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Tra i giochi della prima Playstation, uno di quelli che ricordo con maggior piacere è Front Mission 3. Estasiato, avevo da poco archiviato la mia esperienza con Final Fantasy Tactics e avevo una fame insaziabile di gdr tattici. Qui è subentrato Front Mission 3, con le sue impegnative battaglie tra mech. Con quel ricordo in mente e con la voglia di altri strategici dopo Xcom 2, ho scoperto l’esistenza di Battletech, nuovo lavoro degli Harebrained Studios. Si tratta del team che ha sulle spalle Shadowrun Returns, Shadowrun: Honk Kong e Shadowrun: Dragonfall, tre ottimi giochi di ruolo ad ambientazione cyberpunk. I loro soddisfacenti precedenti mi hanno fatto ben sperare per Battletech, strategico tattico a turni con una spolverata (leggera) da gioco di ruolo: scontri tra vigorosi titani di ferro, in una sfida di potenza di fuoco e di astuzia.

 

CAVALIERI SPAZIALI D’ACCIAIO

Battletech non nasce dal nulla, in quanto si basa su un gioco da tavolo degli anni ’80, dal quale sono derivate anche serie animate, fumetti e anche diversi videogiochi (come la serie Mechwarrior e MechCommander). Il primo approccio con la campagna per giocatore singolo potrebbe dunque lasciare spaesati: la storia dell’universo in cui ci troviamo è ben stratificata e districarsi tra nomi di alleanze interstellari e battaglie su mondi lontani non è immediato.
Ciò nonostante la particolare ambientazione resta affascinante: troviamo infatti casate che si contendono sistemi planetari alla stregua di signori medievali che difendono il proprio regno. Si ottiene così un approccio un po’ diverso dal solito e, con una certa dose di pazienza, si prende confidenza con l’araldica e i nobili. Il gioco, inoltre, non è avaro nell’offrire le informazioni desiderate e, passando sopra un termine indecifrabile, un comodo riquadro ci presenta gli aggiornamenti richiesti.

Recensione Battletech

La creazione del personaggio comporta anche la definizione del background, che modifica i parametri dell’unità e porta a particolari opzioni nei dialoghi

Una volta creato il nostro alter ego per la campagna, ci troviamo subito catapultati nella prima missione: fare da scorta a Lady Arano nel giorno della sua incoronazione. Come prevedibile, l’operazione prende una piega inaspettata e, al termine della fase introduttiva, ci troviamo a guidare una compagnia di mercenari squattrinati ai margini della galassia. Un cambiamento non solo narrativo, in quanto ci porta a gestire in prima persona l’organizzazione del gruppo di combattenti. Dobbiamo acquisire contratti di lavoro, gestire le finanze, riparare e attrezzare i mech, oltre che assoldare ed addestrare nuovi piloti. Si tratta di una componente gestionale che arricchisce il gioco e che fa sentire i suoi effetti anche nelle battaglie vere e proprie. Concludere una missione con successo, ma rimediando feriti e danneggiando significativamente i mech, potrebbe infatti essere comunque una disfatta, poiché le riparazioni prosciugheranno il conto e i piloti in infermeria non potranno essere sfruttati in nuove operazioni per qualche settimana.
Dunque, la fase gestionale e quella di combattimento si intrecciano, portandoci a considerare più variabili nel corso delle partite. Un aspetto fondamentale sarà quello di scendere in campo con i mech non solo attrezzati a puntino, ma anche preparati in funzione della missione che dobbiamo affrontare. Se l’incarico prevede una battaglia faccia a faccia, l’opzione migliore sarà schierare la massima potenza di fuoco possibile, ma se dobbiamo proteggere qualche unità alleata, allora favorire la velocità a discapito di qualche cannone potrebbe essere la scelta vincente.

 

IN EQUILIBRIO TRA IL SUCCESSO E LA DISFATTA

Tutto verte quindi sulla capacità di trovare il giusto equilibrio tra le risorse a disposizione, premiando l’attività di pianificazione. Un meccanismo che funziona abbastanza bene e che aggiunge profondità al titolo, ma che, rispetto per esempio a Xcom 2, risulta meno bilanciato e gratificante. Il prodotto di Firaxis Games risulta infatti più equilibrato e impegnativo, mentre Battletech sembra meno rifinito. In quest’ultimo infatti, la disponibilità monetaria passa facilmente dall’essere più che adeguata a critica. Inoltre, non c’è limite temporale per progredire con le missioni storia, permettendoci così di affrontare sfide secondarie a ripetizione per mettere da parte un bottino significativo, rendendo meno cruciali le scelte finanziarie.

Recensione Battletech

L’interfaccia può apparire complessa, ma, una volta presa confidenza, presenta tutte le informazioni di cui avete bisogno

Il fulcro di Battetech resta comunque l’azione sul campo. Una volta avviata una missione e selezionati i quattro mech da schierare, veniamo catapultati nella mappa di gioco. Come detto, il titolo si configura come uno strategico a turni, con l’attività divisa in diverse fasi. I robottoni più leggeri avranno l’iniziativa e maggiore mobilità, mentre quelli più pesanti e potenti potranno spostarsi alla fine del turno e con un raggio minore in cui muoversi. Per non venire travolti dalle forze nemiche è cruciale il posizionamento delle nostre unità. Per esempio, possiamo muoverci in una foresta, così da ridurre le possibilità di essere colpiti, o raggiungere un punto più alto, per sfruttare appieno il nostro arsenale.

Battletech fa un buon lavoro nell’illustrare le basi del combattimento durante le missioni iniziali, ma lascia al giocatore l’onere dell’apprendimento dei molteplici meccanismi avanzati. Aspetti ignorabili nelle fasi iniziali, ma, progredendo nel gioco, diventano indispensabili. È allora necessario studiare il titolo in ogni sua sfaccettatura o cercare qualche salvifica guida online per carpire i segreti del sistema di turni e come i colpi vanno a segno.
Infatti, se Battletech sembra inizialmente uno strategico più essenziale, se confrontato con altri concorrenti del genere, in realtà nasconde una complessità notevole. Quando andiamo ad attaccare un nemico, vediamo una miriade di missili e raggi laser colpire l’avversario, ma è necessario capire la logica dietro gli attacchi per sfruttarli appieno. Ogni mech è diviso in diverse componenti e riuscire, per esempio, a distruggere il braccio destro del colosso nemico, così da impedirgli l’uso del cannone che sta devastando le nostre truppe, può cambiare le sorti dello scontro. Si scopre così che ogni nostro attacco ha una percentuale di riuscita e, se va a segno, colpirà casualmente una delle componenti del nemico. Se però lo attacchiamo sul lato destro, aumentiamo la probabilità di fare centro sul fianco del mech che stiamo fronteggiando.

Recensione Battletech

Gli spostamenti nello spazio sono accompagnati da scenografici intermezzi, che esaltano la bellezza dei corpi celesti

Questa è solo la punta dell’iceberg, perché poi dobbiamo considerare anche il surriscaldamento delle unità, che aumenta ad ogni attacco e rischia di comprometterne l’integrità, o la condizione dei piloti, che se subiscono troppi infortuni per i colpi incassati potrebbero essere incapacitati o addirittura morire. Ogni mech dispone poi di una barra stabilità, che, se riempita, fa cadere a terra il gigante di ferro, lasciandolo alla mercé dei nemici. Aggiungete le abilità speciali, le diverse tipologie di armi, i colpi critici, la tipologia di pianeta, il terreno della mappa e tanti altri dettagli e avete uno strategico decisamente complesso da padroneggiare.

 

POTENZIALE INESPRESSO

Se avete la pazienza di superare la prima impegnativa fase di apprendimento, Battletech offre indubbiamente un gameplay interessante per gli amanti del genere. Tutte le informazioni di cui avete bisogno sono alla vostra portata grazie all’interfaccia ben strutturata, ma non avrebbe guastato un tutorial più esteso, che illustrasse gli aspetti meno immediati del sistema di combattimento.
Altro aspetto che impedisce al titolo di brillare è il peso della fortuna. Le vostre scelte vi aiutano a guidare le sorti della battaglia, ma il lancio di dadi digitali è chiamato in causa più volte, riducendo alcuni frangenti del combattimento alla speranza di un aiuto della dea bendata. La situazione si fa ancora più fastidiosa quando una missione prevede unità alleate, che non sono direttamente sotto il nostro controllo. La loro intelligenza artificiale non opta sempre per la soluzione più arguta, costituendo un ulteriore fattore di rischio.

Recensione Battletech

Equipaggiare il proprio mech significa trovare il giusto compromesso: meglio un’arma in più a discapito di un’armatura meno spessa? Vogliamo montare il cannone laser, che produce maggiore surriscaldamento, o un’arma balistica, col rischio di subire l’esplosione dei proiettili in caso di contraccolpo?

Nel complesso, Battletech mi ha coinvolto positivamente, offrendomi quello strategico a turni che andavo cercando. Tuttavia, per gran parte del tempo speso con il titolo, il mio pensiero è stato: “questo aspetto è potenzialmente ottimo, ma c’è questo altro elemento che non funziona egregiamente”. L’ambientazione e la storia sono interessanti, ma non vengono sfruttate appieno, con la narrazione relegata spesso a dialoghi quasi statici a bordo della nostra nave spaziale. Anche la campagna ha tutto per essere avvincente, ma non è perfettamente bilanciata. Il gameplay è divertente e le missioni principali abbastanza articolate, ma le operazioni secondarie finiscono per risultare presto troppo ripetitive, pur restando indispensabili per racimolare denaro ed equipaggiamento. È una sensazione che si prova persino per la telecamera di gioco, che ogni tanto si sposta per offrire spettacolari inquadrature cinematografiche, ma talvolta finisce per non permetterci di vedere elementi essenziali dell’azione.

Inoltre, messa da parte la campagna principale, restano le battaglie, da affrontare in singolo contro l’IA o online contro altri giocatori. Qui possiamo assemblare la nostra squadra di mech sulla base di un budget predefinito, per poi tentare di avere la meglio sul nostro nemico. Un’ottima occasione per metterci alla prova, ma anche qui regna la sensazione che si sarebbe potuto offrire qualcosa di più. A differenza della campagna, la morte dei piloti o la distruzione dei nostri mech non comporta conseguenze, togliendo una delle fonti di tensione e coinvolgimento. In aggiunta, non ci sono partite classificate o comunque forme di multigiocatore più strutturate del classico deathmatch, impoverendo così una funzionalità che avrebbe fatto gioire ogni appassionato del titolo.

Indice di rapimento

Battletech è un titolo davvero difficile da giudicare. Ha il potenziale per essere un eccezionale strategico a turni, ma è anche limitato da difetti che ne riducono la qualità complessiva. La curva di apprendimento è piuttosto ripida, complice un tutorial troppo superficiale, ma, una volta in cima, si scopre un gameplay ricco e soddisfacente, che dovrebbe coinvolgere ogni amante del genere. Ogni tanto il fattore fortuna si fa sentire più del dovuto, ma principalmente Battletech soffre in tutti gli elementi di contorno alla battaglia. La campagna ha spunti interessanti, ma si rende spesso ripetitiva e il multigiocatore è limitato a semplici scontri tra giocatori, senza nessun ulteriore valore aggiunto. Ciò non toglie che, se siete dediti agli strategici a turni, Battletech è un titolo valido, che vi offrirà diverse soddisfacenti ore di gioco, pur lasciandovi l’amarezza per quello che sarebbe potuto essere e non è.