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Nutro sentimenti contrastanti nei confronti delle produzioni episodiche.

Da un lato sono affascinata dal loro taglio cinematografico, per cui l’intervallo tra un episodio e l’altro diventa una pausa drammatica che realizza un sottile gioco di stacco e ripresa, consentendo alle emozioni di sedimentare prima di essere richiamate, anche se per pochi minuti.

Delle mie esperienze con titoli quali Life is Strange dei Dontnod o Back to the Future e The Walking Dead della Telltale ricordo un rapimento da attribuirsi anche alla loro struttura. Proprio come quando si segue una serie tv e ci si ritrova dal classico “un episodio e basta” al “sono le quattro di notte e ne ho visti dieci”, con l’aggiunta dell’interattività.

Un concetto banale forse, ma nel mio caso esplicativo di un’esperienza nell’esperienza, che si aggiunge alla qualità intrinseca del gioco, senza la quale nulla vale, e le conferisce un ulteriore appeal. Tutto sta nel non abusarne: da esperienza ad espediente il passo è breve e il risultato una catastrofe.

Dall’altro lato, l’idea di giocare un episodio oggi e di dover attendere magari uno o due mesi, quando va bene, per il prossimo, mi “spaventa”. Tant’è che ho sempre recuperato le serie già complete: l’estasi senza il tormento. L’eccessiva dilatazione dell’esperienza si accompagna poi a volte al dramma dell’incompiuto, con produzioni validissime che restano ferme tra un episodio e l’altro anche per anni. La catastrofe di cui parlavo prima nella sua peggiore manifestazione.

Eppure il fenomeno è in aumento, vuoi per le possibilità narrative che questa formula apre se ben sfruttata, vuoi per il vantaggio di utilizzare gli introiti della vendita del primo episodio come crowfunding celato, alleggerendo i costi dello sviluppo. Ignorarlo è impossibile, ma non è qui che penso di proporvi una trattazione esaustiva sull’argomento.

L’intento di questo incipit è semmai quello di introdurvi, con un piccolo excursus personale, la prossima tappa del nostro viaggio in punta di click: Bear With Me, punta e clicca episodico della indipendente Exordium Games – nel “giro” dello Square Enix Collective – sbarcato su PC, Mac e Linux l’8 agosto scorso.

Con la promessa di un’esperienza “classica”, uno stile tra il noir e l’umoristico ed un setting che colloca un mistero con sfumature horror in un mondo abitato da giocattoli senzienti, il gioco ha da subito catturato la mia attenzione. Da lì al non saper resistere per provarlo, il click è stato breve. Sì, ho predicato bene e razzolato male e sì, ora fremo per l’uscita del prossimo episodio, con rischi annessi e connessi. L’estasi e il tormento.

“Ma” mi è piaciuto e desidero parlarvene, perché episodico o no è un punta e clicca valido che rischia, suo malgrado, di finire in quella zona grigia che non perdona. Quale faccia del fenomeno episodico incarnerà Bear With Me lo scopriremo poi, per ora mi limiterò a raccontarvi questo primo episodio per ciò che ha da offrire e nella prospettiva di una serie di cui costituisce l’incipit, senza lasciarmi influenzare da timori sulla dilatazione dell’esperienza.

Il feeling cinematografico è forte sin dal menù. Varrà il prezzo del biglietto?

Il feeling cinematografico è forte sin dal menù. Varrà il prezzo del biglietto?

LA BAMBOLA, L’ORSETTO E… L’ARMADIO.

Nel pieno di una notte tempestosa, la decenne Amber vive un brusco risveglio nella lugubre villa di famiglia: il fratello maggiore Flint è scomparso. Dal momento che le brutte notizie vanno sempre in coppia, l’anziana giraffa di peluche Millie rivela alla giovane che la vicina città di Paper City è improvvisamente divenuta teatro di una serie di incendi e disordini intestini, apparentemente opera del misterioso “Uomo in Rosso“. Con tanto di coprifuoco, concitati tentativi di fuga e conseguente chiusura di ogni via d’accesso. Eventi scollegati? Difficile pensarlo, considerando che l’oscuro figuro sembra morbosamente interessato ad ottenere da chiunque informazioni su Amber e pare diretto proprio alla villa.

Alla bambina – ma guai a definirla tale – non resta dunque che armarsi di sangue freddo e spirito di deduzione e “partire” alla ricerca di indizi utili a ritrovare il fratello e, nel mentre, a svelare identità ed intenti dell’Uomo in Rosso. Non senza il suo orsetto di pezza Ted E. Bear, ovviamente.

Cosa succede, cosa succede in città...

Cosa succede, cosa succede in città…

Ruvido detective privato in pensione, oramai dedito a lavoretti di pedinamento utili a raggranellare quanto basta per procurarsi sonore sbronze di succo di carota, Ted era stato compagno di indagini di Amber. Insieme i due avevano formato una coppia fenomenale, fino a quell’ultimo caso che aveva messo a dura prova la loro amicizia, spuntandola.

Con in gioco ben più che l’orgoglio, Amber decide però di ricorrere ancora una volta alla collaborazione dell’orsetto di pezza, irrompendo nel suo ufficio – ricavato nell’anta di un armadio – e sfoderando armi di persuasione di massa. Risultato? Qualche inutile resistenza di Ted dopo, il formidabile duo è di nuovo in pista, si salvi chi può.

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La villa sembra un buon punto di partenza per iniziare a ricongiungere le tessere di un mosaico che dalla scomparsa di Flint si estende fino agli inquietanti fatti di Paper City e agli innumerevoli interrogativi sul misterioso Uomo in Rosso, figura tra il soprannaturale e il criminale.

Si parte, dunque: portatevi la lente d’ingrandimento e il vostro miglior accento da investigatore privato da noir.

HUMOIR

Nelle intenzioni degli autori, Bear With Me dovrebbe rappresentare un ritorno allo stile dei capolavori LucasArts firmati Ron Gilbert e Tim Schafer, nel desiderio di trasmettere ai giocatori lo stesso senso di meraviglia che gli sviluppatori hanno sperimentato muovendo i loro primi click proprio con le avventure grafiche della allora grande L.

Il paragone è ardito, ma mouse alla mano è impossibile non ritrovare oltre lo schermo quantomeno tracce dello spirito di opere quali Grim Fandango o Monkey Island e Maniac Mansion, con una punta dello humor eccentrico di Sam & Max Hit The Road. Le vette innevate di simili perle sono ben lontane, attenzione, ma il risultato è gradevole e promettente.

A livello generale, Bear With Me propone un setting da noir con sfumature horror, cui fa da contraltare uno humor ficcante e sagace che non disdegna un ampio repertorio di citazioni tratte dalla cultura pop e frequenti rotture della quarta parete.

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Il noir è cifra stilistica assoluta del gioco, attraverso cui gli autori hanno filtrato ogni altro contenuto. Gli stilemi del genere ci sono tutti: dall’atmosfera angosciante ed ambigua agli archetipi del consumato detective privato e della “donna” calamita per i guai passando per quella opprimente sensazione di netta frattura tra verità ed apparenza.

L’anima “nera” del gioco si riflette poi anche, e soprattutto, sul registro e sul taglio narrativo, con una progressione da giallo, tutta indizi ed intuizioni, ed una scrittura che fa ampio sfoggio di stile e temi di genere, con gli ottimi ed incalzanti dialoghi a scelta multipla, stile interrogatori, che realizzano una completa immersione nell’atmosfera e portano avanti, egregiamente, la carretta della trama. Senza disdegnare un fine gioco di doppi sensi e fraintendimenti, che non guasta mai.

Un plauso va poi agli intermezzi narrativi in stile fumetto con voce narrante, che fanno il punto sulla vicenda attraverso gli occhi di Ted, irresistibile figura noir un po’ Humphrey Bogart, un po’ Max Payne, interamente di pezza.

Il gusto del contrasto – proprio delle produzioni Lucas – ci mette però lo zampino e così le tematiche del noir sono proposte in grande spolvero solo per poi essere cucite – letteralmente – addosso a giocattoli senzienti dalla battuta facile, per cui una bambola diventa femme fatale nell’ottica di un orsetto di pezza e una coppia di conigli di peluche vanta un lessico da gangster consumati a fronte di un curriculum carico di furti di caramelle ai bambini…

Appunto...

… e di spaccio di barrette energetiche alle carote

Non a caso il gioco dei doppi sensi vive sin dal titolo:  letteralmente “Un orso con me”, colloquialmente “Sopportami”.

Il risultato è una dualità molto efficace, che apre alla sorpresa e vive anche nella caratterizzazione dei personaggi, tutti pensati per risultare credibili interpreti di un giallo cupo ed angosciante senza rinunciare al gusto di una comicità nera e sottile, a tratti demenziale, che risalta ancor di più sul fondo grigio degli eventi.

Se tutto il pur ristretto cast di questo primo episodio funziona, Ted e Amber ne sono senza dubbio il fiore all’occhiello.

Ombroso e consumato da anni di lavoro come detective privato, lui, vivace ed animata da una fervida immaginazione, lei. La voce dell’esperienza – con una punta alcolica – incontra l’avventatezza della giovinezza: a legarle un’amicizia contrastata ma solida, da cui l’orso tenta invano di tirarsi fuori da anni mentre Amber non fa che ripiombare entrambi, sistematicamente, in un mare di guai dopo l’altro.

Acuti, eccentrici e costantemente in un ilare scontro, tutto frecciatine e sarcasmo: il dinamico duo che qualsiasi giallo con aspirazioni umoristiche sogna di avere. Potenzialmente esplosivo.

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Stile e taglio a parte, a livello narrativo questo primo episodio getta efficacemente le basi del mistero, costruendo una tensione che non manca di farsi strada oltre lo schermo, regalando un paio d’ore intriganti e coinvolgenti alleggerite, ma mai svilite, da una comicità sempre all’altezza dello scopo. Poche o giuste, lascio a ciascuno giudicarlo: personalmente le ho trovate sostanziose, nonostante siano volate. E alla fine ne volevo ancora.

In prospettiva, poi, il potenziale dell’opera è ampiamente suggerito e le poche rivelazioni sono più che sufficienti a definire il mood e a fornire le coordinate per prendere le misure con regole e premesse del mondo di gioco, al contempo stimolando una curiosità in grado di fare da ponte per gli episodi successivi.

Sembra che la trama presenti un che di dinamico e influenzato da alcune scelte morali che verranno proposte nel corso dell’avventura. Senza anticiparvi nulla, il primo episodio presenta una sezione – affascinante ma forse troppo sbrigativa – che mi ha lasciato intendere di aver preso una decisione significativa, staremo a vedere come evolverà.

Niente che faccia gridare al miracolo, o strappare i capelli, ma la formula funziona e lo stile convince: il materiale per una grande serie c’è tutto, agli autori non limitarsi a ripiegare il gioco sulle incoraggianti premesse.

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Quando si dice “l’imbarazzo” della scelta…

TONIGHT, TONIGHT

Il primo episodio di Bear With Me si svolge interamente nella villa della famiglia di Amber, nel corso di una notte buia e tempestosa.

L’unicità di tempo e luogo giova notevolmente alla tensione e concentra il mistero, evitandone la diluizione proprio laddove la presa deve essere ferrea, all’inizio. Se è vero, infatti, che il gioco lascia chiaramente intendere che i successivi episodi si apriranno ad altri e più ampi scenari, trovo saggia la scelta di aver dato avvio alla vicenda in un luogo chiuso e opprimente, utile a concentrare lo sguardo del giocatore sui tanti particolari che scrivono la geografia del mistero più di qualsiasi spazio aperto.

L’atmosfera della villa, infatti, è lugubre e fumosa, con il buio attenuato solo da gli spettrali bagliori dei lampi e il silenzio rotto dal ticchettio di orologi che sembrano intonare una danza macabra e inesorabile.

Allegria!

Allegria!

A livello estetico il bianco e nero, di chiara derivazione cinematografica, si rivela una scelta vincente per la valenza tematica che assume e la bidimensionalità valorizza il tratto dei disegni, per un effetto complessivo che sostiene la narrazione e gratifica l’occhio. Senza dubbio degna di nota la dovizia di dettagli che gli autori hanno collocato sugli sfondi, retaggio di una filosofia di game design classica, che fa dell’interazione – e del comando “esamina” – il primario strumento dell’immersione al di là degli oggetti destinati all’inventario.

Quasi ogni elemento visibile a schermo è interagibile e apre a riflessioni utili ad approfondire la conoscenza dei personaggi e del mondo di gioco o a semplici battute fuori contesto, da sempre rito sacro degli amanti del genere.

...c'è di meglio, giuro!

… c’è di meglio, giuro!

ELEMENTARE, TED

Mouse alla mano, Bear With Me punta tutto su un’immediatezza che aiuta l’immersione. Un semplice click consente di spostare Ted ed Amber, mentre l’inventario è a scomparsa e si basa sul classico trascinamento, per cui per combinare più oggetti tra loro è sufficiente spostarli l’uno sull’altro.

Il cursore non cambia forma in corrispondenza di punti d’interesse, che sono segnalati solo quando ci si passa sopra il mouse (adoro!), mentre diventa dinamico in corrispondenza delle vie d’uscita da ciascun ambiente. Cliccando su un hot spot, poi, si richiama a schermo una ruota di azioni che riporta di volta in volta quelle utilmente selezionabili tra “guarda”, “usa” e “parla”. Un tipo di interfaccia pulita, essenziale ed intuitiva, che apprezzo molto e che credo diventerà lo standard per il genere. Se già non lo è.

Interessante la possibilità di controllare il fantomatico “Uomo in Rosso”, qui limitata ad una piccolissima porzione temporale destinata, credo, ad un aumento nei prossimi episodi. O almeno così mi è parso di leggere tra le righe delle dichiarazioni degli autori, che hanno parlato di uno scenario da “hunter – hunted”.

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A grandi linee, la struttura di gioco si basa sulla graduale esplorazione di una porzione della villa, per cui alcune aree sono inizialmente precluse e il giocatore, tra andirivieni vari, viene compensato per i suoi progressi con nuovi ambienti da esplorare, per quanto ristretti.

Gli enigmi, tutti coerenti con il contesto, attingono ad un repertorio classico, tra combinazioni d’oggetti e richieste di personaggi, e si attestano su una difficoltà tendente al basso che in parte trova ragione nella scelta di puntare principalmente sulla componente narrativa, per cui i pur numerosi puzzle sono pensati per sostenerla risultando leggibili e contestualizzati.

Se questo è vero, e a livello globale l’esperienza è piacevole nonostante il moderato livello di sfida, va detto che un piccolo sforzo in più avrebbe consentito di creare rompicapo maggiormente interessanti senza per questo sfociare nell’astrusità. Speriamo nei prossimi episodi.

Simpatica, poi, l’idea di collocare un velato sistema di aiuti nelle conversazioni attivabili tra i due protagonisti, sì da evitare l’intrusione  a schermo di un indizio vero e proprio. Ammesso comunque che serva ricorrervi.

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Ottimo il doppiaggio inglese e convincente la colonna sonora: entrambi restituiscono, anche a livello uditivo, la sensazione di trovarsi tra i rulli di una pellicola noir anni ’50.

Incredibile ma vero: i testi del gioco sono interamente tradotti in italiano e con salvezza delle battute e dei riferimenti culturali, opportunamente adeguati laddove necessario. Peccato per qualche refuso qua e là: ma stiamo parlando di inezie.

A livello tecnico niente di particolare da segnalare, eccezion fatta per gli eccessivi tempi di caricamento tra un’area e l’altra, a tratti snervanti. Niente che non si possa sistemare.

Indice di rapimento

verdeb

Concepito per passione e realizzato con altrettanto trasporto, Bear With Me è un titolo che sin da questo primo episodio sembra avere molto da offrire, e non solo a chi, come me, vivrebbe di pane e punta e clicca senza mai patire la fame.

Il mondo di gioco, tra giocattoli senzienti e tematiche per nulla infantili, vive di un efficace contrasto che è in primo luogo stilistico, con questa anima divisa tra noir e comico/parodistico ed una galleria di personaggi a cavallo tra il grigio e il colorito, che già in queste primissime ore riescono a restare bene impressi.

Il taglio cinematografico dell’intera esperienza convince e colpisce l’occhio, con un look bianco e nero elegante ed appropriato, per poi passare ai testi, con uno script di livello, una narrazione che promette scottanti rivelazioni e un’atmosfera cupa ed intrigante. Buono anche il comparto sonoro, decisamente “intonato” (…).

Se un plauso va al livello di dettaglio e di interattività dei background, con tanto di achievment che invitano ad esplorare in modo divertente, c’è da dire che gli enigmi stentano a decollare: va bene prediligere la narrazione, ma un piccolo sforzo in più si poteva, e doveva, fare. Quantomeno sul fronte “carattere”, considerando quanto stile abbia il resto dell’esperienza.

La speranza è quella che il prosieguo dell’avventura, che dovrebbe contare cinque episodi, mantenga e sviluppi il mordente sin qui dimostrato, con un occhio di riguardo per il sistema degli enigmi e la progressione dell’intreccio. Personalmente voglio crederci, premiando il gioco con una sfumatura azzurra, anche se parziale. Chissà che non diventi intera.

Non ci resta che attendere e tenerci pronti, il viaggio con Bear With Me è solo agli inizi e il motore è già caldo: speriamo non lo lascino freddare. Appuntamento a data da destinarsi: per ora “limitatevi” a dare una possibilità a questo primo episodio, disponibile a circa cinque euro su Windows, Mac e Linux. Consigliato a tutti, neofiti e puntacliccatori navigati.