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Immaginate una notte calma e piena di stelle, rischiarata dal bagliore di un fuoco che arde e scalda ben più di quanto una qualsiasi unità di misura potrebbe determinare.

Poi figuratevi, in questo scenario bellissimo ma fin qui inanimato, un uomo intento a raccontare una storia, di quelle che per essere onorate richiedono toni profondi e un sapiente dosaggio di ritmi e gesti, oltre che un innato carisma del narratore.

Attorno a quest’uomo, totalmente rapiti dagli abili volteggi delle sue parole, alcuni giovani, seduti con il corpo inclinato in avanti, fisicamente protesi verso quel racconto così epico.

Immaginate ora di provare questa sensazione con un videogioco, sentitevi uno di quei ragazzi, corpo e mente orientati verso una storia che profuma di mito, di leggenda.

Ecco, questo è Dust: An Elysian Tail. Una leggenda che si fa videogioco per deliziare il giocatore, rapendolo con l’altezza delle gesta narrate, l’importanza dei toni morali coinvolti e l’epicità del contesto in cui sono iscritte le trame di un racconto che non chiede altro se non di essere vissuto con un pizzico di fiducia e di abbandono.

“Il nostro mondo è caduto in rovina. I suoi grandi lavori completati da tempo, le sue gloriose civiltà ridotte in polvere, le più importanti leggende di Elysium dimenticate per troppo tempo. Quella terra che una volta era florida ha ceduto alle devastazioni della guerra, e fu proprio nel nostro più triste momento che cominciò la più importante tra le storie elisiane.”

Queste le prime parole che sentiremo pronunciare e che ci condurranno alla coinvolgente introduzione, durante la quale, oltre a bearci da subito del meraviglioso stile grafico, assisteremo alla spietata carica guerriera di un condottiero solitario, capace di annientare ogni opponente in uno scenario di devastazione, avvolto dalle lingue di fiamme che stanno distruggendo quello che sembra un villaggio.

La voce narrante ci parla delle incredibili ma feroci gesta di questo guerriero, preannunciandoci anche la sua prossima morte, per mano di un semplice ragazzo, quello stesso giorno.

Non ci sarà dato sapere altro, per cui queste parole e queste immagini saranno per noi “solo” un irresistibile magnete, che ci attrarrà, complici, se avremo saputo “armarcene”, la fiducia e l’abbandono di cui sopra, verso l’inizio di quella che saremo preparati a vivere come “la più importante tra le storie elisiane”.

Scivoleremo così nei panni di Dust, animale antropomorfo, completamente ignaro del proprio passato e finanche della propria identità. Lo incontreremo parzialmente riverso a terra, circondato dalla suggestiva cornice di una radura che sembra essersi conquistata a fatica il suo spazio ed un flebile cono di luce tra la fitta vegetazione.

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Il silenzio verrà rotto dall’invito a rialzarsi che una spada senziente, che scopriremo chiamarsi Ahrah, rivolgerà al nostro Dust, pronunciando poche ma significative parole che spingeranno il nostro protagonista ad impugnare l’arma e ad abbracciare, così, le vaghe ed enigmatiche promesse di riscoperta della verità dalla stessa formulate.

Farà poi il suo goffo ingresso sulla nostra scena virtuale Fidget, piccola creatura volante, appartenente alla razza dei Nimbat, che rivendicherà il suo ruolo di guardiana della spada e la propria intenzione di restituirla al suo clan, incontrando la resistenza di Dust, intenzionato a non perdere di vista l’unica che sembra conoscere la sua identità.

Così, uniti dal destino, come chiaramente esclamato da Ahrah, questo improbabile gruppo, arricchito da Fidget, suo malgrado spinta a seguirli per adempiere al suo ruolo di guardiana, sarà pronto a compiere il primo passo necessario a dare vita a qualsiasi storia, quale che ne sia la portata, primo passo che spesso si rivela il più difficile.

Nessuna certezza a guidare Dust in questo viaggio che parte a tentoni se non le parole di Ahrah, che lo indirizzeranno ad Oriente, verso un villaggio di cui non sapremo altro se non che la verità che cerchiamo potrebbe aver lasciato lì qualche scia.

Le premesse narrative da cui muove la storia del gioco non sono certo una novità, la tematica dell’eroe smemorato alla ricerca del suo passato è arcinota ad ognuno di noi, tante volte ci è stata proposta e riproposta pur con differenti sembianze.

Ma, riallacciandomi a quanto detto nelle premesse di questo parere, quello cui mira Dust: An Elysian Tail, non è, a mio avviso, l’innovazione o la sorpresa, bensì l’attenta creazione di una storia carica di echi alle leggende che arricchiscono la cultura di ogni popolo, che imprima da subito nel giocatore la sensazione di trovarsi a vivere un racconto che gli è stato tramandato più che scritto e programmato, in cui tutto è volto a narrare le gesta di questo eroe che, nella migliore tradizione, si muove unicamente in funzione della propria chiamata all’avventura.

Il tema della memoria perduta e della sua ricerca si lega allora perfettamente ai connotati di questa storia, definendone le funzionali premesse e gettando le basi per un pieno coinvolgimento del giocatore, tanto più spinto verso Dust in quanto partecipe del suo stesso senso di smarrimento dinanzi all’incerto dischiudersi degli eventi della trama.

E quella che si dipanerà da questa iconica chiamata all’avventura sarà una storia che ci parlerà di colpa e di redenzione, della capacità dell’io di definirsi a dispetto di qualsiasi passato e qualsivoglia artificio, della preziosa luce del coraggio e della speranza, uniche capaci di innalzare un singolo individuo al di sopra della massa informe di dolore, malvagità e corruzione che dilaga indisturbata seminando morte ed annientando ogni cosa.

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Eccola la nostra Fidget che, tra l’altro, presentandosi, ci introduce ad uno dei diversi dialoghi con scelte multiple presenti nel gioco.

Esiste un destino, una predeterminazione, ma mai viene meno, mai viene vanificata la possibilità del singolo di affermare, con le proprie gesta, il trionfo di una tempra morale ispirata alle più alte virtù, al chiaro discernimento tra bene e male, da sempre e per sempre imperiture forze motrici di ogni cosa.

Sono le azioni a definire chi siamo, non un antico retaggio, non gli altrui giudizi, nè le parole che sapremo pronunciare. Solo le nostre scelte e le nostre gesta chiariscono la direzione che decidiamo di imprimere al nostro cuore e al nostro spirito e, dunque, i contorni più veri della nostra identità.

L’intreccio narrativo è tutt’altro che complesso o incalzante, non cerca il fiato sospeso e non chiama alla comprensione di stratificate sotto trame.

Ma questo non vuol dire che sia poco interessante o eccessivamente semplice. Tutto risponde a quell’ispirazione di fondo, a quella voglia, che mi piace attribuire al talentuoso creatore di questo gioco, di creare una favola interattiva, risvegliando i nostri sensi fanciulleschi e offrendoci così un affresco delizioso e assolutamente fruibile dove la chiamata morale sarà però davvero elevata e i significati ben dosati per giungere ad impattare efficacemente sulla nostra risvegliata coscienza.

Il crescendo dell’ultima parte del gioco, pregno della maggior parte dei contenuti narrativi più “importanti”, è davvero coinvolgente, al punto di tradursi in una tensione emotiva nelle fasi finali che, nel mio caso, è sfociata in una commozione davvero sentita ed appagante.

Dust è il perfetto protagonista per questa storia che vuole essere leggenda, mito, favola.

Costretto da un destino onnipresente, ma altresì lontano burattinaio, ad una ostinata ricerca di un senso e delle tracce del suo passato, Dust, anche attraverso gli incontri che segneranno il suo percorso, prima e più che rintracciare le sue origini, scoprirà quanto scritto sopra, ossia che niente di ciò che è o deve essere può annichilire la sua possibilità di definirsi un’identità che parli attraverso il suo coraggio, il suo spirito di sacrificio e di abnegazione e la sua compassione.

Trovo saggia la scelta di aver cesellato per il nostro protagonista una caratterizzazione che oserei definire “discreta”, che non ostenta e non si impone al di sopra di ciò che è più importante in un racconto di questo tipo, ossia le eroiche gesta.

Discreta non sta per assente o ininfluente, tanto meno per blanda. Discreta vuol dire che Dust non ci parlerà tanto attraverso dei complessi e marcati aspetti caratteriali o un profondo background psicologico, bensì compiendo delle scelte significative, osando, sfidando persino il terrificante ignoto che gli si para davanti, pur di mettere in campo fino all’ultimo briciolo di sè al fine di adempiere a quella che da stentata ricerca diventerà missione.

Ed in questo, credetemi, sarà un personaggio grandemente eloquente, con il quale sarà facile sviluppare un’empatia spontanea e naturale e verso il quale ci sentiremo protesi dall’inizio alla fine.

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Il gioco è diviso in capitoli, ciascuno introdotto da questa bellissima schermata d’intermezzo e preannunciato da un titolo di grande effetto. Il tutto a rafforzare, ulteriormente, l’idea di trovarsi tra le pieghe di un racconto.

Fidget, dal canto suo, è la perfetta spalla, l’onnipresente compagno dell’eroe, dotata com’è della simpatia, del sarcasmo e della sagacia mascherata da apparente ingenuità che contraddistinguono i migliori alleati degli impavidi protagonisti delle leggende e delle favole più belle.

Attraverso lei assisteremo al mutamento di Dust, alla sua progressiva presa di fiducia e consapevolezza, alla maturazione di un’identità chiara a dispetto di ogni incertezza, e saranno i suoi occhi e le sue molteplici esclamazioni di sorpresa a veicolare anche i nostri moti di stupore nei confronti di questo piccolo grande eroe che avremo la fortuna di impersonare.

Senza prezzo poi l’ironia che saprà regalarci, a tratti, questa creatura volante, capace di spezzare efficacemente le situazioni narrative proposte con battute spesso involontarie e quindi ancor più in grado di strapparci un sorriso.

Ahrah è il classico saggio delatore della chiamata all’avventura e tenutario di conoscenze che oltrepassano le iniziali possibilità dell’eroe, destinate a svelarglisi mano mano, come piccole gocce accuratamente stillate una dopo l’altra dal loro portatore. Ed in questo senso è un elemento fondamentale del quadro narrativo, oserei dire insostituibile.

L’eroe, la spalla ed il mentore.

Tutto ciò che serve per, letteralmente, entrare nella leggenda.

E poi una serie di personaggi non giocabili davvero peculiari, tutti portatori di una piccola parte della missione di Dust, continuamente alimentata dalle loro richieste di aiuto e dalle piccole verità che gli sveleranno.

Tra tutti citerò Gaius, spietato generale a capo di un’armata che sta devastando ogni terra ed ogni villaggio, mosso da uno scopo che lascio a voi scoprire ed evidentemente guidato da una ferocia cieca e da un delirante desiderio di onnipotenza e di supremazia. Verso di lui Dust sentirà un richiamo che è al contempo repulsione e che evocherà importanti interrogativi.

Gaius rappresenta l’incarnazione delle derive cui il Male può condurre, e arricchisce la storia con la sua caratterizzazione tutt’altro che banale o stereotipata, bensì carica di significati e di amare riflessioni sulla natura umana.

E poi Ginger, misteriosa ragazza preceduta da un velo di profonda malinconia, come un virgulto spezzato troppo presto. La sua enigmatica presenza sarà ulteriore sprone ad incedere nel nostro percorso, che sembra toccarla più di quanto i suoi modi sfuggenti vorrebbero far intendere.

La scelta di consegnarci questo racconto leggero e ficcante come le parole di un abile cantore attraverso degli animali antropomorfi è, a mio parere, ulteriore chiara adesione ai canoni narrativi delle favole che, sin dai fasti dell’antichità, attraverso secoli di letteratura di genere e, poi, per citare un esempio iconico, nelle immaginifiche produzioni della Disney, ci hanno parlato per il tramite delle più varie creature zoomorfe, tutte portatrici di una inconfondibile morale.

Le informazioni a schermo sono essenziali e ben distribuite. Importante sarà consultare costantemente la mappa, visibile sempre, in formato ridotto, in alto a destra e fondamentale per indirizzare il giocatore, oltre che al prossimo obiettivo, verso le zone ancora inesplorate.

Le informazioni a schermo sono essenziali e ben distribuite. Importante sarà consultare costantemente la mappa, visibile sempre, in formato ridotto, in alto a destra e fondamentale per indirizzare il giocatore, oltre che al prossimo obiettivo, verso le zone ancora inesplorate.

Non a caso, dunque, la longevità di questo titolo si attesta, se consideriamo anche le numerose attività secondarie (ma non ad un completamento al 100%), sulle 15 ore circa, non moltissime per un titolo che porta con sé anche una chiara componente ruolistica, ma giuste se osservate nell’ottica di una favola che non può indugiare troppo prima di consegnarci la sua preziosa morale, il suo significato più profondo.

Prima di parlarvi della giocabilità e del comparto tecnico, mi sembra doveroso premettere che la versione oggetto di questo parere è quella per Playstation 4 e che non ho avuto modo di provare le versioni per Pc, Xbox 360, Linux e Mac.

Il sistema di gioco di questo metroidvania in 2d, che fonde sapientemente elementi da action-platformer a scorrimento laterale con tinte da hack & slash e elementi da rpg, è estremamente fluido e divertente, pensato per essere fruito in modo intuitivo e dinamico.

In buona sostanza saremo chiamati a manovrare Dust, unico personaggio direttamente controllabile da noi, all’interno di questi scenari in 2d, spostandoci attraverso le ambientazioni con un andamento tipico del platform e affrontando i numerosi nemici che incontreremo sul nostro percorso in frenetiche battaglie in cui ci esalteremo a realizzare lunghissime catene di combo.

Il combat system è assolutamente semplice ed essenziale. Avremo a disposizione un attacco primario e un comando speciale, che ci consentirà di generare una vera e propria tempesta roteando la spada, al quale potremo combinare i poteri di Fidget, in grado di colpire con proiettili magici i nemici, realizzando così delle concatenazioni micidiali.

Niente di troppo profondo o articolato, ma vi assicuro che, esaltato dall’eccellente fluidità delle animazioni e dalla perfetta responsività dei controlli, il ritmo di gioco sarà elevato e vi risulterà davvero divertente ed immediato immergervi in velocità in questi scontri inanellando combo su combo a discapito dei poveri malcapitati che tenteranno di opporre una disperata resistenza.

I nemici sono sufficientemente differenziati, sia nel design, che a me è piaciuto molto, sia nell’approccio che ci sarà richiesto per affrontarli, anche se non vi nascondo che il buon vecchio mena e vai di combo sarà quasi sempre efficace, eccezion fatta per quegli scontri in cui sarà invece necessario adottare una strategia particolare. Non particolarmente ispirate, ahimè, le boss fights, tutto sommato gradevoli ma lontano dall’essere indimenticabili.

Seminando caduti su caduti Dust guadagnerà punti esperienza e, dunque, salirà di livello, conquistando, ogni volta, una gemma abilità spendibile per potenziare uno tra i parametri presenti, tra cui anche la potenza magica dei colpi di Fidget.

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Realizzare catene di colpi sempre più corpose sarà assolutamente divertente ed estremamente intuitivo. Attenti però a non abbassare la guardia presi dalla furia della battaglia, essere colpiti, infatti, equivale ad azzerare il contatore delle combo.

Nel corso dell’avventura, inoltre, il nostro personaggio acquisirà ulteriori abilità utili per affrontare gli ostacoli ambientali prima insormontabili o non oltrepassabili di alcune sezioni delle locations proposte, offrendoci così la possibilità di tornare sui nostri passi per raggiungere luoghi fino a quel momento inaccessibili. Un backtraking intelligente e mai pesante, come nei migliori metroidvania.

Allo stesso modo vedremo diversificarsi i poteri di Fidget, potendo così scegliere tra di essi quello più adatto allo specifico scontro via via affrontato, tenendo conto delle caratteristiche elementali più efficaci.

Riallacciandomi a quanto appena detto sulle abilità di Dust, il fattore esplorabilità che questo titolo offre, con le sue diverse ambientazioni vaste e piene di segreti da scoprire con gli oggetti o i poteri a ciò necessari, è davvero buono.

Il mondo di Falana è articolato e molto peculiare, e capiterà spesso, come accennato sopra, se animati da un buono spirito di scoperta, di rivisitare luoghi già battuti alla ricerca di quelle zone prima precluse, al fine di aprire nuove strade per completare la mappa, di trovare tesori o di completare sub quests.

Le missioni secondarie sono varie e affatto ripetitive, e sapranno regalarci la spinta per un ulteriore approfondimento del titolo, conducendoci ad esplorarne ogni anfratto e ad immergerci totalmente nelle sue intuitive meccaniche.

Interessanti poi le sfide a tempo che troveremo, ben nascoste, nei diversi ambienti, e che, oltre a regalarci, in caso di completamento, preziosi oggetti, stuzzicheranno la nostra vena competitiva, stante la presenza di una classifica online.

Quanto all’equipaggiamento, non siamo al cospetto di un titolo che gode di un inventario imponente, ma sa comunque ben difendersi con una componente di creazione di oggetti implementata in modo intelligente, che ci vedrà spesso indugiare alla ricerca di materiali che sarà possibile acquistare o ricavare da un nemico piuttosto che da un altro.

Nel complesso, dunque, il sistema di gioco di Dust: An Elysian Tail è abilmente congegnato per offrire un’esperienza di gioco divertente ed immediata, non lineare bensì caratterizzata da un buon numero di occupazioni secondarie e da un non indifferente fattore esplorabilità, con buona pace di chi ama rivelare ogni centimetro virtuale che un gioco ha da offrire.

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La mappa non sarà esplorabile, ma cliccare su una delle numerose e varie ambientazioni proposte dischiuderà orizzonti che sarà impossibile considerare limitati.

Il livello di difficoltà, prendendo a riferimento l’impostazione normale, è bassino, ad eccezione di alcuni sporadici passaggi in cui sarà bene prestare attenzione per non rischiare morti inaspettate.

Nonostante trovi che anche questo si concili con la filosofia di fondo del titolo, ritengo che un fattore sfida più elevato avrebbe reso l’esperienza di gioco ancora più coinvolgente. E’ comunque possibile, e a questo punto consigliabile, selezionare in partenza un maggiore livello di difficoltà.

Il lato artistico del titolo mi ha letteralmente estasiata ed esaltata.

Sapere poi che tutto è stato realizzato dal solo Dean Dodrill, l’unico uomo dietro il nome della casa di sviluppo indipendente Humble Hearts, illustratore ed animatore autodidatta, che si è ispirato a titoli quali Metroid, Golden Axe e i primi due Ys, mi ha letteralmente lasciata senza fiato.

Questi colori accesi, questi sprites in 2d disegnati interamente a mano e animati in modo sublime, queste ambientazioni visivamente ispiratissime, tutte curate nei dettagli e trasudanti il genuino estro del loro creatore, mi hanno rapita in modo ineluttabile.

Il chiaro richiamo, non solo visivo, all’oriente, evidente retaggio culturale di Dodrill, di origini in parte Koreane, si sposa poi perfettamente con i toni e le suggestioni delle vicende narrate, oltre ad incontrare in pieno il mio personale gusto estetico.

Il colpo di grazia alla mia già provata resistenza è poi giunto dalla cura riposta nel doppiaggio, attribuito ad ogni personaggio, anche non giocabile, che incontreremo e, a mio parere, davvero di ottimo livello, e nella colonna sonora, realizzata dai due ragazzi irlandesi della HyperDuck SoundWorks, e colma di brani incantevoli, perfettamente calzanti con l’atmosfera di gioco e, quanto alla ost finale, persino struggenti.

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Dust: An Elysian Tail è, innanzitutto, una gioia per gli occhi. E si sa, spesso sono proprio questi ultimi i migliori ambasciatori delle nostre emozioni.

Un piccolo gioiello visivo ed uditivo questo Dust, un chiaro esempio di dedizione e abnegazione alla causa della creazione di un prodotto curato nei minimi dettagli, pur realizzato con le forze di un solo uomo e di pochissimi altri collaboratori intervenuti solo, come accennato sopra, per il doppiaggio, la colonna sonora e parte dello script.

Indice di rapimento

Se qualcuno mi chiedesse ora, in questo preciso istante, perchè giocare Dust: An Elysian Tail, risponderei di farlo per scoprirsi capaci di osservare ed ascoltare un videogioco con gli stessi occhi e le stesse orecchie che abbiamo tutti prestato, almeno una volta, spero anche di più, ai racconti offertici dai più vari narratori nel corso della nostra infanzia o anche oltre. Occhi ed orecchie avidi di ogni parola volta a narrare le incredibili gesta dell’eroe di volta in volta oggetto dei rocamboleschi andirivieni della sorte, pronto a qualsiasi sfida pur di adempiere alla missione cui si è votato e rispondere a quella chiamata, prima di tutto morale, che gli è stata rivolta quando ancora non sapeva di avere la voce per poterle rispondere.Ecco, lo stesso trasporto e lo stesso sincero abbandono che ho provato goffamente a richiamare anche nelle righe iniziali, potrete trovarli, se solo vorrete concedergli una possibilità, in questa favola, o leggenda, fattasi videogioco per narrarci una storia che, a posteriori, non stento a definire, come pure fatto dal narratore iniziale, “la più importante tra le storie elisiane”.Se sceglierete di compiere questo invero non faticoso atto di fede, Dust: An Elysian Tail saprà pienamente ripagarvi, offrendovi un universo di gioco curato e ispirato, dei personaggi interessanti e soprattutto perfettamente coerenti e meticolosamente immaginati per essere protagonisti delle vicende narrate, un sistema di gioco che, seppure non particolarmente complesso, nè innovativo, saprà divertirvi e coinvolgervi con la sua immediatezza e la sua fluidità, chiedendovi anche di non essere superficiali e di approfondire tutti i contenuti presenti, affatto esigui.Esplorerete il mondo di Falana, beandovi delle bellissime ambientazioni proposte, cullati dalle note della deliziosa colonna sonora e accompagnati dal ritmo delle battaglie e dell’incedere di Dust, in un andamento molto dinamico e tutt’altro che stantio o stucchevole.

Ma, soprattutto, proverete la gioia di trovarvi protagonisti di una storia che, a conclusione di tutto ciò che ho già avuto modo di dire, probabilmente dilungandomi, meritava assolutamente di essere raccontata.

Ecco perchè “dovete” giocare Dust: An Elysian Tail, titolo capace di esercitare su di me un elevato rapimento, che merita di essere scoperto e, forse, anche riscoperto.