuro imperatore Barbarossa, ammantato da un alone di enigma di crescente intensità, sarà allora quasi un espediente narrativo di estrema potenza, capace di attrarre magneticamente a se le fila della storia, tessendone intrecci davvero interessanti. E quando, in un preciso momento, l’uomo dietro il ruolo, dietro la figura, vi si rivelerà, tutta la tensione drammatica accumulata e verso lui diretta vi cadrà addosso come alla fine di una lunga ed estenuante corsa ed il momento sarà intenso, proprio come il gioco aveva sapientemente previsto. Torna all’elenco completo

53) “!?” – Il gioco è costellato di personaggi dalle origini e dai propositi misteriosi, estremamente affascinanti nel loro essere poco raccontati e molto insinuati, suggeriti. Alcuni di questi enigmatici individui resteranno un rompicapo senza soluzione, almeno per questo primo capitolo. Altri, invece, troveranno maggiori conferme, pur mantenendo un fondamentale alone di incertezza. Altri ancora, infine, si mostreranno al giocatore in viva attesa, rivelandosi quel tanto che basta, senza slanci eccessivamente generosi, così da serbare, in parte, ipotetici ulteriori scenari.
Un interessante gruppo di identità sottratte alla brama dei giocatori, che difficilmente cesseranno di coltivare, in fantasiosi volteggi, ipotesi su ipotesi al fine di appagare una sete che, forse, lungi da me rivelarlo, potrà essere in parte spenta dai successivi capitoli rilasciati o, ahimè, dovrà essere sopportata in attesa dello sperato rilascio del tanto bramato nuovo titolo della serie principale. Staremo a vedere, nel frattempo perché privarsi del sadico piacere di un nugolo di domande ed affascinanti possibili risposte? Torna all’elenco completo

54) Ying e Yang – Misteriose, potentissime. Perfette per darvi un piccolo assaggio di quanto appena detto sulle enigmatiche figure cesellate dal gioco. Semplicemente, Windy e Leknaat.
Queste due donne, una fascinosa e avvolta in un’aurea inquietante e, l’altra, eterea e tenutaria di una profonda ma inaccessibile saggezza, sono due personaggi complessi, che marceranno sempre sul filo di un mistero solo a tratti piegato a qualche cruciale momento rivelatorio.
Due figure arcane, straordinariamente potenti ed estese nel tempo, quasi abbiano lasciato la loro essenza a srotolarsi come un gomitolo nei secoli, tenendo sempre ben salda una sua estremità.
Altro non dirò, se non che la scena non sarà mai vuota o spoglia, in loro presenza e che nessuna parola che uscirà dalla loro bocca sarà sprecata o di poco conto. Perciò preparatevi, perché loro due sono già pronte da tempo. Torna all’elenco completo

55) Mi casa es su casa – Signori come potete notare questo edificio antico gode di una fantastica vista sul lago ed è dotato di ampi e ariosi spazi ed utili disimpegni atti ad accogliere un gran numero di occupanti. Un affare insomma, proprio quello che vi serve. Certo, ha bisogno di una piccola imbiancata e di una bella pulita, ma è un gioiello! Come dite? È in rovina? Suvvia non siate così severi, è un pezzo di storia! No, attenti, non vi appoggiate lì che potrebbe crollar— ok, sediamoci e trattiamo il prezzo, che ne dite?…
Scherzi a parte, inaugurando quello che sarà un marchio di fabbrica della serie, Suikoden non vi lascerà alla guida di un esercito senza fissa dimora, bensì vi fornirà un quartier generale di tutto rispetto, solo bisognoso di un po’ di manutenzione, per dirla in breve…
Questo rudere dimenticato e circondato dalle acque, sicuramente suggestivo, diventerà il perno attorno cui ruoteranno le vicende della storia ed una sicura roccaforte – tra l’altro rinominabile – per i nostri alleati, radunati tra le sue mura in cerca di asilo, rifugio e di un punto di partenza per ben altre imprese.
Qui riceveremo visite inaspettate e rocambolesche richieste di aiuto, pianificheremo le più ardue battaglie, prenderemo difficili decisioni.
E, andando avanti con la storia, oltre che a seconda di quanto impegno decideremo di investire nel reclutamento dei personaggi, lo vedremo popolarsi e mutare, trasformandosi gradualmente in un castello suntuoso e ricco di servizi, tra cui diversi negozi, una locanda e lussuosi alloggi, sul quale sventolerà fiero lo stendardo dell’Armata di Liberazione. Torna all’elenco completo

56) Sale o scende? – Non c’è palazzo che si rispetti senza un efficiente ascensore, e il castello dell’esercito ribelle in Suikoden non farà certo eccezione. Se sarete tanto bravi da scovare un determinato personaggio e convertirlo alla vostra causa, questi vi ripagherà installando nel vostro quartier generale questo preziosissimo congegno, utile per spostarvi velocemente tra i diversi piani, via via crescenti, della costruzione. Un tocca sana se pensate che spesso dovrete fare avanti e indietro tra castello e varie location del mondo di gioco all’arrembaggio delle stelle del destino.
Insomma, siete pigri? Avete mal di piedi o mal di schiena? Le gambe vi fanno male dall’ultima sessione di allenamento in palestra di un mese fa? Nessun problema, Suikoden viene incontro ad ogni vostra esigenza. Torna all’elenco completo

57) “Mens sana in corpore sano” – Se fino ad ora non vi ho convinto ad acquistare questo immobile esclusivo, come potrete non cedere dinanzi alla prospettiva di trovare al suo interno una sauna, una biblioteca, un giardino e finanche un artista pronto a ritrarvi in epiche pose?

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La prossima volta facciamo a turni, che dite?

Eh sì, il giocatore minuzioso e dedito alla caccia delle stelle del destino sarà infatti premiato con la comparsa di tante peculiari realtà all’interno del suo castello, tra le quali spiccano le terme, peraltro arredabili con le tante anticaglie rinvenibili in giro, la biblioteca, nella quale sarà possibile consultare alcuni testi che avremo la cura di inserirvi, un giardino prensile in cui riposare e rinfrancare lo spirito e persino lo studio di un pittore, che, se gli si fornirà tutto il necessario, realizzerà un’opera celebrativa di tutto rispetto.
Che aspettate? C’è solo da mettere una piccola firmetta… Torna all’elenco completo

58) “L’antico vaso andava portato in salvo!” – Avete sempre coltivato in segreto velleità da archeologi d’assalto che neanche la popputa Lara? Ecco, bene, questo è il gioco che fa per voi!
Sparsi per il mondo o tra le grinfie di avidi nemici, troverete infatti moltissimi oggetti antichi, siano essi vasi, quadri o statuette, quasi tutti inizialmente misteriosi e da far analizzare da un apposito esperto, con tanto di negozio con lente d’ingrandimento sull’insegna. Questi cimeli potranno essere utilizzati per adornare le vostre terme personali, dando vita, in caso di giusti abbinamenti, a particolari scene segrete.
A ciò aggiungete tantissimi altri oggetti rinvenibili in giro, tra cui antichi testi, effetti sonori (sì, avete capito bene…), semi di piante e colori per dipingere, tutti utili al fine di approfondire ognuna delle piccole chicche che gli sviluppatori hanno inserito nel gioco e legato a specifici personaggi, così da vivere ancora più pienamente questo sodalizio invocato dal destino ma scelto da noi giocatori attraverso faticose ricerche.
Perciò, se trovate un oggetto che non vi sembra equipaggiabile né commestibile, che ne dite di conservarlo? Non si sa mai possa servire… Torna all’elenco completo

59) “L’avevo detto che volevo fare l’usciere!” – Ohibò, stavo quasi dimenticando il pezzo forte, che imperdonabile svista! Dimentichiamo i lussi del castello, l’ascensore, le anticaglie, le terme e la biblioteca. Dimentichiamoci persino dell’artista personale. Qualcosa di ben più importante ci attende ad ogni nostro ritorno a casa, se solo avremo avuto l’immensa fortuna di reclutare il buon Qlon (niente ironia sulla pronuncia del nome…). Questo volenteroso ragazzino, infatti, apporterà molto alla nostra causa, forse più di chiunque altro. Cosa? Tenetevi forti, sgancio la bomba. Ogni volta che metteremo piede nel castello entrando dall’ingresso principale, se rivolgeremo la parola al nostro simpatico amico questi ci illuminerà dicendoci una frase che è rimasta scolpita nella mia memoria, ossia “Welcome to the Toran Castle”. Brividi. Meno male che il gioco rende possibile strapparlo al suo precedente impiego da usciere di una banale città per permetterci di attrarlo tra le nostre fila. Che radioso momento, che gioia ad ogni nuovo incontro! Grazie Suikoden! Torna all’elenco completo

60) “Where’s my food?” – Non è forse vero che un buon leader deve avere sempre il polso delle esigenze e dei pensieri dei propri alleati e sottoposti? Bene, allora non disdegnate di attardarvi per rivolgere la parola ai tanti abitanti del vostro castello, avranno sicuramente piacere di condividere con voi profondi momenti di scambio. Come? Perché il titolo di questo punto? Ehm… ok, sarò sincera. Le linee di dialogo che i nostri sodali ci rivolgeranno se ci appropinqueremo loro con fare chiacchereccio saranno di natura altalenante. Alcuni, infatti, ci aspetteranno al varco con pensieri profondi e frasi significative, utili a comprenderne meglio la caratterizzazione. Altri, invece, ci riserveranno frasi alquanto scialbe o inquietanti nel loro essere totalmente fuori luogo, almeno di primo acchito.

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Come darle torto…mi scusi sa, ricordo solo ora un improvviso impegno…

Molti, infine, ci sorprenderanno con profonde dissertazioni del livello di quella citata nel titolo proposto, capaci di strapparci, evidentemente, almeno un sorriso per la loro bizzarria. Insomma, difficilmente troverete l’Eldorado sulla lingua dei vostri alleati, ma sicuramente potrete scoprire interessanti retroscena o, perché no, farvi due risate dinanzi alle peculiari scelte degli sviluppatori per alcuni di loro. Peccato non mutino, o, almeno, così non mi è parso, nel corso di gioco, altrimenti sarebbe stato epico sfidare il contatore delle ore per parlare, sempre, con tutti ad ogni momento libero. Un tour, però, non deve togliervelo nessuno. “Where’s my food”? Torna all’elenco completo

61) Un classico jrpg a turni – No! O almeno, non proprio.
L’impianto di base del sistema di combattimento di Suikoden è, sì, quello di un classico jrpg a turni con scontri casuali.
I membri del nostro party attivo avranno a disposizione una serie di comandi, offensivi o difensivi, e sarà necessario selezionare, prima dell’inizio del turno, l’azione da far compiere a ciascuno di loro. Ma molte sono le peculiarità che gli sviluppatori hanno avuto cura di inserire al fine di conferire fascino, movimento e interesse nell’ambito di uno schema tutto sommato già ben noto ai più incalliti videogiocatori di ruolo.
Pronti per scoprirle? Cominciamo, dunque. Torna all’elenco completo

62) Sei personaggi in cerca di… party – Prima particolarità di questo sistema di combattimento dai tanti piccoli tesori è la possibilità di schierare in campo un party composto da ben sei personaggi, da scegliere, salvo le occasioni in cui saranno vincolati per esigenze di trama, a proprio piacimento tra tutti gli alleati via via reclutati. Solo tra quelli con velleità da combattimenti, chiaramente. Non pensate di schierare in campo la locandiera, per dire.
A risultare davvero interessante è il criterio con cui si dovrà avere cura di disporre questi sei valorosi sul campo. Eh sì, perché i nostri guerrieri saranno disposti su due file e il loro posizionamento in prima linea o nelle retrovie avrà effetti non solo sulla maggiore o minore esposizione ai colpi nemici, ma anche sul loro raggio di azione.
Ciascun combattente, infatti, è dotato, a seconda del tipo di arma che brandirà in battaglia, di un distinto spettro d’attacco, che potrà essere corto, medio o lungo e, dunque, permetterà di colpire da diverse distanze.
Un combattente con un raggio d’azione corto, infatti, potrà colpire solo gli avversari immediatamente dinanzi a lui e solo trovandosi in prima linea. Un guerriero con media capacità d’attacco, invece, potrà attaccare anche i nemici collocati nelle retrovie, ma dovrà comunque trovarsi nella linea frontale.
Ad essere sicuramente più versatili sono invece i personaggi dotati di armi con ampio raggio di azione, i quali potranno, indifferentemente dal loro posizionamento, colpire nemici posti nella prima o nella seconda linea.
Stesso dicasi per le armi dei nemici, nonostante ciò non sia esplicitato al giocatore. Starà alla sua capacità di osservazione e alla sua memoria, allora, ricostruire i pattern di movimento dei vari avversari e, dunque, giungere a comprenderne le possibilità offensive.
Una buona dose di strategia sarà quindi necessaria, in prima istanza, nello scegliere la composizione del proprio gruppo e, poi, nello schierare, concretamente, un party bilanciato, in cui nessun personaggio si trovi, per quanto possibile, bloccato nell’attaccare. Torna all’elenco completo

63) L’unione fa la forza – In Suikoden ci sono molti personaggi, e lo sappiamo. Questi personaggi hanno o intessono intensi legami con altri compagni di avventura, e, anche questo, lo sappiamo. Ciò che ancora non sapevamo, però, è che questo avrà un riflesso anche in battaglia, quando, schierando in campo la giusta combinazione di personaggi, sarà possibile sferrare potenti “Unite attacks”.
Questi micidiali colpi saranno eseguiti da gruppi di personaggi di numero crescente, a partire dalle coppie arzille e fino ad arrivare ai quintetti virtuosi (uno, in verità). A seconda del numero di componenti del colpo all’unisono questo avrà una diversa potenza, tale da moltiplicare l’ammontare dei danni inflitti per un certo coefficiente. Non di rado, però, ci sarà qualche effetto collaterale, e i guerrieri finiranno, dopo essersi esaltati nello sferrare la loro spietata offensiva, sbilanciati, restando fuori uso per un turno.
A fare da collante per questi micidiali gruppetti sarà, di volta in volta, o un peculiare legame esistente tra i loro componenti o qualche simpatico trait d’union, quale quello facilmente attribuibile al pericoloso manipolo dei “pretty boy attack”, non so se mi spiego.
Vi diletterete, dunque, come me, nel provare e riprovare possibili schieramenti al fine di sperimentare tutte le combinazioni presenti nel gioco? Scoverete l’unico quintetto belligerante? E soprattutto, cederete alla tentazione di abusare di questi attacchi o sarete più cauti, sacrificando, a momenti, la potenza alla necessità di evitare il rischio di possibili effetti collaterali? Ai post—ehm, a voi l’ardua sentenza! Torna all’elenco completo

64) Facciamo in fretta che ho da fare – Eh ma con sei personaggi in campo gli scontri saranno una lenta agonia! Ditemi orsù se non si è fatto strada in voi questo pensiero leggendo più sopra della particolare composizione del party in battaglia. E’ del tutto legittimo nutrire un tale sospetto, ma son qui per sfatarlo in pieno.

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Uno alla volta per favore, non ci accalchiamo!

Uno dei tratti distintivi degli scontri, in Suikoden, è infatti proprio la loro velocità e dinamicità. Ciascun personaggio, infatti, tenderà ad attaccare in contemporanea con gli altri, così che ogni turno non durerà che una manciata di secondi. Eccezion fatta per le boss fights, per cui vale lo stesso ritmo ma i tempi sono ovviamente dilatati visto il più elevato livello di difficoltà, gli scontri casuali, nella maggior parte dei casi, saranno allora finiti prima che possiate terminare di pronunciare la frase “Eh ma con sei personaggi in campo gli scontri saranno una lenta agonia!”. Mica male, no? Torna all’elenco completo

65) E tu, di che Runa sei? – Figlie, per così dire, delle 27 Vere Rune sopra richiamate, le Rune comuni sono cristalli che consentono al suo portatore di utilizzare poteri magici di livello via via crescente man mano che progredisce nel suo sviluppo, fino ad un massimo di quattro o cinque diversi incantesimi, a seconda del tipo di runa interessata.
Ciascun colpo magico legato ad uno specifico livello dei poteri di una Runa avrà un numero massimo di utilizzi, indicato in un’apposita finestra di selezione, terminati i quali diverrà inservibile sino alla prossima ricarica.
Molte sono le Rune che il gioco mette a disposizione del giocatore, a partire da quelle classiche legate agli elementi quali, ad esempio, la “Wind Rune” o la “Fire Rune”, per poi passare ad altre prettamente difensive o in grado di attribuire al loro portatore un singolo, potentissimo, attacco speciale. Non mancheranno, poi, Rune detentrici di poteri magici di più alto livello, come la “Cyclone Rune” o, a tutto vantaggio di una certa varietà, dotate di peculiari caratteristiche, quali la possibilità di muoversi più velocemente nelle ambientazioni di gioco.
La potenza di ciascun colpo magico non sarà fissa, bensì variabile in relazione ad un parametro specifico del portatore della Runa, ossia i suoi magic points.
Alcuni di questi cristalli infusi di arcani poteri saranno poi esclusiva di specifici personaggi, con ciò diventando ancora più fondamentale un’attenta disamina di tutti gli alleati che si avranno a disposizione onde evitare di perdersi qualche peculiare tipo di runa.
Al fine di poter utilizzare in battaglia le Rune sarà necessario rivolgersi all’apposito negozio sì da legarle ai personaggi che deciderete di investire dei loro poteri.
Manca, in questo primo capitolo, un sistema di affinità runiche tale da influenzare, in funzione di una maggiore o minore efficacia dei poteri magici, la scelta circa l’attribuzione di un cristallo ad un determinato personaggio. Ciò non toglie che, anche considerando la non omogenea diffusione dei cristalli, alcuni dei quali saranno di difficilissima reperibilità, sarà determinante scegliere con cura la distribuzione delle rune, così da poter contare su party sempre bilanciati e dotati di eterogenei attributi magici. Torna all’elenco completo

66) C’ero prima io – Utilizzando, nel corso dello stesso turno, incantesimi di quarto livello con due personaggi dotati di rune tra loro in “armonia”, sarà possibile dar vita a potenti attacchi magici combinati, ben superiori alla somma delle loro singole parti.
L’intensità magica di questi attacchi sarà determinata dagli attributi del personaggio con maggiore velocità, il quale detterà, con il suo parametro a ciò deputato, il coefficiente di riferimento della potenza del colpo combinato.
Solo alcune rune possono dar vita a questo tipo di combo letali. Starà a voi trovare le combinazioni vincenti sperimentando o consultando la giusta fonte. Altro non dirò, se non che varrà la pena di penare un po’, prima del sudato premio.
Da notare, infine, come l’efficacia dell’attacco sarà condizionata dalla vulnerabilità o meno dei bersagli ad almeno uno degli attributi magici combinati. Non sottovalutate questo fattore nello scegliere le rune da combinare. Torna all’elenco completo

67) Meglio dormirci sopra… – Diversi i benefici di una sana nottata di sonno. In primo luogo, riposare in una locanda sarà l’unico modo per resuscitare un alleato caduto durante uno scontro casuale o una boss fight (eccezion fatta per la possibilità di inserire nel proprio inventario un particolare oggetto che, alla morte del suo portatore, si attiverà in automatico riportandolo in vita e, contestualmente, consumandosi definitivamente). Niente scorte formato famiglia di oggetti, dunque. La morte di un alleato potrebbe risultare più problematica del solito.
Al contempo, una ristorante dormita sarà anche fonte esclusiva di ricarica dei poteri magici legati alle rune, non esistendo, nel gioco, oggetti a ciò deputati.
Se non originali, queste particolarità sono sicuramente interessanti, in quanto contribuiscono ad incrementare la necessità di un approccio strategico alla gestione dei punti vitali e delle risorse magiche del gruppo, con ciò complicando un po’ la vita del giocatore poco avvezzo a centellinare le sue risorse e a mantenere alto il livello di guardia.
Orbene, allora, armatevi del vostro pigiama più bello, in Suikoden avrete ben modo di sfoggiarlo, non ho dubbi in merito. Torna all’elenco completo

68) Vi farò un’offerta che non potrete rifiutare – Perché sporcarsi le mani quando si può ricorrere all’universale linguaggio dei dindi sonanti? Ecco, in Suikoden si è pensato anche agli affaristi incalliti poco inclini al lavoro di spada! Come? Durante gli scontri sarà possibile provare a corrompere i nemici con sfiziose somme di denaro al fine di scoraggiarli dal perseguire i loro poco amichevoli intenti. Non sempre, però, si avrà successo. Personalmente non sono mai ricorsa a questo espediente, se non per verificarne il funzionamento, ma trovo questa aggiunta l’ennesima trovata particolare di un titolo che di carattere ne ha, decisamente, da vendere. Attenti però a non farvi prendere la mano! Le vostre tasche e i vostri punti esperienza ringraziano. Torna all’elenco completo

69) Vi lasciamo andare, per stavolta – Stanchi di affrontare avversari evidentemente di molto inferiori a voi e oramai inservibili anche come fonti di facili punti esperienza? Bene, il gioco vi permette, quando incontrate un gruppo di nemici di molto al di sotto del vostro livello, di ricorrere all’opzione “let go”, che sostituisce, per l’occasione, il ben più incerto comando “run”. Attraverso questa feature sarà possibile scegliere di lasciar andare il gruppetto ostile, così evitando di affrontare scontri sostanzialmente poco utili. Chi ha tempo non aspetti tempo, come si suol dire. Torna all’elenco completo

70) Quando si dice voler fare di testa propria… – Ultima ma non meno importante, l’opzione “Auto battle”, che sostanzialmente vi consentirà di affidare all’IA del vostro party la scelta delle azioni da eseguire nel turno successivo, che, nei fatti, si limiteranno all’alternativa attacco o difesa. Niente di eccezionale, ho visto questa modalità meglio implementata in altri titoli e di base non sono una sua grande fan, ma è comunque un utile palliativo per le lunghe sessioni di esplorazione qualora si voglia comunque affrontare ogni scontro ma, ogni tanto, allentando un po’ la concentrazione. Torna all’elenco completo

71) “I’ll be there for you” – Prima regola del valoroso condottiero: mai lasciare un amico in difficoltà. I personaggi di Suikoden sembrano aver studiato e allora non capiterà di rado di vedere, a seconda dei legami intercorrenti tra i componenti del party attivo, qualche generoso schermare un compagno allo stremo delle forze al fine di impedire che venga colpito, subendo al suo posto i danni dell’attacco nemico. Quanta nobiltà! E che salvata, soprattutto, in diverse occasioni! Torna all’elenco completo

72) Botte da Oscar – Lontano da virtuosismi di sorta, l’utilizzo della telecamera durante gli scontri è però davvero efficace, con una buona alternanza tra inquadrature a tutto campo ed improvvisi zoom atti a sottolineare, con una prospettiva privilegiata, gli attacchi di maggiore impatto, come i colpi critici.
Altro fattore che contribuisce alla già citata dinamicità dei combattimenti casuali. Mica si scherza, eh! Torna all’elenco completo

73) Un’arma è per sempre – Ok non mi segnalate a tutti i movimenti pacifisti globali o a qualche gruppo di sensibilizzazione contro l’utilizzo delle armi, posso spiegare tutto!
In Suikoden, a differenza di quanto avviene nella stragrande maggioranza degli altri jrpg non sarà possibile modificare l’arma attribuita, in partenza, a ciascun combattente.
Monotonia portami via? No, non direi. Semmai potremmo dire che lo stile di combattimento di ciascuno è stato attentamente studiato ed immaginato per rappresentare il suo esecutore, e questo si riverbera anche sull’arma specificamente assegnata ad ognuno.
Ma non disperate, non sto certo dicendo che non potrete in nessun modo intervenire sugli armamenti presenti nel gioco.
Rivolgendosi ai fabbri sparsi per le varie città e non solo, sarà infatti possibile far affilare le armi dei sei componenti il party attivo in quel dato momento, fino ad un limite massimo diverso per ciascun armaiolo, a seconda della sua abilità.
Questa pratica, fondamentale se si vorrà essere efficaci in battaglia in modo costante durante il gioco, sarà estremamente dispendiosa e, non di rado, richiederà ingenti risparmi per essere utilmente portata avanti. Sedici, in tutto, i livelli per ciascuna arma. Centinaia di migliaia, se non di più, i dindi necessari per raggiungere tale ultima meta.
Oltre a questo sarà possibile attribuire, a ciascuna arma, diversi frammenti di runa dotati di un proprio attributo elementare così da conferirgli particolari potenziamenti, quali, ad esempio, bonus di attacco o di difesa.
Attenti però a gestire oculatamente questi piccoli concentrati di potere runico: sebbene alcuni tipi, infatti, saranno facilmente reperibili nel corso delle vostre peregrinazioni, altri saranno ben più rari e limitati. Scegliete con cura, dunque, il loro ottimale utilizzo. Torna all’elenco completo

74) Nomi affilati – Man mano che vi dedicherete, con buona pace delle vostre tasche sempre più vuote, alla superiore arte dell’affilatura delle vostre armi, potrete apprezzare diversi cambiamenti, con l’andare dei livelli, del nome associato a ciascuna di esse.
Questi nomi, lungi dall’essere banali o ripetitivi sono, in molti casi, davvero interessanti e destinati a mutare in nuovi altrettanto significativi appellativi, in grado di rivelare dettagli ulteriori sul personaggio portatore dell’arma in questione. Abbiate dunque cura di sbirciare sempre quale appellativo ciascun combattente abbia attribuito alla sua arma, potreste scoprire diverse cose molto interessanti, altrimenti celate ai vostri occhi. Una caratterizzazione che passa anche per l’elsa di una spada o per le nervature del legno di un arco non è cosa che si vede tutti giorni, non è vero? Torna all’elenco completo

75) “Ma come ti vesti!?” – Schiere su schiere di combattenti. Equipaggiamenti esclusivi per sesso o per classe o tipologia di approccio in battaglia e, dunque, preclusi a chiunque non risponda ai necessari requisiti. Oggetti fissi, non rimuovibili. Molteplici combinazioni da provare prima di rinvenire il miglior set di indumenti ed accessori per ciascuno. Ingenti risorse economiche da investire.
Basta questa breve panoramica per darvi l’idea di come il sistema degli equipaggiamenti in Suikoden richieda molta pazienza per essere ben rivoltato e padroneggiato?
Addentratevi, dunque, nei meandri di questa parentesi del sistema di gioco e vi troverete a sorprendervi di quanto il semplice equipaggiare un’armatura possa rivelarsi, in realtà, frutto di tentativi e di riflessioni. Spesso ci sarà da scegliere, e neanche poco.
Il “look” migliore, quello che vi eviterà di portare sul campo guerrieri a rischio di sicura e prematura dipartita, è tutto fuorché facile da essere trovato, soprattutto perché non vi verrà chiesto di farlo per una decina di personaggi, no. Rimboccatevi le maniche, la fila fuori dai camerini non si sfoltisce da sola. Torna all’elenco completo

76) Una valigia carica di… – Da molti considerato tedioso, il sistema di gestione dell’inventario ha invece contribuito, nel mio caso, a rendere più strategica l’esperienza di gioco.
Ciascun personaggio, infatti, potrà trasportare un numero limitato di oggetti, inclusi gli equipaggiamenti, nel proprio inventario personale, che rimarrà ben distinto da quello dei suoi compagni. Sarà dunque fondamentale distribuire con criterio gli oggetti curativi in modo da evitare situazioni spinose durante le battaglie, non essendo possibile in alcun modo modificare l’assetto stabilito prima delle stesse. Al contempo, sarà importante ricordarsi chi sia stato scelto come portatore di qualche oggetto raro, al fine di sapere chi andare a scomodare al momento opportuno, visto il frequente ricambio nel party attivo che il gioco invoglia ed invita a sperimentare.
Evitare acquisti spropositati di risorse, gestirne l’assegnazione con un pizzico di lungimiranza, saper rinunciare a qualcosa se la circostanza lo richiede ed esercitare la memoria per non perdere traccia di qualche elemento cruciale.
Non male, se si cerca in un gioco qualcosa che ci stimoli e ci sfidi, toccandoci proprio dove credevamo di essere comodi.
Ma non temete, gli oggetti di supporto saranno venduti in comodi pacchetti multipli così da occupare comunque un solo slot dell’inventario e, soprattutto, sarà possibile affidare le nostre eccedenze al buon magazziniere del castello, se avremo cura di reclutarlo quando lo incontreremo. Questo simpatico ragazzone realizzerà per noi, infatti, un deposito del quale sarà possibile servirsi in modo davvero comodo ed efficace.
Un colpo al cerchio e uno alla botte, dunque. La gestione dell’inventario è ostica, a tratti, ma il gioco concede al giocatore di rifiatare e di pianificare più agevolmente le sue mosse. Ottimo, direi. Torna all’elenco completo

77) Level up – Pur non potendo contare su un livello di difficoltà elevato e, anzi, risultando per la maggior parte grandemente accessibile, tranne per qualche momento di improvvisa e forse sbilanciata impennata dell’osticità delle battaglie, in Suikoden dedicare tempo allo sviluppo dei personaggi sarà senza dubbio fondamentale.
Ed invero, in primo luogo, sarà lo stesso sistema di gioco a rendere fondamentale, qualora se ne voglia godere pienamente, soffermarsi a potenziare adeguatamente i personaggi reclutati al fine di poterli poi agevolmente utilizzare in battaglia, ampliando così le combinazioni e le opzioni disponibili. Non tutti giungeranno a noi già carichi e preparati, anzi, con molti sarà necessario ripartire dalle basi, come si suol dire.
Non capiterà poi di rado che, al fine di convincere qualche stella del destino ad unirsi alla causa dell’Esercito di Liberazione, sarà vitale che un personaggio si trovi ad un certo livello. Il caso non voglia che vi lasciate cogliere impreparati, in quel momento.
Consci di ciò e, anzi, desiderosi di un pieno sviluppo di tutte le potenzialità delle idee poste alla base del titolo, gli sviluppatori hanno ben apparecchiato per il giocatore la tavola, rendendogli possibile, con il solo porre nelle retrovie i personaggi da potenziare e affrontando qualche scontro con nemici di medio – alto livello, un rapido sviluppo degli alleati rimasti indietro con la preparazione.
Sarà allora piacevole curarsi di far salire adeguatamente di livello un buon numero di personaggi, così da avere una compagine equilibrata ed intercambiabile, e poter davvero accedere a tutte le possibili combinazioni da schierare in campo, scoprendo ogni contenuto inserito nel sistema di combattimento. Torna all’elenco completo

78) Alla pugna! – Uno degli elementi sicuramente più interessanti e caratteristici di Suikoden, e della serie che ha contribuito ad originare, è la possibilità di guidare il proprio esercito di valorosi in vere e proprie battaglie campali, in cui solo un’armata potrà trionfare, spesso a costo di gravi perdite, però.
Il meccanismo alla base di questi scontri, che intervalleranno gli eventi di gioco segnandone i passaggi cruciali, è sostanzialmente mutuato dall’idea che regola la morra cinese, ossia dall’esistenza di tre distinti tipi di attacchi dei quali l’uno è destinato a prevalere su l’altro o a soccombergli, a seconda delle combinazioni concretatesi.
Sarà possibile eseguire violente cariche (charge), ricorrere ad un più prudente attacco magico (magic attack) o interpellare i virtuosi dell’arco per scagliare sulle schiere nemiche raffiche di frecce (bow attack).
Non starò qui a fornirvi le coordinate per stabilire quale attacco preferire in ciascuna situazione, sarà interessante scoprirlo da sé, anche a costo di un iniziale fallimento. Certo è che, senza contare altre peculiari features di cui dirò più in là, starà a voi prevedere l’attacco nemico ed utilizzare, in conseguenza, la migliore scelta per contrastarlo e, anzi, sovrastarlo.
Le battaglie, infatti, saranno strutturate in turni preceduti dalla scelta dell’attacco da eseguire, che, dunque, dovrà essere selezionato prima di conoscere le intenzioni nemiche. Le azioni si svolgeranno poi in contemporanea e, qualora si opti per due comandi dei quali l’uno prevalga sull’altro, solo quel colpo troverà esecuzione, con buona pace dell’esercito opposto che subirà gravi perdite.
La visuale degli scontri è laterale e, in alto, sarà possibile visionare il numero di soldati a disposizione di entrambe le truppe, che calerà, a seconda delle perdite, di turno in turno, sino al totale annichilimento dell’armata perdente.

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mmm sicuri sia il caso?

Non un virtuosismo strategico vi verrà richiesto per fronteggiare questi scontri, i quali si riveleranno tutto sommato semplici, soprattutto da un certo punto del gioco in poi. Ma un plauso va sicuramente rivolto all’idea di implementare questa meccanica nel sistema di gioco, contribuendo a rendere l’idea di una guerra da combattersi realmente mettendo in campo le vite degli alleati che hanno scelto di unirsi alla causa della liberazione. Un elemento narrativo oltre e prima che un’interessante feature del sistema di gioco, destinata poi a svilupparsi nel corso degli altri capitoli della serie.
Godetevi l’atmosfera e il pathos che accompagnerà questi scontri, difficilmente vi troveranno indifferenti. Ma attenti a non rilassarvi troppo: per quanto ben nascosto, infatti, il game over sarà sempre in agguato.
Alla pugna, dunque! Torna all’elenco completo

79) La classe non è acqua – Ma non del solo intuito sarete armati, durante queste aspre battaglie. Mano mano che recluterete i personaggi corrispondenti, infatti, potrete accedere ad una serie di comandi speciali, usufruendo così di qualche utile espediente o bonus durante lo scontro.
Potrete chiedere ai Ninja di anticiparvi le mosse del nemico per il turno successivo, rivolgervi ai Mercanti per corrompere qualche soldato avversario e acquisirlo alle vostre schiere o sperare che i Ladri scoprano le intenzioni degli oppositori o gli rubino qualche soldo, con un elevato rischio, però, di fallimento. Avrete poi la possibilità di ricorrere agli Strateghi, al fine di incrementare la potenza di una successiva carica. E, infine… no, lascio al gioco di svelarvi uno dei bonus più succulenti, mi taccio. Ciascuna di queste che potremmo definire classi sarà dunque utile ad un preciso fine e avrà il suo momento di gloria, contribuendo all’efficacia e all’effettività degli attacchi delle truppe ed evitando ingenti perdite umane.
I comandi speciali saranno utilizzabili anche cumulativamente prima di ciascun turno, ma non all’infinito: a seconda di quanti membri di ciascun gruppo avrete reclutato (fino ad un massimo di tre), infatti, avrete a disposizione un tot di utilizzi da gestire con cura pena il rischio di trovarsi scoperti e armati del solo intuito. Qui un po’ di strategia sarà d’uopo, come minimo. Torna all’elenco completo

80) Non c’è due senza tre – Come accennavo sopra, al fine di incentivare, qualora ce ne fosse ulteriore bisogno, il giocatore ad inerpicarsi per le impervie vie del reclutamento di tutte le stelle del destino, il gioco attribuisce non indifferenti vantaggi durante le battaglie campali a chi abbia a disposizione un buon numero di personaggi.
Questi ultimi, infatti, a seconda delle proprie peculiari abilità, saranno divisi in vere e proprie unità, siano esse di attacco (fanteria, arcieri o maghi) o in grado di porre in campo qualcuno dei summenzionati comandi speciali.
Abbiamo già visto quale sia la situazione per quanto riguarda le unità “speciali”, ma com’è la storia per quelle offensive? Ciascuna di esse, utilizzabile una sola volta per scontro e contrassegnata da un proprio ed evocativo appellativo, sarà composta da massimo tre membri ed il suo potere di attacco varierà a seconda di quanti ne avrete a disposizione.
Il successo delle vostre armate, dunque, è, anch’esso, scritto nelle stelle. Saprete “leggerlo”? Torna all’elenco completo

81) Andrà tutto bene, te la caverai! – Suikoden premia, come avrete intuito, gli abili cacciatori di stelle del destino. E questo è un dato di fatto, coerente con l’impianto di gioco e destinato a confermarsi in diversi momenti e diversi aspetti del sistema di gioco e della narrazione.
Ma, al contempo, il titolo insidia le sicurezze acquisite dal giocatore così da tenerlo sempre sul filo di un rasoio ben affilato. Se, infatti, un’avventata mossa, un errore di calcolo o, semplicemente, un’avversa sorte, determineranno la morte in una battaglia campale di uno dei prescelti dal destino presenti tra le nostre schiere, la dipartita sarà definitiva e non sarà più possibile terminare il gioco con tutti i personaggi e i correlati benefits. Non tutti i personaggi saranno soggetti alle mire dell’oscura mietitrice, alcuni, infatti, risulteranno, per esigenze del gioco, immuni alla morte sul campo di battaglia. Ma in molti saranno a rischio e anche solo un caduto farà la differenza.
Questa feature, tipica dei titoli strategici e da sempre croce e delizia degli appassionati del genere, contribuisce a creare un costante brivido sotteso a tutte le sessioni di battaglia, a deciso beneficio dell’enfasi che verrà spontaneo porre nell’affrontarle.
Contromisure? Nervi saldi, attenta pianificazione e dosaggio delle risorse, un pizzico di fortuna e, soprattutto… un salvataggio pre battaglia sempre a portata di mano per un eventuale “erase and rewind”. Torna all’elenco completo

82) Ipse dixit! – Ad accompagnare l’entrata in battaglia o la triste dipartita di molti dei personaggi presenti nel gioco saranno delle frasi pre – impostate, spesso interessanti perché lungi dall’essere generiche, si riveleranno, al contrario, strettamente connesse al carattere e al vissuto del loro enunciatore. Dato che sarebbe buona norma sperare di non sentire le ultime parole di alcun personaggio nel corso del gioco e, soprattutto, dato che alcune battle quotes saranno davvero difficili da ascoltare (pensate che alcuni personaggi le pronunceranno solo se altri saranno morti in precedenti battaglie…), siete autorizzati (non ringraziatemi, tranquilli), una volta terminata la vostra prima run, ad andarvele a leggere su internet. Ne scoprirete di belle, credetemi.
Una piccola aggiunta ad un comparto narrativo che vive di straordinari dettagli, in cui niente è inutile e tutto può contribuire ad approfondire lo sguardo sul peculiare universo di gioco e i suoi molteplici abitanti. Torna all’elenco completo

83) Ti sfido a singolar tenzone – Altra particolare modalità del variegato sistema di combattimento di Suikoden ci vedrà sfidare comandanti nemici in letali duelli uno contro uno, all’ultimo colpo di spada.
Questi tenzoni, molto ben inseriti nel contesto narrativo sì da essere sempre accompagnati dalla giusta tensione, sia per lo scontro in sé che per il suo valore all’interno della trama, saranno caratterizzati da un sistema in parte simile a quello delle battaglie campali.
Ed invero, anche in questo caso, avremo a disposizione tre distinte azioni da poter eseguire per ogni turno, ossia il normale attacco (Attack), la difesa (Defend) o l’attacco “disperato”, ossia un colpo molto potente che però lascia il personaggio scoperto (Desperate attack).
Ciascun tipo di azione è specificamente pensata per essere idonea a contrastarne un’altra, così da rendere fondamentale la scelta operata di volta in volta.
A guidare il giocatore in questa delicata scelta saranno le frasi pronunciate dall’avversario che, se si saprà leggere tra le righe o se si avrà una buona memoria visiva, potranno fornire un più che valido indizio sulla sua prossima mossa, così da poterla anticipare e contrastare.
Il saggio uso della telecamera, capace di esaltare i momenti principali dello scontro, completa il quadro di un’altra interessante modalità. Se a ciò aggiungete che non tutti gli scontri, in caso di sconfitta, daranno vita ad un game over, con ciò comportando possibili conseguenze sul proseguo del gioco… beh avrete chiaro che, anche in questo caso, nonostante la non eccessiva difficoltà, abbassare la guardia potrebbe risultare fatale. Torna all’elenco completo

84) Culture in gioco – Inizialmente immaginato per proporre al giocare un’estetica e un contesto culturale prettamente orientale, Suikoden è stato poi intriso di elementi del folklore e della tradizione Occidentale, sicuramente con l’intento di renderlo più fruibile e più vicino al pubblico al di fuori del Sol Levante.
Ma questa scelta nata forse come compromesso risulta, in realtà, vincente e rende immediatamente riconoscibile il titolo.
Non sarà strano, infatti, attraversare gli ambienti ispirati alla Cina feudale e poi, di colpo, ritrovarsi dinanzi un castello con tanto di cavalieri di lucente armatura vestiti. Allo stesso modo non mancherà l’occasione di passare da una allegra gita con elfi, nani e koboldi ad un enigmatico incontro con un ninja senza nome o ad una visita “culturale” in un tempio con tanto di mistico guardiano in meditazione.
E questi alterni rimandi all’Oriente e all’Occidente, di cui ho offerto solo una panoramica appena accennata, sono rinvenibili in molte occasioni, sia a livello macroscopico che microscopico, nei dettagli, se si avrà cura di prestare attenzione.
Quello che potrebbe apparire come un calderone di elementi fusi insieme in modo approssimativo è in realtà un mix efficace di distinte culture provenienti dagli estremi del mondo, sapientemente poste in correlazione e vicendevole scambio sì da offrire un’ambientazione e un contesto narrativo arricchito da queste eterogenee suggestioni.
E così il risultato finale è credibile e riuscito e contribuisce all’innegabile fascino di questo particolare jrpg. Torna all’elenco completo

85) Free refill – No, non sto parlando dei benefits beverecci concessi da alcuni fast food. Ma il concetto è quello. Eh sì, perché se sarete tanto smaliziati dal depositare nel magazzino del castello una medicina o una mega medicina, purchè ve ne sia rimasta solo una nel pacchetto multiplo che si acquista in negozio, quando passerete a riprenderla, dopo poco, troverete di nuovo il contatore al massimo e potrete così accaparrarvi non uno, bensì più oggetti curativi! Figata eh? Shh però, non ditelo a nessuno, altrimenti i negozianti mi verranno a cercare… Torna all’elenco completo

86) Biglietto ridotto – Quanti di voi sono stati scoraggiati dall’avvicinarsi a questo titolo, e alla serie in generale, dai folli prezzi praticati in quell’antro oscuro che è il mercato del retrogaming usato? Molti, credo.
Oh, ora non avete scuse! Perciò abbandonate lo scoraggiamento da portafoglio vuoto e annullate l’appuntamento per l’estrazione di un rene, Suikoden è disponibile, così come il suo sequel, sullo store del Psn, sia per Ps3 che per Psvita, a soli 4.99 euro!
Sì, ok, il retail è tutta un’altra storia, ma a volte è necessario scendere a patti per non perdersi esperienze di gioco fenomenali.
Pochi euro, spropositato divertimento.
C’è poco su cui riflettere, il click si può dire venga da sé. Torna all’elenco completo

87) Scusi, può ripetere? – Ricordate quando vi ho detto che la serie presenta diversi rimandi e ricorrenze, alcune delle quali divertenti? Ecco, una tra tutte è la possibilità, ad un certo punto di diversi capitoli, di scegliere una finta identità temporanea per fuggire a qualche pericolosa identificazione. Ebbene, tra i nomi selezionabili ci sarà quello di “Schtolteheim Reinbach III”.
Sì, avete letto bene, questo scioglilingua fattosi nome sarà onnipresente e segnerà alcuni tra i momenti più divertenti della serie, portandosi dietro non solo un piacevole senso di familiarità ma anche i ricordi delle risate che lo avevano accompagnato nelle precedenti avventure.
Ma non è finita qui. Vi siete chiesti se questo nome abbia un senso? Bene, se avrete cura di approfondire la vostra conoscenza della serie, giocandone tutti i capitoli principali, non rimarrete senza risposta. Torna all’elenco completo

88) Serve un passaggio? – Oh tu giocatore che ti appresti ad intraprendere la tua avventura in Suikoden, non temere le insidie nascoste nella necessità di spostarsi spesso da un luogo all’altro della mappa, soprattutto in vista dell’eroica impresa di reclutare tutti personaggi.
Non uno sfibrante vai e vieni ti attende, costellato da combattimenti contro avversari ben presto obsoleti, bensì un gradevole alternarsi di scenari, accompagnato ed alleggerito dalla possibilità di ricorrere al teletrasporto gentilmente offerto da un personaggio e, qualora sarai tanto bravo da trovare l’oggetto che lo permetterà, dalla capacità di tornare alla base in qualsiasi momento.
Mica male eh?
Ma non balzate ad affrettate conclusioni. L’esplorazione è fondamentale e guai al relegarla ad un mero balzo istantaneo da un luogo all’altro. Incamminati spesso per la mappa, indugia, il giusto, nei combattimenti ed appropriati della fisionomia dei luoghi che ti ospitano.
Profitta del teletrasporto solo come supporto nei tanti spostamenti cui sarai chiamato nelle fasi di reclutamento più concitate, né più e né meno. Così vedrai che la frustrazione non sopraggiungerà ma, al contempo, non cadrai nella tentazione di privarti di parte del divertimento sorvolando a piè pari l’esplorazione. Torna all’elenco completo

89) “Ti piace vincere facile?” – Nella migliore tradizione dei giochi di un tempo, Suikoden offre qualche appetitoso glitch, più simpatico da scovare che da utilizzare, a mio avviso, se si vuole godere comunque di un’esperienza di gioco piena e non intaccata da scorciatoie.
Ad ogni modo quello che più mi colpì la prima volta che giocai a questo titolo fu sicuramente il glitch legato ad un particolare mini gioco proposto da un improbabile giocatore d’azzardo e disponibile sin dalle prime fasi. A stupirmi fu il modo in cui era possibile scoprirlo, con una buona dose di pazienza e di applicazione, oltre che una memoria estremamente allenata.
Non dico altro se non che, attraverso questo piccolo espediente, è possibile ottenere da subito grosse somme di denaro, grandemente utili nel corso del gioco.
Ma a chi piace veramente vincere facile? A me no. Quindi ben venga divertirsi a scoprire il glitch e magari servirsene un poco, ma da lì a farne una sorta di cassa continua ce ne passa e non mi sento di consigliarlo, anzi. Torna all’elenco completo

90) “Two is megl che one” – Oh, quando ho parlato dei combattimenti casuali ho fatto cenno ad un sapiente uso della telecamera. Ecco, al fine di incrementare ulteriormente il vostro piacere nel godere di inquadrature differenziate e funzionali durante gli scontri, qualora reclutiate e riforniate di alcuni oggetti uno specifico personaggio (scoprite voi chi da soli, ne varrà la pena) questi vi donerà i “binoculars”, particolare oggetto in grado di rendere possibile, qualora inseriate il secondo joypad, utilizzarlo per ruotare la telecamera nel bel mezzo di un combattimento. Non un’aggiunta vitale, ma meglio averla che no, giusto? Torna all’elenco completo

91) “Già fatto? Per fortuna che c’è Pic!” – Ebbene sì, una caratteristica che ho enormemente apprezzato in questo titolo è la relativa brevità dei caricamenti, siano essi iniziali che necessari per passare da una location all’altra o dalla world map ad un combattimento, e così via. Eccezion fatta per le “estenuanti” attese da riservarsi al caricamento della Stele delle 108 stelle del destino e della schermata per cambiare i membri del party attivo, il gioco, per essere un titolo con i suoi annetti, scorre, infatti, abbastanza fluido. Non temete dunque snervanti sessioni di caricamento, l’unica cosa che Suikoden caricherà per bene e prendendosi i suoi tempi sarà il vostro coinvolgimento, ma quella è un’altra, ben più positiva, storia. Torna all’elenco completo

92) Ogni lasciata è persa – Non saranno molte, nel corso del gioco, le opportunità per salvare i propri progressi. Detta così può suonare strana e anche poco incoraggiante, ma in verità io ho molto apprezzato il non eccessivo abuso dei punti di salvataggio, che spesso toglie un po’ di verve e di pathos alle sessioni di gioco. Le occasioni per fissare i dati non mancheranno, non fraintendetemi, ma al di là della possibilità di ricorrere, a tal fine, alla locanda e a pochi “journeyman crystals” sparsi qua e là per le ambientazioni, dovrete spesso fare i conti con la necessità di essere cauti e di evitare passi falsi, pena la perdita di più di qualche progresso, in caso di game over. Una decisa iniezione di sfida, insomma, in un titolo che non presenta un fattore difficoltà di rilievo ma che, in questo modo, guadagna non poco in coinvolgimento, spingendo il giocatore a non abbassare mai la guardia nell’attesa di un agognato punto di salvataggio. Torna all’elenco completo

93) Suikoden per le vostre orecchie – Gioia e tripudio per le orecchie di ogni giocatore! A tratti estasi uditiva vera e propria! Questo vi regalerà la colonna sonora di Suikoden, un mix perfetto di stili e sonorità, in cui, ancora una volta, Oriente ed Occidente si incontrano ed alternano, accompagnando così il giocatore in questo viaggio fortemente connotato dall’influenza delle diverse culture scomodate per definirne la veste visiva ed altri interessanti dettagli.
Fiore all’occhiello di una ost davvero evocativa è il sapiente collocamento delle tracce che, nella maggior parte dei casi, richiamano fortemente, esaltandola, l’atmosfera del luogo di cui saranno prime anfitrione o del momento che andranno a sottolineare.
Ottimo, poi, l’utilizzo di alcuni temi specifici in correlazione ai momenti di tensione, dramma o trionfo, sì da renderli estremamente riconoscibili e dal predisporre, da subito, il giocatore alla giusta atmosfera emotiva.
Non solo i vostri occhi dunque saranno espugnati da questo piccolo capolavoro, che non si tirerà indietro nell’assediare anche le vostre orecchie, rapendovi totalmente, come tutti i migliori giochi sanno fare. Torna all’elenco completo

94) Venti anni e non sentirli – Graficamente discorrendo Suikoden si difende egregiamente, nonostante la sua veneranda età e un livello tecnico non elevatissimo, anzi. Vent’anni sono ormai trascorsi dal suo primo rilascio nella terra del Sol Levante, ma le rughe sono poche e gli donano fascino, come quelle d’espressione quando non sono troppo marcate.
Niente di trascendentale, a volerla dire tutta già ai tempi della sua uscita il titolo si presentava indietro, tecnicamente, rispetto alle potenzialità della prima PlayStation, ma questa piccola perla in 2d con qualche elemento tridimensionale, forse proprio perché tutto sommato semplice nella sua veste visiva, ha resistito bene al passare del tempo e risulta estremamente gradevole, se non, a tratti, una gioia per gli occhi.
A colpire sono soprattutto gli sprites dei personaggi principali, davvero pregevoli e coloratissimi, oltre che proporzionati, i ritratti degli stessi nelle finestre di dialogo, da molti non apprezzati ma da me enormemente graditi nel loro richiamare degli acquerelli e alcuni dei fondali pre – renderizzati degli ambienti di gioco (in particolar modo gli scorci di paesaggi, davvero belli) oltre che il design di diverse ambientazioni.
Certo, le animazioni durante i combattimenti sono decisamente scarne e primitive, ma per vedere qualche miglioramento in quel senso basterà attendere il secondo capitolo.
Non di un capolavoro visivo si tratta, dunque, ma di un titolo che, privilegiando un pregevole 2d piuttosto che spingersi nelle impervie lande di un 3d forse troppo prematuro, può dire la sua anche nel catturare le “pupille gustative” del giocatore. Torna all’elenco completo

95) “Belli belli belli belli in modo assurdo” – Dopo aver menzionato il pregio visivo degli sprites dei personaggi principali consentitemi di spendere due parole sulla cura riposta al fine di rendere evidente, già ad un primo impatto visivo, la peculiarità di ciascuno. Pur non eccellendo, il design dei personaggi è sicuramente interessante e in molti casi rispecchia perfettamente la caratterizzazione sottostante, con ciò contribuendo alla diversificazione e esaltazione dei tanti tipi umani presenti nel gioco.
Se non di un’opera estetica di superiore livello si tratta, sicuramente possiamo dire che difficilmente potreste giocare, anche solo nella vostra mente, a scambiare abiti e connotati tra i personaggi ottenendo come risultato qualcosa di altrettanto credibile.
Unico neo, paradossalmente, il design del protagonista, a mio modesto avviso rasente il ridicolo. Ma è un difetto perdonabile se si considera che potremo distrarci con schiere su schiere di comprimari, riposando così i nostri occhi dalla visione di quel mix tra bandana verde, pantaloni gialli e casacca rossa su due gambe che verremo chiamati ad impersonare. Torna all’elenco completo

96) “Io non sono cattiva, è che mi disegnano così” – Venghino siori venghino ad ammirare cotanti prodigi della natura! Le formiche soldato, i conigli mannari di accetta muniti, gli scoiattoli volanti e… i pesci… con forcone e… ali e… zampe… ok, insomma, venghino che ce n’è per tutti i gusti e tutti gli stomaci, purchè forti!
Nonostante la ricorrenza di alcuni sprites, differenziati solo da variazioni nella palette cromatica, il design dei nemici in Suikoden è sicuramente di base vario, interessante ed originale, tale da aver originato alcuni mucchietti di pixel che definire bizzarri è decisamente riduttivo. Non sarà allora difficile rimanere basiti dinanzi all’ennesimo avversario buffo ed evidentemente frutto dell’incontro tra idee sufficientemente folli da risultare più che ispirate.

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Jackpot

Ma del resto, che mondo sarebbe senza il rampicante coraggioso e il lupo bicefalo infuocato? Non pensateci, non è un vostro problema. Questi ed altri prodigi della natura, solo per voi, su Suikoden. Torna all’elenco completo

97) “What a wonderfull world” – Coniugando perfettamente il taglio particolare della storia con una buona esplorabilità, la mappa di gioco soddisfa il giocatore in cerca di un viaggio che sia anche visivo, fisico per così dire, e, al contempo, contribuisce a rafforzare il legame con la porzione di mondo specificamente interessata, ingenerando un graduale senso di appartenenza. Decisamente un compromesso ben riuscito tra una localizzazione precisa e “limitata” e l’aspirazione ad offrire comunque un’ampiezza in grado di appagare il giocatore errante.
La graduale espansione degli orizzonti percorribili, man mano che, progredendo nella storia, si potrà accedere a nuove regioni della mappa, lungi dal compromettere l’iniziale senso di esplorazione, al contrario ben vivo fin da subito, contribuisce a dare pienamente l’idea di un viaggio, di una conquista, di una missione precisa.

Tesoro mi si è ristretto lo sprite…

A livello visivo, la world map sembra direttamente uscita dall’album da disegno di uno degli artisti, senza alcun ulteriore passaggio o mediazione. Nonostante questo gradevole effetto, però, a mio avviso risulta a tratti un po’ spoglia e, soprattutto, il personaggio principale è ridotto ad un ciuffetto di capelli nero che si agita spostandosi in giro, tanto è spropositatamente rimpicciolito e minimale l’apposito sprite per la mappa.
Nel complesso, comunque, posso dirmi soddisfatta del livello di esplorabilità e della pregevolezza visiva della world map, decisamente piacevole da attraversare accompagnati, oltretutto, da una fantastica ost. Torna all’elenco completo

98) Il mondo è bello perché è vario – Dalle gioie della mappa di gioco ai piaceri delle specifiche ambientazioni proposte. Il passo è breve e quasi naturale. Coerentemente, anche qui, con l’idea di un viaggio che richieda di toccare e conoscere diverse realtà, per scoprirle tutte accomunate da una comune aspirazione di libertà, durante il corso del gioco saremo catapultati in scenari estremamente eterogenei tra loro e tutti immediatamente riconoscibili da un punto di vista visivo.
La varietà nel design degli ambienti, pur nella sua sostanziale semplicità, è a mio avviso altro fiore all’occhiello del titolo, che racconta anche con la sua atmosfera, chiedendo al giocatore di calarsi in diversi contesti umani e culturali, immedesimandosi, ogni volta, nelle storie che gli si pareranno dinanzi e che, credetemi, spesso passeranno prima dagli occhi, riempiendoli con suggestioni visive sicuramente essenziali quanto a design ma di grande impatto.
Fatte salve, dunque, le immancabili eccezioni che confermano la regola, incarnate da qualche ambiente non proprio al top quanto ad ispirazione, le location proposte dal gioco sono varie e ben “caratterizzate” e parlano al giocatore che ha cura di osservarle con la dovuta attenzione.
Non contate i pixel, non soffermatevi sul livello tecnico, ma lasciatevi avvolgere e trasportare, moltiplicherete il vostro viaggio per ogni nuovo luogo che visiterete.
Permettermi, di seguito, un brevissimo focus sulle città e sui dungeons che, sebbene esuli in parte dal loro design, si riallaccia a quell’ispirazione di fondo che ho trovato sottesa all’architettura dell’intero mondo di gioco. Torna all’elenco completo

99) “Tutta mia la città…” – Considerando che ci troveremo a calpestare il suolo di una zona tutto sommato circoscritta di un più ampio mondo, le città, siano esse villaggi, borghi di maggiori dimensioni o luoghi comunque identificabili come centri abitati, sono molteplici e, quasi sempre, peculiari pur nella loro fondamentale semplicità ed essenzialità. L’ingresso in una nuova città, quale che ne sia l’estensione, comunque mai rilevante, anzi, è sempre accompagnato da un primo colpo d’occhio interessante e volto a coglierne i dettagli e lo stile, il contesto culturale ed economico, in stretta connessione alle tematiche fortemente politiche della storia. Pochi edifici, quasi sempre una sola schermata, ma un’atmosfera molto riconoscibile. Segue poi, di getto, il fortissimo impulso di esplorare ogni pur minimo centimetro virtuale del luogo per scovare oggetti o personaggi da convertire alla nostra causa, stupendosi, spesso, della loro furbizia nel celarsi proprio sotto i nostri occhi.  Queste fregole esplorative saranno le prime fautrici di una totale immersione in questi villaggi, che vi troverete a conoscere meglio delle vostre tasche, apprezzandone davvero ogni sfaccettatura.  Sopraggiunge, infine, un gradevole sentore di familiarità e connessione con i luoghi visitati.  Numerose e capaci di serbare ben più di quanto le piccole dimensioni potrebbero far presagire. Queste le città in Suikoden.

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100) Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio – Forse un pò altalenanti quanto a design e varietà, i dungeons hanno il sicuro pregio di non essere puramente lineari e di celare, in alcuni casi, passaggi segreti davvero difficili da individuare.
Non aspettatevi enigmi di impegnativa risoluzione o labirintici corridoi, sarà difficile perdersi in un dungeon e trovarsi a piangere in attesa che arrivi la mamma. Ma non disperate. Molti gli oggetti, spesso fondamentali, nascosti all’interno di questi luoghi e, diverse, le ardite stelle del destino capaci di addentrarsi nelle più recondite stanze pur di non essere trovate e strappate alla loro quiete in nome di un’ambiziosa chiamata.
Magari non vi servirà la bussola, né una mappa, ma non fidatevi della sostanziale accessibilità di questi antri birichini in cui spesso i muri si burleranno di voi sperando che passiate oltre senza soffermarvi sulla loro abile illusione, rischiereste di perdervi più di qualche fondamentale contenuto. Uomo avvisato mezzo salvato, come si suol dire. Torna all’elenco completo

101) “Ne ho vedute tante da raccontar, giammai gli elefanti volar!” – Oh ragazzi, definitemi banale o scontata come la merce in saldo, ma per me non c’è niente di più evocativo e magico dell’immagine di un imponente drago che si libra nell’aere sollevando con se i miei piedi da sognatrice.
E dunque, scoprire che anche qui avrei potuto bearmi della visione di questi impavidi lucertoloni ha generato in me un moto di gioia.
Ma… c’è un piccolo ma. Perché se ad un tratto sentirete un barrito non sarà stato Dumbo in trasferta, ma proprio il nostro amico squamato.
Eh già, le stesse fauci capaci di letali scariche infuocate saranno altresì prodighe di versi elefanteschi. Perché mi chiedete? A saperlo!
Fatto sta che, superato lo “shock” iniziale per questa improbabile fusione, finirete con il trovare divertente l’ennesima bizzarra trovata degli sviluppatori di Suikoden.

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Vola, “Eledrago”, vola!

Che abbiano saltato una lezione di scienze di troppo o che abbiano scelto di creare una nuova bestia mitologica, i creatori dei dragoncelli di Suikoden hanno finito con il rendere originale una convenzione del fantasy mantenendone intatta la forza evocativa. Mica male. Torna all’elenco completo

102) ‘A famigghia prima di tutto – Elemento ricorrente che attraversa la serie contribuendo a connetterne i diversi capitoli, la famiglia Silverberg, con i suoi membri ufficiali o ufficiosi, è uno dei pilastri dell’universo di Suikoden.
Da sempre fucina di menti eccelse e di personalità spiccate e spesso dai contorni morali sfumati, questa casata getta in questo primo capitolo le basi di un fascino che sarà poi coltivato e riacceso ad ogni sua nuova apparizione, tanto magnetici e significativi saranno i personaggi che ne porteranno il nome.
Indissolubilmente legati alla guerra, della quale son chiamati a tessere le trame attraverso contorte e geniali strategie, i Silverberg sono un fiore all’occhiello nel vasto mare di tipi umani proposti, per quanto a noi qui interessa, in questo titolo.
Diversi ne incontreremo durante le trenta ore circa di gioco e, sempre, rimarremo colpiti dalla potente caratterizzazione e dal magnetismo insito nel loro importante cognome, che sia motivo di orgoglio o vessillo rinnegato.
Astuti, enigmatici, carismatici. I Silverberg sono ben oltre la preziosità del metallo richiamato dal loro cognome, ricordatelo. Torna all’elenco completo

103) Niente per caso – Approfondendo un po’ la conoscenza virtuale con l’ispirazione alla base di questo titolo, ho potuto constatare come sia stata una precisa scelta del suo creatore quella di inserire al suo interno piccoli elementi atti a conferirgli una profondità ed un fattore realismo abbastanza marcati.
E così, il titolo stuzzica le corde emotive del giocatore, ben orchestrando e preparando incontri, scontri, perdite e rivelazioni sì da ottenere il massimo impatto emotivo ed un setting delle relazioni e dei valori e dei disvalori tutto sommato permeato da un qualche percepibile realismo. Non capiterà di rado di fermarsi a pensare a quanto chirurgicamente sia stato distribuito ogni tassello lungo il percorso tracciato dagli sviluppatori, nonostante l’apparente semplicità di alcuni passaggi.
A ciò si aggiunga, a disegnare così un quadro in cui niente è stato lasciato al caso, che per molti personaggi è stata pensata e sviluppata una curva di sviluppo discontinua, tale da renderli grandemente efficaci in alcuni momenti e, poi, meno in altri, così da incentivare il giocatore ad espandere i propri orizzonti verso gli altri alleati messi a sua disposizione. Proprio come nella vita vera, in cui non si può essere sempre la persona giusta al momento giusto, insomma.
Un titolo da scoprire strato dopo strato questo Suikoden, in cui tutto è stato accuratamente progettato e studiato per un preciso obiettivo. Solo le emozioni e il coinvolgimento che saprà suscitare, per quanto ben veicolati, restano affidati alle insondabili vie dell’animo di ciascuno. Ma per quelli garantisco io, soddisfatti o… soddisfatti. Torna all’elenco completo

104) Sai mantenere un segreto? – Suikoden è, senza dubbio, un titolo pieno di segreti, alcuni dei quali accessibili sin da subito e, per questo, facilmente lasciati indietro. Al di là degli oggetti collezionabili ed utilizzabili per sbloccare reclutamenti o peculiari contenuti e di qualche “trucchetto” qua e là posizionato, cui ho già fatto cenno sopra, un plauso va rivolto a tutte le minuzie, forse non tanto tali, disseminate nel gioco, quali scappatelle precoci alla ricerca di potenti strumenti, diari segreti di alcuni personaggi, dialoghi celati dalla necessità di avere con se un determinato personaggio o scenette del tutto opzionali ma molto sfiziose, anch’esse da sbloccare in momenti e modi particolari. Insomma, volendo approfondire ciò che il titolo ha da offrire non sarà poco il materiale reperibile, tutt’altro. Ma la pazienza e l’attenzione sono fondamentali a tal fine, non dimenticatelo. Torna all’elenco completo

105) Last but not least – Le ultime sequenze di gioco di Suikoden sono il classico e perfetto esempio di come l’essenzialità e la semplicità possano dar vita a scenari di sicuro impatto e di rapida presa emotiva. Senza dilungarsi Suikoden disegna dinanzi agli occhi del giocatore un finale dritto come un fuso e diretto come un treno, capace, con poche misurate scene, di rivelarsi degna conclusione di una storia che vive di dettagli, di scene cruciali e di dialoghi misurati. Niente acqua ad allungare il brodo, il sapore andava preservato ad ogni costo e, credetemi, la missione è stata compiuta.
Non voglio dirvi che non proverete il desiderio di un epilogo più corposo, né che sarebbe stato scorretto o inappropriato se gli avessero dedicato qualche minuto in più. Ciò che voglio dire è che, a mio avviso, quanto proposto è congeniale e coerente con lo spirito e l’andamento del gioco ed è una perfetta chiusura, che dice quanto basta e evoca il resto. Come tutto il gioco, d’altra parte. Torna all’elenco completo

106) E vissero tutti… – Neanche ci trovassimo catapultati nel finale di “Animal House” o di qualche altra commedia di quegli anni, Suikoden ci offrirà, dopo la conclusione delle vicende narrate, una sfiziosa panoramica delle vicende successive legate ad OGNI personaggio reclutato.
Che ne abbiate 108 o 18 assisterete allo scorrere di schede che, con tanto di ritratto del personaggio in questione, vi diranno, in poche righe, cosa ne sarà stato di lui dopo l’epilogo del gioco.
Ma attenzione, solo dei personaggi reclutati potrete leggere il futuro. Per gli altri, invece, assisterete impotenti all’avvicendarsi di riquadri in bianco, quasi che il gioco volesse ricordarvi quanto vi siete persi non completando il vostro gruppo di stelle.
In molti casi saranno accennate situazioni divertenti, in molti altri leggeremo cose che scalderanno il nostro cuore. Ma, più spesso, ci troveremo dinanzi ad enigmatici scenari, destinati, forse, a chiarirsi in seguito.
Una carrellata veramente ispirata e divertente, che corona a pieno la vocazione del titolo a raccontarsi soprattutto attraverso i suoi molti e convincenti interpreti. Torna all’elenco completo

107) Suikoden Revival Movement – Fondato nel 2012 da un trio di fedelissimi fan della serie conosciutisi in rete, nel cruciale forum del bellissimo sito Suikosource.com, questo movimento si pone come primario obiettivo quello di ricondurre i riflettori su un figlio sostanzialmente dimenticato da mamma Konami, cercando di riportare in auge l’idea di un nuovo capitolo ufficiale.
Le attività propagandistiche e di “assedio” della pagina facebook americana ufficiale della Konami sono, in verità, iniziate nel 2010 ad opera di due dei membri fondatori del movimento, Chris Holmes e Ryan Hughes, i quali capirono che solo facendosi trovare attivi e propositivi avrebbero potuto ottenere l’attenzione della casa di produzione.
Rinvigoriti da qualche buon risultato e da alcune risposte ricevute, pur non determinanti ma simboleggianti comunque un parziale impatto sulla Konami, oltre che incoraggiati dai molti sostenitori acquisiti, i due promotori, con l’aggiunta di Matze Micheel, diedero vita al movimento conosciuto come “Suikoden Revival Movement”.
Due le principali campagne poste in essere in questi anni dal SRM: l’Operation Blinking Mirror, consistente nel massiccio invio di materiale fan made alla casella di posta della KCEJ, sì da palesare tutto l’amore ancora serbato per la serie, e l’Operation Flaming Arrows, rivolta alla Sony come una richiesta di interessamento affinché la Konami riportasse in vita il brand.
Tante di più le iniziative proposte ai fan da questo vivace movimento, che ha attirato l’attenzione di siti e testate giornalistiche, ottenendo la possibilità, tra l’altro, di condurre diverse interessanti interviste, tra cui la chiacchierata con Yoshitaka Murayama, creatore della serie e dei suoi primi tre capitoli.
Tutto questo a dimostrazione che la passione per una serie che ha saputo regalare molto non svanisce facilmente e può, se ben incanalata, portare molti frutti, quale che siano poi i risultati ultimi ottenuti.
Ad oggi il SRM ha sicuramente contribuito al rilascio in digitale sullo store americano ed europeo della PlayStation dei primi due capitoli della serie ad inizio 2015, fondamentale punto di partenza del suo programma di obiettivi, chiaramente consultabile sul sito http://suikodenrevivalmovement.com, che vi invito a visitare.
Queste poche righe non rappresentano che un mero antipasto di quanto potrete trovare e scoprire sul “Suikoden Revival Movement”, una realtà che, al di là di ciò che riuscirà a compiere, è un piacere aver conosciuto e continuare ad approfondire. Torna all’elenco completo

108) Il tempismo è tutto – Quanto sopra detto a proposito del “Suikoden Revival Movement” non è che un assaggio delle possibili prospettive della serie. I primi di Aprile, infatti, il movimento ha invitato i fan a porre in essere, il 16 dello stesso mese, l’Operation Fire Bringer volta sia a ringraziare Konami e Sony, tramite post o messaggi via Twitter o Facebook, per il rilascio dei primi due capitoli della serie sul Psn occidentale sia a richiedere, viste anche le voci in tal senso succedutesi nell’ultimo periodo, che la stessa sorte possa toccare a Suikoden III, a tutt’oggi unico capitolo principale a non essere stato edito in versione Pal, per dirne una.
Al contempo, il “Suikoden Revival Movement” ha annunciato di voler realizzare un video ringraziamento per Konami attraverso il montaggio di brevi filmati inviati dai fan, allo scopo, sempre, di ringraziare e richiedere il rilascio di Suikoden III.
Non so quale sarà l’effettiva sorte di Suikoden III, che sembra sempre più vicino ad una release ufficiale sul psn in occidente dopo aver ottenuto il rating Pegi (ma finchè non vedo non credo), fatto sta, però, che i tempi sono maturi, forse, perché questa serie torni a far parlare di se non più solo al passato. Quale miglior momento, allora, per iniziare a scoprirla o riscoprirla? Torna all’elenco completo

Indice di rapimento

Sembra quasi superfluo sintetizzare in poche righe il rapimento in me generato da questo titolo. Ma la tradizione va proseguita, ed è importante lasciare una traccia visiva, dopo tutto questo parlare.
Senza mezzi termini, ne ho avuti fin troppi a dire il vero credo, Suikoden è un capolavoro, un titolo capace di offrire un intrattenimento ricco e profondamente ispirato, in cui estrema cura è stata riposta in ogni dettaglio, persino nei più bizzarri e peculiari.
Un gioco di tale calibro, pieno di carattere e di cose da dire, è un must per chiunque si professi amante dei jrpg e, consentitemelo, per chiunque cerchi un’avventura da vivere con i piedi ben affondati in tematiche importanti e, al contempo, sollevati e sospesi in un profondo rapimento. Tanti gli interpreti fenomenali di questa storia che non disdegna un taglio particolare e fortemente politico, lontano dalla salvezza del mondo e vicino alle sorti degli abitanti di una sua specifica regione. Un’esperienza particolare, costellata di dettagli di cui riempirsi mani e occhi, per giungere, infine, a sentire quasi il tocco della vivida ispirazione che l’ha generata.
Date una chance a questa perla immortale, vi ripagherà molte volte, almeno 108, se non ho contato male.

  • Sergio Giansoldati

    Sono un po’ giù ultimamente (insomma, non sprizzo mai allegria da tutti i pori, a dire il vero) però questo articolo di Suikoden mi ha strappato più di un sorriso e riportato a galla molti ricordi piacevoli, di quello che è per me il miglior JRPG di sempre (seguito solo da Phantasy Star IV).

    Non so neanche quante partite ho iniziato e completato, ad ogni nuova c’era qualcosa da scoprire… praticamente immenso.
    Grazie e buon abduction a tutti. :))

    • talesofmanu86

      Ma grazie a te, questo commento ha strappato a me un sorriso, decisamente. Mi fa piacere sapere che il mio parere è stato anche solo in parte all’altezza dei tuoi ricordi con questo titolo, so quanto possano essere vividi ed evocativi! Concordo sulla sua immensità e la cosa più straordinaria è che è ben celata sotto un’apparenza semplice e poco pretenziosa. Suikoden è davvero tutto da scoprire.

      • Sergio Giansoldati

        Poi io sono un profano, secondo me il primo episodio è anche migliore del secondo! 😀

        • talesofmanu86

          Ma guarda alla fin fine secondo me, per quanto appartenenti alla stessa serie e contraddistinti da molti elementi comuni, sono due giochi diversi, con un taglio narrativo affine ma anche molto diverso e una caratterizzazione dei personaggi, anche di quelli che tornano dal primo, votata a distinte finalità. Il sistema di gioco è stato sicuramente smussato e raffinato nel secondo, ma ci sta, è anche giusto che una serie affili sempre di più le frecce al suo arco. Complessivamente parlando non nascondo che il secondo capitolo ha trovato uno spazio più deciso nel mio cuore (che è poi per me l’unico vero metro di giudizio alla fin fine) ma è difficile quasi dirlo, perchè questo primo capitolo, e credo si sia capito fin troppo eheheheeh, è sicuramente uno di quei titoli che hanno segnato e continuano a segnare una tappa fondamentale di questa mia passione. Credo che chiunque voglia avvicinarsi alla serie debba assolutamente partire da qui ignorando chi inneggia a Suikoden II come unica verità e via del brand. Senza questo giocare la serie non avrebbe affatto lo stesso sapore…

          • Sergio Giansoldati

            Bè, oltre la storia (secondo me la migliore insieme al 4, si hai letto bene, il 4! :P) e l’effetto “novità” (che dal due per forza di cose va calando), quello che ho sempre amato del primo Suikoden è il ritmo con cui viene scandita la storia: non ha mai punti morti, tutte le fasi di esplorazioni e le schermate hanno un loro perché. Il due era più longevo ma a volte si percepiva la classica forzatura, comune a molti JRPG, quella di voler (in certe fasi) dilatare la durata del gioco. Poi per carità, parliamo sempre di altissimi livelli, tuttavia il primo Suikoden è qualcosa di unico. Per scherzare dico sempre che è un JRPG che va giù come un action… :)))

          • talesofmanu86

            Guarda ho dedicato un motivo proprio all’andamento narrativo di Suikoden, secondo me perfetto e da prendere ad esempio. Neanche un secondo di troppo o sprecato, fantastico! Non potevi esprimerlo meglio comunque, quest’ultima frase che hai scritto è perfetta!

          • Sergio Giansoldati

            Prenditi il tempo che ci vuole, studiati un bel argomento e scrivi un bel libro sui videogiochi. Diamo una regolata a questi youtube che non si limitano più a dire cavolate dal monitor ma ci tengono anche a scriverle su carta! … una sola regola deve dominare: “cultura videoludica”! 😀

          • talesofmanu86

            Beh ti ringrazio per la stima, sinceramente mi sembra un’impresa altissima e non so proprio se sarei all’altezza, anzi ne dubito, ma quello che è sicuro è che ho intenzione di continuare a parlare di questa mia passione, poi chissà, mai dire mai…

  • Vile

    Questo è stato il mio primo RPG. E’ inutile che dico altro. Una rece così mastodontica non l’avevo mai vista. Complimenti davvero.

    • talesofmanu86

      Grazie mille!
      E’ stato un lavorone ma ogni riga è il frutto della profonda passione che ho per il genere e per questo titolo, che merita questo e altro secondo me!

  • Ken Shiro

    Per Suikoden esiste una patch ita che traduce completamente il gioco ,quindi se avete il cd originale potete giocarlo magari tramite epsxe che è un emulatore playstation per PC .