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Torna la rubrica con cui vi segnaliamo le riviste sui videogiochi che ci sembrano confezionate con cura e che propongono contenuti interessanti e autorevoli.

Non si tratta di uno spazio sponsorizzato, ma di un’iniziativa spontanea e in linea con quanto provavamo a raccontare qui. Vogliamo pensare che esista un altro modo per restare informati e approfondire il tema dei videogiochi, un modo alternativo (o complementare, se preferite) alle testate web specializzate. 

Per definire la lentezza e la ricchezza della buona scrittura periodica e stampata su carta, abbiamo pensato a un accostamento allo spirito che anima l’iniziativa Slow Food, e per questo, la rubrica si chiamerà, tra il serio e il faceto: Slow Read.

Se amate i videogiochi, ogni tanto, passate in edicola.


“The Games Machine” è la rivista di videogiochi più longeva d’Europa e, su scala mondiale, solo la giapponese “Famitsu” le tiene testa. Per intenderci, si tratta di un prodotto editoriale nato nel settembre 1988, ben prima della diffusione di internet e di tante altre cose senza le quali, oggi, ci sembrerebbe quasi impensabile stare al mondo.

Ho provato a spiegare il mio rapporto con questa rivista qualche tempo fa e devo dire che, se possibile, l’aspettativa con cui all’inizio del mese faccio visita al mio edicolante, è persino aumentata, da allora. Sì, perché la redazione di TGM, con in testa Claudio Todeschini, ha messo in atto un cambiamento dell’impostazione generale del periodico che, dal numero dello scorso giugno, tiene conto in modo convincente, delle specificità della carta stampata, smettendo di rincorrere un’attualità che per sua natura non può restituire, e dedicandosi all’approfondimento che il supporto e la modalità di lettura invece permettono e, anzi, incoraggiano.

Ne consegue che – data l’esperienza e la capacità di gran parte dei suoi redattori – approntare un elenco dei “Da non perdere” nel caso di “The Games Machine” è un’operazione che permette di inserire nella lista quasi tutte le 114 pagine che di mese in mese la compongono:

The Games Machine # 347

Data di uscita: 05 agosto 2017 / pp. 114 / € 5,90

Da non perdere:

“Cover Story”, la nuova sezione che prende il videogioco che si è guadagnato la copertina e lo sviscera in dodici facciate di approfondimento anche “laterale” e non scontato (nel numero di agosto l’attesa per Wolfenstein II viene mitigata da un excursus sulla saga di id Software e da una riflessione su Nazismo e videogiochi a firma Mario Baccigalupi).


“Dossier”, la sezione classica dell’approfondimento di TGM, con contenuti sempre ben scritti e interessanti. Questo mese: otto pagine di storia e percorsi del genere roguelike (Tassani e Baccigalupi, le firme); Fantoni ci racconta a che punto è la rivoluzione del gioco acquistato in digitale; a chiudere sei facciate di Fabio “Kenobit” Bortolotti che ci spiega cosa sia, e come sia nata, la musica che chiamiamo Chiptune.


Nello spazio “Playlist” ritroviamo le recensioni impaginate e scritte in modo nuovo e più efficace rispetto al passato.


La sezione “Indie Zone” è stata quella che negli ultimi tempi ha vissuto il maggior numero di trasformazioni, è cambiato il curatore (dal “Cinese” Turrini è passata nelle mani di Marco Tassani), e più in generale si è messa in discussione la sua natura di spazio dedicato alle produzioni indipendenti che rischiava di diventare più un “ghetto” che un momento di valorizzazione.
Da qualche tempo, quindi, non ospita più le recensioni di titoli indie, ormai inserite con pieno diritto nella “Playlist” generale accanto agli AAA, ma uno speciale assolutamente imperdibile sulle origini dello sviluppo di videogiochi in Italia, con interviste a figure chiave del passato della programmazione nel nostro Paese. In questo numero Andrea Bonomi ci racconta come nacque Tabboz Simulator, il delirante simulatore di Tamarro di fine anni ’90, open source, che potete provare qui


In “Time Machine” trovano posto le pagine dedicate ad autori importanti e alle case di sviluppo storiche; contenuti corposi che vengono spesso “spalmati” su più numeri consecutivi della rivista. Questo mese trovate la prima parte di un articolo che ripercorrerà le gesta della Westone e del suo Wonder Boy.


A chiudere la rivista, le scorribande nel mondo del cinema, e della letteratura di genere, di Fabio Di Felice con la rubrica “Twilight Zone”. Si tratta di un diversivo sempre piacevole che in questo numero ci presenta Richard Matheson, autore tra le altre cose del romanzo Io sono leggenda a cui molto devono tante visioni del cinema e dei videogiochi “post apocalittici”.

Al mese prossimo con TGM!