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Torta Mikami

Porzioni (15)
Cottura (15-20 ore)
Costo (60 euro ita – 35 sterline uk)
Difficoltà (bassa)

Ingredienti per la base:
400 g di Resident Evil 4
2 tuorli di The last of us
1/2 scorza e mezzo di Silent Hill

Dopo aver amalgamato per bene questi 3 elementi si può passare alla fase di ricopertura.
Aggiungere quindi:
1 pizzico di Shining
The ring a velo

La torta Mikami è più o meno come quelle che vengono esposte la domenica nelle vetrine delle pasticcerie, hanno tutte una forma così invitante e sembrano tutte così dannatamente buone, una volta comprata però non sai mai se oltre l’aspetto c’è anche la sostanza.
Chissà cosa pensa la famiglia Rossi di questa torta, scopriamolo insieme…

“Caro guarda che bella quella torta, la prendiamo per i bimbi?”
“Ma certo tesoro, sembra veramente bella, di sicuro sarà anche deliziosa..”

Una volta a casa è tanta l’attesa e la voglia di mettere le mani sulla tanto agognata fetta di torta, sono tutti lì chini su di essa, genitori e bimbi armati di paletta e forchetta. Il momento è dunque giunto, quel prodotto di pasticceria di forma rotonda sta per essere consumato, parte il primo assaggio, un silenzio surreale avvolge la sala da pranzo per alcuni interminabili secondi …

“Mmm che buooona!” esclama la famiglia in coro.
Padre: ” Si si non male, sembra la torta che fa la nonna”.
Madre: “Mmm si, a me però ricorda più il tiramisù che fa tua sorella”.
Bambini: “No no, è come quella al limone che avete comprato per il nostro compleanno” .

Parte il secondo boccone, poi un terzo ed un quarto… le papille gustative sono in fermento, il flusso di segnale dalle cellule verso il sistema nervoso è inarrestabile.

Padre: “Mmm però ti dirò, mi sembra un po’ troppo secca, forse hanno aggiunto troppo Resident Evil 4”
Madre: “ Sa troppo di The Last of Us, speriamo almeno che i tuorli che hanno usato fossero freschi..”
Bambini: “E’ più buona quella al cioccolato, tutte quelle che prendete hanno sempre il gusto di Silent Hill, uffa”.
Padre: “Ripensandoci bene tutti quei soldi per questa torta, non era meglio qualcosa di più semplice?”.
Madre: ”Vero, quanto hai pagato caro?”.
Padre:” Eh 35 sterline perché avevo il buono, altrimenti 40… però dai in Italia la trovi a 60 euro, poveracci”.
Madre: ”Avremmo potuto fare un regalo ai bimbi”.
Padre: “Già…tipo?”
Bambini: “Si si papà uffa, perché non ci hai regalato un videogioco!? Vogliamo un horror, uno di quelli veri!!!”

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L’inizio dell’incubo

Un’occasione mancata, ecco cosa penso di The Evil within.
Lo dico subito globalmente lo ritengo un buon gioco, ma sinceramente poteva essere molto di più se solo Shinji Mikami avesse fatto a meno di alcune discutibili scelte.

Il gioco inizia con il detective Sebastian Castellanos, il quale assieme alla sua squadra viene inviato in uno ospedale psichiatrico ad indagare su un possibile omicidio di massa. Giunto sul luogo incriminato il nostro protagonista si ritroverà coinvolto in qualcosa più grande di lui, intrappolato in un mondo popolato da creature terrificanti, alla ricerca sia della verità che di una via di fuga da quel posto maledetto.

Il gioco è suddiviso in 15 capitoli, alcuni come il 10,9,5 ed il 4 ottimamente realizzati, con diversi spunti interessanti, macabri e ansiogeni al punto giusto. Quelli invece dove la fase action predomina decisamente sottotono, troppo simili a Resident evil 4 sia come tipologia di nemici che come ambientazione, alcuni addirittura ricchi di situazioni al limite del ridicolo, trashate degne del peggior film di serie b americano, qui il capitolo 12 regna sovrano.

Quel volpone di Mikami ha pensato bene di riprendere il suo cavallo di battaglia (Resident evil 4), mescolarlo a elementi stealth e modalità di creazione di oggetti visti in The last of us, arricchire alcune sequenze con scene macabre alla Silent hill e abbellirlo con scene prese da vari film horror.

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Come migliorare le proprie abilità con l’elettroshock terapia

Il risultato?

Quando mischi troppa roba il prodotto finale rischia di diventare il famoso “né carne e né pesce”, il gioco non possiede una sua vera identità, ma sembra più una specie di ibrido, una chimera… un po’ come le aberranti creature che popolano questo titolo.

La grafica è buona ma non fa stropicciare gli occhi, buono il lavoro che è stato fatto con il sonoro, mentre per quanto riguarda le OST, fatta eccezione per la splendida Clair De Lune di Debussy, non ci sono melodie che mi hanno particolarmente colpito. Longevità molto buona, a difficile diciamo vi garantite tra le 15-20 ore a seconda dello stile di gioco.

Per quanto riguarda la famosa difficoltà, cosa che ha portato addirittura alcuni recensori di siti famosi ad abbandonare il gioco perché giudicato troppo frustrante, dico che a difficile è normale. E’ vero si muore spesso, ma non è assolutamente frustrante o difficile, le munizioni si trovano in abbondanza, mai avuto problemi di scorte.

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Incontri ravvicinati con creature poco socievoli…

Il design dei mostri è ottimo per alcune tipologie, in particolare quella che ho ribattezzato “la sorella brutta di Samara”, mentre per altre è abbastanza deludente e poco ispirato. Su uno in particolare invece direi che siamo ai limiti del plagio, mi riferisco in particolare a “Cubic head” il cugino sfigato di Pyramid, icona di Silent Hill 2.

La trama è discreta, ma difficilmente vi alzerete in piedi per una standing ovation, diciamo che parte bene e poi si perde nel finale. Un epilogo che non mi ha entusiasmato più di tanto, vuoi per le discutibili boss fights o per il solito finale aperto che lascia ampia strada ad un seguito, troppe infatti le questioni ancora aperte.

Quello che invece ho veramente apprezzato e qui si vede il talento di Mikami, sono i continui cambi di ambientazione che avvengono nel gioco, che disorienteranno sia il protagonista della vicenda che lo stesso giocatore, geniali.

Indice di rapimento

Se Mikami avesse insistito nel voler percorrere la via intravista in alcuni capitoli, probabilmente ci saremmo davvero trovati di fronte ad uno dei più grandi survival horror della generazione, ma così non è stato, ha voluto puntare sull’usato sicuro, però l’usato a volte stanca, la gente ogni tanto vuole usufruire di prodotti nuovi di zecca. Il gioco mi sento di consigliarlo lo stesso agli appassionati, anzi sinceramente mi aspetto di essere in minoranza dato che le nuove generazioni quando escono horror vecchio stampo li snobbano mentre premiano quelli più action, per quelli invece ancorati come me al vecchio modello suggerisco di aspettare un calo sostanziale dei prezzi.