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Già, quanto c’è poi di Nietzsche nella Xenosaga? Voglio dire, i giapponesi li conosciamo tutti, come pure la faciloneria ai limiti della noncuranza con cui amano fare dei potpourri indecenti di roba orientale mischiata a suggestioni che gli provengono dalla cultura occidentale. E in Xenosaga ci sono i robottoni sin dalla copertina: siamo davvero sicuri che i sottotitoli degli episodi della serie non siano stati messi così a caso, tanto perché fa figo?

La risposta è ni, ma solo perché ehi, la figaggine della lingua teutonica è una roba squisitamente soggettiva.

Mentre per quanto riguarda il pensiero nietzschiano sì, in effetti ce n’è tanto dentro, assieme allo gnosticismo è il fertile humus su cui si innesta l’intrecciata sceneggiatura della serie Namco: quando Soraya Saga dichiarò che, per lo script originale, lei e il marito si erano ispirati ai lavori del filosofo che sussurrava ai cavalli non stava affatto mentendo.

Vediamo quindi di scandagliare un pò questo rapporto di dipendenza dal Federigo d’oltralpe, cercando, per quanto possibile, di evitare spoiler che possano pregiudicare la fruizione della Xenosaga a chi ancora non l’ha giocata (peste li cuolga, questi ultimi).

XENO_1

E ora portami la colazione.

Gli uomini più spirituali, presupponendo che siano i più coraggiosi, vivono anche le tragedie di gran lunga più dolorose: ma per questo onorano la vita, poiché essa gli oppone la più grande avversione.

NIETZSCHE F. W., LA VOLONTÀ DI POTENZA

Nel futuro, in una galassia lontana lontana, il genere umano ha colonizzato lo spazio e la Terra pare scomparsa per sempre. Shion, l’eroina del gioco, passa le sue giornate lavorando alla divisione R&D delle Industrie Vector come capo progetto di un’arma di distruzione di massa androide denominata KOS MOS da poter utilizzare come arma anti Gnosis, letali forme di vita intelligibili capaci di distruggere pianeti interi.

Qualcosa va però storto e ben presto Shion sarà costretta a mettersi in viaggio per un fine più grande, incrociando amici e nemici lungo il cammino come nel più tradizionale percorso formativo dei giochi di ruolo nipponici.

Una delle conoscenze più interessanti che si fanno durante l’Episode I è di sicuro quella del Comandante Cherenkov. Quest’uomo dal pesante vissuto rappresenta quello che Nietzsche chiama l’eletto della conoscenza o, in altre parole, lo spirito libero.

Al contrario di quel che è passato nell’opinione comune, quella dello spirito libero è una condizione di inferiorità e di disagio e niente affatto di superiorità, qualcosa a cui non aspirare poiché maturata attraverso indicibili sofferenze. Sofferenze che fiaccano l’essere umano medio e che invece insuperbiscono gli esseri più raffinati, che con orgoglio stipano l’intima certezza di sapere di più in virtù di quello che hanno passato.

La profonda sofferenza nobilita, separa.

Nietzsche

Il personaggio di Cherenkov viene così caratterizzato da una nobiltà d’animo che gli crea doveri solo nei confronti dei suoi “pari” (Margulis, nello specifico) e gli provoca disgusto per tutti gli altri, o per dirla con Nietzsche, disgusto nei confronti della massa che, coi suoi valori tradizionali stantii privi di genuinità vitale, ha fatto degenerare l’umanità nell’entropia.

Siamo al nichilismo puro e Margulis ne è il suo profeta.

Behold the light that spreads before your eyes.

This light once symbolized civilization – the very will of the human race.

But what can be gleaned from the light we see today?

The people of this world have cast away their will to create,

drowning themselves instead in an endless cycle of consumption…

What you see now is the deceitful light cast by their stagnant eyes.

The people you’ve encountered in your lifetime are not people at all.

They’re less than human – mere sacks of flesh and bone.

Only upon the realization of self-will, can a person truly be called a man.

Margulis

Per Nietzsche il nichilismo è uno stato normale, di default. Lo stato in cui l’umanità ha sempre vissuto, dacché le manca un fine universale a cui tendere e ogni speranza ultramondana è vana. Eppure, il nichilismo è sì un pericolo – vivere nella consapevolezza che non esiste nessun valore porta alla disperazione e allora non c’è motivo di preferire la vita alla morte – ma allo stesso tempo un brivido, la sola verità possibile: prendere coscienza di questa verità equivale ad auto affermarsi, educarsi a volere la vita di per sé è darle l’unico senso degno.

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Shion e Cherenkov in un momento particolarmente trascurabile di Episode I.

Un altro personaggio altrettanto indimenticabile introdotto in Episode I è il buon Albedo, anche lui uno spirito libero che però ha imparato l’arte della nuance, della dissimulazione, che mette in scena alla prima occasione possibile risultando uno dei villain meglio riusciti dai tempi di Kefka.

Giovane anima martirizzata da una sequela di delusioni, nutritasi selvaggiamente di sospetti e rimorsi nella solitudine più assoluta, Albedo Piazzolla tenta la via della teatralità e del giullaresco per meglio travestire il baratro che ha dentro.

A differenza di Cherenkov, Albedo non ha avuto, malgrado l’abbia disperatamente cercato, un suo pari con cui condividere il proprio dolore e si è lasciato venire meno il terreno sotto i piedi, rimanendo però spaventosamente lucido nella sua follia. Del resto, più soffri più diventi consapevole è il mantra dello spirito libero.

Pain is such a vital part of realizing one’s existence.

Albedo

Quale, dunque, il compito dei “reggitori di pesi eroici”? Soccombere alla mediocrità dominante arresasi alla verità del nichilismo oppure accelerare il processo di decomposizione già in atto per poter creare da zero nuovi e più forti valori? I propri, magari… in fondo “porre se stessi in tutte le cose” è quanto di più divino gli uomini possano fare, stando al filosofo di Röcken.

E non è un caso se Ye Shall Be As Gods è la password del modulo di attivazione di KOS MOS.

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Via, Canaan ce lo piazzo comunque perché sì. <3

Nell’essere umano sono riuniti creatura e creatore; nell’essere umano c’è materia, frammento, sovrabbondanza, fango, melma, sciocchezze, caos; ma nell’essere umano c’è anche il creatore, lo scultore, la durezza del martello, la divinità dello spettatore e il settimo giorno.

NIETZSCHE F. W., AL DI LA’ DEL BENE E DEL MALE

In Episode II vengono per un attimo messe da parte le vicende della protagonista Shion e viene approfondito il background di altri membri del party. Malgrado sia stato considerato un mezzo disastro dalla fanbase per scelte infelici di gameplay e character design, questo capitolo sviluppa in maniera egregia un sacco di sottotrame che arricchiscono lo spessore della narrazione principale.

Il personaggio di Jr., in particolare, giganteggia per tutta la durata di Episode II e chiarisce meglio, per contrasto, il ruolo dei suoi “fratellini” e cioè Gauguin/Nigredo e il già citato Albedo.

L’ovvio richiamo nietzschiano è qui il dualismo fra apollineo e dionisiaco: laddove Nigredo si presenta come un uomo razionale e calcolatore, un politico fatto e finito di bell’aspetto e dai modi misurati, Albedo incarna invece l’estasi e l’ebbrezza, che con la sua teatralità esagerata esprime quanto di più sotterraneo e disgustoso si cela nelle pieghe dell’animo umano.

Se nella filosofia di Nietzsche razionalità e puro istinto si conciliano, devono conciliarsi in un’unica essenza metafisica completa, nella Xenosaga Nigredo e Albedo sono entrambi fondamentali alla piena maturazione di Jr./Rubedo.

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Jr. ai tempi della boyband.

Un’altra dicotomia interessante che si sviluppa nel secondo capitolo ma che rimane più sullo sfondo è quella della coppia Margulis-Sergius XVII, il patriarca del culto di Ormus in cui è adombrato il cristianesimo.

I due rappresentano rispettivamente quelle che Nietzsche chiama la morale dei signori e la morale degli schiavi, ma in questo discorso non posso purtroppo inoltrarmi perchè è a fortissimo rischio spoiler. Ad ogni modo, l’avversione di Nietzsche al dogma evangelico è cosa nota e se, come è vero, la realtà su cui si innesta il mito del superuomo è qualcosa da proiettare nel futuro, ne consegue che nel presente solo il tipo del condottiero è capace di opporsi in maniera adeguata ai predicatori che insegnano la contronatura.

La forza di spezzare le vecchie tavole e riprendere in mano il proprio destino non appartiene certo all’uomo sottomesso, all’animale da gregge, e neppure allo spirito libero, che in fondo non è che un decadente troppo amareggiato. Spetta al signore, al condottiero, a colui cioè che ha in nuce l’idea del superuomo e quasi lo annuncia.

Affinchè il superuomo nasca è infatti necessario che prima si palesi uno Zarathustra a dare la lieta novella della morte di Dio (o meglio, la morte della morale tradizionale) e della conseguente trasvalutazione di tutti i valori… quello che più o meno succede nel finale di Episode II.

Welcome, weaver of the eternal circle of Zarathustra.

Wilhelm

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Bellina la lampada a LED che ho comprato all’Ikea, ve’?

Amo tutti coloro che sono come gocce pesanti, che cadono a una a una dalla nuvola scura che incombe sugli uomini: essi annunciano che il fulmine sta per venire e muoiono per recare l’annuncio.

NIETZSCHE F. W., COSI’ PARLO’ ZARATHUSTRA

Episode III chiude l’epopea di Shion e compagni con tanti momenti commoventi e qualche dubbio irrisolto, principalmente per i continui cambi di staff, faide interne e reimpasti avvenuti all’interno del team sviluppatore, ma anche a causa del carattere multimediale della saga che si è tradotto in buchi narrativi creati da Pied Piper e A Missing Year, mai rilasciati in Occidente.

Potrei tranquillamente tacere dei rimandi a Nietzsche nel terzo episodio, talmente sono palesi. Basta lo stesso logo di Episode III a riprova della dipendenza dalla teoria dell’eterno ritorno o basterebbe citare en passant che uno dei personaggi chiave dell’intera vicenda si rivela essere Wilhelm, il CEO delle Industrie Vector. Wilhelm, il secondo nome di Nietzsche! Che sia lui alla fine il superuomo della Xenosaga?!

… naturalmente non lo è, anche se sui forum americani della serie alcune interpretazioni vanno in quel senso. Ma gli americani hanno un’idea fin troppo DCcomicsiana dell’übermensch e in fondo in fondo della cultura europea non sanno una fava, quindi non fanno testo. Ve lo do io uno che parla con aspirazioni superomistiche:

In ancient times, people were together with God.

People loved God, revered and even feared God.

Out of fear out the undying God, they sought divine power.

This was a way for the ancients to resist Him.

Eventually they sought the ability to become gods themselves.

Yuriev

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Yuriev di ritorno da Chernobyl.

Dunque, posto che, stringi stringi, il messaggio di Nietzsche è più o meno riassumibile in un “sii libero! diventa il dio di te stesso!” e che, come abbiamo già detto, tale messaggio può essere accolto soltanto nel futuro dove il superuomo è possibile, quando cioè l’umanità tutta sarà abbastanza forte da sostenere l’idea che il tempo non è un rettangulo ma un circhiolo, nel frattempo cosa ce ne facciamo di quelli che non sono capaci di accogliere questa verità? Li salviamo o li pwniamo via, inservibili come sono?

La risposta è nelle stelle… della Xenosaga!