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Se si parla di videogiochi dall’alta difficoltà, negli ultimi tempi non si parla d’altro che della serie Souls del buon Hidataka Miyazaki di FromSoftware. Ma qui stiamo tornando un po’ più indietro coi tempi…
Parliamo dei Ninja Gaiden della scorsa generazione magari, no?
No no, il titolo di cui voglio parlare ora va cercato ancora più indietro negli anni.
F-Zero GX? Nemmeno.
Andiamo direttamente nei primi anni ’90/fine anni ’80.

Era degli 8-bit.
Era del NES/Famicom.
Era di grandi giochi e di grandi serie di capolavori, alcuni conosciuti, ancora oggi, per il loro essere veramente impegnativi e dalla bestemmia facile, quali Ghost n’ Goblins/Ghouls n’ Ghosts, i MegaMan, i Contra o i Castlevania. Giochi belli, alcuni dei quali presenti addirittura tra le mie serie preferite in assoluto (l’ultima citata su tutte). Faticosi, sì, ma non impossibili, grazie anche ad un’alta difficoltà “auto-bilanciata” (non sempre) da un buon gameplay e un buon design che il giocatore, con la sua abilità e le sue esperienze del momento, riesce a fare suoi.
Ma c’è UN gioco su tutti, di quel tempo, che si eleva su questo punto… anzi, si può dire che il termine “eleva” sia abbastanza relativo.

battletoads navetta

Ora c’arriviamo eh. Abbiamo pure il passaggio

Anno 1991.
Pieno *BOOM* in corso delle Teenage Mutant Ninja Turtles, le famosissime e fortissime tartarughe antropomorfe Michelangelo, Raffaello, Donatello e Leonardo in lotta contro il male, tartarughe di cui, al tempo, si vedevano pure i cestini del pranzo e le tavolette del ces- del water… e ovviamente, tra le tante belle cose, non potevano mancare i videogiochi. Anche la piattaforma casalinga di Nintendo (e non solo) fece quindi parte della mania, sfornando già due titoli in altrettanti anni e tenendo pronto il terzo proprio per la fine dell’ultimo anno, quel The Manhattan Project uscito in Giappone poi nel mese di dicembre. Prima di quest’ultimo però, un’altra casa sviluppatrice decise di “sfidare” le tartarughe portando alla luce un’altra piccola squadra di animali umanizzati che picchiano come dannati: giugno 1991, l’inglese Rare presenta Rash, Zitz e Pimple e rilascia il suo Battletoads (che da noi arriverà tempestivamente DUE ANNI DOPO)!

Quattro tartarughe in bandana forti di arti marziali e armi bianche?
No, tre rane con scarponi appuntiti forti di cazzotti e calci nel sedere.
In lotta contro il malvagio Shredder?
No, contro la femme fatale Dark Queen.
In missione per salvare la dolce amica April dalle grinfie dei cattivi?
No, per salvare la principessa Angelica… e quel demente di Pimple che l’ha portata in giro per lo spazio cercando di abbordarla.

Professor T.Bird, guidali tu!

battletoads t.bird

… che grandi consigli oh!

… Bene, ora che avete una visione d’insieme della nascita e dell’incipit del gioco, passiamo al fulcro di tutto quello che ho accennato all’inizio: BATTLETOADS È DIFFICILE!
In verità avrei un altro termine da usare, ma non vorrei che chiudessimo bottega per linguaggio scurrile…

Davvero, potrei fare un articolo solo su quello, anche perché per il resto, in verità, c’è poco da dire.
Nel parlare/scrivere degli altri fattori che compongono questo titolo, infatti, potrebbe uscirne fuori uno dei pareri più corti da me mai fatti, riassumibili in una semplicissima parola: bello.
C’è da dire che Battletoads possieda quasi tutto al suo posto eh, che sia per un buon comparto tecnico con una bellissima grafica colorata e le spassose animazioni dei personaggi, o per l’orecchiabile OST, varietà del gameplay (o DEI gameplay) e del suo stile molto cartoonesco… ecco, almeno su una cosa ci si dovrebbe soffermare un po’.

Varietà è una delle parole chiave di Battletoads, se non la sua caratteristica migliore.
C’è chi classifica il genere del gioco come un classico beat ’em up, un picchiaduro a scorrimento dove si va avanti a picchiare i nemici e basta… ma no, non è così. O meglio: non è SEMPLICEMENTE così.
Ok, il genere di base è quello e i livelli in cui ci si picchia contro animali antropomorfi e altri esseri strani sono molto presenti, ma se, tra i 13 stage che compongono la partita (un numero non proprio esiguo), non solo si tirano cazzotti e calcioni a nemici e boss che si incontrano, ma si corre e si salta come fosse un platform? O se si “guidano” veicoli di tutti i tipi, passando da “Speeder Bikes” a tavole da surf, in lunghi tracciati pieni di muri, tronchi, fulmini e chi più ne ha più ne metta? O se si inseguono/si viene inseguiti da qualcuno/qualcosa, portando alla fuga/inseguimento in stile “gara per la vita”? O si nuota in mezzo a tubi con meduse malvagie, spuntoni che occupano intere stanze annacquate e ingranaggi enormi inseguitori?
Tutto quello che può regalare un tipico side-scrolling, che sia tramite in orizzontale o in verticale, Battletoads lo riprende in un profondo frullatore arcade!

Anche se ingigantire i propri arti, per mostrarli meglio agli occhi del malcapitato di turno con velocissime combo con tanto di colpo finale, è sempre la cosa più bella di sempre. Soprattutto se si gioca con un amico

… ARGH! Alla fine ci sono cascato di nuovo…
Dovevo parlare di una cosa che ho ripetuto ormai TROPPE VOLTE, ma alla fine succede che cambio sempre discorso… sarà che l’argomento mi ricorda dei brutti momenti della mia vita e il mio subconscio voglia eliminarlo? Mmh… bene, allora finiamo il parere!

No, non è vero…
Devo farlo…
Ormai è fatta, quindi tanto vale finirla qui.
Parliamo della DIFFICOLTÀ!

Primo stage: combattimento con un paio di maiali un po’ troppo cresciuti e qualche robot bipede, fino al robottone enorme da abbattere a sassate. Piccola prova di gioco, un facile inizio.
“Wow, carino. Belle le combo poi. Mi sa tanto che mi ci divertirò.”
Secondo stage: ci si cala nel burrone già citato con una corda, picchiando uccelli e altri cosi volanti che si mettono in mezzo alla discesa facendoli rimbalzare da una parete all’altra. Niente di impegnativo.
“Ah, pure i livelli verticali! Vogliono farti picchiare da tutte le angolazioni e in tutti i modi, mi piace!”
Terzo stage:

battletoads death

*TRAUMA*

All’inizio vi fanno conoscere le basi, ve le fanno piacere, poi vi mostrano le prime vere variazioni alla formula base del gameplay e SBAM – BENVENUTI ALL’INFERNO!

Il terzo livello, il Turbo Tunnel, è l’inizio della fine, la prima impennata della difficoltà, la partenza alla frustrazione. E non è nemmeno il peggio. Dopo una prima parte da solito “action-platform”, infatti, si sale nella già citata Speeder Bike e… sì, ha molta “speed“, che cresce sempre di più durante il tracciato.
Quindi si guida, veloce, molto veloce, cercando di schivare ogni ostacolo che ci capiterà davanti e che ci avvertirà della sua presenza grazie ad una specie di sua “proiezione” prima che il vero muro arrivi. Più si va veloce, più in fretta arrivano gli ostacoli e meno tempo c’è per vedere la loro proiezione, portando a movimenti delle dita sui tasti direzionali così reattivi e veloci che Flash piange al solo vederle.
E una volta scontrato con ‘sti muri? Verrà tolta un cuore di energ- NO, UNA VITA INTERA, SI TORNA AL CHECKPOINT! E in Battletoads, avviso, una volta perse tre vite, è Game Over!
“Eh, ma ci sono i Continua che ti fanno ripartire dallo stesso livello!”, certo… altri tre. Usati i tre Continua, spendendo tre vite l’uno, non si torna più all’inizio del livello, MA ALL’INIZIO DEL GIOCO!
Pensate che siano abbastanza possibilità, no? Certo… per uno che conosce il gioco almeno un po’ magari. Ma la prima volta? Una partita in cui devi calcolare al minimo ogni piccolo movimento per riuscire ad andare avanti senza crepare malamente in un colpo, con livelli in cui OGNI COSA è stata programmata per NON FAR VINCERE IL GIOCATORE?

Anf anf… calmiamoci… Facciamo altri esempi:

Battletoads level 11

Sei su un… una… boh, diciamo che sei appeso ad una ruota. Che gira e viaggia a grande velocità, andando in tutte le direzioni, testa in giù compresa. E c’è una palla brutta e cattiva che vuole ucciderti in un sol colpo al primo contatto, COME AL SOLITO! E fin qui “tutto ok”… ma se la palla è più veloce di voi nei rettilinei, la strada è lunghissima e ad ogni curva fatta si può rallentare come non mai se non si preme il tasto direzionale corrispondente nel momento perfetto, cosa succede? PARTONO I BESTEMMIONI (e le vite) OVVIO!

Talvolta si può notare la gioia degli autori nel veder soffrire la gente.
Ho sentito le loro risate malvagie ad ogni morte nel gioco… e la mia voglia di vivere che mi abbandonava… e meno male che in qualche livello c’è pure un warp segreto per saltare un altro paio di stage e saltare qualche parte frustrante, eh, certo!
Perché sì, la parola per descrivere Battletoads è FRUSTRANTE!
Anche per quel tempo!

Davvero, lo ammetto sinceramente: a me sono SEMPRE piaciuti i giochi impegnativi. I titoli accennati all’inizio, per esempio, li ho giocati con piacere, perfino amati, e, seppur difficili, non mi hanno mai fatto uscire di testa per una frustrazione data dall’impossibilità di andare avanti se non conoscendo già il gioco, in quanto la difficoltà in quei titoli risulta alta nel suo essere però equilibrata, che cresce ad ogni livello insieme all’abilità del giocatore, il quale migliora col tempo.
Ma qui… ahah… no… qui non è così… qui è diverso… certo, l’abilità ci vuole comunque, e tanta anche, ma se vuoi finirlo come si deve devi conoscerlo a memoria. In pratica devi essere uno speedrunner. Perché le prime volte trovo IMPOSSIBILE trovare “piacere” nel finirlo. Non che sia tutto impossibile eh, anzi, ci sono i livelli di platforming e da “””semplice””” picchiaduro a scorrimento che sono anche fattibili da subito, risultando, alla fin fine, i soli stage che VERAMENTE divertono nel loro essere impegnativi… ma, come già ripetuto più volte, non è sempre così, e quando non è così si muore, tanto, troppo, esageratamente. Si re-inizia e si ri-muore. Continuamente. Fino a conoscerlo a memoria e finirlo una volta per tutte sconfiggendo un boss finale che, in confronto al resto del gioco, risulta veramente facile. Perché un conto è imparare a conoscere il gioco e i suoi “pattern” mentre si va avanti, diventando più forti ad ogni sbaglio ma senza perdere la rotta e continuando nella stessa direzione, nella stessa partita. Un altro conto è DOVER conoscere ogni singolo millimetro di livello e di movimento già DA PRIMA, per riuscire a continuare e non dover ricominciare tutto daccapo, dove uno sbaglio o un semplice, singolo, piccolissimo movimento può mandare all’aria tutto, nel modo più punitivo possibile… DOVE OGNI OSTACOLO, GRANDE QUANTO TUTTO LO SCHERMO, CHE ARRIVA IN SUCCESSIONE NEL TEMPO DI 0.5 SECONDI OGNUNO, BISOGNA PASSARLO ATTRAVERSO UN BUCO, DALLA POSIZIONE SEMPRE DIVERSA E TALVOLTA OPPOSTA AL BUCO PRECEDENTE, GRANDE QUANTO IL PERSONAGGIO STESSO!

battletoads level 7

AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAARGH!

Indice di rapimento

“AH, MA CHE BEL GIOCO! COSI’ FATTO BENE, COSÌ IMPEGNATIVO MA ANCHE COSÌ DIVERTEN-” NO! O meglio: MA MAGARI!

Con tutto quello che ho giocato e finito in questi attuali 26 anni di vita, Battletoads è forse il gioco più bast- più stron- più romp- PIÙ FRUSTRANTE MAI GIOCATO!
E io di solito non mi lamento MAI della difficoltà! Mi piace la sfida… ma questa, a parer mio, NON È UNA SFIDA!
Anzi, lo è… PER I NERVI!

“Eh, ma c’è chi lo finisce in un’oretta”, certo, ma QUELLE PERSONE LO CONOSCONO A MEMORIA, VORREI BEN VEDERE! Perché si potrà anche finire in un’oretta dopo varie partite, ok, MA ALLA PRIMA VOLTA CI SI PUÒ METTERE ANCHE UN GIORNO INTERO… se non di più! A meno che non si rinunci prima… cosa che il sottoscritto non ha fatto e non farà MAI!
E meno male che tutto il resto è davvero ben fatto e tutti gli altri fattori che compongono il videogioco (grafica, sonoro, gameplay e così via) sono messi al loro posto come si deve, il che rendono questo titolo, a conti fatti, un BEL titolo… peccato che la sua insita malvagità criminale si ripercuote su alcuni di questi fattori, rendendo il tutto veramente squilibrato, come la mente degli autori. Alcuni passaggi, a prescindere dalla grandissima varietà di gioco che rende quest’ultimo davvero particolare ed originale, sembra stiano stati organizzati in modo tale da fermare a forza il giocatore, il che non è un pregio. Non così.

E aggiungo un altro “meno male” sul fatto che le versioni successive a quella da me provata (la prima ed originale versione per NES) siano state modificate su questo frangente, rendendo, quindi, le altre incarnazioni di Battletoads per altre console (Amiga, MegaDrive/Genesis, GameGear e GameBoy) più accessibili e, di conseguenza, più giocabili – anche se comunque impegnativi – soprattutto la versione MegaDrive, la quale migliora l’originale anche nel comparto grafico e sonoro grazie, ovviamente, al suo hardware più potente.

… E niente, pensavo di scrivere di meno, ma alla fine, più che un parere descrittivo, è diventato tutto una specie di enorme lamentela su come un bel gioco si sia in parte rovinato nel cercare di essere il più impegnativo possibile… Ma vabbè, è sempre un modo per parlare personalmente di un gioco… no?
… Perdonatemi.

Provo a recuperare le altre versioni e i capitoli successivi va, visto che sono stati… peccato che non abbiano continuato a farne altri però, perché la base e i personaggi sono veramente fantastici.

battletoads killer instinct

Però non vengono mai dimenticati eh. La presenza di Rash in Killer Instinct ne è la prova