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Firewatch è un gioco dal comparto artistico di una bellezza sfacciata, con una incantevole veste grafica stilizzata, d’ispirazione quasi fumettistica, che, ciò nonostante, consegna agli occhi del giocatore paesaggi montani capaci di restituire a chi, come me, è avvezzo al piacere dell’escursione, una sensazione che molto si avvicina alla realtà.

Tanta generosità estetica si sposa, perfettamente, con un’anima esplorativa, che regala, all’atto pratico, un feeling estremamente soddisfacente e credibile e  chiama il giocatore a perdersi, aiutato anche dalla visuale in prima persona, e a lasciarsi cullare tra le braccia di una natura che è madre, prima ancora che immobile spettatrice delle umane miserie.

Ma Firewatch è, al contempo, anche un titolo narrativamente allo stato dell’arte, sorretto da una magistrale costruzione della suspense, da un ritmo inafferrabile e, soprattutto, imprevedibile, e da una caratterizzazione dei personaggi dalla base potente e dallo sviluppo lasciato alle scelte del giocatore.

Che un’indole contemplativa possa convivere, in un insperato ma assoluto equilibrio, con un piglio da thriller di alta scuola, non è cosa facile da immaginare. Eppure, questo duetto che nessuno avrebbe osato inserire in scaletta, è scolpito in ogni centimetro virtuale di Firewatch.

Come? Vediamolo insieme.

Firewatch

PASSATO PROSSIMO
Il gioco si apre con un’introduzione, in parole e musica, che contestualizza il background del protagonista, Henry, raccontando i suoi più recenti anni di vita, in alternanza con fugaci incursioni, giocabili, in un presente sempre più decifrabile.

L’assoluta qualità dei testi, il loro ritmico susseguirsi a schermo, scandito dal tono del racconto ed in sinergia con l’accurata scelta delle musiche di sottofondo, rendono questi primissimi minuti in Firewatch un’esperienza in grado di dare il via ad un processo di immersione ed immedesimazione totali.

L’interattività dell’intera sezione, con il giocatore chiamato ad effettuare scelte più o meno significative ed in grado di orientare, parzialmente, la storia raccontata dai testi, è, poi, per la sensazione che restituisce, la prima delle numerose metafore sulla vita di cui il gioco è disseminato.

Vivere, nel ristretto spazio di un’introduzione, il passaggio dalla difficoltà nel compiere piccole scelte quotidiane al confronto con l’ineluttabilità della vita, che, d’improvviso, scoppia e rimette tutto in scala, in prospettiva, è un’esperienza vibrante, che racchiude, nel piccolo, un’intera esistenza.

Firewatch

INTO THE WILD
Wyomyng, 1989. Parco nazionale di Shoshone.

Un tempo ed un luogo precisi, all’indomani del devastante incendio che, nel 1988, aveva duramente provato il Parco Nazionale di Yellowstone, a poche miglia di distanza da quello di Shoshone.

Ma, più ancora che un preciso momento storico in una precisa località geografica, il gioco si colloca, risolutamente, in uno specifico momento dell’esistenza di Henry, un quasi quarantenne cui la vita ha presentato un salatissimo conto, che non si sente in grado di pagare.

In fuga, o forse in ricerca, l’uomo compie dunque, d’impulso, una scelta estrema: accettare un’offerta di lavoro trovata per caso su un giornale e reinventarsi guardia addetta al controllo incendi nel parco di Shoshone.

Dovrà trascorrere così l’estate del 1989 in una torretta d’avvistamento, tra i monti e le foreste selvagge, completamente solo e isolato, eccezion fatta per la possibilità di interagire, tramite walkie talkie, con Delilah, il suo supervisore.

Un’evasione che è anche un ritorno alle radici, alle origini, ad una natura vista come utero nel quale ripararsi e cercare un nutrimento non solo fisico, ma soprattutto spirituale.

La radicalità di una simile decisione, già dura da metabolizzare per il contesto narrativo da cui emerge, è, agli occhi di noi contemporanei, oramai schiavi di una iper – connettività che non ci lascia neanche nel sonno, un vero e proprio dilemma amletico, la cui soluzione sta all’essenza del nostro essere e del nostro modo di vivere.

Immaginare un isolamento volontario vincibile solo con le limitate possibilità offerte da una radiolina che, per sua stessa natura, riporta in scala 1:1 le alternative di interazione, dà il capogiro.

Il primo colpo d’occhio con il parco, e la torretta di avvistamento di Two Forks è, allora, una sorta di momento di passaggio. Da lì in poi, se ad Henry viene chiesto di calarsi fisicamente in una dimensione di totalizzante essenzialità, al giocatore, abitante dei tempi moderni, è chiesto di svestire questa imperante smania di connessione. E la scelta da compiere, a mio avviso, è radicale quanto quella che il gioco racconta ma, al contempo, possibile. Vi basti pensare che mi è venuto naturale, giunta a questo punto, disattivare la connessione della mia PS4. Neanche una notifica, avrebbe dovuto strapparmi alla selvaggia essenzialità di Firewatch.

Firewatch

BENVENUTO A CASA, HENRY
La torretta, malferma sui sottili pilastri di legno, è un tripudio di sollecitazioni visive, con la sua stretta scalinata, la vernice scrostata, il legno di cui pare di poter sentire l’odore e, soprattutto, l’interno, delizioso concentrato di quotidianità. Un letto spartano, qualche suppellettile, scatolame, una manciata di libri, una piccola scrivania, una vecchia macchina da scrivere. Nella sua semplicità, un nido.

E sembra di sentirlo, lo scricchiolare delle assi del pavimento, il soffio del vento che penetra dalle finestre socchiuse, l’odore del caffè solubile, il cigolare delle molle del letto. La cura e la dovizia di dettagli riposta dagli autori nell’allestimento degli arredi, è ben più che qualcosa cui rivolgere un plauso puramente “estetico”. E’ strumento narrativo a tutti gli effetti, incentivo all’immedesimazione.

La sinergia tra ciò che si vede e si vive, in Firewatch, è assoluta sin dal principio. Non c’è elemento che non rimandi al tutto e che non lo alimenti. Persino un poster ad una parete, è lì per suscitare una particolare disposizione d’animo.

Il mio invito, allora, è quello di aprire, da subito, gli occhi, quello che ci passerà, vi ruberà a voi stessi e, in un attimo, vi troverete IN Firewatch.

Firewatch

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