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Il lancio della XBox 360 venne accompagnato da un buon numero di titoli in esclusiva, molti dei quali puntavano a mostrare i muscoli della nuova macchina da gioco, specialmente dal punto di vista tecnico. Con poco più di un anno di ritardo dal debutto della console, anche Realtime Worlds volle dire la sua presentando al pubblico Microsoft lo spettacolare Crackdown.

La mappa di gioco presenta la tipica suddivisione in isole in stile GTA o Saints Row. Ma qui sarà completamente accessibile fin da subito… fazioni nemiche permettendo

A proposito di “voler dire qualcosa“, cercare una trama in Crackdown è quando di più simile all’affermazione fatta da John Carmack, secondo il quale, al pari dei film porno, ti aspetti che ci sia, ma in fondo non serve a nulla. Ecco, il titolo di David Jones, già autore del primo Grand Theft Auto, segue esattamente il medesimo dogma. In Crackdown vestiremo i panni di un agente geneticamente modificato e clonabile (ciò per giustificare capacità di resuscitare in caso di morte), prototipo del poliziotto perfetto schierato in campo per sgominare il crimine.
Il nostro campo di battaglia è Pacific City, un’immensa città futuristica distribuita su tre isole, accessibili fin da subito, ognuna delle quali territorio di altrettante gang criminali. Il nostro dovere consiste nel far fuori i vari membri di spicco delle bande, in modo da risalirne le fila per poterne affrontare il capo.
In particolare avremo a che fare con: i Los Muertos, una gang ispanica tutta contrabbando e autotuning; i Volk, organizzati come un vero e proprio corpo paramilitare; e la Shai-gen, in pratica la mafia cinese fatta di grattacieli e tecnologia. Punto. Non ci serve altro per buttarci nel fitto dell’azione, se non raccogliere qua e la sfere luminose e affrontare a muso duro i vari criminali, in modo da potenziare il nostro agente oltre le umane possibilità.
Potenziati, spara e ripeti.

Lo scopo principale di Crackdown è uno solo: sparare a qualsiasi cosa si muova… meglio ancora se si tratta di qualcosa che può esplodere!

Come già accennato nel precedente paragrafo, il comparto di gioco di Crackdown è quanto di più minimale si possa immaginare. Verremo buttati fin da subito nell’azione riuscendo a comprenderne velocemente le meccaniche, sebbene sarà necessario un po’ di tempo per padroneggiarle a dovere.
Il nostro agente, che potremo scegliere tra una schiera di musi più o meno brutti, sarà dotato di potenziamenti genetici che potremo, e dovremo, migliorare esplorando la mappa di gioco. In particolare avremo a disposizione agilità/velocità, abilità di guida, forza/salute, abilità con le armi, abilità con gli esplosivi. Ogni singola caratteristica può essere migliorata attraverso la raccolta di specifici power-up o compiendo determinate azioni. Se per far salire agilità/velocità basterà collezionare la varie icone verdi sulla mappa, o vincere gare di corsa e salto a tempo, per far salire la forza, dovremo sconfiggere i nostri nemici usando il corpo a corpo. Analogamente l’abilità di guida migliora vincendo opportune gare o mettendo sotto i nostri nemici. Abilità riguardanti armi ed esplosivi saranno legate alle rispettive armi. Insomma tutto molto semplice e immediato, ma che si rivelerà necessario per affrontare senza troppi problemi i nemici più avanzati.
L’enorme mappa di gioco presenta dei punti di navigazione veloce da sbloccare, i quali serviranno anche a modificare e ricaricare il nostro equipaggiamento. La completa accessibilità a tutte le zone può, di contro, farci incappare fin da subito in nemici più forti del previsto, ma indirettamente il gioco ci fornisce una scala di difficoltà degli stessi, in base a come questi sono ordinati nelle varie voci del menu. Per intenderci, avremo sempre la sequenza, Los Muertos, Volk e Shai-gen. Lo stesso video introduttivo li presenta nel medesimo ordine, e quindi fin da subito sapremo in che senso muoverci.
La caratteristica principale di Crackdown è la piena libertà di movimento. Spendere un po’ del nostro tempo a potenziare l’agilità, ci permetterà di scalare quasi ogni edificio così da muoverci tranquillamente sui tetti. In alternativa potremo usare i veicoli dell’Agenzia, o “requisirne” uno dei passanti. Pacific City è pertanto a nostra completa disposizione, potendo esplorarla in lungo, in largo e in alto, in modo da trovare utili potenziamenti e scovare i vari obbiettivi della nostra caccia. Questi, come anticipato, saranno gli esponenti delle tre bande. Non potremo attaccare direttamente i capi, o meglio, potremmo farlo, ma è caldamente sconsigliato. Sarà opportuno invece partire dai quattro gregari, eliminare i due sottoposti e poi far fuori il boss ormai indebolito nella qualità e numero dei suoi tirapiedi. I restanti membri della banda ormai sgominata, dovranno poi essere eliminati a conclusione della trafila, in modo da rendere pacifico il relativo quartiere. Facciamo tutto questo per tre volte, e avremo finito il gioco.
Ebbene si, Crackdown è tutto qui. E’ un continuo ripetere la stessa azione più e più volte. Cerca il “mini-boss”, raggiungilo superando i vari nemici (con respawn infinito), uccidilo, e passa a quello di grado superiore. Sempre la stessa musica, con l’unica variante della difficoltà crescente, alla quale si contrappone la possibilità di reperire armi sempre migliori (che però dovremo ricordare di salvare nei punti di navigazione dell’Agenzia).

Esplorare i tetti della città sarà buona norma per velocizzare gli spostamenti e trovare le icone di sfide atte a potenziare le nostre caratteristiche.

Dal punto di vista tecnico dobbiamo tenere bene in mente che il gioco di Realtime Worlds è targato febbraio 2007 (la console è stata lanciata nel dicembre 2005), quindi siamo ancora in quella fase post lancio dove tutto è migliorabile. Ciononostante Crackdown è una piccola meraviglia dell’epoca. Se possibili carenze grafiche sono sopperite da un ottimo uso del cel-shading (quella tecnica di rendering che rende tutto fumettoso), l’eccellenza si ha sulla distanza di visione. Non ci sarà nessun effetto nebbia a coprire l’orizzonte e, specialmente dai punti più elevati, sarà possibile vedere tutta la città nel suo complesso, con tanto di auto e passanti in movimento (con le dovute semplificazioni nel numero e nella complessità dei modelli). Questo è un aspetto molto particolare di Crackdown, che punta quindi sulla quantità di visione, rispetto la qualità delle texture, nonostante risultino comunque gradevoli. Tenete conto che circa tre mesi prima venne pubblicato Gears of War, che punta su un tipo di colpo d’occhio esattamente opposto. Quindi il primo anno di XBox 360 rappresentò un vero e proprio banco di prova per ogni tipo di esperimento.
Ciò che fa storcere un po’ il naso, beh diciamo più di un po’, è il sistema di controllo tremendamente impreciso nei salti, al quale si affianca un sistema di mira quanto più fuoriluogo possibile in uno sparatutto in terza persona frenetico quale è Crackdown. Mirare liberamente è totalmente inefficace, e l’aggancio del bersaglio, sebbene abbia la divertente caratteristica di farci scegliere a quale parte del corpo mirare, non permette di cambiare nemico, rendendo tutto molto macchinoso e frustrante nei momenti più concitati.

Indice di rapimento

In definitiva Crackdown è stato più un pretesto degli sviluppatori per dimostrare la potenza della nuova console. Un gioco senza molte pretese, oltre quella di farci staccare la spina sparando in modo ignorante a caterve di nemici colorati. L’ideale sarebbe procurarsi qualcosa da sgranocchiare, un divano e un amico con il quale condividere qualche ora di coop in locale, parlando del più e del meno, il tutto mentre si combatte il crimine saltando di tetto in tetto.