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“Nulla è reale, tutto è lecito”. Questa frase, che verrà citata più volte all’interno del gioco, racchiude l’essenza di Assassin’s Creed, titolo sviluppato da Ubisoft Montreal e capostipite dell’ormai nota saga che vede l’eterna lotta tra Assassini e Templari, fornendo un punto di vista alternativo a quello normalmente proposto dai libri di storia.

Nel 2007 arriva sugli scaffali uno dei titoli più ambiziosi della software house canadese. Assassin’s Creed si pone l’obbiettivo di calarci nei panni di un membro della setta degli assassini, proponendo quest’ultima coma la fazione dei “buoni”. Ho detto “un” membro? Forse non è propriamente corretto, dato che nella realtà durante il gioco avremo a che fare con ben due protagonisti, legati nel tempo da un patrimonio genetico comune.
Le vicende di Assassin’s Creed si svolgono infatti a distanza di quasi un millennio tra i due personaggi, ma dimenticatevi un’interazione diretta come visto in altri titoli che presentano la stessa formula. Il nostro protagonista del “presente” Desmond Miles è un barista, legato alla setta degli assassini e scelto dalla Abstergo Industries come strumento per accedere ai ricordi del suo antenato assassino Altaïr Ibn-La’Ahad (ok, parte del nome ammetto di averla copia-incollata dalla rete) vissuto tra il XII e il XIII secolo.
Ed ecco una delle intuizioni più interessanti e caratteristiche della serie: la memoria genetica.
L’idea si basa su una teoria reale che vuole i ricordi trasmessi attraverso il patrimonio genetico ereditato. Esistono infatti alcuni studi, condotti ad esempio dall’Emory University di Atlanta, volti a confermare tale tesi, per quanto limitatamente al mondo animale. Tornando al tema fantascientifico del gioco, nei panni di Desmond avremo la possibilità di accedere ai ricordi di Altaïr attraverso un macchinario realizzato dalla Abstergo e denominato Animus.
Accompagnati dal dottor Vidic e dalla ricercatrice genetica Lucy Stillman, dovremo ripercorrere alcuni dei giorni più importanti nella vita del nostro antenato durante il 1191, nel vivo delle Crociate, al fine di poter accedere ad un particolare ricordo, nel quale è celato lo scopo della ricerca del colosso farmaceutico Abstergo.

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Ecco la macchina dei sogni! L’Animus, il vero protagonista del gioco.

Grazie a questo espediente, Ubisoft Monteral ha potuto esplorare uno dei periodi più interessanti delle guerre di religione, rielaborando eventi e personaggi in modo da creare una storia “alternativa”, verosimilmente piacevole. Incontreremo infatti figure storiche del periodo, quali Garniero di Naplusa, Guglielmo del Monferrato, Roberto di Sable e lo stesso Re Riccardo Cuor di Leone, scelte appositamente per creare un fondo di genuinità alla fazione templare del gioco. Ovviamente ogni personaggio è stato poi sviluppato in modo originale per dare sostegno alla storia del gioco, ma questo mix di storia e fantasia riesce a creare in Assassin’s Creed un universo interessante e credibile. A rendere ancora più forte questo senso di attendibilità dei fatti contribuiscono le ambientazioni di gioco. Damasco, Acri e Gerusalemme sono realizzate in modo strabiliante, tanto che non faremo fatica a distinguere luoghi di interesse come la Cupola della Roccia a Gerusalemme. O, ad esempio, ricordo ancora quando nel film Le Crociate riconobbi a colpo d’occhio le mura di Acri, dopo averla visitata nel gioco.

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Ogni singolo edificio che vedremo sarà scalabile. Nei punti più alti il colpo d’occhio è notevole.

Poco prima ho citato alcuni dei personaggi cardine delle Crociate, ma il ruolo più importante lo detiene il nostro assassino. La caratterizzazione di Altaïr è veramente ottima. Durante lo svolgersi della storia assisteremo ad una vera e propria crescita morale del personaggio. Inizialmente vedremo un uomo arrogante e sicuro di sé a tal punto da mettere a rischio la vita dei propri compagni senza battere ciglio. Il progredire degli eventi e gli intensi dialoghi con le proprie vittime ad un passo dalla morte gli faranno acquisire una visione più ampia del mondo, tanto da riconsiderare se stesso e il suo ruolo nella Guerra Santa. Questo continuo evolvere del personaggio permetterà l’inserimento di una serie di colpi di scena che porranno l’accento sulla dualità di ogni situazione, sul come ogni evento e decisione possa aprirsi a più interpretazioni, e di come non esista una visione unica e giusta del mondo. “Nulla è reale, tutto è lecito”.
Un ottimo titolo quindi? Beh, non esattamente. Purtroppo Assassin’s Creed pecca pesantemente nelle meccaniche di gioco sotto vari aspetti, primo tra tutti la ripetitività delle situazioni. Le città sono belle, estese e palpitanti di vita ma, accidenti, si devono fare sempre le stesse cose. In ogni capitolo infatti dovremo portare a buon fine un numero minimo di attività principali (borseggio, spionaggio, interrogatorio e informazione) per accedere al ricordo conclusivo dove affrontare la nostra vittima. Peccato che ogni indagine sia svolta sempre allo stesso modo, fatta eccezione per quelle relative all’informatore della setta che se una volta ci chiederà di recuperare delle bandiere, la volta successiva ci commissionerà degli omicidi a tempo. L’unica reale variazione sono ovviamente i dialoghi a cui assisteremo che saranno contestuali ad ogni vittima (almeno questo).
Le attività secondarie sono limitate ad una sola: salvare un povero cristo dalle guardie.

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Uno dei tanti, tantissimi, troppi, cittadini da salvare…

Tutto il resto è noia, compresa la ricerca delle infinite bandiere disseminate per il mondo di gioco che serviranno a sbloccare… un bel niente.
Altro punto debole del gioco, trascinatosi in parte nei capitoli successivi, è il sistema di combattimento. Una volta acquisita la possibilità, già dopo la prima missione, i duelli all’arma bianca saranno degni di un turno al banco della carne. Credetemi se vi dico che restando fermi ad aspettare, tra un attacco e l’altro da parte degli avversari potranno passare anche tre secondi. Mi domando se si tratti di indecisione sul da farsi o di galanteria da parte delle guardie: “Allora ragioniere che fa, batti?”.
Fortunatamente tra i pregi mi sento di annoverare una certa verticalità del gioco, grazie all’abilità di Altaïr nello scalare ogni minima superficie scabra, che ci permetterà di avere una prospettiva diversa delle strade, e il sistema di fuga dalle guardie che, benché inverosimile, mi ha strappato qualche risata nel momento in cui il personaggio si sedeva con nonchalance sulla prima panchina che gli capitava a tiro, chinando il capo per non farsi riconoscere nonostante l’abbigliamento e l’arsenale che si porta appresso.

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Serviamo il numero 4 (da notare i clienti soddisfatti riversi al suolo)

Indice di rapimento

Assassin’s Creed è in definitiva un esperimento maldestro di Ubisoft che ha avuto però notevole successo. Giocandolo sembra quasi che gli sviluppatori avessero delle buone idee di base, ma non sapessero bene come realizzarle. Il risultato è un titolo dalle enormi potenzialità ma dalle altrettanto grandi mancanze. Le meccaniche di gioco sono appesantite dagli anni, specialmente se andrete a giocarlo dopo i successivi capitoli (magari con il pretesto di Assassin’s Creed Revelation), tanto da spingervi a concentrarvi solo sulla componente narrativa, riducendo il resto dell’esperienza allo stretto indispensabile per procedere nel gioco. Se siete in procinto di cominciare l’infinita saga di Assassin’s Creed è giusto cominciare con il capostipite, ma fatelo con cognizione di causa, io vi ho lanciato un “monitor”.