Share

È successo con Yakuza Kiwami.
È successo con Yakuza Zero.
Ovviamente doveva succedere anche con Yakuza Kiwami 2.
Cosa?
Semplice: innamorarmi. Di nuovo.
Della serie SEGA. Di Toshihiro Nagoshi. Dei videogiochi.

È la terza volta che ci casco… ma voglio cascarci ancora. Almeno per altre… 4 volte… sempre se porteranno anche qui le Remastered PS4 di Yakuza 3, 4 e 5, che in jappolandia stanno già uscendo piano piano.

Assurdo come ogni parte finale dei titoli “made in Nagoshi” riesca a farmi sobbalzare dal divano, che sia per l’adrenalina di certi combattimenti o per i plot twist che si susseguono a catena. E questi ultimi, su Kiwami 2, non sono molti… sono TROPPI! Quasi ESAGERATI!
A conti fatti non credo che questo “secondo” Yakuza sia stato il migliore dei tre da me giocati, sia chiaro, ma il numero di rivelazioni e la carica emotiva che ti sbattono in faccia nelle ultime parti, soprattutto per via della regia, della cura nei particolari e dei protagonisti di alcuni dei momenti che vanno dal capitolo 11 (su 16) in poi, sono tra più POTENTI mai giocati, tra i più… ho già detto “esagerati”? Sì? Beh… allora tocca ripetermi, perché lo sono!

La bellezza visiva e le novità raggiunte col nuovo Dragon Engine poi, già sfruttato su Yakuza 6, rendono il tutto ancora più palpante, più dinamico: Kamurocho e Sotenbori sempre più popolate e pulsanti, personaggi ancora più espressivi ed umani, mondo di gioco meno limitato e senza confini/caricamenti tra combattimenti ed esplorazione – sia dentro che fuori gli edifici -, tutto interconnesso, tutto reattivo, tutto vivo.
Senza contare, ovviamente, il salto qualitativo dall’originale Yakuza 2 per PS2… W-O-W!
REMAKE nel vero senso della parola. E tutto maiuscolo. Un lavoro encomiabile a dir poco.

Purtroppo sono stati sacrificati alcuni fattori per far spazio ad altri, come i diversi stili di lotta dei due giochi precedenti. Qui, infatti, si ha di nuovo un unico “stile” e ciò, a primo impatto, potrebbe deludere il giocatore ormai “abituato” alla vastissima varietà di combo utilizzabili dei predecessori – una delusione che, inizialmente, ha colpito pure il sottoscritto – ma la diversa gestione di esperienza, statistiche e acquisizione di abilità e potenziamenti, è riuscita a farmi apprezzare questo nuovo sistema, rendendo il gioco diverso ma non per questo meno divertente o meno tecnico e completo. Anzi, la libertà prima accennata, con un utilizzo in tempo reale di oggetti, strutture e alleati presenti nella “zona della scazzottata”, mi ha regalato una buona dose varietà ad ogni scontro, con mosse speciali uniche, “lancio del martello” – ma con le genti malvagggie al posto del martello – e così via.
Ed è bellissimo vedere i negozianti che ti negano le compravendite dopo avergli spaccato tutti i vetri per un innocente “volo del bullo” sulle vetrine… giusto per farvi capire meglio le reazioni di un mondo VIVO!
Certo, ogni tanto la nuova fisica fa qualche scherzetto, soprattutto quando i corpi vengono silurati verso l’infinito e oltre dopo dei lanci o degli atterramenti, o lasciati fluttuare sopra degli oggetti, in modi del tutto innaturali… ma vabbè, insignificanti dettagli (?)

E non sto qui a parlare della solita miriade di attività secondarie, di missioni assurde, delle piogge di minigiochi, DEI CABINATI DI VIRTUAL-ON E VIRTUA FIGHTER 2… penso di aver passato 10 ore solo lì… e nella gestione del cabaret… nah, dai, mi fermo qua su questi dettagli, che se no non finirei più.
Diciamo che è tutto “tipico di Yakuza” e siamo tutti felici e contenti. Intanto chi ha letto gli altri due articoletti sugli altri due capitoli avrà capito il mio non volermi ripetere.

Ah, ma non posso dimenticare i tre capitoli extra dedicati al miglior personaggio di sempre: Goro Majima!
Una novità assoluta per la storia di Yakuza 2, che spiega i fatti antecedenti alle gesta del protagonista Kiryu dal punto di vista del “cane pazzo di Shimano“, con presenze e collegamenti presi a piene mani da Yakuza Zero, come una sorta di “piccolo sequel” legato, appunto, al finale Zero del buon Majima.
Eh sì, mi tocca dirlo: NON GIOCATE KIWAMI 2 SENZA ZERO (e Kiwami, beh, che ve lo dico a fare)!
Sono parti aggiuntive di un paio d’ore, e pure molto facili e lineari, ma anche quel poco è riuscito ad emozionarmi come non mai.
Ah, Nagoshi, ma come fai…

Anche se forse… rileggendo alcune righe, potrei aver fatto capire che Kiwami 2 non meriti l’alieno multicolor, ma, ecco… giocare e parlare di un Yakuza, così, “a mente calda”… è difficile…
No, aspè, in verità è facilissimo, e il perché è altrettanto facile da capire: ogni santissima volta, dopo una boss fight da brividi e dei titoli di coda che culminano in musiche e scene post-crediti hypanti come poche cose, finisco sempre con gli occhi sparaflashati e una faccia stupita, soddisfatta… proprio come il marzianello qui sopra.
E quando un gioco mi lascia in questo stato dopo tantissime ore, non c’è difetto tecnico che tenga o posso chiudere più di un occhio.
Si sa: l’amore è cieco.

E ora… DOV’È IL 3??