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Le avventure grafiche sono più vive che mai. So di ripetermi, ma è importante di tanto in tanto.

Nonostante la crisi degli anni 2000 e le difficoltà del riavvio, infatti, il genere sta conoscendo una diffusione e un interesse crescenti, seppure quest’ultimo ancora contenuto nei limiti di una nicchia, ma in via di espansione.

Tra gli illustri ex di LucasArts, Ron Gilbert e Tim Schafer, case di sviluppo affermatesi in piena crisi e tutt’ora attive sul mercato, quali Microids e Pendulo Studios e  realtà indipendenti relativamente recenti ma oramai consolidate, vedasi Daedalic e Wadjeteye Games, il panorama è tutt’altro che scarno, o privo di pretese.

Il principale sintomo della ripresa, però, proviene dal movimento “sotterraneo” di progetti ed autori esordienti: un brulichio di opere degno di attenzione e dal quale, non di rado, emerge qualche perla inattesa.

Spesso realizzati con l’ausilio di piattaforme di crowfunding, questi progetti indipendenti sono terreno fertile per idee innovative, riscoperta di meccaniche o stili classici, tributi più o meno esplicitati, ibridazioni varie. Parola d’ordine: libertà.

Più ancora, però, queste realtà raccontano una dimensione del videogioco ancorata a quel rapporto di fiducia tra autori e utenti che valorizza entrambe le parti, laddove premia e riconosce l’autorialità e consente ai fruitori finali un continuo scambio con gli sviluppatori, quasi sempre disponibili a confronti e spiegazioni.

Si tratta di piccoli team, quando non di singoli individui, che investono tutto il loro know-how e la passione nella realizzazione di opere che, non di rado, rappresentano per loro scommesse la cui contropartita è la vita come la conoscevano. Non è mai troppo tardi, ma provarci vuol dire rischiare, dove più e dove meno.

E’ con questo in mente che mi affaccio, spesso e volentieri, a questo spaccato del panorama videoludico generale e di genere. Demetrios – The BIG Cynical Adventure, non ha fatto eccezione.Demetrios 1

Finanziato su Kickstarter e opera prima della software house indipendente francese COWCAT Games, Demetrios è un punta e clicca “one-man show”, scritto, disegnato, programmato, musicato, tradotto e persino pubblicizzato da una sola persona, Fabrice Breton.

Questo trentunenne, programmatore di professione e game designer per vocazione, affascinato da mostri sacri del genere quali i primi due Broken Sword, già nel 1999 aveva iniziato a lavorare a quella che sarebbe diventata, ben tre anni più tardi, la prima e inedita versione di Demetrios. Gli studi da completare e la scarsa familiarità con il marketing, ai tempi, avevano però scoraggiato Fabrice dal tentare il grande passo. Quindici anni e un impiego da programmatore più tardi, i tempi erano maturi: o ora o mai più, come si suol dire.

Ed è allora che è entrata in gioco la scommessa di cui parlavo sopra: consapevole che il tempo fugge e i sogni si lasciano rincorrere, ma quasi mai prendere, Fabrice ha lasciato il lavoro e ha deciso di investire su se stesso. Con un piccolo aiuto da parte di chi avrebbe deciso, finanziandolo, di condividere il sogno di una vita. Demetrios – the BIG Cynical Adventure, remake dell’originale e uscito il 31 maggio 2016, è frutto di una SCELTA coraggiosa. E della fiducia di chi ha voluto premiarla, credendoci.

Sono storie che meritano considerazione, al di là del valore del gioco, che è altro e va valutato a parte. E ce ne sono molte simili, lì fuori.

… sì ma, il gioco com’è?

Avete ragione, scusate. L’occasione per condividere queste riflessioni era ghiotta, e non ho saputo resistere.

Ok no, non ghiotta fino a questo punto...

Ok no, non ghiotta fino a questo punto…

Dichiaratamente ispirato alla storica serie dell’avvocato avventuriero di Revolution Software e alle peripezie di Brian Basco nei Runaway di Pendulo Studios, Demetrios prometteva di essere una reinterpretazione più moderna della formula classica dei punta e clicca, con tonnellate di humor cinico e un look grafico ripreso dalle visual novel.

La missione era ardua e a posteriori può ritenersi compiuta, anche se “solo” parzialmente. Vediamo insieme perché.

ACCADDE UNA NOTTE

È in una tranquilla notte d’estate parigina, più precisamente in piena sbornia, che facciamo la conoscenza di Bjorn Thonen, il protagonista. Rincasato tardi dopo una serata di bagordi, l’uomo sprofonda in uno stato semi comatoso, solo per essere bruscamente svegliato da rumori sospetti. “Meglio controllare”, il pensiero di Bjorn. “Meglio di no” quello del giocatore, nel vederlo brutalmente steso a terra da uno sconosciuto, con conseguente trafugamento di una tavoletta, a sua volta parte di una statua antica, acquistata dal protagonista poco tempo prima in ragione della sua attività di antiquario.

In pieno stile Broken Sword e Runaway, quello che avrebbe potuto essere bollato come un furto qualunque, come in effetti è da una svogliatissima forza di polizia, finisce con l’allargarsi fino ad assumere le proporzioni di una vicenda misteriosa e transnazionale. Un’antica civiltà, una meta esotica, una manciata di segreti ed un oscuro manipolo di spietati antagonisti: pronti per improvvisarvi avventurieri dell’ultima ora?

Se queste sono le premesse, potrebbe essere più difficile del previsto...

Se queste sono le premesse, potrebbe essere più difficile del previsto…

Retrogusto avventuroso e il sempreverde fascino dell’eroe per caso: la trama è piacevole, sufficientemente varia ed a tratti intrigante, seppure priva di spunti che riescano a farla decollare. Inclusi e non esclusi colpi di scena riusciti solo a metà.

Dove risiede il focus dell’esperienza che Demetrios vuole offrire è nel registro narrativo, dove si vanno a stuzzicare le corde di quel cinismo decantato sin dal titolo.

Molto più che un semplice complemento, infatti, lo humor nero e privo di virtuosismi di cui l’intera opera è intrisa assurge a vera e propria chiave di lettura, fondamentale per comprenderne a fondo le potenzialità. Tutto, in Demetrios, è diversamente apprezzabile a seconda che si scelga o meno di indossare le lenti di un’ironia particolare, che non viaggia sulle ali di battute confezionate ad arte, ma si muove quasi sempre sul piano del demenziale e del grottesco, con una spruzzatina di immancabile sarcasmo. Doppi sensi, commenti grossolani, cliché enfatizzati ed una generale vena cinica e politicamente scorretta: il gioco diverte laddove sembrerebbe mancare il colpo, perché nel non volersi prendere sul serio è coerente fino alla fine, risponde ad una logica interna chiara e riconoscibile.

Ed allora, la peculiare verve umoristica del titolo è tangibile e, in quest’ottica, riassegna la trama, che pure ha una sua “rotondità”, ad un ruolo di collante, di occasione di un’ampia e variegata gamma di situazioni tra il comico e il paradossale.

Sì...

Sì…

Ciò nonostante, a tratti, Demetrios si ferisce con le sue stesse armi esagerando e finendo con il passare da toni gradevolmente adulti ad un registro inutilmente volgare, “pecoreccio”, che ben potrebbe far storcere il naso. Si tratta di episodi che però tendono a ripetersi, intaccando l’altrimenti sempre apprezzabile cifra comica dell’opera, sopra ampiamente spiegata.

Coerenti con il tono complessivo del gioco, i personaggi sono un concentrato di demenziale inettitudine, marcata sciatteria ed ironia involontaria e condividono il “privilegio” di calamitare i guai peggio di un polo con il suo opposto:

  • Lo sfaccendato Bjorn, antiquario per caso e cinico per vocazione, cialtrone e fondamentalmente sprovveduto, pur dietro una millantata furbizia.
  • La sua vicina, Sandra, a tratti saggia ma più spesso ingenua, al punto da lasciarsi trascinare nelle improbabili avventure di Bjorn, forse nella speranza di accasarsi. Con il peggior partito su piazza, ma tant’è.
  • Caroline, la figlia di Sandra, tanto brutta quanto maliziosa e fastidiosa, pur se unica portatrice sana di quel pizzico di materia grigia che previene le catastrofi. Ma giusto un pizzico eh.

E poi, tra i tanti, poliziotti vanagloriosi, inquietanti giostrai, archeologi paranoici e logorroici gestori di bazar: il cast è colorito e ben assortito, perfetto per interpretare lo spirito dell’opera. Certo, un pelo più di cura nel delineare i background dei protagonisti non avrebbe guastato, ma se letta in raccordo con lo spirito dell’opera la sostanziale caricaturalità è abbastanza calzante. E la caratterizzazione vive anche e sopratutto nei dettagli, come vedremo dopo.

Quando si dice un amore splendido...

Quando si dice un amore splendido…

CHE FA, FISSA?

Demetrios – the BIG Cynical Adventure è un punta e clicca in prima persona, a schermate fisse ed in due dimensioni. Concepita nel 1999 come espediente per ovviare alle limitazioni tecniche del Virtual Basic 4.0, che non riusciva a gestire in terza persona il rilevante complesso di elementi presenti nel gioco, questa struttura si è poi rivelata funzionale ad eliminare i tempi morti durante gli spostamenti dei personaggi a schermo, fluidificando l’esperienza.

Non stupisce allora che, nonostante il cambio di engine, sia stata riproposta nella versione attuale, con un occhio a produzioni quali Hotel Dusk, Phoenix Wright e, più in ampio, alle visual novel. La dinamicità sacrificata nella fissità delle schermate è comunque in parte recuperata in tutta una serie di elementi in movimento sullo sfondo, oltre che nella buona espressività dei personaggi, tutt’altro che mere sagome incollate a schermo.

Quale che sia il personale gradimento per la formula prescelta, c’è da dire che l’autore ha brillato nella creazione di decine di dettagliatissimi sfondi realizzati a mano e poi resi in alta definizione, dal look gradevolmente cartoonesco e con il valore aggiunto di una buona varietà di scenari ed ambientazioni. Senza contare i gradevoli intermezzi narrativi in stile fumetto, parzialmente animati.

Una pittura rupestre di dubbia autenticità, immondizia sparsa ovunque, una poltrona sfondata, un armadio con gattini e un dilagante degrado. Quanto ci dice, un "semplice sfondo", della sciatta eccentricità di Bjorn?

Una pittura rupestre di dubbia autenticità, immondizia sparsa ovunque, una poltrona sfondata, un armadio con gattini e un dilagante degrado. Quanto ci dice, un “semplice sfondo”, della sciatta eccentricità di Bjorn?

Quando un punta e clicca si racconta anche e soprattutto attraverso i dettagli, proponendo background ricchi e  in cui è possibile interagire con quasi tutto ciò che si vede, la costruzione del setting è capillare e permette di ovviare, in parte, ad eventuali lacune narrative. Ed è questo il caso: Demetrios, nonostante le imprecisioni,  è un tripudio di particolari adeguatamente valorizzati a schermo, pronti a ricompensare il giocatore che indugia e non cade nella facile scorciatoia della segnalazione degli hotspots, pur possibile premendo la barra spaziatrice.

Inventario e menù a scomparsa, assieme al puntatore dinamico che reagisce ai punti d’interesse delineano poi un’interfaccia essenziale ed intuitiva, che ben si concilia con la struttura del gioco. I dialoghi si inscrivono tra quelli “ad icone”, per cui anziché linee di testo sarà possibile selezionare argomenti di conversazione, fino ad esaurimento delle opzioni.

Meno ispirata la colonna sonora, composta di pochi motivi orecchiabili ma mai particolarmente degni di nota e spesso soggetta a brusche interruzioni e improvvisi riavvii. A dispetto di una localizzazione italiana completa dei testi, e di buona fattura, il doppiaggio è completamente assente, quale che sia il linguaggio prescelto: carenza perdonabile visto il budget e le risorse limitate, ma sarebbe stato meglio evitare l’inserimento di effetti sonori di riempimento nel corso dei dialoghi, che invece di sopperire risultano inutilmente fastidiosi.

Demetrios 9

LA SOSTENIBILE LEGGEREZZA DEL GAME OVER

Naturalmente permeati dalla comicità demenziale  e nera che è perno dell’intera esperienza, gli enigmi conoscono una buona varietà e propongono un approccio vecchia scuola ma con un che di moderno. Un buon compromesso.

Dalle classiche fetch quest alle strambe combinazioni di oggetti dell’inventario, passando per tutta una serie di prove di logica e rudimenti di matematica, senza dimenticare qualche sempreverde enigma dialogico: ce n’è per tutti i gusti, o quasi. Alla varianza si accompagna poi un’adeguata gestione dell’alternanza, soprattutto nella seconda parte.

Parlando di leggibilità, i puzzle proposti sono risolvibili con le sole risorse fornite dal gioco, facendone propri indizi e regole sottese. Se questo fa rima con una sana accessibilità, c’è da dire che l’asticella della sfida stenta a sollevarsi salvo in una manciata di occasioni particolarmente riuscite, con buona pace del pur ingegnoso sistema di indizi, attivati da biscottini ben nascosti nelle varie schermate. Tre per ognuna: trovarli tutti è più divertente che utilizzarli.

Lo spostamento tra i luoghi è gestito attraverso mappe destinate ad accogliere nuove icone man mano che si prosegue nell'avventura.

Lo spostamento tra i luoghi è gestito attraverso mappe destinate ad accogliere nuove icone man mano che si prosegue nell’avventura.

Non mancano poi tutta una serie di mini giochi, che creano movimento e rappresentano, dove più o dove meno, piacevoli parentesi aperte e chiuse sulla formula di gioco.

Interessante, infine, la scelta di inserire decine di possibili game over, tra morti e sciagure varie pronte ad abbattersi sul povero Bjorn in caso di disattenzione. Si tratta, invero, di situazioni quasi sempre prevedibili, oltre che innocue per l’assenza di reali conseguenze sui progressi, ma che risultano godibili già solo per le divertenti schermate cui danno origine, chiaro tributo alle avventure Sierra dell’epoca d’oro.

Recuperarle tutte è un’impresa di cui il gioco tiene accurata traccia.
Sbizzarritevi.

Demetrios 7Nel complesso, l’esperienza è gradevole nonostante il modesto livello di sfida, complice un design degli enigmi complessivamente buono, con i puzzle che diventano spesso veicoli di gag e, soprattutto, sono ben implementati nei diversi contesti.

Niente che faccia gridare al miracolo, ma senza dubbio un titolo piacevole e con qualche spunto interessante. Sette, circa, le ore che mi sono occorse per completare la mia run: non saranno le dodici che l’autore ha proposto come “tetto massimo” di durata, ma non si può dire che il gioco sia frettoloso. Anzi.

Indice di rapimento

Demetrios – The BIG Cynical Adventure, uscito il 31 maggio su Windows, Mac e Linux, non è un capolavoro, né un gioco indimenticabile.

Tra un comparto narrativo che a volte incespica sulla sua stessa cifra stilistica, risultando squallido anziché comico, e un sistema di gioco che seppure ben orchestrato non riesce ad offrire un cimento sempre stimolante, il titolo offre il fianco a diverse rimostranze e, nel complesso, non riesce ad imporsi.

D’altro canto, sfido chiunque a non trovare genuinamente piacevoli le ore trascorse in compagnia di Demetrios e della sua delirante demenzialità, tra un cinismo dilagante, una galleria di strambi personaggi, tanti enigmi in efficace alternanza di tipologie ed una dovizia di particolari tale da rendere imprescindibile la dissezione di ciascun background a furia di click.

La verità sta nel mezzo, e allora il gioco risulta un’avventura imperfetta ma molto interessante, che in sostanza parodia mostri sacri quali Broken Sword pur recando una sua peculiare visione e che porta in nuce i segni di un talento reale seppure ancora acerbo, che spero Fabrice Breton voglia mettere a disposizione di futuri progetti, sviluppandolo.

Non consiglio l’acquisto a chi cerca una sfida esaltante o una trama dai risvolti mozza fiato, né a chi solitamente disdegna la comicità demenziale e politicamente scorretta. Mi sento invece di dare semaforo verde a chi pensa di saper apprezzare il particolare taglio narrativo dell’opera e  vuole approfondire il panorama indipendente di genere, con un pizzico di curiosità verso realtà che, a dispetto delle imperfezioni, possono riservare sorprese. Oggi come domani.

Quel che serve, e basta, è un po’ di fiducia e la modica cifra di 9,99 Euro.
Persino i diamanti nascono grezzi del resto, o sbaglio?