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Come già ricordato nel parere di Onimusha, i primi anni 2000 costituiscono l’epoca d’oro per la seconda console casalinga di Sony. Questa volta ci occupiamo di Devil May Cry, forse uno dei più conosciuti action game realizzati da Capcom per PlayStation 2, primo capitolo della fortunata serie oramai giunta a contare quattro titoli principali più il recente e discusso reboot DMC.

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Lo stile di Dante è veramente unico… come il suo mento!

Nel primo storico Devil May Cry vestiremo i panni di Dante, un investigatore, se così si può dire, dell’occulto noto per la sua determinazione nel combattere le forze del male a suon di spada e delle sue fedeli pistole Ebony and Ivory (con munizioni infinite, ovviamente). Ma Dante non è un comune mortale, bensì il discendente di Sparda, un demone che migliaia di anni fa, mosso da compassione verso la razza umana, ha condotto una rivolta nel regno degli inferi per evitare che il sovrano del male Mundus assoggettasse questi deboli ed indifesi esseri quali siamo.
Insomma, parliamoci chiaro, il clichè è sempre lo stesso: il cattivo di turno, cioè Mundus, è finalmente libero dopo la morte di Sparda e toccherà a Dante ripetere l’opera del padre e ricacciare il maligno nel buco fetido dal quale è uscito. Un incipit che non è proprio la fine del Mundus… ehm, scusate.
Tutto il gioco si svolge su Mallet Island, isola dove sorge un’antica roccaforte che custodisce il passaggio tra i due mondi. Ad ostacolare Dante vi saranno orde di demoni (alcuni veramente fantasiosi quanto raccapriccianti) e, ovviamente, i vari tirapiedi di Mundus, che si traducono in altrettanti boss del gioco.
Nonostante gran parte dell’avventura sia ambientata sull’isola e all’interno della roccaforte sopra menzionate, le location sono alquanto varie come da tradizione Capcom. Gli interni, costituiti da stanze più o meno ampie e lunghi corridoi, sono alternati a spazi aperti e arene, così che anche l’approccio ai combattimenti varierà in modo assolutamente proficuo per il ritmo di gioco. Un punto a favore dell’ambientazione riguarda la possibilità di vagare liberamente avanti e indietro all’interno del castello alla ricerca di nuovi nemici che ci faranno guadagnare le ambite sfere rosse utili per potenziare il nostro personaggio (Onimusha, sei tu?).
Ad eccezione di alcuni casi, Devil May Cry non presenta una struttura a livelli chiusi, ma i 22 capitoli di gioco saranno suddivisi in missioni, alcune di esse segrete e ottenibili mediante azioni particolari.

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Le architetture di Mallet Island sono affascinanti e disturbanti allo stesso tempo. Alcuni scorci sono indimenticabili.

Il comparto di gioco è tipico del genere action ed impegna il giocatore nella concatenazione di combo e acrobazie al fine di massimizzare i danni inflitti, minimizzando al contempo quelli subiti ed i tempi dei combattimenti. La nostra abilità in battaglia sarà poi riassunta con un punteggio ed una valutazione complessiva, dove personalmente ho visto molto di rado la lettera S…ma qui son scarso io, non vi preoccupate.
Questo particolare sistema di valutazione delle combo è figlio del cambio di rotta del progetto in corso d’opera. Inizialmente concepito come capitolo della Resident Evil, l’abbandono della componente “paurosa” in favore dello “stylish”, ossia di un sistema di combattimento action e spettacolare, voluto da Hideki Kamiya, direttore dello sviluppo del gioco, avrebbe portato ad un sostanziale allontanamento dai canoni della serie (cosa poi accaduta comunque). Ciò portò quindi alla creazione del Devil May Cry che conosciamo adesso, ossia uno “stylish action“, nome dato dallo stesso director e dallo sviluppo del suo nuovo sistema di “extreme combat“.
Nelle fasi intermedie e più avanzate vi saranno alcuni cambi di stile molto piacevoli, che in taluni casi varieranno completamente il genere del titolo (la parte finale mi ha fatto ridere come non mai). Durante lo svolgersi del gioco troveremo nuove armi, divise in normali e demoniache, che si riveleranno utili in diverse occasioni. Sarà infatti necessario studiare bene i vari avversari, in modo da capire quale arma, o combinazione di armi, sia più efficace per farli fuori rapidamente.
La dipartita di un nemico è accompagnata dal rilascio di sfere, principalmente rosse, utilizzabili per aprire porte bloccate, anche se il loro principale impiego è come moneta di scambio per l’acquisto di oggetti vitali o di potenziamenti per le armi demoniache, che avranno influssi anche sul nostro personaggio.
Altri tipi di sfere presenti nel gioco hanno vari effetti benefici che vanno dal recupero di salute, all’incremento stabile della stessa, fino ad arrivare alle sfere gialle che rappresentano i “Continua” disponibili in caso di prematura dipartita del nostro eroe dal bianco crine.
Nonostante sia prevista una certa libertà, il salvataggio, durante il gioco, è limitato al termine di ogni missione/inizio successiva, relegando così a quello “libero” solo la possibilità di memorizzare sfere e oggetti acquisiti/persi. In ogni caso le missioni sono di breve durata (mediamente 10 minuti), quindi il doverle ripetere dall’inizio non causa grandi perdite di tempo e ciò permette di fare economia dei “Continua” così da riservarceli per lo scontro finale, più longevo dei vari boss, ma non per questo più impegnativo.
La difficoltà base del gioco, impostata su “Normale” non costituisce una grossa sfida. Altre opzioni di difficoltà possono essere sbloccate in un secondo momento, senza contare ovviamente la modalità facile che ci verrà proposta – per dirla in modo cortese – nel caso in cui Dante finisse troppe volte al tappeto. Come spesso accade i vari boss intermedi (specialmente l’ultimo scontro con il Nelo Angelo) si dimostrano molto più ostici del boss finale, dove l’ultima fase è di una semplicità quasi imbarazzante.
La vera sfida non è quindi costituita dall’avanzamento nei capitoli di gioco, quanto dall’impegno richiesto per ottenere il ranking massimo in ognuno di essi. In totale, la prima partita a Devil May Cry potrà essere conclusa mediamente in 6 ore (in base alla vostra bravura o ricerca di perfezione).

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Il Nelo Angelo è una vera e propria nemesi di Dante, oltre ad essere l’avversario più tosto con cui ci confronteremo nel gioco.

Nonostante l’età Devil May Cry, paragonato ad altri titoli PS2, si difende ancora piuttosto bene. La grafica è piacevole e riesce a rendere ottimamente le atmosfere di gioco, grazie anche alle scelte cromatiche che prediligono il marrone e il rosso (e in genere colori caldi), legandosi così all’universo demoniaco nonché all’abbigliamento del protagonista, omaggio, ovviamente, al poeta fiorentino.
Quindi, dal punto di vista visivo, nulla da rimproverare ai ragazzi di Capcom, che dimostrano di sapersi destreggiare in scenari tridimensionali con visuale libera.
Ma c’è un però.
Purtroppo la gestione della visuale di gioco non è sempre ottimale e potrà capitare di menare fendenti alla cieca specialmente per colpire il punto debole di un nemico, se quest’ultimo si porrà tra il protagonista e la telecamera. Una gran seccatura insomma, ma facilmente superabile.
Altro punto a sfavore, solo della versione PAL (PS2), riguarda la velocità di gioco legata alla frequenza video. I movimenti di Dante risultano rallentati dai 50Hz a differenza degli originali 60 delle versioni NTSC. Non c’avete capito una ramazza eh? Ok.
Immaginate il protagonista che piroetta a destra e sinistra, sparando su e giù. Fatto? Bene! Ora immaginate che il tutto avvenga a rallentatore, come se Dante si muovesse dentro della melassa (o abbondante colla vinilica). Il risultato sono dei movimenti pesanti e poco reattivi che, inizialmente, in particolare nel tragitto per arrivare al castello, risultano parecchio fastidiosi, rendendo ogni corridoio più lungo del normale – più che corridoio si parla quindi di camminatoio… scusatemi di nuovo
Il comparto audio fa il suo dovere senza infamia e senza lode. Il campionamento è nella media, i suoni ambientali contribuiscono all’atmosfera e le poche fasi parlate risultano ben sincronizzate con l’audio unicamente in inglese (sottotitolato in italiano). Molto curati, poi, gli effetti sonori delle armi demoniache e alcune musiche particolarmente evocative, che da sempre sono un tratto distintivo delle produzioni Capcom.

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La versione HD di Devil May Cry, disponibile in collection, contenente i primi tre capitoli, è un toccasana per gli occhi… e per il framerate!

Indice di rapimento

Devil May Cry è un action che riesce nell’intento di divertire e stimolare il giocatore ad andare avanti. Il sistema di potenziamento si rivela indispensabile solo in alcuni casi, lasciando all’utente la scelta delle abilità che possono rendergli la vita più semplice, ma non per questo si rivelano fondamentali per l’avanzamento nel gioco. La prima incarnazione di Dante è pertanto un titolo assolutamente consigliato agli amanti del genere, che suderanno per ottenere il rank massimo, e ai neofiti che potranno comunque godere di un sistema di combattimento molto divertente.
Devil May Cry si pone quindi come un gioco aperto a tutti, con un personaggio particolare e carismatico grazie al suo essere sempre sopra le righe.