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Ok, finito Dead Island Riptide con l’unico, il solo, indimenticabile Sam B. Verdetto?

Zombie + Martelli + Yo Yo Nigga Maddaffaka = 10/10

LOOOL sto scherzando XD XD XD

Torniamo seri.

Il primo Dead Island è stato uno dei giochi che mi hanno sorpreso di più nella mia intera carriera videoludica, uno di quei giochi su cui non avrei puntato dieci lire e che invece sono riusciti a divertirmi e intrattenermi per ore senza mai stancarmi. Certo non era un capolavoro e soffriva di qualche difetto di troppo, ma niente che mettesse in crisi la mia rinomata tolleranza nei confronti dei problemi tecnici e grafici. Dopotutto è la sostanza quella che conta, il divertimento, e Dead Island ne offriva a palate. Ho atteso molto Riptide, nella speranza che mantenesse inalterati i pregi del primo episodio migliorando nel contempo la vecchia formula fatta di sopravvivenza, azione ed esplorazione, un mix che io ho sempre adorato e che mi ha sempre coinvolto moltissimo… l’attesa è stata ripagata? In parte si e in parte no.

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Stavolta visiteremo Palanai, molto simile all’isola di Banoi ammirata nel primo capitolo

Riptide è ufficialmente un sequel diretto che approfondisce notevolmente la trama (un pò piatta e banale) del primo Dead Island: il nostro gruppo di eroi è riuscito a sopravvivere al disastro di Banoi, ma i guai per loro non sono finiti e la loro immunità al virus presto si rivelerà un problema molto grosso, visto che stuzzicherà l’interesse di diverse autorità governative. La storia sarebbe anche interessante (con tanto di qualche colpo di scena niente male) se non fosse per il modo PESSIMO con cui viene raccontata: Techland ha dimostrato ancora una volta di non essere particolarmente abile nella realizzazione delle cutscene, che appaiono veramente mal fatte e rovinano l’atmosfera strappando più volte una risata a causa della loro sciatteria. Non scherzo se dico di aver trovato i dialoghi via radio di gran lunga più coinvolgenti dei filmati. Comunque col senno di poi ammetto che le vicende di Sam, Xian, Purna e Logan sono state sufficientemente intriganti, più di quanto mi aspettassi. Bello anche il finale, che lascia aperte numerose possibilità spianando la strada al futuro Dead Island 2. Ma bando alle ciance, in un action-horror-affetta-zombie ChisSeNeFreGa del copione e della regia, giusto?

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Graficamente Riptide è ben fatto, proprio come il vecchio Dead Island, ma non aspettatevi grossi miracoli.

Infatti a trattenermi fino ai titoli di coda non è stata la trama e nemmeno i (banali) personaggi che la popolano, ma è stato soprattutto il caratteristico gameplay del brand fatto da visuale in prima persona, scenari aperti, centinaia di armi e oggetti da raccattare e altrettanti zombie su cui sfogare la propria frustrazione dopo una giornata di duro lavoro. Ancora meglio se quegli zombie ricordano il vicino di casa antipatico, l’ex fidanzata stronza o l’insopportabile datore di lavoro.

Ovviamente non si riduce tutto a cazzeggiare nell’isola senza uno scopo: le missioni principali infatti sono affiancate da molte subquest, un pò più varie del solito e (in alcuni casi) condite da piccole spruzzate di narrazione. Non sono vere e proprie “mini-storie”, ma almeno sono più piacevoli del solito e abusatissimo “Cerca l’oggetto X e consegnalo al committente senza motivo”. Certo, in più occasioni mi sono sentito per l’ennesima volta “il fattorino che fa lo schiavetto per conto di sconosciuti e rischia la vita per due spiccioli guidato da un misterioso impulso divino che lo costringe ad accettare i lavori più insulsi pur di aiutare il prossimo”, ma vabbè. Purtroppo nei videogiochi non si può rispondere “vatteli a cercare da solo i tuoi fottuti detersivi, coglione”.

Quindi, le missioni secondarie sono state leggermente migliorate ma… tutto qui? No, c’è dell altro: ai quattro personaggi giocabili (ognuno dotato di caratteristiche e specialità differenti) ne è stato aggiunto un quinto, John Morgan, che predilige i combattimenti corpo a corpo. Oltre a questo, la nuova ambientazione (Palanai) è molto varia e offre diverse sorprese come laboratori, sotterranei e la città di Henderson, un soleggiato e affascinante centro urbano dal sapore mediterraneo, con tanto di vicoli e canali d’acqua che ricordano vagamente lo stile veneziano. Personalmente la nuova Palanai non ha lo stesso fascino della vecchia isola di Banoi (dal mio punto di vista era più caratterizzata e originale), ma ammetto che esplorarla è stato comunque divertente e appassionante. È impossibile non amare certi paesaggi.

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Scenari urbani, scenari naturali… Non si può dire che Dead Island non goda di un certo fascino

Per il resto Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale, è tutto rimasto così com’era. Riconosco un certo sforzo da parte degli sviluppatori, che hanno cercato di offrire una maggiore varietà per rendere il tutto più stimolante e interessante, ma ciò non è bastato a nascondere la natura del gioco che fin dall’inizio mi è parso come un enorme DLC del primo episodio, e non come un vero e proprio sequel. La struttura di base è praticamente la stessa: stessi menù, stessa interfaccia, stesso sistema di combattimento, stessi controlli, stessa grafica, stesse animazioni, stessi effetti sonori, si può dire che un buon 80/85% del gioco poggi le sue basi sulle stesse fondamenta del primo Dead Island. Riproporre per filo e per segno una cosa già vista però non è necessariamente un male, visto che certi pregi mantengono comunque inalterato il loro fascino. Dipende dai punti di vista.

L’esplorazione assume ancora una volta un ruolo fondamentale, visto che gli scenari nascondono segreti e oggetti davvero in ogni angolo: una delle cose più divertenti in questo genere di giochi è proprio girovagare senza meta e andare a caccia di armi e risorse per sopravvivere, e da questo punto di vista Riptide non mi ha deluso. Anche le armi a disposizione sono sostanzialmente le stesse, ad eccezione di qualche nuovo Progetto che permette di costruire gingilli ancora più letali, usando i classici Banchi da Lavoro. Uccidendo nemici (i soliti “esemplari”, a parte un paio di new entry) e completando le missioni riceveremo punti esperienza, utili per sbloccare Abilità e potenziare così il nostro personaggio. Peccato che le Skill siano praticamente identiche a quelle del vecchio episodio… gli sviluppatori avrebbero potuto aggiungerne di nuove, stimolando il giocatore a recuperare il vecchio personaggio per scoprire nuove abilità e strategie. Un vero peccato. Discorso diverso invece per chi decidesse di iniziare la partita con un nuovo PG o per chi si affacciasse al brand per la prima volta, in quel caso il divertimento è assicurato.

Inutile sottolineare che anche stavolta viene incoraggiata la collaborazione con altri giocatori, ma devo dire che mi sono divertito ugualmente anche in singleplayer e non ho mai sentito il bisogno di unire le forze con qualcuno, visto che da soli l’atmosfera si fa più “survival” (tra virgolette) e la “”tensione”” (tra doppie virgolette) aumenta a dismisura. Almeno per me.

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Sono disponibili armi da fuoco, ma per gran parte del tempo maneggeremo le classiche armi da mischia

Che altro aggiungere? Chi ha già avuto la sua dose di zombie tropicali qualche anno fa sa esattamente cosa aspettarsi: se escludiamo qualche piccola miglioria grafica, qualche aggiunta e una maggiore varietà di ambientazioni, per il resto Riptide non si discosta molto da quanto visto nel 2011 e tutto trasmette una costante sensazione di “già visto”. Perfino i difetti tecnici sono rimasti gli stessi: il sonoro è ancora fiacco, le campionature (quasi tutte riciclate) non hanno fatto nessun passo avanti e il comparto tecnico pecca ancora in fluidità (scatti e rallentamenti sono all’ordine del giorno). Niente che non si possa risolvere con un pò di pazienza, però è assurdo che in tutto questo tempo gli sviluppatori non abbiano pensato a un modo di risolvere (o quantomeno migliorare) certi problemi.

Quindi veniamo al nocciolo della questione: “vale la pena spendere soldi per Dead Island Riptide?”. Le risposte possono essere molteplici, dipende da cosa andate cercando in questo gioco. Se volete semplicemente ampliare l’esperienza vissuta con il vecchio Dead Island ed esplorare nuove aree del mondo di gioco, la risposta è si. Se siete amanti delle avventure a base di zombie, beh, OVVIO CHE SI. Ma se da Riptide vi aspettate qualche innovazione, se vi aspettate dei passi avanti o qualche altra cosa in grado di migliorare quanto di buono visto un paio di anni fa, la risposta è no.

Personalmente mi ha soddisfatto, ed è stato piacevole tornare a massacrare zombie in scenari abbandonati e desolati, ma il fascino e l’atmosfera del primo episodio rimangono imbattuti.

Indice di rapimento

verdeRiptide non è sicuramente un gioco da bocciare o condannare, e chi ha amato il primo episodio (come me) amerà pure questo, però i passi avanti che mi aspettavo non ci sono stati e le novità si contano sulle dita di una mano. L’ottima accoglienza ricevuta da Dead Island da parte del pubblico a mio parere non basta a giustificare la pigrizia degli sviluppatori, che si sono limitati a riproporre (quasi inalterati) gli stessi pregi e gli stessi difetti del predecessore per filo e per segno, senza cambiarli di una virgola -o quasi-. Di sicuro, Riptide è un ottimo antipasto in attesa di Dead Island 2 su next gen, ed è un acquisto obbligato per chi ha amato il vecchio episodio: se sentite ancora il bisogno di una vacanza virtuale a base di bikini, palme e morti viventi fatelo vostro senza esitare, dal momento che offre comunque divertimento a palate (se vi piace il genere), ma sappiate che si tratta del più classico e spudorato more of the same, puro e schietto. Avvisati.