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Se si pensa a uno strategico a turni 4X (eXplore, eXpande, eXploit, eXterminate), il primo nome che viene in mente è sicuramente quello di Civilization. Tale è la considerazione che ha guadagnato negli anni la serie ideata da Sid Meier, che conta, con quest’ultima, sei iterazioni principali, alcuni esperimenti su console (Civilization Revolution) e un paio di variazioni sul tema (Alpha Centauri e Beyond Earth). Ogni edizione arriva con il proprio insieme di piccole e grandi innovazioni, ma la sua anima rimane quella in grado di risucchiarci nel suo mondo e incastrarci nel classico “Ancora un turno”. Una capacità, quella di farci perdere la cognizione del tempo, che rimane intatta anche in questo sesto episodio.

Una breve introduzione per chi è totalmente nuovo alla serie. Prenderemo il controllo di una civiltà sin dagli albori e dovremo guidarne lo sviluppo per condurla gloriosamente fino ai nostri tempi. Per garantire un futuro roseo alla popolazione, bisognerà occuparsi di fondare nuove città e farle crescere in modo corretto, gestire le relazioni diplomatiche e la ricerca scientifica, oltre che mobilitare l’esercito per difesa o per conquistare le fazioni avversarie. Sarà però essenziale avere bene in mente quale tipo di vittoria vogliamo perseguire, così da pianificare una strategia adeguata per i nostri scopi. Possiamo puntare alla dominazione, prendendo il controllo di tutte le capitali nemiche grazie al nostro esercito, oppure cercare di ottenere la supremazia scientifica, riuscendo a stabilire per primi una colonia su Marte (si può intuire che da queste parti sia la nostra opzione preferita). In alternativa, si può inseguire la vittoria religiosa, diffondendo il nostro credo in più della metà delle città del mondo, o quella culturale, riuscendo ad attirare un nutrito numero di turisti grazie alle magnificenze della nostra civiltà.

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Il punto di partenza di ogni Civilization, con un nuovo mondo da scoprire

Anche per gli appassionati di lungo corso, Civilization VI presenta molte succose novità. Quella più evidente è il nuovo sistema di sviluppo delle città. Nei precedenti capitoli il centro urbano ospitava tutti gli edifici che riuscivamo a erigere, essenziali per restare al passo con gli avversari. Ora questi miglioramenti devono essere costruiti nelle caselle adiacenti al centro cittadino, costringendoci ad una pianificazione più attenta. È quasi impossibile che una singola città si occupi di progresso scientifico, addestramento militare e crescita culturale. Sarà necessario specializzarsi, tenendo sempre bene a mente quale tipo di vittoria stiamo tentando di ottenere. Inoltre, per far aumentare i suoi abitanti, non basterà preoccuparsi di rifornirli adeguatamente di cibo, ma dovremo assicurare loro sufficienti abitazioni e attrattive. Queste novità si applicano anche alle cosiddette meraviglie, come la Torre Eiffel o Stonehenge, costruzioni uniche che ci garantiranno particolari bonus. Queste dovranno essere collocate in una specifica posizione vicina al centro cittadino e talvolta richiederanno condizioni aggiuntive, come la prossimità a un fiume o a una montagna.

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L’albero tecnologico determina il nostro progresso scientifico

Persino il classico albero tecnologico, che ci permette di indirizzare il nostro progresso, è stato rinnovato in Civilization VI. È ancora presente, ma è ora suddiviso in due parti indipendenti: una dedicata allo sviluppo scientifico e una a quello culturale. Il primo funziona in modo analogo ai precedenti capitoli, mentre il secondo è la vera novità. In questo caso la ricerca è focalizzata a scoprire nuove ideologie e politiche, che ci permetteranno di attivare nuove forme di amministrazione e di definire la nostra agenda di governo. La struttura del nostro Stato ci darà accesso a specifici bonus e ci offrirà la possibilità di attivare determinate politiche di tipo militare, economico o diplomatico.
Un’altra interessante novità in questo ambito è data dai momenti “Eureka!” che permettono di velocizzare la ricerca, se riusciamo a soddisfare specifici requisiti come la costruzione di certe unità o edifici. Sia quest’ultima che la ricerca culturale sono notevoli innovazioni per la serie e apportano un ulteriore livello di profondità al gameplay.

Non possiamo però limitarci a seguire pedissequamente una strategia determinata a tavolino, perché lo studio dell’ambiente circostante e della sua evoluzione influenzerà in modo decisivo il nostro sviluppo. Ci troviamo su un ampio continente ricco di risorse naturali o su una piccola isola, costretti a cercare nuove frontiere oltremare? La nostra collocazione geografica è più che mai importante in questo capitolo, soprattutto per via del nuovo sistema di sviluppo delle città. Inoltre, in questo mondo non siamo soli e dobbiamo interagire con i barbari, unità il cui unico scopo è razziare tutto quello che capita a tiro, città-Stato e altre civiltà. Per quanto riguarda le città Stato, novità introdotta in Civilization V, si tratta di fazioni minori, limitate ad un unico centro cittadino, che partecipano al gioco, ma non concorrono per la vittoria finale. Ognuna di esse è specializzata in ambito militare, economico, scientifico o religioso e, se riusciremo a stabilire un rapporto amichevole con loro, otterremo bonus sostanziali. Se i rapporti invece non saranno amichevoli, avremo un nemico in più da conquistare.

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Con il nuovo sviluppo delle città, anche le caselle circostanti vengono popolate, restituendo la sensazione di un mondo vivo e pulsante

L’altra grande variante di cui tenere conto nelle nostre partite a Civilization VI è costituita dalle civiltà avversarie. È contro di loro che ci giocheremo la corsa verso la vittoria finale e anche su questo versante le novità sono numerose. La principale è la diplomazia, che ora è condizionata dall’agenda politica. I vari governanti abbracciano due “filosofie” (una esplicita e una nascosta) e sarà necessario comportarsi coerentemente con le loro aspettative, se desideriamo mantenere rapporti amichevoli. Per esempio, l’impero norvegese può apprezzare le civiltà che dispongono di una flotta considerevole e, se le nostre forze contano solo un paio di zattere, non saremo rispettati. In linea teorica, questo permette di controllare in maniera più efficace il modo con cui ci rapportiamo con gli altri popoli, magari tentando di focalizzarci sul rafforzare le relazioni con le nazioni più pericolose o più vicine a noi. In realtà, però, questo sistema non è così chiaro e, come purtroppo capitava già nei precedenti Civ, accadrà troppo spesso che qualche altro leader ci dichiari guerra senza apparente motivo. Trovarsi invischiati in un conflitto, magari dopo essersi impegnati per evitarlo, è talvolta frustrante e rischia di rovinare decine di turni di pianificazione.

Non aiuta la sostanziale asimmetria di fondo di questo nuovo sistema di diplomazia. Mentre i leader guidati dall’intelligenza artificiale ci possono fare pressioni sulla base della loro agenda politica, noi, essendo liberi di perseguire la strada che più ci aggrada, senza linee guida di sorta, non possiamo fare altrettanto. Questa differenza tra noi e l’IA vale anche per un’altra novità introdotta da Civilization VI, ovvero il casus belli. Dichiarare guerra senza un apparente motivo, ci guasterà le relazioni diplomatiche con tutti i leader, che vedranno in noi una sorta di folle guerrafondaio. La ricerca culturale ci fornirà, nel corso dei secoli, nuove giustificazioni per avviare una campagna militare, come la guerra coloniale (per conquistare le nazioni tecnologicamente più arretrate), o la guerra di espansione (che giustifica l’invasione di un vicino troppo prossimo ai nostri confini). Fin qui tutto bene, in quanto l’introduzione del casus belli permette idealmente di mettere ordine in quel delirio di relazioni diplomatiche che si vede solitamente in una classica partita di Civilization. Purtroppo, anche in questo caso, l’intelligenza artificiale sembra giocare secondo regole proprie e non si curerà eccessivamente di giustificare una dichiarazione di guerra.

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Come sempre, sono molte le opzioni a nostra disposizione per personalizzare la partita

Ogni capitolo recente ha presentato al lancio problemi più o meno significativi di bilanciamento delle meccaniche, corretti in seguito a patch ed espansioni. Sotto questo aspetto, Civilization VI si presenta già in ottime condizioni, scevro da bug sostanziali. Inoltre, nonostante le criticità descritte qualche riga addietro, questo sesto episodio si candida con decisione ad essere il più riuscito della lunga serie di Sid Meier. Riesce come sempre a trascinarci nella sua dimensione temporale parallela, dove, turno dopo turno, le ore scorrono con una rapidità impressionante. Sebbene talvolta un po’ confusionarie, le novità introdotte in Civilization VI sono sicuramente un’aggiunta benvenuta e costituiscono un deciso passo avanti per la serie. È un gioco che richiede comunque una certa dedizione, perché una singola partita impegna diverse ore e gran parte dell’apprendimento è lasciato in mano alla sperimentazione del giocatore. Si può tentare di sviluppare la propria civiltà in un determinato modo, per poi scoprire dopo sei o sette ore di attività, che tale strategia non ci consente di stare al passo degli avversari.

Indice di rapimento

estasiIllustrare in una recensione tutti gli elementi di un gioco complesso come Civilization è un’impresa quasi impossibile. Per amor di sintesi, non ho discusso, per esempio, del sistema di spionaggio, del nuovo utilizzo “a consumo” dei lavoratori, delle caratteristiche uniche dei leader, dei grandi personaggi o delle modifiche alla gestione delle unità militari, ma quello che conta sapere è che questo Civilization, come i popoli al centro del titolo, si fonda su quanto costruito dai suoi “avi”, evolvendone le meccaniche e migliorando ulteriormente un sistema di gioco già straordinario. Non funziona tutto alla perfezione e l’auspicio è che le immancabili patch ed espansioni ritocchino gli aspetti meno riusciti, magari rendendo più accessibili determinate informazioni, ma è sicuramente un titolo solidissimo. Ogni appassionato della serie ha nel cuore un proprio episodio (nel mio caso, Alpha Centauri), ma Civilization VI ha le carte in regola per scalzare i suoi predecessori. “Ancora un turno” è il mantra anche di questo capitolo e mai l’indice di rapimento fu scala di valutazione più appropriata.