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Avete presente la Capcom degli anni ’80/’90?
Quella che ha largamente contributo alla rinascita dei videogiochi e, soprattutto, dei cabinati arcade?
Quella che per molti, moltissimi anni è stata uno dei punti focali dell’industria videoludica, grazie a grandi titoli come Street Fighter, MegaMan, 1941/’42/’43, Bionic Commando, Final Fight, Ghost’n Goblins, Strider… e chi più ne ha più ne metta?
Aaah, i tempi d’oro, quanto ho amato quel periodo e quanto ho amato quei titoli… anche se in quel periodo, beh… stavo ancora nascendo! Ma questo non mi  ferma di certo dal giocare e possibilmente apprezzare, anche ora, vecchi capolavori (e non) come quelli appena elencati, no? Anzi, ancora oggi continuo a riscoprire vecchie perle finora mai giocate, anche perchè, anni fa, mi era praticamente impossibile provare certi giochi e possedere le piattaforme per giocarli… soprattutto quando si parla del protagonista di questo nuovo parere retrò (paradosso?), visto che è due anni più grande di me!
Sto parlando di un titolo unico… in tutti i sensi, in quanto uscì solo e soltanto attraverso questo singolo capitolo, anche se per numerose piattaforme.
Sto parlando del capostipite di una grande serie di giochi arcade successivamente rilasciati.
Sto parlando di… Forgotten Worlds!

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Ed ecco un tocco di maestosità artistica dello storico illustratore Capcom,  l’attuale freelancer Akira “Akiman” Yasuda (affiancato, in questo gioco, dall’altro Akira della vecchia Capcom, il game designer e presidente di ARIKA, Akira “Nin-Nin” Nishitani).

Anno: 1988.
Mese: Luglio.
Giorno: Boh.
Capcom si appresta a rilasciare una nuova macchina che avrebbe cambiato per sempre il mondo degli arcade negli anni a venire, uno dei cabinati che ha dato il via alla “moda” del cambio delle ROM dei giochi, eliminando così i vecchi sistemi con un solo gioco preinstallato e portando un po’ di varietà grazie ad una moltitudine di titoli giocabili in un solo dispositivo. Il suo nome è CP System, nota anche come CPS-1, e la ricordiamo tutti per aver dato i natali a grandiosi giochi come quelli prima accennati, tra i quali Street Fighter II, e alle numerose versioni modificate di questi, addirittura più giocate degli originali, cosa che portò al futuro aggiornamento “anti-cloni” della macchina con la creazione della CPS-2, senza contare la versione aggiornata CP System Dash e la versione casalinga CP System Changer.
Ma… il primo gioco per il primo sistema CP? Sarà pure stato venduto con almeno un gioco no?
Esatto, quel gioco è proprio lui!
PRIMA di Street Fighter II, PRIMA di Final Fight, PRIMA di Strider, addirittura PRIMA di Ghouls’n Ghosts… CPS-1 si presentò al pubblico giapponese proprio con Forgotten Worlds, o Lost Worlds per i nipponici (sì, hanno cambiato un nome inglese in un altro nome inglese… NON CHIEDETE IL PERCHE’), a primo impatto un semplice shoot ’em up… E INVECE E’ TUTT’ALTRO CHE UN “SEMPLICE” SHOOT ‘EM UP!
Già si può capire dai personaggi giocabili… e sottolineo “PERSONAGGI giocabili”, perché non avremo a disposizione delle navicelle, dei velivoli da guerra o cose del genere, bensì due “begli” omoni spaziali, palestratissimi e vestiti di jet-pack (cosa che rende questo titolo il terzo della “serie jet-pack” di Capcom dopo Section Z e Side Arms Hyper Dyne)!
No no, non è un gioco per ragazze assatanate dagli istinti omicidi (?). Vi spiego subito in cosa consiste.

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“I’ll finish you today for sure!” Ed è anche grazie a questa iconica frase ad effetto che conosciamo i due umanoidi più badass dello spazio, pronti a difendere la nostra amata Terra dalle potenti forze oscure che ormai la sovrastano!

In un futuro per noi lontano (o forse no, visto l’anno in cui è uscito il gioco), un dio malvagio ed assettato di potere conosciuto col nome di Imperatore Bios ha distrutto e conquistato buona parte della Terra, ora chiamata “Dust World”. Ed è qui che entrano in gioco i nostri eroi armati di dispositivi anti-
gravità e pistole a protoni: i famosissimi GIOCATORE 1 e GIOCATORE 2 (o SOLDATO SCONOSCIUTO BLU e SOLDATO SCONOSCIUTO ROSSO… sì, proprio così), due fortissimi super-uomini creati artificialmente dagli umani per contrastare Bios e i suoi otto cattivissimi scagnozzi…
Quindi… un biondone vestito di blu e un crestone di colore vestito di rosso… con jet-pack, mitra infinito e occhiali da sole… contro nove dèi distruttori di mondi… equilibrata la cosa eh…
MA NON E’ QUESTO IL PUNTO!
Non si può certo dire che il fulcro di questi giochi sia la trama no? La cosa certa però è che il punto forte sia NELL’AZIONE e… nella difficoltà! E quando l’azione di Forgotten Worlds ti si presenta davanti, così, di botto, come un’esplosione di dinamicità ed originalità (dopo un paio di scenette
iniziali date per presentare storia e personaggi), si entra in un vortice di goduria e soddisfazioni, soprattutto se vissuto con gli occhi del tempo. Il sistema di gioco infatti non è da semplice shmup verticale, orizzontale o che altro, come prima accennato, ma… un po’ tutto!
Presi i comandi del nostro Captain America cibernetico volante (che consiglio sempre e comunque di affiancare al suo compare in rosso per una sana partita in co-op) e imparando un po’ i tasti, infatti, si può subito notare come, oltre al solito movimento in tutte le direzioni e in tutto lo schermo del nostro
personaggio e oltre ai soliti “sparo” e “oggetto supremo dell’armaggeddon che spacca il mondo”, vi siano anche i comandi in grado di GIRARE il nostro personaggio verso qualunque direzione, a 360 gradi, così da coprire completamente i 9 livelli dei 3 mondi di gioco proposti con proiettili ed effetti speciali… e nemici che, ovviamente, arrivano da ogni dove di conseguenza!
Insomma, un piccolo tocco di originalità e unicità che differenzia il titolo dagli altri suoi simili, no?
Ma mentre ci si apre la strada tra robot, lucertoloni, esseri informi, dèi distruttori e l’iconico drago di bronzo con la pancia aperta e il cuore in fuori che attacca con le costole (?), ecco che, dopo la loro distruzione, arrivano… I SOLDI! Ed è qui che approda un’altra bella feature di Forgotten Worlds, ovvero il rilascio, da parte dei nemici appena eliminati, della moneta di gioco, le piccole sfere blu note come Zenny (valuta tipica di molti giochi Capcom come MegaMan Battle Network e Monster Hunter) che permettono al giocatore di comprare varie migliorie nell’apposito negozio di fiducia. Nel bel mezzo dei livelli infatti, la buona Sylphie (la bella bionda che potete già adorare dall’artwork visibile di sopra) comparirà con il suo grande edificio, con tanto di vistosa insegna “SHOP”, pronta non solo ad alleggerire le tasche del soldato di turno, ma anche ad appesantire quest’ultimo con grossi aiuti quali
potenziamenti, cure mediche, armature, armi speciali e armi secondarie.
Attenti a non spendere tutto subito però!
Ah! E menzione d’onore per i satelliti di supporto, manovrabili anch’essi con i comandi di mira a 360 gradi.

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Saranno anche 3 mondi divisi in 9 piccoli livelli, fattibili in nemmeno un’oretta, ma grazie a questa “bellissima” schermata la partita potrebbe anche durare MOLTO di più, soprattutto per i neofiti del genere…

A proposito dei comandi.
Finora ho sempre e solo parlato della versione arcade, la prima ed originale versione della creatura dei due Akira… che, d’altronde, è l’unica versione che merita veramente di essere giocata, sia come storia del videogioco sia come qualità generale. Certo, all’inizio ho accennato alle “numerose piattaforme” per cui il titolo è stato rilasciato, perché, sì, è uscito su varie console con vari porting… e vorrei davvero parlarne bene, ma… beh, il risultato di questi porting non è poi sempre entusiasmante, anzi…
I problemi sono principalmente due: il comparto grafico/sonoro e il sistema di comandi.
Sul primo, il problema è logico.
Forgotten Worlds infatti, essendo stato rilasciato nel 1988, PROVO’ ad uscire per alcune delle altre macchine del tempo che, però, non potevano in alcun modo simulare l’allora altissima qualità grafica e sonora della macchina succhia-monete targata Capcom, vista anche, e soprattutto, la loro architettura 8-bit. Questo vale, ad esempio, per console quali Commodore 64SEGA Master System, che possedevano svariati problemi quali rallentamenti, eliminazione di elementi su schermo, musiche assenti ecc.
Si comincia a ragionare con l’arrivo del 16-bit e della versione per SEGA MegaDrive, quella che si avvicina di più all’originale divenendo, a parer mio, la migliore controparte console fino all’uscita, nel 2005, della Capcom Classics Collection per PS2, in cui il gioco viene ripreso in tutto e per tutto dal cabinato, avvicinandosi ad esso anche come sistema di comandi.
Una delle particolarità del cabinato di Forgotten Worlds era, infatti, quel fantomatico tasto girevole che permetteva, appunto, di girare il personaggio e le armi di 360 gradi, fattore che, nella PS2, venne ripresa dagli analogici del Dualshock, mentre nelle altre conversioni ci si doveva arrangiare con ben due tasti, uno per girare verso destra e uno verso sinistra (o addirittura UN tasto, a seconda della console e dal suo pad).
Ma… aspè… FACCIO PRIMA A FARVI VEDERE NO?!
Ecco a voi un video che mette a confronto tutte le versioni, così potete farvi un’idea da soli, sia del gioco in sé che della qualità delle varie edizioni, visto che a parole magari non sono riuscito a far capire certi dettagli come si deve:

Indice di rapimento

Il ritorno nelle Capcom Classics Collection per PS2 e PSP…
Le presenze e i cameo in altri titoli come Capcom World 2, Marvel vs Capcom: Clash of Super Heroes, Namco x Capcom
La casa sviluppatrice, nel tempo, ha sempre cercato di ricordare una di quelle che si possono benissimo definire, come già fatto più volte in questo articolo, “un’icona”, un titolo che ha segnato, per Capcom e per i giocatori del tempo, un grandioso passo in avanti verso la rinascita e lo sviluppo dei cabinati, se non addirittura nell’ambito videoludico in generale.
Lo ammetto: alla fin fine questo non è proprio un parere, ma più un “FATE CONOSCENZA CON QUESTO GIOCO”… e spero di esser riuscito nel mio intento, perché Forgotten/Lost Worlds merita, e tanto anche, sia ludicamente che culturalmente.
Bello da vedere, da sentire (l’OST del primo livello, per esempio, ce l’ho fisso in testa) e, ovviamente, da giocare. Divertente, dinamico, adrenalinico, esplosivo, originale, impegnativo (tanto)… corto… MA DIVERTENTE!
Ah no, “divertente” l’ho già detto… allora lo modifico con DIVERTENTISSIMO se giocato in compagnia! Recuperate la collection per PS2 o un qualche emulatore per giochi arcade e provate anche voi questa piccola perla ormai da molti dimenticata (o peggio, mai conosciuta!), ma che vorrei davvero rivedere in qualche modo, anche solo come “comparsa” da qualche parte…
Provatelo o la furia del drago dai problemi intestinali si abbatterà su di voi!FWDragon