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L’evoluzione del genere umano è stata al centro di numerosi strategici e manageriali. Alcuni dei più celebri, come Sid Meier’s Civilization, Age of Empires o Empire Earth, raccontano la crescita tecnologica dagli albori della civiltà fino a tempi più o meno moderni. Altri si focalizzano su momenti particolari della storia, come la serie Anno o Total War, mentre altri ancora provano a immaginare il futuro, tra il pianeta alieno di Sid Meier’s Alpha Centauri o la colonizzazione dello spazio in Stellaris e Endless Space. Dawn of Man decide invece di guardarsi indietro, ai primi passi dell’uomo sulla Terra, quando i pericoli mortali non erano razze aliene o le atomiche dello Stato canaglia, ma un inverno troppo rigido, qualche predatore affamato e le più banali malattie.

SOPRAVVIVERE ALLA NATURA

La sfida proposta da Dawn of Man è infatti guidare un piccolo gruppo di uomini primitivi nella fondazione e nella crescita di un nuovo insediamento. Sulla carta, si tratta di un’impresa non indifferente, perché ci troviamo, senza strumenti, alla mercé di una natura ricca sì di risorse, ma anche di pericoli. Niente paura però, perché un tutorial ben strutturato ci aiuta nell’individuazione dei primi passi della nostra avventura paleolitica.
Dobbiamo innanzitutto costruire un riparo e rimediare gli attrezzi per l’estrazione delle risorse, che possono essere realizzati nell’apposita struttura. Nel frattempo, alcuni membri del gruppo si dedicano alla raccolta di pietre e legna, nonché di procacciare il cibo.

La pianificazione mostra i suoi frutti in inverno, quando le risorse scarseggiano

Una volta ottenuti i primi strumenti è possibile cacciare la fauna locale o pescare dalla più vicina fonte d’acqua. Allo stesso modo l’estrazione delle risorse diventa più semplice e possiamo abbattere i tronchi per realizzare strutture più complesse. Attenzione a non prendersela troppo comoda, perché le stagioni si rincorrono e l’inverno arriva rapidamente. Il mondo di gioco muta radicalmente, con gli animali che migrano altrove o si ritirano in letargo. Gli alberi da frutta si spogliano, rendendo l’approvvigionamento di cibo decisamente più complicato. Se nel corso dell’anno siamo stati abili ad accumulare scorte sufficienti e abbiamo dotato gli uomini di pelli con cui proteggersi dal freddo, sopravviveremo fino alla primavera, dando via ad un nuovo ciclo.

Se facciamo tutto correttamente, la popolazione crescerà e il nostro piccolo insediamento diventerà un villaggio fatto e finito con oltre un centinaio di abitanti. Nel frattempo, acquisiremo nuove conoscenze che ci apriranno le porte di nuovi e migliori mezzi di sussistenza, come la coltivazione dei cereali o l’addomesticamento degli animali. A differenza di un Age of Empires, però, la gestione degli abitanti è più puntuale, con ognuno di loro che ha una scheda personale alla “The Sims” per illustrare le sue necessità. Discorso analogo per il loro equipaggiamento: non basta sbloccare le armi con pietre appuntite per vedere immediatamente aggiornata l’attrezzatura, ma bisogna preoccuparsi di rimediare le risorse per costruire ogni singola lancia o ascia. La necessità di seguire passo dopo passo tutti questi procedimenti produttivi rende Dawn of Man un gioco più vicino al manageriale che allo strategico, ma, se temete di stancarvi nella microgestione di questi aspetti, nessuna paura: il titolo è ricco di possibilità per automatizzare le sue molteplici meccaniche.

Le strutture religiose sono essenziali per mantenere alto il morale della nostra gente

Ad esempio, non è necessario ordinare al singolo uomo di andare a raccogliere la legna, ma possiamo invece creare un’area di lavoro per l’abbattimento degli alberi. In questo modo, se risulta una carenza di tronchi, qualcuno si prenderà automaticamente la briga di rifornire il magazzino. Possiamo persino definire il limite massimo di legna che vogliamo conservare e quante persone alla volta si possono eventualmente occupare di quella mansione.
Questa dinamica può essere applicata a ogni passaggio della vita dei nostri uomini primitivi, lasciando a noi il compito di intervenire solo per correggere gli squilibri che vengono a formarsi. Può essere che la nostra attenzione è richiamata dalla necessità di definire una nuova area di lavoro, perché le risorse della precedente si sono esaurite. Oppure i nuovi nascituri potrebbero avere aumentato la necessità di cibo e pelli e, con l’inverno alle porte, è necessario focalizzarci sulla caccia della mandria di bufali di passaggio.

Sopravvivendo agli inverni e completando azioni, come la caccia o la manifattura di oggetti, si ottengono punti conoscenza, che è possibile spendere nel classico albero della tecnologia. Questo è diviso per ere, dal paleolitico all’età del ferro, ognuna delle quali ci permette l’accesso a strumenti e metodologie che ci rendono via via la vita più semplice. Per esempio, scoprire la coltivazione dei cereali rende più facile assicurare alla nostra gente il cibo per non morire di fame. I nuovi strumenti e armi consentono di sopportare agevolmente l’attacco di bestie feroci e nomadi aggressivi. Lo sblocco delle tecnologie richiede anche il ribilanciamento degli automatismi che abbiamo impostato, ma procedendo nella partita, nel complesso, la vita si fa decisamente più facile.

 

LA VITA NON TROPPO DIFFICILE DEL PALEOLITICO

In particolar modo nei primi scenari, Dawn of Man non si presenta come un titolo particolarmente impegnativo. Una volta acquisita familiarità con le sue meccaniche di gioco, parte del vostro tempo sarà speso ad osservare passivamente la vita laboriosa dei vostri abitanti. C’è un gradevole senso di soddisfazione nell’assistere alla crescita dell’insediamento e nel vedere come il nostro intervento pone le basi per un avanzamento “autonomo”. In questo senso, Dawn of Man rappresenta una sorta di esperienza strategica “rilassante”, più vicina al ritmo dei city-builder, dove non bisogna correre freneticamente a destra e a manca con il mouse per prevenire il tracollo della civiltà. Si può invece osservare serenamente l’impresa di un manipolo di uomini, mentre gettano le basi di un futuro radioso. Un’impostazione che ovviamente non può essere apprezzata se siete alla ricerca di un gioco che vi costringa a spremere le meningi, mentre soppesate pro e contro ed elaborate complesse strategie. È qualcosa di diverso, che trova comunque la sua ragion d’essere nel rifiatare dall’impegno di giochi più spossanti.

Ogni scoperta può semplificare di molto la vita dell’insediamento

Il senso di sfida può comunque essere in qualche misura ritrovato negli scenari più avanzati del gioco libero o della modalità sfida, che però diventano accessibili solo dopo aver raggiunto determinati obiettivi nei livelli più semplici. Questi possono passare dal raggiungere un determinato numero di abitanti o una certa era tecnologica, dal sopravvivere ad alcuni inverni all’ottenere una data risorsa. Obiettivi che richiedono comunque qualche ora di gioco per essere raggiunti, un tempo sufficiente a disincentivare i giocatori meno pazienti che vorrebbero buttarsi subito sulle mappe più impegnative. Viene in qualche misura in aiuto lo Steam Workshop, dove accedere agli scenari creati dagli utenti, che potrebbero offrire quel banco di prova che cercano certi giocatori.

Per quanto mi riguarda, ho apprezzato lo spirito “zen” di Dawn of Man, dove parte dell’esperienza è fermarsi a guardare il paesaggio che cambia al succedersi delle stagioni o l’impatto che il nostro insediamento ha sulla natura circostante. Proprio la natura “dinamica” è uno degli aspetti più gradevoli del gioco: pescare senza limiti nella stessa zona porterà all’esaurimento della stessa, costringendoci ad attendere la ripopolazione di quel tratto di lago. Allo stesso modo, si possono osservare gruppi di animali spostarsi a seconda delle stagioni, che si muovono verso il fiume per abbeverarsi e scompaiono dalla zona quando arriva il freddo per poi ricomparire in primavera con i cuccioli al seguito. Anche in questo caso, il ricorso alla caccia sfrenata porterà alla scomparsa di certe specie, rendendo poco proficuo nel medio termine lo sterminio indiscriminato della fauna locale per accaparrare cibo e pelli.

Indice di rapimento

Dawn of Man è un titolo particolare, che ci mette alla guida di un gruppo di uomini del paleolitico, mentre cercano di sopravvivere alle sfide della natura per fondare un nuovo insediamento. Le molte opzioni di gestione consentono di automatizzare molti degli elementi di gioco, spostando lo spirito del prodotto verso il genere dei manageriali. Soprattutto nelle fasi iniziali, qualcuno potrebbe lamentare un livello di sfida poco impegnativo, ma dare vita ad un villaggio e assistere alla sua crescita resta gradevole, se si è disposti ad un’esperienza di gioco più rilassata. In questo modo si può godere appieno anche della natura, vera coprotagonista, mentre muta in funzione dell’interazione degli abitanti con essa.