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arancioNegli ultimi tempi ho voluto rispolverare la cara “vecchia” XBox 360, nell’invano tentativo di sfoltire i titoli lasciati per anni sullo scaffale. Tra alti e bassi mi sono concesso qualche settimana di divertimento, e poi è arrivato lui (o lei) Wet. Il gioco in questione è uno sparatutto in terza persona, fortemente incentrato sull’azione frenetica, e sviluppato da Artificial Mind and Movement. “Chi diamine sono?” vi domanderete voi. Adesso conosciuti come Behaviour Interactive hanno partecipato allo sviluppo di diversi giochi nella generazione PS3/360, La Terra di Mezzo: L’Ombra di Mordor ne è un esempio, e si sono occupati della versione PSP di Dante’s Inferno. Certo, tra i titoli PS3 propri figura anche Naughty Bear, il quale ci fa capire che si ha a che fare con molti bassi e pochi alti, in fatto di realizzazioni videoludiche. Ma ehi, la demo di Wet mi era piaciuta, quindi perché non acquistarlo approfittando di qualche offerta?
Il gioco in sé non è neanche così male. Impersoneremo Rubi Malone, una ladra/killer cinica e spietata, la prima missione consiste nel rubare un cuore pronto ad essere trapiantato e portarlo al nostro cliente. Nell’avanzare della trama, perché tutto sommato c’è una trama, per quanto da film d’azione di serie B, scopriremo di essere stati fregati alla grande. Da quel momento in poi scatterà la nostra vendetta, inseguendo chi ci ha tradito su e giù per il globo.
Il comparto grafico non è forse dei migliori, ma fa il suo degno lavoro in un contesto artistico che ricorda molto da vicino i film anni ’80 e ’90, con tanto di effetto pellicola rovinata man mano che la nostra salute andrà calando, fino al completo bruciarsi della scena.
Mettendo da parte il doppiaggio atroce nella nostra lingua, il comparto audio e più che buono, specialmente nei momenti più frenetici con pezzi progressive rock che contribuiscono non poco all’azione.
In quando al gameplay, ecco, questo è il punto più combattuto. Avremo a che fare con livelli piuttosto lineari dove, a cadenza regolare, dovremo affrontare arene piene zeppe di nemici da crivellare con le nostre armi, o falciare a suon di spadate. L’azione è frenetica, acrobatica e spettacolare, con tanto di bullet time (grazie Max Payne) e doppi mirini per colpire più avversari contemporaneamente. Il tutto accompagnato da un sistema di punteggio per sbloccare potenziamenti acrobatici e modifiche alle armi.
Il problema è che, per quanto il tutto possa gasare inizialmente, a lungo andare subentra la ripetitività e la noia. Specialmente a fronte di una curva di difficoltà non perfettamente calibrata, dove avremo a che fare con arene facilmente risolvibili, e quei maledetti livelli nei quali saltare da un’auto all’altra sotto una selva di proiettili, e nei quali il game over rappresenterà una costante.
E poi arriva lui, il boss finale, che rappresenta forse il punto più basso della mia esperienza videoludica, una serie, neanche troppo lunga, di QTE (ossia tasti da premere con il giusto tempismo) che ti fa rimanere come un imbecille, mentre guardi i titoli di coda e ti domandi: “State dicendo sul serio, o mi prendete per il c…?