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Esistono saghe che, vuoi per il loro periodo di lancio o per lo stile di gioco particolare, non riescono ad ottenere il giusto risalto, riscuotendo solo un tiepido successo tra pochi appassionati. Saghe che poi, solo dopo diversi anni, vengono riportate alla ribalta della grande massa, grazie all’interessamento di software come Bethesda che, indipendentemente dalla qualità del lavoro finale, riescono nell’intento di rilanciare giochi altrimenti destinati a non essere ricordati. In questa categoria rientra la saga Fallout, tanto nota al pubblico a partire dal terzo capitolo, e che ora vanta una nutrita schiera di appassionati, i quali, forse, non si sono mai domandati come fosse il primo Fallout: A Post Nuclear Role Playing Game.

Chi ha già avuto a che fare con la serie, sa bene che quelle dell’immagine non sono mucche qualsiasi

La guerra, la guerra non cambia mai…
L’aspetto rappresentativo della serie Fallout, è senza ombra di dubbio l’ambientazione post apocalisse nucleare. Indipendentemente dalla zona di America che visiteremo, la devastazione nucleare è una costante in tutta la serie. Il primo Fallout, il cui titolo completo è, come citato in apertura, Fallout: A Post Nuclear Role Playing Game è ambientato nella California del 2161.
Noi vestiremo i panni di un abitante del vault 13, uno dai tanti rifugi antiatomici realizzati dalla Vault-Tec prima del 2077, anno in cui scoppiò il conflitto, divenuto poi di carattere mondiale, tra Cina e Stati Uniti d’America. La guerra, nata per motivi legati alla scarsa disponibilità di petrolio e uranio, si concluse con l’ormai noto bombardamento nucleare a tappeto, sul proprio territorio, da parte degli USA, che durante i mesi del conflitto avevano annesso il Canada, paese attraverso il quale avvenne l’invasione cinese.
Ma questa ormai è storia vecchia (per quanto finta). Noi siamo l’abitante del Vault, l’anno è il 2161 e abbiamo problemi ben più gravi. Il vault, un concentrato di tecnologia e autosufficienza, programmato per resistere nei secoli successivi alla catastrofe nucleare, ha qualcosa che non funziona più. Il sistema di purificazione idrica, necessario per non dover bere acqua corretta con radiazioni, si è guastato, e noi siamo stati selezionati per affrontare la zona contaminata alla ricerca di un water chip… che fortuna eh?
In realtà il vault 13 non era poi così tanto isolato, ma la sua comunità di abitanti mal digerisce l’idea di farsi una passeggiata in un territorio dove, a seguito delle radiazioni e della devastazione lasciata dalla guerra, qualsiasi essere vivente e non, è alla ricerca di un pretesto per farti fuori. Ed ecco quindi che, indossata la nostra molto poco sobria tuta blu e armati delle migliori intenzioni, partiamo alla ricerca di questo fondamentale componente che permetterà la vita nel nostro vault ancora per tanti, tanti anni.
Il tempo però stringe e inizialmente avremo a disposizione soltanto 150 giorni prima che la riserva idrica si estingua, condannando i nostri compagni ad una morte lenta, o alla scelta di affrontare l’ambiente esterno (mai nella vita!). Durante questo tempo esploreremo i piccoli avamposti creati dai discendenti dei sopravvissuti alla guerra, verremo a contatto con il risultato di un’evoluzione dell’ambiente legata alle radiazioni, stringeremo alleanze e scopriremo sconvolgenti verità, al confronto delle quali la ricerca del water chip sarà solo una passeggiata.

Il mondo di Fallout è un tripudio di citazioni a film cult, il che lo rende ancor più divertente da giocare

Com’è il tempo là fuori?
L’ambientazione e il contesto narrativo in generale, proposti in una bellissima visuale isometrica, sono una delle fette più importanti nella squisita torta di Fallout. Ma l’aspetto ludico vero e proprio, che sapore ha? La ricetta è un misto tra un gioco di ruolo cartaceo, sulla falsa riga di un qualsiasi D&D per intenderci (ma molto in senso lato), e uno strategico a turni.
Partiamo con il parlare del nostro alter ego virtuale. All’avvio di una nuova partita potremo scegliere tra due personaggi preconfezionati oppure, scelta consigliata, crearne uno nostro completamente da zero. Fondamentalmente le nostre scelte si baseranno, oltre nome e sesso, sulla (ri)distribuzione dei punti caratteristica noti come S.P.E.C.I.A.L. (che traducendoli nell’equivalente italiano, restituiscono: Forza, Percezione, Resistenza, Carisma, Intelligenza, Agilità e Fortuna). Dovremo aver chiaro fin da subito lo stile di gioco con il quale vorremo approcciare il titolo (qualche ora di prova sarà quindi molto utile per comprendere un minimo le meccaniche), perché gli attributi S.P.E.C.I.A.L., che influenzeranno ovviamente le nostre statistiche e le abilità del personaggio, non potranno essere modificati durante il gioco, se non in modo temporaneo, solitamente al costo di ottenere la dipendenza da qualche tipo di droga. Soltanto verso la fine, potremo incrementare gli attributi in modo definitivo, pagando pero un’ingente quantità di tappi e, ancora peggio, sacrificando giorni che potrebbero invece tornarci utili.
Allo S.P.E.C.I.A.L. si accosta poi la scelta due tra alcuni tratti opzionali che permetteranno di avere ulteriori bonus/malus per personalizzare ulteriormente il nostro abitante del vault. Anche qui la scelta dovrà essere molto oculata, e personalmente vi consiglio di scegliere quei tratti che vi permettono, fin da subito, di ottenere punti S.P.E.C.I.A.L. in più. Infine, ma non meno importanti, dovremo scegliere alcune abilità che riceveranno immediatamente un incremento, oltre a richiedere un numero minore di punti per essere sviluppate.
Ogni azione, dall’uccidere un nemico al completare una quest, permetterà di collezionare punti esperienza, che faranno guadagnare livelli al nostro eroe e permetteranno di migliorare le sue abilità. Ad intervalli regolari di “level up”, influenzati anche dai tratti scelti, guadagneremo delle strenne, ossia tratti aggiuntivi a scelta che arricchiranno ulteriormente la nostra esperienza di gioco.
Le sessioni di combattimento risultano forse i momenti più difficili da digerire e gestire, specialmente all’inizio. Se, infatti, durante il normale svolgimento del gioco saremo liberi di muoverci senza limitazioni di sorta, entrati in modalità combattimento dovremo rendere conto dei nostri Punti Azione. Qualsiasi azione in tale modalità, che si tratti di muovere il nostro personaggio o soltanto aprire l’inventario, sara possibile spendendo punti azione limitati per turno, il che renderà necessario un approccio molto più strategico. Fortunatamente (anche se non così tanto dopo tutto) i nostri compagni di avventura, che raccatteremo durante il gioco, saranno mossi dall’IA, rendendo quindi le fasi di combattimento molto più snelle di quanto inizialmente potrebbe sembrare.
Fatto quindi nostro il sistema di gioco, affronteremo un’avventura dove la trama in sé si dimostra solo un pretesto per viaggiare da insediamento a insediamento, combattere predoni, aiutare o condannare abitanti, scambiare il nostro bottino con i famosi tappi di Nuka-Cola (valuta corrente in questa nuova California) e, fondamentalmente, tentare di sopravvivere in un mondo completamente ostile.

Ecco un esempio della scheda personaggio. C’è veramente tutto il necessario per personalizzare il nostro “Abitante del vault”

Tecnologia prebellica?
Teniamo bene in mente che il primo Fallout risale all’ormai lontano 1997 e dal punto di vista tecnico potrebbe risultare piuttosto obsoleto. E’ opportuno sottolineare che il gioco risulta ancora perfettamente gestibile, graficamente gradevole, e il comparto audio, per quanto scarno, riesce a restituire bene le atmosfere, nonostante alcune musiche possano, alla lunga, venire a noia.
Per quanto concerne il sistema di gioco in sé, poco male, lì si va a gusti e può piacere o meno. Ma riguardo alla tecnologia usata, beh, in questo caso andiamo incontro a qualche difficoltà che non dipende più dalle nostre preferenze. Fortunatamente Fallout riesce ad essere avviato tranquillamente sui sistemi recenti. Io in particolare l’ho giocato su Windows 7, e modificando la compatibilità dell’eseguibile di gioco per sistemi precedenti non ho riscontrato alcun problema. L’unica vera criticità che si può riscontrare riguarda la risoluzione a schermo non proprio elevata, e che mal si adatta ai pannelli odierni. Ma dove il tempo costituisce una falla, gli appassionati ci mettono una “pezza”. E’ infatti assolutamente consigliabile munirsi di High Resolution Patch, che darà accesso ad una vasta gamma di risoluzioni “moderne”, ma occhio a non esagerare, o avrete difficoltà a leggere i testi a schermo.

Indice di rapimento

Come penso avrete ben capito da quanto letto finora, Fallout: A Post Nuclear Role Playing Game risulta una pietra miliare del panorama videoludico di tutti i tempi. Certo il gioco è affetto da alcune ingenuità non da poco, come il sistema di “scambio” di oggetti tra i compagni, un vero e proprio baratto, e la stupidità degli stessi durante i combattimenti (che può essere sfruttata a nostro favore essendone affetti anche i nemici), ma risulta ancora oggi un titolo strabiliante, divertente e con un’ambientazione che cattura fin dal principio, grazie agli abbondanti riferimenti alla letteratura e al cinema pop, primo tra tutti Mad Max 2 – The Road Warrior. Piccola curiosità, l’opzione di installazione completa del gioco, è la “humongous installation” citando proprio Lord Humungus, del summenzionato film. In poche parole, se vi professate fan della saga di Fallout, o anche semplici appassionati, non potrete fare a meno di giocarlo!