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OLTRE GLI SPRITES

Affidare un simile retaggio narrativo alle mani di personaggi scialbi ed incolori sarebbe stato come metter su la più ambiziosa delle formazioni orchestrali e lasciarla ad un direttore mediocre. Uno spreco. Ma, anche in questo caso, il gioco non delude e sfodera un cast di tutto rispetto, con oltre trentacinque personaggi di pochi pixel ma abbondanti caratterizzazioni.

Robert è un eccellente protagonista, con il suo temperamento composto e risoluto ma affatto insensibile alle vicende umane e un piglio sarcastico e dissacrante che spezza con forza la raggelante catena di apatiche esistenze con cui entra in contatto. Joey, dal canto suo, è la spalla per antonomasia. “Rianimato”, nelle primissime fasi di gioco, e provvisoriamente collocato in una corazza da robot aspirapolvere, il piccolo automa è un concentrato di irriverenza e sagacia, ed è dalla sua bocca artificiale che escono alcune delle più ispirate linee di dialogo dell’intero gioco.

 

beneath joey

Da aspirapolvere a saldatore nell’arco di pochi minuti. I vari cambi di “outfit” di Joey nel corso del gioco sono una gag ricorrente, occasione di esilaranti commenti del robottino, oltre che espedienti utili al gameplay, come vedremo tra poco

Passando agli npc:

  • Reich, capo della guardia di Union City, frutto masticato e risputato di una società allo sbando;
  • Hobbins, operaio dell’impianto di riciclaggio, perfetto esempio della serializzazione della vita umana, preso com’è nella morsa di un sistema che lo considera poco più che un numero.;
  • Norville e Sam, la strana coppia di addetti alla sicurezza, irascibile e facile all’ira l’uno, ipersensibile l’altro. Non proprio il top di gamma.
  • Gilbert Lamb, viscido esponente della classe dominante, direttore della fabbrica di tubi ed interessato esclusivamente a conservare i suoi immeritati privilegi. Ingombrante, sgraziato, del tutto privo di empatia. Un altro prodotto del sistema, involontariamente comico nel suo ostinato attaccamento ad uno status vuoto quanto lo spazio sotto i suoi capelli impomatati.
  • Anita, donna forte, intelligente ed intraprendente, costretta a vivere al fondo di una società che rifiuta e che vorrebbe cambiare. La sua estraneità, quantomeno mentale, al sistema, la rende l’unica capace di andare oltre le apparenze, persino quelle di Robert.
  • Il Prof. Burke, medico pazzoide assuefatto ai suoi stessi anestetici e dedito a strane pratiche ben oltre qualsiasi etica e il concetto stesso di umanità.
  • Mrs. Piermont, ricca, eccessiva ed annoiata. La perfetta incarnazione di un’agiatezza smisurata che, però, non compensa ciò che veramente manca.

E altri, che lascio a voi il piacere di scoprire. Tutti offerti alla vista con fattezze peculiari ed immediatamente riconoscibili, nel tentativo di creare un mondo di gioco vivo, popolato da qualcosa più che semplici sprites riempitivi. Il merito va, ancora una volta, a Gibbons, che ha realizzato ogni modello a mano per poi “pixellarlo” sull’Amiga del figlio decenne, che magari avrà visto questa intrusione come un’inutile rottura. Questione di prospettive, direi.

beneath a steel sky collage 2

Creare dei visi dettagliati con una manciata di pixel a disposizione non era un’impresa facile, tant’è che lo stesso Gibbons avrebbe preferito qualcosa di meno dettagliato, in stile Prince of Persia o Flashback per capirci. Su insistenza di Cecil, però, l’artista ha sfruttato ogni millimetro di quei piccolissimi volti. Le immagini, purtroppo, non consentono di poterlo apprezzare, ma il risultato, pur con tutti i limiti del caso e considerando i mezzi a disposizione, è comunque pregevole, soprattutto per l’intento. L’anonimato non era un’opzione praticabile.

 

Non da meno, lo scprit, opera di Dave Cummins e frutto di un continuo scambio con Cecil, noto per controllare ogni dettaglio dei giochi che dirige.

Nel tentativo di attestarsi a metà tra la slapstick comedy della maggior parte dei titoli Lucas e la serietà dei giochi Sierra, percepita come eccessiva, per non dire peggio, i due autori hanno trovato un insolito equilibro nell’alternanza tra toni cupi e seri, che assecondano l’atmosfera generale, ed ampie boccate di humor, che smorza e ravviva, senza però ridicolizzare. Un ottimo lavoro di addomesticamento degli opposti.

Notevole, poi, l’opera di rimozione di qualsiasi fase meramente espositiva, per cui ogni informazione è fornita al giocatore non attraverso tediosi “spiegoni” che rischiano di infrangere la quarta parete, bensì tra le righe, oltre cinquemila, dei brillanti dialoghi ad albero.

Densi, intensi e significativi, non ci sono scambi di battute superflui e ciascun nuovo ragguaglio su trama o background narrativo è due volte interessante: la prima per il suo contenuto intrinseco e la seconda per il particolare filtro attraverso cui è consegnata al giocatore, ossia quello della mentalità del personaggio interpellato, la cui caratterizzazione, neanche a dirlo, “pende dalle sue labbra”. In quest’ottica, il rapporto tra Robert e Joey, tra continui rimpalli dialettici e frecciatine varie, è un fulgido esempio di narrazione e caratterizzazione dinamiche, che fluiscono attraverso i dialoghi tra i personaggi. E del resto, la presenza di una spalla che aiuti a limare l’esposizione è un marchio di fabbrica, in casa Revolution.

La scelta, poi, di evidenziare in maiuscolo le parole chiave di ciascuna linea di testo, aiuta il giocatore ad orientarsi in questo denso flusso di significati ed informazioni, fermando alcuni concetti per future utilità.

beneath monitor

In coerenza con l’ambientazione, e sempre nell’ottica di evitare tediose esposizioni, molte delle informazioni utili ad una corretta contestualizzazione della storia sono custodite dai terminali LINC, pieni di notizie e comunicati di sicuro interesse. E non solo

 

UNA RICERCATA SEMPLICITA’

Parola d’ordine: essenzialità. Non mi viene in mente modo più efficace per definire l’interfaccia di gioco: inventario a scomparsa con oggetti rappresentati da icone, puntatore del mouse che muta in corrispondenza di un hot spot, tasto destro per interagire e tasto sinistro per esaminare. Et voilà.

E funziona. Alla grande.

Quella di Revolution, infatti, a parer mio, è una precisa ricerca di una semplicità che svesta qualsiasi sovrastruttura e rechi con se le sue fidate compagne: intuitività ed immediatezza. Missione compiuta, in tal senso.

Fulcro del gameplay sono, naturalmente, gli enigmi, croce e delizia di ogni appassionato di avventure grafiche che si rispetti.

Complessivamente parlando, i numerosi puzzle presenti nel gioco sono coerenti con l’ambientazione e saggiamente implementati, senza esasperare il pur presente backtracking e senza rincorrere soluzioni eccessivamente astruse. Logica e un buono spirito deduttivo, non vi servirà altro. A parte forse un po’ di liquidi per reidratarvi, non si sa mai.

beneath password

Da buon cyberpunk quale è, Beneath a Steel Sky non lesina alcune interessanti sequenze di gioco in una sorta di realtà virtuale interna al sistema di LINC, funzionali al recupero di informazioni vitali alla prosecuzione dell’avventura. Per quanto interessanti, con tanto di icone di comando che raffigurano concetti altrimenti astratti quali la “decompressione” e la “decriptazione” di file, queste sezioni peccano, a tratti, di una preparazione non adeguatamente accurata e di una scarsa leggibilità, tanto che capita di sentirsi spaesati, a tratti. Niente che non possa essere superato con un pò di dedizione, comunque

Attenzione, siamo pur sempre in presenza di un punta e clicca dei primissimi anni ’90, dunque il livello di difficoltà generale tende all’alto, gli hot spots non sono assolutamente evidenziati e le spasmodiche pressioni delle meningi si sprecano, ma almeno non sarà necessario munirsi di una trivella. Mi pare già un passo avanti, no?

Scherzi a parte, le meccaniche degli enigmi, salvi gli inciampi documentati nell’ultima immagine/didascalia, funzionano ed interagendo con gli ambienti e i personaggi, oltreché sfruttando a dovere gli oggetti raccolti in giro, è possibile districarsi persino nelle situazioni più complesse. A patto, però, di prestare bene attenzione. La superficialità è letale, in un gioco del genere.

Sempre grazie al solito Virtuale Theatre, poi, è possibile chiedere a Joey di eseguire tutta una serie di azioni, in funzione dello “shell” di volta in volta indossato. E così, ad esempio, in versione saldatore potrà rivelarsi utile per…saldare, ovviamente. Nei panni di un’aspirapolvere, invece, potrebbe cimentarsi nella antica arte dello scassinare. E così via. Il tutto, naturalmente, solo e soltanto se si avrà avuto cura di occasionarle, queste azioni, esplorando ed interagendo con ogni singolo pixel quadrato.

Non mancano, inoltre, sezioni in cui è richiesto un certo tempismo.

beneath game over

Come ogni ombroso antieroe che si rispetti (?) Robert affronta situazioni ad alto tasso di rischio come fossero bicchieri d’acqua. Il problema, semmai, siamo noi giocatori. E allora potrà capitare, in alcune sezioni, di vedersi recapitare un biglietto di sola andata per l’oltretomba, con conseguente game over. Ma non preoccupatevi, nessuna arbitraria crudeltà: con un pò di accortezza e leggendo bene ciascuna situazione, è tranquillamente possibile sfangarla. Tenetevi in caldo qualche salvataggio extra comunque, non si sa mai.

 

LA DEDIZIONE PAGA

Nato sotto il nome di Underworld, poi modificato in fretta a seguito dell’uscita dell’omonimo titolo della serie Ultima, Beneath a Steel Sky ha potuto giovare, complice il moderato successo di Lure of the Temptress, di un team di sviluppo allargato a ricomprendere undici elementi e di un budget ben superiore, ammontante a 40.000 sterline. Una bella cifra, per l’epoca.

Visti i risultati, è ragionevole ritenere che lo sforzo produttivo di Virgin Interactive, publisher del gioco, sia stato ampiamente ripagato, con circa 400.000 copie vendute ed un’accoglienza entusiastica di critica e pubblico. Un successo vero e proprio, oltreché decisamente meritato.

Beneath a Steel Sky judge

Facoltativo ma a mio avviso impedibile, il processo, chenonvidicocomeattivare, è una sezione riuscitissima. Il giudice Chatney sembra convinto di incarnare la legge e di condurre uno show televisivo, più che un dibattimento giudiziario. Ne vedrete delle belle.

Se, infatti, ad oggi Beneath a Steel Sky è ritenuto, dagli appassionati e dagli addetti ai lavori, un cult del genere ed un titolo da provare assolutamente, almeno una volta nella vita, il merito va al lavoro svolto in fase di sviluppo, con estrema cura di ogni minimo dettaglio e ricerca di elementi talentuosi ed appassionati, capaci di dedicarsi anima e corpo al progetto.

Dagli sfondi di Gibbons, accuratamente colorati da Les Pace, passando per le oltre venti animazioni di ciascun personaggio, frutto del  lavoro di Steve Ince, giungendo ai taglienti testi di Cummins, autore tra l’altro anche delle musiche (ognuna a settare il mood di ciascuna location principale) e senza dimenticare lo sforzo dei programmatori Warriner e Sykes, artefici di una versione 2.0 del Virtual Theatre, semplificato rispetto a quanto visto in Lure of the Temptress in funzione di una maggiore fluidità ed adattabilità dell’engine alla visione artistica e tecnica sottesa al progetto. Il tutto sotto l’attenta, attentissima, supervisione di Cecil, maestro nel confezionare avventure grafiche complete e coerenti in ogni loro parte.

beneath travelco

Persino l’arte moderna, nel gioco, inneggia alla fusione tra uomo e macchina. Dettagli mon amour

Storia a parte, quella del doppiaggio, presente solo nella versione CD e affidato alla Royal Shakespeare Company, con soli due giorni di estenuante tour de force per la registrazione. Parzialmente insoddisfatti del risultato e a posteriori convinti che dei doppiatori sarebbero stati più efficaci rispetto ad attori da palcoscenico, gli autori hanno infine optato per lunghe sessioni di ri – registrazione, con il risultato che, in alcuni punti, il parlato non coincide perfettamente con i testi, vista l’americanizzazione di alcuni termini inglesi.

Resta comunque un mistero, per i più, il perché Robert, australiano, sfoggi un accento decisamente americano e, allo stesso tempo, perché gli altri personaggi sembrino usciti direttamente da una sala da tè britannica, anziché dalla “terra dei canguri”. Personalmente, avendo apprezzato le performance dei doppiatori nella quasi totalità dei casi, non posso comunque lamentarmi.

Concetto relativo per un’avventura grafica, la longevità è comunque medio-alta e, nel mio caso, ben nove ore sono state necessarie per completare la mia prima run. Se un pò masticate di punta e clicca, capirete subito che non è affatto male. Altrimenti fidatevi di me.

Lingua? Inglese, almeno per ora. Vedremo nella collection.

Diverse le versioni del gioco diffuse sul mercato: oltre a quella in floppy – priva di doppiaggio e dell’introduzione, comunque fornita sotto forma di fumetto cartaceo – e a quella CD – oggetto del presente articolo – abbiamo una release per Amiga – priva, per motivi di memoria, di alcune animazioni e con una palette di colori ed una risoluzione limitate – ed una remastered per iOS del 2009, con tanto di funzionalità touch opportunamente implementate.

Dal 2003, inoltre, il titolo è completamente freeware su PC e disponibile su GOG con emulazione via SCUMMVM incorporata.

Indice di rapimento

Per ogni appassionato di avventure punta e clicca che si rispetti, Beneath a Steel Sky non è una possibile opzione, no, è un obbligo.

Fa strano pensare che, a dispetto del successo riscosso all’epoca della sua uscita e della tutto sommato recente release per mobile, questa perla assoluta sia, nei fatti, meno conosciuta di quanto meriterebbe. Io stessa l’ho giocata solo l’anno scorso. Shame on me. Ma voglio rimediare consigliandovelo.

Con la sua atmosfera opprimente ed angosciosa, il suo setting fantascientifico e distopico, ma comunque pericolosamente attuale, e una storia densa di contenuti e dal ritmo invidiabile, interpretata da personaggi ispiratissimi e scandita da enigmi complessi ma ben implementati, Beneath a Steel Sky è, senza mezzi termini, tutto ciò che un’avventura grafica dovrebbe essere.

Per nostra fortuna, ad ogni modo, i tempi sono maturi, con la prossima uscita della collection di Revolution Software e l’occasionissima di riscoprire un capolavoro forse in parte dimenticato, accompagnato da contenuti extra quali succosi dietro le quinte. Oltre all’insignificante dettaglio della versione digitale freeware su GOG.

Non credo serva dire altro, in proposito.

Dunque armatevi di mouse e preparatevi al metallico abbraccio di Union City.

Occhio a non abbassare le difese però.

Rubando una delle citazioni più iconiche del gioco: Be Vigilant.

E…alla prossima tappa del nostro viaggio in punta di click!

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