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Nintendo, SEGA – con la defunta Hitmaker – e Treasure insieme? Per un gioco dedicato ad Astro Boy, del “dio dei manga” Osamu Tezuka? Ma stiamo scherziamo? No dai, sarà uno di quei soliti tie-in fatti così, tanto per… al tempo, nel 2003, stava pure uscendo un nuovo anime sul robottino da 100mila cavalli, quindi l’avranno fatto seguendo quell’onda… Ah, ma vedo che ne hanno parlato pure bene! A differenza del gioco di Sonic Team per PS2… Beh dai, provarlo non mi fa male di certo… E poi è di Treasure, quindi almeno un test è d’obbligo.”

*Il giorno dopo*

100%… Ah… Ma…
È uno dei giochi per Game Boy Advance più belli che abbia mai giocato.

Treasure, amori miei… com’è possibile? Com’è che ogni cosa toccata da voi diventa un autentico tesoro?
Già ‘sta cosa la dissi più volte, anche qui dentro tra l’altro, con quel capolavoro assoluto che è Guardian Heroes, ma è impossibile non ripeterla ogni volta che si finisce un vostro gioco a quanto pare, vero?
Finora la casa sviluppatrice giapponese, per quei loro “pochi” titoli da me giocati, non mi ha MAI deluso. Ma da lì a non deludere nemmeno con i tie-in ce ne vuole eh… cioè, ok, ne avevo già giocati un paio in verità – come il buon Bleach: Dark Souls per DS (tra l’altro sempre SEGA e sempre su una portatile Nintendo) – ed erano belli, sì, ma non COSÌ belli. Qui si parla veramente di qualità elevata, perché Astro Boy: Omega Factor mi si è parato davanti, inaspettatamente, come una vera e propria killer app della portatile Nintendo.
Parlerei addirittura di perfezione, se non fosse per un paio di stonature. Ma proprio un paio contate. DUE proprio. Parlo di brutti cali di frame e rallentamenti nei momenti in cui lo schermetto risulta eccessivamente affollato e strapieno di nemici e/o effetti. E di una certa ripetitività nei livelli, in quanto riproposti più e più volte durante una partita in cui già bisogna “rigiocare” praticamente tutto per ben due volte.
Ma non c’è problema, perché entrambe le complicazioni possono vantare di una “scusa” che le porta a delle semplici “sbavature” più che a difetti veri e propri, seppur rimangano tali.

Il primo dei due motivi è il comparto visivo.
Davvero stupendo, quasi esagerato per la piccola piattaforma su cui gira questo piccolo gioiellino. Tutto bellissimo alla vista, grazie allo stile della Tezuka Productions che risalta non solo nei ritratti dei personaggi nei loro dialoghi, ma anche negli sprite disegnati ed animati divinamente. Per non parlare della resa dell’illuminazione e degli effetti speciali in generale, o delle ambientazioni dei livelli e i loro sfondi da ammirare tra una scazzottata e l’altra.
Una meraviglia tecnica al limite del dettaglio.

Il secondo invece riguarda non solo la longevità, ma anche la trama.
Il numero dei fantastici livelli appena accennati è abbastanza esiguo a dir la verità, anche per un gioco portatile, con uno schema di otto stage divisi in varie zone (più alcune extra fuori dallo stesso schema), poco estesi e pure molto veloci da percorrere per via del loro “limite”, se così vogliamo chiamarlo, del “vai avanti e picchia gente”.
Questa “pochezza” avrebbe reso il titolo MOLTO corto, un paio di orette circa, ma con l’aiuto della storia e del suo sviluppo – da non prendere assolutamente sottogamba – il replay e il backtracking nei vari ambienti di gioco diventa un atto dovuto e pure, strano ma vero, piacevole e mai pesante, triplicando così le ore dell’avventura e massimizzando ancora di più l’epicità del finale.

Mi spiego meglio: questo non è un semplice tie-in dell’anime di Astro Boy uscito nel 2003. Non ne riprende la storia nello specifico. Omega Factor narra infatti una storia originale scritta appositamente per l’occasione. Una storia che coinvolge, tra le tante cose, anche i viaggi nel tempo. Quindi…. beh, fate 2+2, qui non si fa spoiler! Anche perché, nella sua semplicità di base, riesce anche a coinvolgere e, addirittura, a sorprendere.
E non solo: i personaggi non si fermano al protagonista Atom/Astro e alle sue dirette conoscenze riprese dai vari adattamenti del manga, no… qua ci stanno personaggi ripresi da TANTISSIME altre opere di Tezuka!
Black Jack, Prime Rose, La Principessa Zaffiro, La Fenice, Kimba il Leone Bianco, Metropolis… questi sono solo “UN PAIO” dei grandi nomi presenti in questo gioco, che siano essi personaggi primari, secondari o meri cameo, magari da scovare in mezzo al livello come “segreto”. Vi è pure una sezione a parte nelle opzioni per scoprire qualche curiosità legata al loro passato nell’editoria e nell’animazione giapponese. Una trovata geniale e pure ben integrata che fa SICURAMENTE la gioia degli appassionati. Complimentissimi agli autori per aver dato vita a queste splendide idee.

Però il fiore all’occhiello… la ciliegina sulla torta… no, macché ciliegina: TUTTO L’IMPASTO! Dai… IL GAMEPLAY! Da Treasure non ci si può aspettare altro che una giocabilità tanto frenetica quanto divertente… ed anche in questo caso è proprio così!
Come potrei aver già fatto notare qualche riga più sopra con la frase “vai avanti e picchia gente”, Astro Boy: Omega Factor altro non è che un beat ’em up, un genere che qui però condivide la stanza con un buon coinquilino di nome shoot ’em up. Questo dualismo è così ben profondo ed equilibrato che passare da un punto A ad un punto B, tra dosi massicce di calci e cazzotti, laseroni digitali, mitragliatrici dal didietro e voli jet con frame di invincibilità, non è mai stato così entusiasmante. Almeno su GBA.
La varietà dei nemici basici non sarà ‘sta gran cosa, a differenza delle loro grandezze e dei loro colori più svariati, ma più si va avanti e più si trova il piacere di pestarli e spararli a dovere per riuscire ad andare oltre e conoscere persone nuove, potenziarsi al massimo e sconfiggere i boss dopo combattimenti mozzafiato. Ed impegnativi.
È tipico di Treasure, infatti, NON tarare la difficoltà verso il basso, sebbene questo non sia di certo uno dei loro giochi più difficili, anzi (e poi ci sta la scelta tra Facile, Normale e Difficile, quindi vabbè), ma in alcuni frangenti bisogna veramente sudarsela, soprattutto in certe boss fight, realizzate egregiamente per imponenza e pattern di attacchi. Meno male che, come già menzionato, tramite il collegamento tra ogni personaggio incontrato durante questo “viaggio per la salvezza del mondo” e l’anima del piccolo robot, basta migliorare e dividere gli attributi e le abilità del nostro eroe in modo intelligente già dai primi punti ricevuti, così da avere una vita più facile in seguito… circa.
Insomma, ogni zona è una carica ingente di adrenalina, pregna di azione, rivelazioni e soddisfazione.
A secchiate proprio.

Quindi, che dire: un’altra piccola perla nel grande scrigno del Tesoro che mai mi sarei aspettato di apprezzare così tanto. Contentissimo di averlo recuperato, anche dopo tutti questi anni di totale ignoranza a riguardo. Anzi, proprio per questo motivo è stato una sorpresa ancora più grande!
Merita assolutamente l’attenzione di TUTTI i possessori di Game Boy Advance, ancor più se conoscitori delle opere del maestro Osamu Tezuka. In quel caso diventa proprio imprescindibile.
Anzi, lo è a prescindere.

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