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Ormai è pensiero diffuso, tra molti giocatori e non, che la componente multiplayer e i giochi mobile abbiano contribuito alla morte del single player nei videogiochi. Nonostante gli ultimi anni siano stati costellati da giochi che fanno della modalità singolo giocatore il loro principale, se non unico, punto di forza (Alien Isolation, Wolfenstein, Prey, Dishonored, ecc…), c’è chi pare si sia sonoramente rotto le scatole di tali affermazioni.

Cory Barlog, creative director dell’ultimo God of War, da sempre parte del team della saga, è entrato in modalità Kratos con un lungo sfogo sull’argomento:

I giochi per giocatore singolo sono come una fenice, a questo punto. I giochi cambiano a seconda dei diversi creativi che vengono coinvolti e dicono: Ho questa pazza idea!

Riguardo la coesistenza dei due approcci al gaming afferma:

“Non si tratta di una competizione tra multiplayer e single-player. Non si tratta di chi sia vivo o morto, giusto? È il gatto di Schrödinger. Siamo vivi e siamo morti allo stesso tempo, giusto? E saremo sempre così. E sarà un flusso e riflusso nel tempo”.

Scendendo poi sul personale, Barlog aggiunge:

“Non voglio lavorare a nessun gioco che non abbia una sorta di componente storia, perché questo è ciò che voglio. La competizione non mi interessa. Non è per dire che la concorrenza è cattiva, non è per dire che i giochi competitivi sono cattivi, perché amo quelli che esistono. Semplicemente, non è il mio genere“.

Insomma, un po’ la fiera dell’ovvio, ma che denota come esistano gli sviluppatori che decidono di portare avanti le proprie idee con fermezza. E certe volte, forse, è necessario ripetere qualche ovvietà, per non scadere nel luogo comune.