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26 Settembre 1986
Un gran giorno per il Giappone.
Un gran giorno per il mondo videoludico.
Un gran giorno che ha segnato la nascita di un gran gioco.
La nascita di una gran serie.
La nascita di una lunga stirpe di ammazzavampiri.
La nascita di una delle mie droghe più assuefacenti.

26 Settembre 1986
Sotto forma di floppy disk per Famicom Disk System, espansione dell’omonima console Nintendo, la Konami rende pubblica la sua nuova creazione.
Il suo nome è Akumajō Dracula, colui che, lo stesso anno, arrivò in Europa con il nome di Vampire Killer grazie alla conversione per MSX2, affermandosi definitivamente l’anno dopo, in tutto l’Occidente, con il nome di Castlevania.

Data odierna
… BUON FESTE A TUTTI!
Come si suol dire: meglio tardi che mai.
Ma non potevo non scrivere questo articolo prima della fine di quest’anno, soprattutto dopo aver finito quell’immortale primo capitolo per l’ennesima – e non ultima – volta, soprattutto se lo faccio con quella bellissima colonna sonora in sottofondo a farmi compagnia.

Tantissimi artisti, tra disegnatori, compositori, game designers e quant’altro, hanno contribuito a rendere la serie di Castlevania quella che è… o che è stata… perché ora, beh… MALEDETTA KONAMI MANNAGG-

Ma cosa è Castlevania per me? Un grandissimo e meraviglioso franchise che in tutti questi anni, tra alti e bassi, è sempre rimasto impresso nel cuore di tantissimi giocatori di ogni età grazie all’enorme contributo che ha donato al mondo dei videogiochi e dintorni, con le sue indimenticabili tracce, i suoi artistici artwork e il suo gameplay – per non dire “I SUOI gameplay” – in continua evoluzione ed espansione, arrivando addirittura a coniare, insieme ad un’altra grande serie – con cui condivide pure l’anno di nascita – un termine che racchiude insieme più generi videoludici, quel bellissimo termine che tanto amo e continuerò ad amare “finché morte non ci separi”: Metroidvania.
E ora un’altra domanda lecita… ho detto cosa è “per me” o cosa è “e basta”? Ci sto uscendo di testa? Perché ho appena fatto due domande invece che una?
Vabbe’, è uguale… circa… intanto, ora, non sono qui per scrivere qualcosa su tutta la serie, della sua fase Metroidvania, o ancora sul trio delle meraviglie composto dal buon Koji Igarashi, della compositrice Michiru Yamane o dell’artista Ayami Kojima, no signori… quello potrebbe succedere più avanti, in un giorno non ancora precisato, quello in cui riuscirò a finire ALMENO tutti i capitoli della timeline principale così da parlarne in un supermegaultrarticoloneciccionepotentissimo.
Tempo al tempo.
Ora sono qui, dinanzi a voi, per parlarvi della nascita di Castlevania, del suo debutto nelle nostre terre occidentali e della mia esperienza, con tanto di prime bestemmie (no, dai, quelle ve le risparmio) sul primo, classico e glorioso capitolo nato ben trenta anni fa.

Quindi torniamo indietro nel 17esimo secolo, più precisamente nel 1691 A.D., in Transilvania: imbracciate la leggendaria frusta e varcate con me il cancello che apre la via al temuto castello di Dracula!

castlevania-entrata

Le leggende narrano che ogni 100 anni il mondo viene invaso dalla più fitta oscurità, dalla più pura delle paure e dalle più incontrollabili creature maligne, a causa della resurrezione dell’immortale e vendicativo Signore Oscuro e dell’ascesa del suo castello infernale: il Castlevania.
Certo, ormai tutti sappiamo che il tempo di tale ritorno è relativo e legato anche a fattori esterni, quali rituali di pazzi visionari o eventi catastrofici mondiali, ma sappiamo anche questo: come da tradizione, a prescindere da qualunque fattore, il Principe dell’Oscurità dovrà essere fermato da un giovane guerriero della longeva famiglia Belmont (Belmondo per i nostri amici orientali e per la localizzazione occidentale proprio di questo unico capitolo), un clan conosciuto nei tempi per la loro eterna lotta contro le creature della notte, attivo dal IX secolo a.C. grazie al potere della loro unica sacra frusta, nota come Vampire Killer.
E se non loro, una famiglia ad essa connessa dovrà riuscire ad eseguire lo stesso sporco lavoro.
Il prescelto dell’avvenuta di cui parleremo oggi è Simon Belmont, discendente di quel Christopher che già sconfisse Dracula proprio 100 anni prima (in una fase giocabile nei due capitoli Adventure per Game Boy e ripreso in quel di Adventure Rebirth per WiiWare).
Quindi, sì, parliamo del primo capitolo della serie, ma NON della prima battaglia tre le due forze citate.

Bene contro Male. Luce contro Oscurità. Vita contro Morte.
La tipica storia dell’umanità in lotta contro le misteriose forze che l’opprimono.
La tipica storia dell’agile e potente cavaliere dall’armatura scintillante pronto a difendere la sua stirpe.
… Vabbè… “agile e potente dall’armatura scintillante”…

castlevania-simon-belmont

Queste sono le varie incarnazioni di Simon nei giochi (canonici e non) della serie. E noi, ora, prenderemo in esame, ovviamente, quel belloccio in gonnella e stivaletti gialli. Roba che ingelosisce i principi azzurri delle fiabe… anche se, in verità, dovremo prendere in esame anche la versione Chronicles, essendo un remake dell’originale, e già con il disegno di Ayami Kojima migliora un po’ il fattore “figo”, ma… beh, l’agilità rimane comunque quella… ne parlerò meglio ora va

La ricetta dell’obbiettivo è semplice: andare da punto A e punto B frustando ogni cosa malvagia che ci si para davanti e ogni oggetto che si può rompere, fino a sconfiggere il boss e passare al prossimo livello.
Ripetere il tutto per sei volte.
Battere Dracula.
Finire.
Tutto qui? Tutto qui.
Ed è bellissimo.
Anche perché messa così può anche sembrare facile no? Ma, ehi, indovinate un po’ (anche se lo saprete già): non lo è! Nel pieno dello stile arcade dei tempi, con tre vite (in tutto) che possono aumentare dopo aver raggiunto dei determinati punteggi, con l’assenza dei salvataggi, con nemici che escono pure dai punti più improbabili e con le movenze del protagonista accennate nell’immagine qui sopra – relegate ad un lento salto non regolabile, ad un attacco con la frusta (da poter potenziare fino a tre volte) solo e soltanto diritto in avanti con tanto di piccolo ritardo tra input e azione – e all’uso di un’arma secondaria da raccogliere tra acqua santa, croci e asce, beh… la partita non risulta di certo una pacchia.
O meglio: certo che lo è, ma non per chi ha poca pazienza o per chi vuole fare tutto subito in fretta e furia.

castlevania-death

La morte sarà la vera nemica di tutto il gioco… no, aspè, non parlo della Morte come Mietitrice, ma della morte da Game Over… cioè, sì, anche QUELLA Morte sarà uno dei nostri nemici peggiori, con tutte quelle falci da schivare e colpire sparate per tutta la stanza, ma arrivarci, le prime volte, sarà comunque un’impresa e uno spreco di vite. Diciamo che si incontra la morte tante volte per arrivare alla Morte (?)

Degno di chi mangiava, e mangia ancora, pane e gettoni con salsa di sfida quindi.

Calma e sangue freddo.
Voglia di migliorarsi e di conoscere il gioco, il suo mondo/il suo castello, i suoi pericoli, e sfruttare le conoscenze per continuare vittoriosi la propria marcia con le proprie forze.
Posizionarsi alla perfezione, destreggiarsi e usare i limiti posti dal gioco e dalle movenze Simon a proprio vantaggio, calcolare i tempi di movimento e attacco, rendere letali le singole frustate unidirezionali e rendere agili i lenti salti.
Imparare dai propri errori e andare avanti passo passo fino alla soddisfazione suprema nel finire ogni singolo stage, fino all’esplosione di piacere nella visione del finale.
Morire e tornare sempre più forti, proprio come Dracula.
Bestemmi- no, ho detto che ve le risparmio… poi mica succede sempre… non più ormai.

Questo è quello che ci vuole e che succede durante tutte le prime partite a Castlevania, grazie ad un gameplay da far proprio, inizialmente semplice da imparare ma difficile da domare, e ad un level design di altissimo livello in cui gli autori si sono sbizzarriti non solo nella varietà delle ambientazioni interne (e non) al castello – dai lussi dell’atrio e del trono del “padrone di casa” a luoghi più oscuri come cripte e prigioni, che siano essi da percorrere in senso orizzontale o verticale  – ma anche nel meticoloso posizionamento del grande “bestiario” di nemici affrontabili nella magione, ovviamente tratte dalle più disparate creature e personaggi del mondo horror quali zombie, mummie, scheletri, lupi mannari, mostri di Frankenstein, Igor e quant’altro.
Certo è che per quest’ultimo punto forse si sono sbizzarriti anche troppo, tra teste di medusa che compaiono all’infinito e piccoli bastar- esseri gobbosi che saltellano e si arrampicano nelle texture in modo del tutto anomalo… sarà un modo per rendere il gioco più impegnativo? Non credo, ma se è davvero così, beh, ci sono riusciti alla grande… carogne.

Ma vogliamo tornare alle storiche e indimenticabili musiche di Yamashita-sensei? La già linkata e classica “Vampire Killer”? La bellissima “Heart of Fire”? Oppure:

Quando si dice che un’opera possiede “la giusta atmosfera“.

Una volta varcato il cancello sei entrato all’inferno.
Ma quel tipo di inferno in cui vorrai rientrare più volte.

Sei un uomo solo, un “semplice” umano armato di una “””semplice””” ma potente frusta millenaria, in un enorme ambiente ostile ove ogni singolo essere vivente ti si scaglia contro e dove ogni possibile metro cubo sembra volerti farti fuori e mettere fine alla tua vita (o alle tue vite).
Devi avere il terrore ad ogni azione, ad ogni passo, ma devi anche essere temerario, attento.
Una sensazione che, unita alla giusta atmosfera appena menzionata data dal giusto design e dall’evocativa soundtrack, rende perfetto lo stile del titolo e quello che vuole mostrare e far provare durante l’avventura. Una sensazione che rende Castlevania quello che è: un intramontabile classico che non annoia mai nemmeno dopo 30 anni.

Indice di rapimento

 E potrei continuare a parlare di Castlevania all’infinito, ma, ahimè, il tempo è tiranno… come il nostro amico, il Signore Oscuro.

Volevo fare un qualcosa di speciale, ma alla fine non mi è uscito altro che un semplice parere, con una descrizione a grandi linee di quello che è il gioco e di come si presentava e si presenta tutt’ora. Spero  comunque che, anche così, sia riuscito a riprendere come si deve l’impatto che questo videogioco è riuscito a dare sul mercato, sulla storia e sul sottoscritto, anche solo con questo “semplice” (sto usando troppo ‘sto termine virgolettato) capitolo iniziale che, seppur non perfetto in certi sensi, ha dato i natali ad alcuni dei miei giochi preferiti di sempre, se non alcuni dei giochi migliori mai visti nel panorama videoludico.
Senza togliere comunque qualcosa all’alta qualità dello stesso. Di certo non si diventa un “immortale classico” così a caso, solo per il nome, soprattutto se, dopo anni e anni, si continua a giocarlo e rigiocarlo e a sentire le sue canzoni sempre con la stessa passione.
E ovviamente non dovrei nemmeno aggiungere un “GIOCATELO SUBITO” a chi non l’ha mai toccato e sentito l’ebrezza di morir- di esplorare il primo castello oscuro di questa fantastica saga, e non solo perché è uno di quei giochi OBBLIGATORI per chi pensa di essere un “videogiocatore”, anche solo un minimo, ma anche perché ormai, emulatori esclusi, è disponibile in tantissimi modi, tra cui la maggior parte delle console Nintendo, Mini-NES compreso (messo insieme al secondo capitolo, ma senza quel capolavoro del terzo purtroppo…), per non parlare del remake da noi disponibile per la prima Playstation, quel Castlevania Chronicles prima citato in un’immagine, che migliora l’originale grazie ai sublimi disegni di Ayami Kojima e ad un nuovo stile grafico, alle nuove musiche (tra cui la Simon Theme di Super Castlevania IV e Bloody Tears di Castlevania II: Simon’s Quest) in aggiunta alla nuova versione della classica OST, a due nuovi livelli e ad sistema di salvataggio!

Non vedo l’ora di tornare presto a parlarne con nuovi articoli…
Ma per ora ci fermiamo qui, quindi AUGURI CASTLEVANIA!
E AUGURI ANCHE A VOI LETTORI!

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