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Eccoci nuovamente a parlare delle mirabolanti avventure del più noto assassino apparso nella storia videoludica della passata generazione. Siamo di nuovo immersi nell’universo creato da Ubisoft Montereal in compagnia di Assassin’s Creed: Revelations.
Ebbene sì, il vostro caro Fiveomega è tornato ad “affilare” la lama celata nei colli di quei cattivoni dei Templari. ACR – che non sta per Azione Cattolica Ragazzi, questo è chiaro a tutti, no? – si pone come il capitolo conclusivo della saga di zio Ezio (lo so, lo so, gioco di parole pessimo) Auditore da Firenze, ma, al contempo, strizza l’occhio al passato, riportandoci dove tutto ebbe inizio con Altaïr nel primo capitolo della serie.
Purtroppo, e questo posso dirlo fin da subito, Ubisoft continua il suo balletto che vede un passo avanti e due indietro, dove pare che qualcosa debba essere necessariamente tralasciata in favore di un’altra, alla ricerca costante di un nuovo bilanciamento della formula di gioco, senza di fatto trovare la giusta alchimia.
Ma basta metafore e andiamo per ordine, visto che Revelations pare essere uno dei capitoli più controversi nelle opinioni dei giocatori, quindi è giusto cercare di rendere più chiare possibili le impressioni che ho avuto durante le mie sessioni di gioco.

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Anche Ezio si è messo comodo per leggere questo parere

Uno dei punti di forza del prodotto Ubisoft è certamente la trama, il principale motore che mi ha spinto a giocare la saga Assassin’s Creed.
Abbandonate ormai del tutto le vicende con la famiglia Borgia – il che è un bene visto come erano state trattate in malo modo in Brotherhood – gli sviluppatori hanno avuto la saggia idea di tornare alle già note e apprezzate tinte orientali, spostando le vicende di Ezio in quel di Costantinopoli (anche conosciuta come Alessandria, o Qostantiniyye, o Nova Roma, o Istanbul… ok basta).
Il nuovo titolo ci presenta un Ezio invecchiato ma attivo e determinato più che mai nel voler scoprire le origini della confraternita che tanto conosciamo.
Recatosi a Masyaf per svelare il legame che sussiste tra lui, la Mela dell’Eden e il famoso Altaïr, tutto ciò che riesce a trovare è una nuova barriera, un enigma costituito nella realtà dai fatti da un’enorme porta dietro la quale si celano grandi conoscenze ed altrettanti inquietanti misteri. L’unico modo per superare quest’ulteriore intralcio alla verità consiste nel recuperare le cinque chiavi che permettono di accedere ai sotterranei della fortezza.
Dopo essere sbarcato nel porto di Costantinopoli – forse era meglio se sceglievo Istanbul, è più rapido da scrivere, più “istan-taneo”… va bene basta! – il nostro barbuto fiorentino si trova subito a fare i conti con una realtà ben diversa da quella cui era abituato nelle terre italiane.
Il ritorno nella “patria” del credo fa capire immediatamente quanto si sia evoluta l’arte dell’assassinio mentre Ezio ne ricostruiva le fila in Italia, tanto da risultare inizialmente spiazzato dalle magnifiche tecniche padroneggiate da Yusuf, il locale maestro assassino.
Senza entrare troppo nel merito della storia, della quale non voglio anticiparvi nulla, vi basti sapere che recuperare le chiavi di Altaïr non sarà di facile impresa. Ezio infatti si troverà suo malgrado invischiato nella guerra di potere interna al sultanato, dove ovviamente i templari non perderanno occasione di mettere becco.
In Assassin’s Creed Revelations il nostro amato assassino si troverà di fronte all’ultima fase della sua crescita interiore, arrivando a decidere cosa sia veramente importante nella sua vita, grazie in particolar modo al sostanziale contributo di Sofia Sartor, un’intraprendente bibliotecaria veneziana, che aiuterà Ezio nella ricerca della verità, e che gli farà comprendere quanto abbia sacrificato se stesso e la propria serenità in tutti quegli anni dedicati al credo.
E Desmond? Vi starete chiedendo voi. Domanda più che lecita visto il modo in cui si era concluso Brotherhood.
L’assassino dei giorni nostri sarà veramente poco presente in questo capitolo in quanto, rimasto intrappolato in una sorta di limbo nell’Animus, potrà fare ben poco oltre a ripercorrere alcuni dei momenti più importanti della sua vita, che serviranno essenzialmente a fargli prendere coscienza di se stesso, oltre a rappresentare un pretesto per “rivelare” a noi qualche dettaglio sul suo passato.

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Hai una lama celata o sei contento di vedermi?

A differenza del precedente capitolo, ho trovato la trama “principale” molto più ispirata ed interessante. Non certo un capolavoro narrativo, ma il cambio di ambientazione, unitamente ai collegamenti con il primo gioco, ha permesso al team canadese di sviluppare una storia di per sé affascinante che diviene ulteriormente apprezzabile nel vedere Ezio in un contesto diverso da quello in cui lo si era visto fin ora.
L’evoluzione della storia porta ad avere un protagonista molto più maturo e posato, con una mente affilata quanto la lama che porta al polso. Questa cura nella caratterizzazione ha quindi creato un Ezio che mi è piaciuto particolarmente nella sua veste di mentore della confraternita.
Peccato però per un paio di occasioni dove il vecchio assassino agisce in modo completamente irrazionale. Situazioni che sinceramente non ho gradito per nulla, in quanto vanno a minare una caratterizzazione che altrimenti sarebbe stata veramente ottima, ricadendo, invece, in un’impulsività ormai superata da tempo.
Come suggerisce la copertina del gioco, Altaïr ricopre un ruolo fondamentale in questo capitolo, tanto da avere alcune sezioni giocabili che lo vedono protagonista. Si tratta in realtà di occasioni che vengono sfruttate per fare un mega sunto di fatti inediti e successivi al primo Assassin’s Creed, che permettono di approfondire la vita del primo assassino della saga. Una sorta di “sogno nel sogno”, ma senza DiCaprio.
Purtroppo però vengono tralasciate completamente motivazioni, o quanto meno spiegazioni, riguardanti lo spiazzante finale di Brotherhood. Questa mancanza, insieme ad altri fattori, hanno instillato in me l’idea che Revelations sia stato sviluppato parallelamente al precedente capitolo su un canovaccio base non ancora arricchito da tutti i dettagli visti nella versione finale. Ciò ha dato vita ad un prodotto che dal punto di vista di Ezio è quanto mai completo, ma affetto da troppe lacune nelle vicende di Desmond & Co. Ovviamente queste sono mie illazioni, chiacchiere da bar. Mere sensazioni che tenevo comunque a condividere con voi che mi dedicate il vostro tempo.

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Desmond non può far altro che girare sull’isola in attesa della nomination

Passando rapidamente al comparto grafico, non si può fare a meno di elogiare l’abilità di Ubisoft nel creare ambientazioni suggestive e credibili. Costantinopoli è magnificamente variopinta, viva e varia (le tre “v” non erano volute… BASTA!).
Benché meno estesa della Roma vista in ACB, la città del Corno d’Oro risulta però molto più densa e ricca di vita, con scorci mozzafiato specialmente al tramonto o quando si staglia nel cielo una suggestiva falce di luna orizzontale. Ammetto che non conoscendo realmente la città non ho potuto cogliere la fedeltà di ogni singolo monumento, ma ciò non toglie che i più caratteristici, come la Basilica di Santa Sofia, siano perfettamente riconoscibili essendo riprodotti in scala in maniera impeccabile. Particolarmente d’effetto, poi, gli abiti, le armature e le armi proposte nel gioco e, tra tutte, un plauso va mosso in particolare alla tenuta dei Giannizzeri, che riesce a far trasparire il senso di rispetto e timore proprio di questo importante corpo militare.
A fronte di una veste grafica di tutto rispetto, ecco arrivare la batosta tecnica e i dubbi sull’effettiva data di inizio di sviluppo del gioco.
In Revelations tornano prepotenti i cali di prestazione, che si traducono in una fluidità altalenante (i fotogrammi per secondo presentano qualche incertezza in più di un’occasione) ed un continuo spezzarsi dell’immagine a video veramente fastidioso, entrambi difetti quasi del tutto assenti in Brotherhood. Il che è davvero un peccato visto che il ritmo di gioco in alcuni frangenti risulta più sostenuto dei precedenti capitoli e viene pertanto disturbato da una fluidità incostante.

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Seriamente, le notti di Costantinopoli sono stupende!

Ed eccomi giunto al punto critico dell’avventura dinamica quale è da sempre Assassin’s Creed: il sistema di gioco.
Fin dai primordi la saga è stata testimone di un continuo mutare alla ricerca del giusto bilanciamento in tal senso. Non volendo ripetere ciò che ho già detto nei pareri dei precedenti capitoli, Revelations cambia nuovamente le carte in tavola approfondendo vari aspetti, lasciandone immutati alcuni e accantonandone altri. Il tutto con una logica a mio avviso poco chiara.
Le missioni principali risultano varie, divertenti e ben strutturate, concedendosi in alcuni casi al “fanservice” spudorato (leggasi: contenuti superflui solo far piacere agli utenti di vecchia data) pur restando simpatiche e piacevoli.
A differenza di quanto visto in Brotherhood, i personaggi importanti saranno pochi ma ben caratterizzati, tanto che alcuni conserveranno una certa ambiguità fino alle ultime battute.
Gli eventi della trama saranno concatenati ad alcuni incarichi apparentemente secondari, che si riveleranno invece essenziali per il proseguo del gioco. In particolare, ciò riguarda le missioni di Sofia e i libri di Polo.
Ogni capitolo di gioco si concluderà con un ricordo di Altaïr, sicuramente interessante dal punto di visto della storia, ma decisamente povero per quanto riguarda la struttura di gioco.
Ciò in cui pecca Revelations è forse il comparto delle missioni secondarie, fatta eccezione per quelle dedicate agli assassini (che tratterò più avanti), avremo ben poco da fare a Costantinopoli. Gli incarichi relativi alle gilde, tanto approfonditi in Brotherhood, qui sono ridotti veramente all’osso, per non parlare poi dell’arena, mantenuta in tutta la sua inutile essenza.
Scompaiono anche le cripte, sostituite dalla ricerca delle Chiavi di Altaïr, che, fortunatamente, presentano una notevole varietà di situazioni, spaziando dal platform all’azione nuda e cruda, il tutto condito da un’abbondante dose di approccio silenzioso da rispettare se si è alla ricerca del 100% di sincronia (sì, torna pure questa caratteristica).
Fanno la loro comparsa le missioni “casuali”, che risultano quanto di più inutile mai visto, essendo limitate a tre tipologie: picchia il tipo borioso, trasporta le casse del mercante lamentoso, non farti pugnalare dal tizio che si nasconde tra la folla con un coltello grosso quanto una casa.
Fortunatamente le attività secondarie si risollevano con le missioni e la gestione degli assassini. Anche in Revelations, infatti, saranno presenti dei covi da sbloccare ai quali assegnare un assassino dopo che questo avrà raggiunto in certo livello di esperienza.
In particolare, la parte gestionale è stata approfondita sviluppando un vero gioco nel gioco. Tutti gli assassini che arruoleremo potranno essere inviati in missione nella Difesa del Mediterraneo per liberare le città dominate dai templari, presidiarle e scongiurare un’eventuale riconquista. Ciò permetterà di arruolare sempre nuovi assassini con diverse qualità da sfruttare al meglio in ogni missione.
Ma attenzione, se inizierete ad addentrarvi in questa modalità, difficilmente riuscirete a staccarvene, visto che vi impegnerà in una costante lotta strategica contro i templari, rischiando di distrarvi notevolmente dal gioco principale.
Per quanto riguarda i covi degli assassini a Costantinopoli, questi potranno essere presi di mira dai templari se attireremo troppo l’attenzione. Il pericolo può però essere scongiurato semplicemente facendo sviluppare al massimo, mediante apposite missioni, gli assassini assegnati a tali nascondigli, e mantenendo basso il nostro profilo. Di fatto l’unica occasione in cui ho avuto accesso a questa modalità strategica di difesa, è stata la missione tutorial obbligatoria.

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Una delle enormi caverne che si diramano sotto Costantinopoli

Nella vena del rinnovamento, Ubisoft ha pensato bene di arricchire il comparto di gioco con alcune trovate che ho apprezzato particolarmente.
La prima, disponibile fin dalle prime battute di gioco, è la lama uncinata uno strumento, sebbene superfluo nei combattimenti o per “saltare i nemici”, utile e divertente negli spostamenti.
Con essa è possibile agganciarsi a determinati cavi sospesi per permettere un rapido movimento tra un edificio e l’altro, concedendoci al contempo qualche spettacolare assassinio che non guasta mai.
La seconda aggiunta, che non nego di aver inizialmente snobbato per poi ricredermi, riguarda le bombe. Ezio ha la possibilità di creare una vasta gamma di ordigni con effetti che vanno ben oltre il semplice fumo. Potremo creare veri e propri strumenti di morte o diversione (Ninja’s Creed?), per arricchire notevolmente le situazioni di gioco, inserendo quel tocco di tatticismo che non guasta di certo in un titolo del genere.
Revelations porta con se anche un piccolo miracolo: difficoltà di gioco leggermente maggiorata. Ora, prima di urlare e strapparvi i capelli, fermatevi un attimo a respirare. Non sto parlando di chissà quale miglioramento, ma rispetto al passato qualcosa è cambiato. Ad esempio se si vuole ottenere il 100% di sincronia totale, sarà necessario studiare bene i nemici nelle sezioni dove è richiesto di non farsi scoprire. Anche i combattimenti sono stati resi meno “automatici”. Certo, il turno al banco della carne continua ad essere presente, ma il sistema di contrattacchi è adesso più punitivo. In più la difficoltà degli avversari andrà crescendo con il progredire della storia, fino ad incontrare quasi esclusivamente Giannizzeri, che saranno particolarmente attaccati alla vita.

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“Tenga ‘a bomba, chella forte, chella bbona. C’è metredina, simpamina, aspirina, franceschina, cocaina e peperoncino di Caienna, ‘a vulite? Con questa arrivi primo, i stacchi a tutt’ quanti… e ti fa pure arrizzà!”

Indice di rapimento

Volendo tirare le somme e fare un riepilogo di tutta la pappardella che precede questo box finale, posso dire che Assassin’s Creed Revelations è uno di quei titoli dove il gusto personale la fa da padrone. Non essendo un cultore della saga, ma avendo deciso di ripercorrerla in ordine, posso dire senza remore che, dal mio punto di vista, Revelations riesce ad attestarsi esattamente a metà strada tra il secondo capitolo e Brotherhood, presentandosi come un gioco piacevole e mai noioso. Il cambio di scena e il salto in avanti nella vita di Ezio lo rendono un titolo perfettamente godibile anche da chi non ha giocato il capitolo precedente, ma è curioso di conoscere le sorti dell’assassino fiorentino. E adesso via, verso “nuovi mondi“!