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Sono vivo. Cammino cercando un modo di raggiungere l’ altra estremità del reparto scientifico, per attivare l’ascensore che mi permetterà di raggiungere i compagni. Sempre che siano ancora vivi, s’intende. Dò una sbirciata al rilevatore di movimento. Nessun segnale. Cammino lentamente, aguzzando la vista e tenendo le orecchie bene aperte: qui è molto buio, e preferisco risparmiare le batterie della torcia. La situazione sembra tranquilla, così ne approfitto per dare un’occhiata nei dintorni in cerca di oggetti utili, potrei non averne più l’occasione. A un tratto sento qualcosa. Sembrano delle voci. Estraggo il rilevatore di movimento: proprio così, poco più avanti c’è qualcuno, ed è diretto da questa parte. Con passi lenti ma decisi mi dirigo verso il letto più vicino e mi ci infilo sotto. Sporgo leggermente la testa. Uno, due, tre… sono in quattro. Ma sono amici o nemici? Cerco di ascoltarli con attenzione, mentre si avvicinano. Accennano a un omicidio. E sono armati. Cazzo.

Controllo l’equipaggiamento. Mi restano 10 colpi. Vediamo… facciamo che con la mira che mi ritrovo servono almeno due o tre colpi ciascuno. Quindi… no, niente da fare, mi servirebbero almeno 12 colpi. Che cazzo faccio adesso? Mi resta una molotov… e una bomba artigianale. Ma come diavolo posso sperare di ucciderli tutti? E se sbaglio a lanciarle? E se mi notano mentre lo faccio? No, lasciamo perdere, con tutta probabilità finirei per attirare l’attenzione e basta, se mi beccano sono morto. Però sono decisamente troppi da evitare, e non posso lasciarli gironzolare. Cazzo, sono sempre più vicini…

Non ho scelta. È rischioso, ma devo tentare.

Tiro fuori la pistola e rimango immobile sotto al letto, aspettando il momento giusto. Ecco, sono vicini… ORA! Sparo un colpo in aria. Colti alla sprovvista, i quattro iniziano a sparare verso di me, e a ripararsi in qualsiasi posto gli capiti a tiro. E io aspetto, sperando che a uno di loro non venga la brillante idea di avvicinarsi. Se esco adesso sono fottuto. Controllo il rilevatore di movimento. Il piano funziona. Dai condotti esce la bestia, e inizia ad ammazzare tutti. Ora non fanno più caso a me, è il momento giusto. Con passi felpati mi dirigo verso la stanza più vicina e mi nascondo in un armadietto. Sento urla. Spari. Altre urla. Poi il silenzio.

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Controllo il rilevatore di movimento. Ora emette un solo segnale. La bestia sta setacciando il corridoio a caccia di sopravvissuti, riesco a sentirla. Sta camminando lentamente, e continua a voltarsi in cerca di qualcuno: cerca me, ha percepito la mia presenza, lo sento. A un tratto inizia a correre e si infila in un condotto nel soffitto. Controllo il rilevatore. Sembra che si stia allontanando. Cristo santo, ha funzionato.

Esco dall’armadietto e torno nel corridoio per ispezionare i cadaveri in cerca di munizioni o di qualsiasi altra cosa possa tornarmi utile. Il rilevatore non emette alcun segnale. Mi dirigo verso la sala principale, per cercare il terminale che mi permetterà di sbloccare l’ascensore. Ad un certo punto il rilevatore di movimento emette un suono. Lo guardo. CAZZO, sta tornando!!! Mi infilo sotto alla scrivania e tengo d’occhio il rilevatore. Ma riesco a sentirlo. Lo sento, sta striciando nei condotti di ventilazione.

Un momento. Il segnale è sparito di nuovo. Rimango immobile…. Ancora un minuto… ok, via libera.

Esco dalla scrivania e accendo il terminale: ecco fatto, la porta è aperta. All’improvviso torna il segnale e sento chiaramente Alien uscire dai condotti a pochi metri di distanza. È nella camera qui vicino, e se non mi sposto subito mi noterà attraverso la vetrata! In preda al panico inizio a correre e sento alle mie spalle il suo verso raggelante: mi ha sentito, e sta venendo da questa parte! Mi infilo in un armadietto, e inizio a guardare attraverso le fessure: non mi ha visto entrare nell’armadietto, è un buon segno… ma lui sa che sono qui. Sa che sono in questa stanza. Con il cuore in gola, lo vedo entrare nell’ufficio.

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Cammina a passi lenti, scrutando l’oscurità. Si ferma a un paio di metri di distanza. Rimango immobile. All’improvviso si volta verso di me e si avvicina. Mi allontano dalle fessure e inizio a trattenere il fiato. Il mio cuore sta esplodendo. Riesco a vederlo, mentre si ferma davanti all’armadietto. Uno, due… i tre secondi più lunghi della mia vita. Poi emettere uno strano ruggito, e si allontana con passi goffi e veloci. Lo sento emettere un gran baccano, mentre ritorna nei condotti di ventilazione. Lo sento allontanarsi. Controllo il rilevatore di movimento. È ancora qui vicino. Cazzo. Potrebbe essere una trappola. Decido di rimanere ancora nascosto. Sbircio dalle fessure.

Eccolo lì, infatti, è uscito dai condotti e mi sta cercando nelle altre stanze. Decido di uscire. Mi abbasso e mi muovo più lentamente possibile, cercando di raggiungere il maledetto ascensore dall’altra parte del corridoio. Tengo il rilevatore sotto controllo. Si sta muovendo, ma sembra diretto verso di me. Mi ha visto? O è solo un caso? Mi infilo in un’ altra stanza, pregando tutti i santi del paradiso. Mi guardo intorno con movimenti nervosi. PORCA TROIA, nemmeno un tavolo, un armadietto, niente! Controllo l’equipaggiamento. Prendo la bomba e la lancio in una stanza dall’altra parte del corridoio. Un’esplosione assordante rompe il silenzio, e la creatura si precipita in quella direzione. Ha funzionato! Cercando di non correre e di non farmi prendere dal panico, esco dalla stanza e mi avvicino il più velocemente possibile all’ascensore. La bestia mi ha visto.

Entro nell’ascensore.

Premo il tasto.

Le porte si chiudono.

Sono salvo. Sono vivo per miracolo… Per ora.

Questo e molto, molto altro riserva Alien Isolation. Ho ritenuto opportuno iniziare a descrivere il gioco in questo modo, perchè iniziare da una classica lista di pregi e difetti o parlare semplicemente del gameplay non avrebbe per niente reso giustizia a un gioco come questo. Signore e signori, siamo di fronte a uno dei migliori survival horror della storia videoludica, e lo dico da appassionato che ha avuto modo di giocarne parecchi, di survival horror. Era dal lontano 1999 che non mi angosciavo così. E no, non mi sto riferendo a Silent Hill. Sto parlando di Hellnight, survival d’annata pubblicato da Konami e praticamente sconosciuto a gran parte dei giocatori (e che vi consiglio caldamente).

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Sotto molti, moltissimi aspetti, Alien Isolation mi ha ricordato lo stile TESISSIMO di Hellnight e mi ha fatto rivivere le stesse emozioni di una volta: visuale in prima persona, ambienti cupi e desolati, lunghi corridoi, tremenda sensazione di solitudine, musiche ed effetti da infarto, una creatura immortale che ti da la caccia. Isolation, come Hellnight, riesce a farti sentire PERENNEMENTE una preda. Un topolino lasciato a marcire in un labirinto senza uscita, con un gatto alle calcagna. Isolation mi ha ricordato molto anche lo stile di Echo Night Beyond, altro survival semi-sconosciuto sviluppato da From Software per PS2 e che ho amato moltissimo, anch’ esso caratterizzato da una visuale in prima persona e ambientazioni sci-fi. Insomma, questo Alien è un gioco veramente terribile (in senso buono) e vi assicuro che mette parecchia suggestione. Non mette “paura” in senso classico, non ci sono salti sulla sedia… solo tanta, tanta, tanta angoscia, e una costante sensazione di pericolo imminente.

Tanto per farvi capire fino a che punto è riuscito a turbarmi, vi dirò soltanto che finora è stato il primo e UNICO (e sottolineo UNICO) gioco in cui mi sono (quasi) completamente disinteressato a documenti, collezionabili e amenità varie. Cioè, mi chiedo: quale persona sana di mente si metterebbe a esplorare a fondo gli scenari o a leggere documenti con una bestia letale nei paraggi che potrebbe ucciderti da un momento all’altro??!! XD Io no di certo! Ho passato tutta la campagna col cuore in gola, pregando di riuscire a raggiungere il traguardo indenne e di lasciare la zona il più in fretta possibile! Al diavolo gli oggetti, al diavolo i terminali, al diavolo tutto! XD

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