Share

Ci sono ambientazioni che solleticano immediatamente l’immaginario collettivo, facendo presagire grandi avventure, insondabili misteri e storie indimenticabili. Sono come delle muse che hanno fatto fiorire la fantasia di autori di libri, sceneggiature e videogiochi, portandoli a confezionare capolavori che hanno trasceso il loro media di appartenenza e hanno influenzato la nostra cultura. Che si tratti del selvaggio west, della guerra mondiale, del fantasy medievale, della mitologia greca o nordica, tutti questi sono pozzi senza fondo, dai quali la narrativa può sempre attingere nuove idee per le sue storie. Il mondo dei videogiochi deve molto a queste fonti d’ispirazione e pertanto vogliamo inaugurare una nuova rubrica con l’intento di esplorare insieme questi universi. Per ogni “viaggio” citerò alcuni titoli legati a doppio filo con l’ambientazione di riferimento, ma, a scanso di equivoci, questo X-Files non ha la pretesa di essere una classifica dei migliori giochi con un dato setting.

“Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia”
– Amleto (William Shakespeare)

Il nostro esordio, essendo marziani, non può che cominciare dallo spazio, una delle ambientazioni più “potenti” in assoluto. Del resto, chi, alzando gli occhi al cielo verso la volta stellata, non si è chiesto cosa nasconda quell’infinita distesa blu? Il semplice tentativo di rispondere, più o meno creativamente, a questa domanda apre un ventaglio di opportunità eccezionale per chi vuole scrivere una storia. Del resto laddove l’uomo non è mai arrivato, tutto si può celare e la fantasia può viaggiare verso civiltà aliene, tecnologie futuristiche, pianeti sorprendenti e infinite scoperte da svelare.
C’è chi ha cercato di affrontare il tema in modo scientifico, tentando di immaginare un mondo quanto più coerente con le nostre attuali conoscenze, e chi invece, approfittando dell’ignoto, ha preferito dare libero sfogo alla propria inventiva. Al contempo, una volta abbandonata l’atmosfera terrestre, si abbandona il mondo cesellato dall’uomo e le minacce per la sopravvivenza si moltiplicano, contribuendo a creare l’ambiente perfetto per mettere alla prova l’abilità del giocatore. Proviamo ora a vedere alcuni dei titoli che hanno preso lo spazio come fonte d’ispirazione. Vi invito, inoltre, a partecipare nei commenti, indicando il primo gioco che vi viene in mente pensando ai viaggi oltre l’atmosfera terrestre ed, eventualmente, quali altre ambientazioni trovate particolarmente suggestive.

Diversi anni fa al grande esploratore britannico George Mallory, che è morto sul Monte Everest, è stato chiesto perché volesse scalarlo. Lui disse: “Perché è lì”. Dunque, lo spazio è lì, e noi abbiamo intenzione di scalarlo, così come ci sono la luna e gli altri pianeti, e ci sono nuove speranze di conoscenza e di pace. E, pertanto, mentre salpiamo, chiediamo la benedizione per l’avventura più rischiosa, pericolosa e grande per la quale l’uomo si è mai imbarcato.
– John F. Kennedy

 

Amb-Asteroids

Qual è il vostro punteggio migliore?

Asteroids (Atari, 1979)
Un triangolo come navicella spaziale, sfere deformi come asteroidi e uno sfondo nero. Altro non serve al buon vecchio Asteroids per catapultarci nello spazio, riuscendo a catturare, nonostante la sua essenzialità, tutto il senso di pericolo e precarietà di un periglioso viaggio intergalattico. Servono prontezza di riflessi, mente lucida e concentrazione per riuscire a sopravvivere alla moltitudine di asteroidi che minacciano la nostra piccola nave. Geniale, per l’epoca, l’idea di inserire l’inerzia per il nostro “mezzo”, che, oltre a complicarci la vita, contribuisce a restituire la sensazione di un oggetto fluttuante nel cosmo. Non mancano, in rappresentanza dell’imprevedibile che si annida nell’universo sconosciuto, le navi aliene, che, di quando in quando, fanno capolino e sparano contro di noi dei minacciosi singoli pixel bianchi. Insomma, gli ingredienti per un’avventura spaziale sono già tutti presenti in un titolo degli anni ’70!

amb-R-Type

Ok, calma, non è così grosso…

R-Type (Irem, 1987)
Come lascia intendere la solinga navicella di Asteroids, non sono solo i pericoli naturali a minacciare la nostra sopravvivenza nello spazio videoludico. Oltre i confini conosciuti ci possono essere misteriose civiltà aliene, peraltro non sempre amichevoli. Certamente non è un comitato di benvenuto l’ondata continua di navicelle, che deve affrontare l’iconico protagonista di R-Type. Si tratta, piuttosto, di un esercito agguerrito che metterà duramente alla prova la nostra abilità. È un gioco impegnativo, dove la prontezza di riflessi può allungare la nostra vita, ma non è sufficiente per arrivare fino in fondo. Per riuscire nell’impresa è indispensabile imparare a conoscere quest’universo ignoto come le proprie tasche, memorizzando quali nemici stanno per comparire a schermo e come si muoveranno. L’introduzione di power up che aggiungono moduli alla nostra navicella, modificando il nostro volume di fuoco, e la possibilità di caricare il colpo, sparando un potente raggio invece di un semplice proiettile, dona ulteriore profondità a questo classico immortale.

amb-x2

E’ davvero rilassante navigare nello spazio…finché i pirati non ti sorprendono con un attacco alle spalle!

X2 (Egosoft, 2003)
Navigare nello spazio non significa però solo avanzare a laser spianati. L’universo sconfinato è anche opportunità di sviluppo e la crescita pacifica è una via potenzialmente percorribile. Il giocatore dovrebbe poter decidere quale filosofia adottare mentre solca il nero infinito: viaggiare da un pianeta all’altro, puntando all’espansione del proprio commercio, o interpretare la strada più pericolosa (ma remunerativa) del cacciatore di taglie/pirata? X2 cerca di offrire questa libertà al giocatore, che, a bordo del proprio vascello, può prendere in mano il proprio destino, interpretando il ruolo che più desidera. Quest’autonomia ha un prezzo, che si paga in termini di curva di apprendimento. Approcciando X2, è facile sentirsi smarriti. Se però si ha la pazienza di superare le iniziali difficoltà, ci si troverà probabilmente ad accumulare ore e ore di gioco senza neanche accorgersene.

“L’universo è un posto piuttosto grande. Se ci fossimo solo noi, sarebbe un terribile spreco di spazio.”
– Carl Sagan

amb-kotor

Datemi una spada laser e vi solleverò il mondo (con la Forza)

Star Wars: Knights of the Old Republic (BioWare, 2003)
Parlando di avventure spaziali, inevitabilmente la saga di Star Wars è uno dei primi richiami della mente. L’universo creato da George Lucas affascina per la sua complessità, fatta di molteplici civiltà, ognuna con un proprio background ben definito. Anche questo è uno degli aspetti che rendono lo spazio così ammaliante: il confronto tra culture così profondamente dissimili e la possibilità di immaginare meccanismi sociali e politici diversi, ma verosimili. Knights of the Old Republic (così come il suo successore o la più recente trilogia di Mass Effect) riprende questo aspetto e ci consente di interagire con altri esseri senzienti, offrendoci la libertà di espressione tipica di un gioco di ruolo. Procedere rispettando le usanze altrui o imporre il nostro punto di vista? Lasciarsi guidare dall’etica o dal proprio tornaconto, nel favorire una fazione oppure l’altra? Dilemmi non sempre di facile soluzione, in particolar modo quando l’abilità degli sviluppatori ci consente di essere coinvolti emozionalmente nelle questioni di questi universi fantastici.

(Qui l’incontro ravvicinato, se volete approfondire)

amb-galactic

Un altro turno e…sono le sette di mattina

Galactic Civilization II (Stardock, 2009)
In una grande galassia sviluppata, con più razze aliene, ognuna tenterà di garantire la propria sopravvivenza ed, eventualmente, espandere la propria sfera d’influenza per assicurarsi un futuro più prospero. Una premessa che consente il fiorire di giochi di strategia, a partire da quel Master of Orion targato Microprose del 1993. In seguito questo sottogenere è cresciuto grazie alla pubblicazione di diversi ottimi titoli, tra cui Galactic Civilization II. Sulla falsa riga dei più noti Civilization di Sid Meier, il giocatore è chiamato a gestire tutti gli aspetti della propria fazione, dalla ricerca allo sviluppo sociale, dalla diplomazia alle manovre militari. Anche in questo caso starà a noi, dunque, decidere quale aspetto favorire e quale filosofia adottare. Investire le nostre risorse nel migliorare le infrastrutture per i nostri abitanti, oppure tassarli pesantemente per finanziare una sontuosa campagna militare? Tutto questo tenendo presente che, almeno qui, non siamo sicuramente soli nell’universo e bisognerà essere preparati a rispondere alle mosse dei nostri nemici.

amb-kerbal

Un piccolo passo per l’uomo (o qualunque cosa sia)…

Kerbal Space Program (Squad, 2015)
Abbiamo parlato a lungo di quanto la fantasia trovi terreno fertile nel vagare nello spazio, ma in verità quest’ambientazione spesso rappresenta qualcosa di molto più concreto: il tripudio della scienza e dell’ingegneria. Il lavoro di ricerca, necessario a far volare un razzo oltre l’atmosfera terrestre, è forse sembrato un argomento troppo noioso per farne una trasposizione videoludica, almeno finché gli Squad non hanno confezionato Kerbal Space Program. Ecco che allora la soddisfazione non deriva dall’aver sconfitto l’ennesimo boss o dall’aver superato indenni un nugolo di proiettili laser, ma dal vedere il proprio razzo attraversare integro la stratosfera. Un obiettivo non semplice che richiederà molti tentativi falliti, prima del successo. A questo punto scoprirete di aver compiuto solo il primo passo, perché lo spazio è infinito e voi siete dei pionieri che cercheranno sempre di superare i propri limiti. Si arriverà a viaggiare fino alla Luna, a preparare stazioni orbitali e ad organizzare atterraggi su altri pianeti. Un’esperienza fuori dagli schemi che ogni appassionato di scorribande spaziali non potrà che amare follemente.