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Da sempre l’umanità si domanda se c’è vita nell’universo. Beh, altre forme di vita esclusi noi Marziani, ovviamente. Non facciamo altro che guardare le stelle, cercare pianeti appartenenti alla “fascia verde” dei sistemi stellari, come lo è la Terra per il Sole, inviare segnali in attesa di una qualsiasi risposta.
E se un giorno qualcuno alzasse questa cornetta virtuale, rivelandosi tutt’altro che amichevole?
Beh, in quel caso non vorremmo certo trovarci nei panni di Longy, il protagonista di ALBEDO – Eyes from outer space, titolo “indie” italiano, con qualche collaborazione estera, realizzato da Fabrizio ‘z4g0’ Zagaglia.

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Passi la melma verde sul pavimento, ma perché diamine c’è un dinosauro in mezzo alla stanza?

Fantascienza da bere!
In ALBEDO – Eyes from outer space (da ora ALBEDO), saremo catapultati nel 2063 per vestire i panni del già citato Longy, guardia notturna di un complesso di laboratori, sperduti in un’indefinita campagna, all’interno dei quali si svolgono svariati esperimenti. Tanto segreti che neanche il nostro protagonista ne sarà a conoscenza fino al momento di restarne invischiato in prima persona. Dopo un brevissimo filmato introduttivo, verremo colti alla sprovvista da un’esplosione che ci farà precipitare nella cantina dei laboratori. Da questo momento in po’ Longy potrà fare affidamento unicamente sulle sue forze per tentare di sopravvivere agli orrori che si troverà di fronte e cercare di scoprire cosa è realmente accaduto al complesso.
Un esperimento andato male? Un universo parallelo che vuole invadere il nostro? Una minaccia dallo spazio lontano? Chissà, forse tutte e tre le eventualità insieme, visto che il gruppo JUPITER, proprietario dei laboratori, si diletta a fare esperimenti in ogni campo.
La verità la scopriremo solo giocando e avanzando nella struttura ormai diventata ambiente perfetto per insidie di ogni tipo. Specialmente per questi occhi tentacoluti che vogliono banchettare con le nostre carni!

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Non è proprio uno dei tentacoli di ALBEDO, ma fa piacere incontrarlo

Meccaniche non quantistiche
Ma di fatto, ALBEDO, che tipo di gioco è? Beh ecco, è un fritto misto di generi, tra i quali spicca principalmente l’avventura ad enigmi. Ogni tanto, mentre affonderemo la forchetta in questa croccante insalata, ecco che tireremo fuori elementi di sopravvivenza horror o, perchè no, timidi accenni di sparatutto in prima persona. Il tutto abbondantemente condito di citazioni e situazioni che fanno l’occhiolino (termine quanto mai azzeccato in questo caso) a pellicole fantascientifiche più famose di tutti i tempi.
Sono però gli enigmi a farla da padrone nel gioco di z4g0, e ne incontreremo veramente di tutti i tipi. Alcuni di una facilità disarmante, altri un po’ più complessi, ma in ogni caso risolvibili semplicemente ragionandoci con calma e sfruttando, quando necessario, la fisica del motore di gioco. In genere la difficoltà risulterà accessibile a tutti… e se lo dice un Marziano non tanto avvezzo alle avventure grafiche, potete crederci. Oh, mal che vada potete sempre affidarvi alla vecchia tecnica di provare “il tutto con tutto“, pratica che non sempre funzionerà, in quanto gli enigmi saranno talmente vari che a volte esuleranno del campo stesso del videogioco (e non vi dico altro, perché vi assicuro che la sorpresa sarà tanta). Fortunatamente, per chi non è pratico di tali meccaniche, ad inizio partita potremo avvalerci del “visore temporale“, uno strumento con il quale potremo avere indizi su cosa dovremo far accadere in un futuro prossimo. Veramente una bella pensata, alla quale si accostano i suggerimenti, proposti come pensieri a voce alta del protagonista, che ci verranno proposti dopo aver passato troppo tempo senza progredire nell’avventura.
Sfortunatamente, però, gli enigmi non risultano calibrati in modo crescente e in generale il ritmo risulta troppo altalenante, anche nell’ottica di aver qualche passaggio semplice tra quelli complessi, così da ricaricare i nostri neuroni
Le parti dove ALBEDO pecca veramente sono però quelle più di azione. Purtroppo i pochi scontri contro i nemici non sono gestisti proprio benissimo dal sistema di controllo, che risulta lento e poco preciso. Nulla di trascendentale sia chiaro, ma potrebbero capitare situazioni imbarazzanti nelle quali non riusciamo ad inquadrare il nostro avversario che intanto ci sbocconcellerà allegramente.
Nota positiva invece per l’interfaccia di gioco che, scomparendo quando non viene utilizzata, risulterà assolutamente non invasiva, regalandoci quindi un’esperienza completamente immersiva.

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Fermati essere immondo! Ho una lumaca in mano e non ho paura di usarla!

Ho visto cose che… boh, sono cose
E qui c’è da mettere in chiaro le cose. Visivamente ALBEDO non penso sia adatto a tutti. L’abbondanza di effetti visivi potrebbe infatti non andare d’accordo con i giocatori soggetti al “mal di mare da videogioco“, in quanto la scelta cromatica, unita alle abbondanti “sfocature” rende l’immagine di sicuro impatto, ma difficile da elaborare.
Di fatto però ALBEDO è visivamente stupendo! Complice il voluto stile fantascientifico anni ’60 che permea ogni singolo aspetto del gioco. Dai colori alla riviste sparse sui tavoli, dagli ambienti alle decorazioni, tutto ci tuffa in una pellicola di serie B con alieni deformi e pistole laser con dischi cromati sulla canna. Lo scotto da pagare per questa “abbondanza grafica” è un motore piuttosto pesante, che renderà necessario scendere a compromessi anche nel caso – come capitato a me – la vostra configurazione superi i requisiti consigliati. Veramente, non mi spiego in altro modo la difficoltà di far girare il gioco, se non per la complessità degli effetti visivi, anche perchè, tutto sommato, il gioco si sviluppa in “livelli” chiusi di modeste dimensioni. Se proprio doveste avere problemi, diminuite un po’ la risoluzione e via.
Come se non bastasse lo stile visivo, ecco che anche suoni e musiche risultano un concentrato di fantascienza anni ’60, con quel particolare stile elettronico dove manca solamente tema di Star Trek suonato con il theremin.
Beh, non male quindi, pesantezza del motore di gioco a parte, giusto? Ecco, non proprio. Laddove gli enigmi non riescono a bloccarci, ecco arrivare gli errori di programmazione (o bug che dir si voglia), e in ALBEDO non sono pochi. Vanno dalla sparizione di oggetti, all’impossibilità di raccoglierne alcuni. I più gravi però riguardano l’interfaccia di gioco che spesso risulterà bloccata nelle schermate di risoluzione degli enigmi. Molti di questi difetti sono risolvibili semplicemente riavviando il gioco, per altri invece sarà necessario tornare indietro di qualche salvataggio, tra quelli manuali o automatici previsti dal gioco. Anche in questo caso, nulla di eclatante, ma sicuramente fastidioso. Ricordiamoci però che siamo ormai abituati a veder di peggio in produzioni che si fregiano della sigla di tripla A, che manco il mio frigorifero di casa ne ha così tante. Quindi possiamo tranquillamente chiudere un occhio, no?


PS: E a proposito di occhi, perchè non date un’occhiata anche al nostro video riguardante ALBEDO?

Indice di rapimento

In conclusione vale la pena giocare ALBEDO – Eyes from outer space, o no? Assolutamente sì. Magagne tecniche a parte, e volendo sorvolare su una trama scarna e conclusa un po’ troppo in fretta, ALBEDO è il tipico esempio del videogioco creato con passione. Non sarà perfetto in ogni suo aspetto, ma la cura riposta nel creare gli enigmi in modo veramente originale, la mole di citazioni sempre contestualizzate, e lo stile spensierato del protagonista e di molti dettagli di gioco (quali i nomi degli obbiettivi sbloccabili), fanno capire quanto Fabrizio ‘z4g0’ Zagaglia stesso si sia divertito durante lo sviluppo. E’ strano a dirsi, ma mentre giocavo ALBEDO, percepivo in esso la realizzazione di un sogno. Se non è da Marziani questo, allora non saprei proprio.