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Il primo DiRT Rally è stato un fortunato esperimento. Quando la serie sembrava ormai virare con decisione verso un approccio arcade, che ha raggiunto il suo apice in DiRT Showdown, Codemasters si è esibita in un’inversione a U, sfornando un titolo simulativo. Si trattava, per l’appunto, di DiRT Rally, una sorta di spin off che metteva da parte tutti gli eccessi del terzo capitolo e si focalizzava sull’offrire un’esperienza realistica delle corse su sterrato.
Una svolta che è stata apprezzata sin da subito da critica e giocatori e che, probabilmente, ha influenzato anche il successivo DiRT 4, che è rimasto sui binari della simulazione, pur offrendo un sistema di guida più accessibile. DiRT Rally 2.0 segna invece il ritorno all’esperienza più estrema (e gratificante) di questa disciplina motoristica, dove gli errori possono essere fatali e l’abilità del giocatore è messa a dura prova.

CONDIZIONI ESTREME

Se non fate colazione con pane e simulatori, il primo approccio con DiRT Rally 2.0 può essere duro come l’albero contro il quale si schianterà inevitabilmente la vostra Lancia Fulvia. Condurre un’auto da rally a velocità sostenute sullo sterrato è estremamente impegnativo ed il titolo non ha intenzione di rendervi la vita più semplice. Scordatevi i comodi “rewind”: potete tutt’al più riavviare l’intero evento un numero limitato di volte, costringendovi magari a buttare al vento tre-quattro minuti di corsa pulita per rimediare all’errore che avete fatto verso fine tappa.

DiRT Rally 2.0 non mancherà di offrirvi nuove…prospettive

Poco male, perché il sistema di guida è eccellente e stimola la voglia di rimettersi subito alla prova, in un processo di lento ma soddisfacente apprendimento. DiRT Rally 2.0 fa un ottimo lavoro nel restituire le sensazioni di aderenza alle diverse superfici, così come è ben replicato il comportamento dell’auto di fronte alle sollecitazioni del terreno e allo spostamento di peso sulle quattro ruote. Un modello che finisce per valorizzare anche la differenza delle diverse vetture e fa subito sentire la differenza tra un’auto a trazione anteriore e una posteriore, tra un’auto agile e leggera come la Mini Cooper e un mostro roboante come una Chevrolet Camaro.

Si tratta, nel complesso, di un passo avanti rispetto al già soddisfacente DiRT Rally, qui arricchito da due novità: la scelta della mescola degli pneumatici e la degradazione del terreno.
La prima ci consente di selezionare tra gomme morbide, medie o dure. Le prime offrono una maggiore aderenza al terreno e raggiungono rapidamente la temperatura ottimale, ma sono più esposte alla degradazione. Gli pneumatici duri, di contro, risultano meno performanti nelle fasi iniziali, ma possono essere più affidabili verso la fine del percorso, in particolar modo in contesti ad alta temperatura o con particolari superfici. Sta a noi scegliere la mescola che preferiamo, tenendo presente che ci dobbiamo convivere per un paio di tappe, prima di potere ricorrere a nuove gomme.

La degradazione del terreno trasforma la superficie del percorso via via che le auto lo attraversano. Le ultime vetture troveranno una strada segnata dal passaggio degli altri concorrenti, con solchi evidenti che complicheranno la nostra prestazione. Anche chi parte per primo deve fare attenzione: la strada è ancora sporca, con residui di ghiaia che riducono l’aderenza e possono danneggiare negativamente gli intertempi.
Sia gli pneumatici che le condizioni del terreno sono solo alcuni dei molteplici elementi di cui tenere conto, mentre ci si avventura nel rally. Aggiungete le tappe notturne o le giornate di pioggia scrosciante, che riduce la visibilità, oltre a rendere la strada più scivolosa, ed ecco un assaggio della complessità di DiRT Rally 2.0.

L’ARTE DI IMPROVVISARE

È curioso che l’altra serie motoristica di punta di Codemasters sia l’appuntamento annuale con la Formula 1. Mentre il mondo delle monoposto è segnato dal dominio dell’ingegneria, dove si cerca di prevedere con assoluta precisione ogni variabile, dall’aerodinamica alla gestione del carburante, il rally assume più i tratti del caos ordinato.
Tanti sono gli imprevisti da affrontare e la guida stessa è legata più alla capacità di recepire al volo le indicazioni del copilota, che alla memorizzazione del percorso. Ogni istante richiede la massima concentrazione, perché il più piccolo errore può essere causa di un incidente che danneggia la vostra vettura. Danni coi quali dovete convivere fino alla successiva area di servizio, che potrebbe trovarsi ad un paio di tappe di distanza. Ecco allora che anche il semplice danneggiamento dei fari anteriori può essere tragico, costringendovi a guidare per diversi chilometri nel buio più assoluto in una gara notturna.

Le riparazioni costano preziosi crediti, quindi se volete quell’auto nuova, guidate con prudenza!

In ogni caso, le riparazioni presso l’area di servizio richiedono tempo e ne avete a disposizione in quantità limitata. Ecco allora che ci si trova a decidere se è più urgente dare una sistemata ai freni o regolare la geometria delle ruote.
Il bello dell’esperienza di rally, oltre all’adrenalina che si prova nello sfrecciare sullo sterrato a certe velocità, sta proprio in tutte queste “microdecisioni” da prendere. Mi spingo un poco oltre il limite nella speranza di guadagnare la prima posizione nella tappa o tengo uno stile più conservativo per evitare un incidente, che potrebbe inguaiare il mio intero campionato? Cerco di arrivare in fondo con la gomma forata o perdo qualche secondo per montare quella di scorta?
Gran parte di questi elementi si possono facilmente ritrovare in altri titoli di rally, ma l’esperienza integralista di DiRT Rally 2.0 è quella che li restituisce nel migliore dei modi.

NON TAGLIARE!

In termini di licenze, il gioco Codemasters non dispone dei diritti per il campionato del mondo di rally, detenuti invece dalla serie concorrente WRC. In compenso fanno ritorno i contenuti ufficiali del FIA Rallycross, una disciplina che vede batterie di cinque o sei auto confrontarsi su brevi circuiti, che alternano tratti asfaltati con passaggi sullo sterrato.
Anche qui l’adrenalina non manca, con gare al cardiopalmo dove le sportellate non mancano mai. Si registrano dei buoni passi in avanti, con l’intelligenza artificiale degli avversari che si dimostra aggressiva e si muove in modo astuto per difendere la posizione. Non tutto va sempre liscio, con qualche spintone di troppo da parte dell’IA, ma nel complesso l’esperienza è entusiasmante.

Un po’ come in una tappa di rally, anche questo appuntamento di DiRT deve però fare i conti con qualche intoppo. La ricchezza dell’ottimo gameplay non è replicata sul fronte dei contenuti. Se si può essere abbastanza soddisfatti del parco auto, che si assesta poco sopra i cinquanta veicoli, lo si è un po’ meno sul fronte dei percorsi presenti. Questi sono distribuiti su sei differenti ambientazioni, nessuna delle quali presenta superfici di neve o ghiaccio, condizioni dunque assenti dal titolo base.
Sommando le diverse possibili tappe arriviamo a una settantina di tracciati, alcuni dei quali sono però solo la versione inversa di quelli già presenti. Un’offerta che verrà sì arricchita, ma solo tramite futuri DLC, in parte già annunciati, che porteranno nuove auto e percorsi, strade innevate comprese. Nessuna possibilità di generare tracciati proceduralmente come in DiRT 4, dove, va detto, non erano però stati particolarmente amati per l’assenza di caratterizzazione che offrivano.

Il rallycross regala momenti esaltanti tra gare testa a testa e sportellate decise

Viene meno la modalità Hill Climb del primo DiRT Rally e anche la carriera resta abbastanza scheletrica. Ci troveremo a correre per il primo posto, cercando così di salire di categoria. Nel frattempo si accumulano crediti utili per riparare l’auto, acquistarne di nuove o assumere personale che migliorerà l’efficienza delle operazioni nell’area di servizio. Una scalata al successo abbastanza basilare e poco gratificante, che toglie persino alcuni elementi di contorno, come la gestione degli sponsor di DiRT 4.

VITTORIA CON PENALITÀ

Il multiplayer si concentra sugli eventi della comunità, prove giornaliere e settimanali, dove tentare di stabilire il miglior tempo su un certo percorso, per poi confrontarsi sulle classifiche mondiali. A questo si affianca la possibilità di creare lobby e magari affrontare direttamente qualche avversario sul circuito di rallycross.
Anche qui resta la sensazione che si sarebbe potuto fare di più, considerata l’assenza totale di classifiche o statistiche personali, che diano un maggiore senso di progressione. Dopotutto abbracciare lo spirito e-sport dovrebbe essere naturale per un gioco che si rivolge agli amanti delle simulazioni, che per indole sono alla ricerca del confronto competitivo.

Assenza di statistiche che risulta ancora più bizzarra se si considera che il gioco si appoggia costantemente alla piattaforma online di Codemasters, Racenet, in assenza della quale buona parte delle modalità risulta inaccessibile. Niente di trascendentale oggigiorno, ma è difficile cogliere il senso di legarsi all’online anche mentre si affronta una carriera in solitario.
Sul fronte grafico, invece, DiRT Rally 2.0 mostra due facce: mentre siete al volante, il titolo restituisce delle ottime sensazioni, seppur senza raggiungere i picchi di altre produzioni motoristiche. Accomodandosi a guardare i replay della sessione di gioco appena trascorsa emergono però i limiti del motore grafico, che sembra aver bisogno di più di un‘aggiustatina. Un elemento non particolarmente rilevante, se si considera che l’azione è talmente intensa che non avrete modo di soffermarvi sulla qualità altalenante delle texture degli oggetti a bordo strada.

Il parco auto di DiRT Rally 2.0 è abbastanza vario, spaziando da vecchie glorie, come la Lancia Stratos o la mitica Subaru Impreza, a bolidi recenti, come la Volkswagen Polo

Chiudiamo la nostra panoramica su DiRT Rally 2.0 con due appunti finali. Innanzitutto, bisogna notare l’assenza del supporto alla realtà virtuale, presente invece in DiRT Rally. Lì era stata introdotta in un secondo momento e ci auguriamo che possa arrivare in seguito anche su questo titolo.
L’altra questione riguarda il controller: si può godere di DiRT Rally 2.0 anche senza volante? La risposta è sì, a patto di non aver l’ambizione di essere competitivi online e accettando di ricorrere a qualche aiuto. L’esperienza in questo caso resta valida e divertente, seppure meno ricca di quella con un dispositivo dedicato.

Indice di rapimento

Un po’ come una macchina da corsa che si priva di tutti gli orpelli di troppo, per ridurre il suo peso e correre al meglio, DiRT Rally 2.0 si focalizza sull’offrire un’esperienza di guida eccezionale, rinunciando agli elementi di contorno. Volante (o pad) alla mano il titolo Codemasters offre ore e ore di adrenalinico divertimento, risultando in un miglioramento del suo già valido predecessore. Una qualità che fa dimenticare almeno in parte la minor cura dedicata al fronte contenutistico. L’assenza di alcune ambientazioni, come quelle innevate, una carriera più strutturata ed un multiplayer meno essenziale fanno infatti storcere il naso, ma non impediscono di godere di una delle esperienze motoristiche digitali più esaltanti in circolazione.