Share

L’esplosione del mondo indie ha indubbiamente portato alla luce molti titoli validi e originali, arricchendo enormemente il panorama dei videogiochi. Tante produzioni che però hanno reso più difficile ai team di sviluppo ritagliarsi un proprio spazio. Per distinguersi dalla concorrenza, c’è allora chi scommette su un gameplay originale, chi su meccaniche articolate e rifinite, chi ancora su una narrazione che tratta temi particolari. Certi sviluppatori scelgono invece di solleticare il senso estetico del giocatore, puntando tutto su scelte stilistiche ricercate, in grado di trasformare il proprio gioco in un quadro in movimento. È il caso di Bokida – Heartfelt Reunion, primo lavoro di Rice Cooker Republic.

Un poetico girovagare

Basta un rapido sguardo agli screenshot di gioco per essere rapiti dal mondo di gioco, quasi interamente dipinto solo di bianco e nero. Una scelta cromatica che è stata integrata nel contesto narrativo, che racconta di due mondi divisi e che tocca a noi riunire. La storia non è particolarmente elaborata e si limita soltanto a svolgere un ruolo di supporto nell’economia di Bokida, guidandoci verso la meta e fornendo una motivazione poetica al nostro girovagare.
Per permettere alle due entità di riavvicinarsi, dobbiamo infatti risolvere una serie di enigmi, che porteranno all’attivazione di alcuni monoliti. Sfide non particolarmente impegnative e strettamente legate all’altro aspetto peculiare di Bokida, ovvero l’utilizzo di blocchi alla Minecraft per interagire con il mondo.

bokida1

Lo stacco tra le passeggiate luminose del mondo “bianco” e il vagare in quello “nero” è significativo

Avremo la facoltà di disporre dei cubi nel mondo di gioco, magari per realizzare una scala che ci consenta di raggiungere un punto più alto o un ponte per superare un dirupo. Nulla a che vedere con il titolo Mojang però: la meccanica dei cubi non ha nessun particolare intento creativo, essendo utilizzata solo per favorire l’esplorazione e risolvere le sfide proposte dal gioco. Per affrontare gli enigmi disponiamo inoltre di altre tre funzioni, che vanno a completare i cardini del gameplay di Bokida: possiamo tagliare a nostro piacimento i cubi che abbiamo disposto; possiamo spingere i detriti che si sono accumulati; possiamo infine creare una sfera che annulla ciò che abbiamo costruito.

Un viaggio incompiuto

Superato lo splendore dei primi scorci del mondo di gioco, la sensazione è che la componente ludica sia veramente ridotta all’osso. Sono presenti solo una manciata di rompicapi e circa due ore di gioco a dividere l’avvio dell’avventura dai titoli di coda. Un peccato, perché tanta bellezza estetica avrebbe meritato un contorno più elaborato, in grado di motivare maggiormente l’esplorazione. In questo senso il team si è limitato ad inserire una settantina di sfere da raccogliere, una sorta di collezionabile che aggiunge davvero poco all’impianto di gioco.

bokida3

Quando un nuovo colore irrompe con forza nella monocromia di Bokida, il colpo d’occhio è spettacolare

Anche il sistema di movimento avrebbe beneficiato di qualche ritocco, a causa di spostamenti talvolta lenti e poco precisi. Considerate le grandi distanze che dobbiamo percorrere, gli sviluppatori hanno introdotto la possibilità di effettuare grandi salti e di planare, offrendo la piacevole sensazione di fluttuare in aria. Tuttavia l’inerzia del nostro personaggio rende a tratti fastidioso il passaggio su piccole piattaforme, con il rischio, frustrante, di ruzzolare in un dirupo, vanificando gli sforzi fatti per l’arrampicata.

La fastidiosa impressione di un potenziale inespresso si respira in particolar modo nel design dei rompicapi, contenuti sia per numero che per ingegno. Questi richiedono l’applicazione abbastanza semplice dei poteri a nostra disposizione, senza sfidare l’intelletto del giocatore e senza sorprenderlo con trovate creative. Per fare un esempio, una volta ci dovremo limitare a riempire lo spazio indicato con dei cubi, mentre in un’altra situazione dovremo interagire con l’ambiente per direzionare un raggio verso la giusta destinazione. Anche qui le premesse non vengono sfruttate e uno sforzo maggiore avrebbe portato ad una componente puzzle potenzialmente solida e divertente.

bokida4

Planare sopra queste distese bianche è estremamente distensivo

Una passeggiata zen

Gli elementi evidenziati finora lasciano pensare che il giudizio su Bokida sia inevitabilmente negativo. Indubbiamente si tratta di un titolo che non si presta a tutti i palati, ma l’affascinante componente estetica è un punto di forza che alcuni troveranno più che sufficiente a sorreggere il prodotto intero. Mi riferisco a quei giocatori che amano un’esplorazione lenta e solitaria, che non hanno la necessità di essere stimolati da un obiettivo o da un risvolto narrativo per essere spinti a scoprire ogni singolo pixel del mondo. Se rientrate in questa categoria, allora Bokida è un titolo valido, grazie alla monocromia ben dosata, interrotta sapientemente dall’irruzione di nuovi colori.

Forte è l’influenza del pensiero orientale, esplicitata dall’uso del Taijitu come simbolo per sottolineare l’integrazione tra il mondo di luce e quella di tenebra. Le poche parole della voce narrante rimandano a concetti come quello dello yin e dello yang, mentre buona parte degli edifici presenta segni inequivocabili di architettura asiatica. Il tutto contribuisce a creare un’esperienza rilassante, come una passeggiata in un giardino zen, grazie anche all’accompagnamento musicale, sempre adeguato e mai stancante.

Indice di rapimento

verdeBokida è il classico gioco che si ama o si odia. Più precisamente, se cercate un titolo che offra puzzle ingegnosi o fasi platform entusiasmanti, vi deluderà. Allo stesso modo, non bisogna farsi fuorviare dalla presenza dei cubi: non troverete meccaniche alla Minecraft, che vi permettano di sfogare la vostra creatività. Bokida è un’esperienza, conciliante e rilassante, che fa leva su un art design ispirato e musiche appropriate. Purtroppo, le premesse per offrire qualcosa in più ci sono ma non sono state sfruttate. L’assenza di una componente ludica più strutturata polarizzerà gli utenti, divisi come il bianco e il nero, tra chi rimarrà estasiato nell’ammirare i panorami monocromatici e chi sbufferà per l’assenza di un gameplay coinvolgente.