Share

Quando si parla di realtà virtuale, gli sviluppatori di Survios si presentano con un curriculum di tutto rispetto. Nel 2017 hanno sfornato l’apprezzatissimo Raw Data, uno sparatutto futuristico creato esclusivamente per VR e capace di sfruttare appieno questa periferica. In seguito, hanno deciso di cambiare totalmente genere e si sono ripresentati nel 2018 con l’ottimo Creed: Rise to Glory, che ci portava sul ring e ci faceva vivere le atmosfere del sequel moderno di Rocky, permettendo persino il faccia a faccia col noto pugile interpretato da Sylverster Stallone. Con Battlewake i ragazzi di Survios decidono di rimescolare nuovamente le carte e affrontare un’altra ambientazione in realtà virtuale, per farci salpare per i sette mari e vestire i panni di un pirata alla guida del proprio vascello.

LA BREVE VITA DA FILIBUSTIERO

Battlewake propone una modalità campagna, che ci consente di vivere, da soli o con un altro giocatore online, le vicissitudini di quattro differenti pirati, mentre si contendono un prezioso tesoro. Nello specifico affronteremo un totale di venti missioni, cinque per ogni personaggio, andando così a comporre un’esperienza che, purtroppo, si esaurisce solo dopo un paio di ore. Nulla di particolarmente longevo dunque, ma saremmo disposti a chiudere un occhio, se la proposta ludica fosse un tale concentrato d’azione da farci dimenticare la sua brevità.

Scatenare un ciclone sulla testa della altre navi regala una certa soddisfazione

Le missioni presenti, invece, hanno un’impostazione piuttosto simile tra loro. Spesso si tratterà solo di affondare un certo numero di vascelli nemici, mentre talvolta dovremo distruggere un’imbarcazione specifica e particolarmente coriacea che funziona da boss. Aggiungete un’occasione in cui dovete difendere una fortezza (che si traduce comunque in affondare ulteriori navi), un’altra dove tocca a voi colpire la data fortezza e, infine, momenti in cui dovete raggiungere una certa meta senza farvi crivellare di colpi. Le situazioni di gioco fanno sentire ben presto un certo senso di ripetitività e una narrativa poco accattivante, fatta dei classici luoghi comuni sui pirati, non aiuta a dimenticare l’assenza di varietà.

Condurre il vascello tra barili esposivi e cannonate nemiche è divertente, anche se meno adrenalinico di quel che si potrebbe pensare

Tutto sembra dunque un po’ pretestuoso per buttarvi in una delle quattro ambientazioni presenti a scaricare i vostri cannoni sul malcapitato di turno. Si passa infatti dalla classica area dei tropici, a una zona artica, passando per un settore ai piedi di un vulcano e acque paludose tra delle pseudo mangrovie giganti. Ogni personaggio ha peraltro un’imbarcazione specifica, dotata di un’attrezzatura peculiare. Una nave potrebbe rivelarsi più forte nel cannoneggiare ai lati, mentre un’altra potrebbe dare il meglio con le armi frontali. I singoli capitani che impersoniamo dispongono anche di due “poteri speciali”, che si devono ricaricare dopo l’uso e che generano effetti (e danni) piuttosto spettacolari. Per esempio, abbiamo la possibilità di evocare un ciclone, oppure di richiamare il tentacolo di un kraken per schiantare rapidamente i nemici.

FUOCO A SALVE

L’assenza di una maggiore profondità nella campagna è un peccato per tre differenti motivi. Il primo è che essere al controllo del vascello è un’esperienza divertente, ma, senza la giusta dose di sfida, diventa rapidamente noiosa. L’idea di base è valida: veniamo messi al timone, con il quale guidare la direzione della nave, mentre con i controller di movimento possiamo puntare una certa direzione e, alla pressione del tasto relativo, scaricare tutte le palle di cannone di cui disponiamo. Ai nostri lati troviamo anche due catene, che consentono di maneggiare l’ancora, o, in termini più semplici, di far ruotare più rapidamente la nave. Il tutto si traduce in dinamiche piuttosto concitate quando ci si trova nel mezzo dell’azione, divisi a controllare la posizione dei nemici, puntare i cannoni e scansare i bombardamenti dall’alto.

I dobloni che otteniamo al termine delle partite possono essere spesi per migliorare le prestazioni del nostro vascello

Purtroppo, aggiunti i due poteri speciali, però, non c’è altro da fare su questa nave e avere la meglio sugli avversari si rivela spesso troppo facile e spinge a seguire gli stessi schemi: affianca la nave, scarica i cannoni, togliti dalla linea di fuoco, ripeti. L’intelligenza artificiale non si sforza troppo nello stimolarci a studiare nuove strategie e l’assenza di elementi di contorno da tenere in considerazione (come la direzione del vento, che non influisce sulla nostra velocità) finisce per rendere questa vita da pirata ripetitiva come un giorno in ufficio.

L’altro peccato alla poca profondità della campagna è l’assenza di una valida alternativa. Dovrebbe venire in soccorso il multigiocatore, dove gli avversari in pelle ed ossa dovrebbero riuscire a darci filo da torcere e che dovrebbe rappresentare il fulcro dell’esperienza. Qui non è tutta colpa di Survios, ma bisogna fare i conti con la popolazione ancora contenuta di giocatori dotati di visore di realtà virtuale. Buttarsi in una partita pubblica dove buttarsi in un deathmatch o cercare un compagno d’avventura per la campagna in cooperativa si traduce spesso in una lunga (e vana) attesa. Come per altri giochi VR di questo stampo, la soluzione è allora trovare un amico con il quale imbarcarsi per i sette mari o cercare una comunità online che è interessata al gioco e con la quale coordinare le proprie partite.

Purtroppo l’attesa per accedere a una partita online può essere davvero lunga

Il terzo ed ultimo motivo è l’assenza di un sistema di progressione appagante, che spinga a tornare al timone anche al termine della breve campagna o dopo l’ennesimo deathmatch online. Superare le missioni o vincere le sfide nelle modalità parallele vi permetterà di guadagnare dobloni, da spendere nel potenziamento delle navi. Potenziamento sul quale non avete però molto controllo, potendo scegliere solo di “aumentare di livello”. Non c’è peraltro traccia di personalizzazioni estetiche per la nostra nave, quando sarebbe stato sicuramente apprezzato dai giocatori poter scegliere elementi come il colore delle vele.

In caso di collisioni o cavalloni che ci fanno ondeggiare troppo, la visuale si restringe, evitandoci così di soffrire il “mal di mare”

Due ultime considerazioni sul fronte tecnico. La resa grafica del gioco è buona ma non è eccezionale e Survios ha fatto di meglio nei suoi titoli precedenti, ma, grazie anche allo stile un po’ cartoonesco della produzione, il colpo d’occhio fa comunque il suo lavoro. Molto bene, almeno per quanto mi riguarda, l’assenza di motion sickness. Paradossalmente, navigando per le acque di Battlewake non ho riscontrato il mal di mare che ci si potrebbe aspettare, se non per qualche fastidio minore in occasione delle collisioni con altre navi o ostacoli di altro genere.

Indice di rapimento

Battlewake ha un po’ il sapore amaro dell’occasione persa. Mettersi al timone del proprio vascello, mentre ci si confronta in accese battaglie navali, evocando cicloni e scansando i tentacoli di un kraken, è una formula con indubbio potenziale e, quando le cose funzionano, regala momenti di sano divertimento. La sensazione è che però quell’idea iniziale non sia stata sviluppata a sufficienza, lasciandola arenare su una campagna troppo breve e meccaniche di gioco che risultano troppo presto ripetitive. L’assenza di una maggiore struttura per l’online e di possibilità di personalizzazione rendono ancora più difficile appoggiarsi al multigiocatore, che deve fare già i conti con una carenza intrinseca di partecipanti. Le cose cambiano se avete un gruppo di amici a cui appoggiarvi e che potrebbero rendere più interessanti le vostre scorribande in Battlewake.