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War is peace.

Freedom is slavery.

Ignorance is strenght.

BIG BROTHER IS WATCHING YOU

(1984, George Orwell)

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Sei solo un peso per la società, e la tua vita non ha alcun valore. Benvenuto nel mondo di Freedom Wars.

A una prima occhiata ho avuto l’impressione di trovarmi dinanzi a un action/rpg come tanti altri. Missioni cooperative, grinding selvaggio, crafting sfrenato… invece Freedom Wars è qualcosa di più.

Innanzitutto, diversamente da quanto accade di solito in questo genere di giochi, è presente una modalità Storia molto interessante, e inserita in un contesto post-apocalittico davvero originale e coinvolgente. In un futuro imprecisato, la società è allo sbando e diverse fazioni si contendono le poche risorse rimaste sulla Terra; noi viviamo in un Panopticon, una sorta di prigione sorta sulle macerie di una città, in cui convivono principalmente due classi sociali ben distinte: Cittadini e Peccatori. I primi sono civili indifesi che studiano e progettano nuovi modi per sopravvivere, il “cervello del Sistema”, mentre i secondi ne rappresentano “le braccia”, ovvero dei mercenari al servizio del Bene Comune. Mentre i Cittadini godono di vari privilegi e di una certa libertà, i Peccatori vivono costantemente sorvegliati da un automa, devono seguire regole ferree e passano gran parte del tempo relegati nelle proprie celle: il loro unico scopo nella vita è obbedire agli ordini dei superiori e lottare per far crescere e prosperare il proprio Panopticon. Naturalmente noi giocatori apparterremo a questa categoria (chi l’avrebbe mai detto :D), e dovremo portare a termine missioni di vario tipo come distruggere Rapitori di altre fazioni, respingere assalti nemici e portare in salvo Cittadini prigionieri, allo scopo di ridurre la nostra Condanna (inizialmente stimata in 1.000.000 di anni) e scalare gradualmente la gerarchia sociale acquisendo, uno dopo l’altro, i Diritti che ci consentiranno di muoverci e combattere in modo sempre più efficace. Ma sempre e solo per il Bene Comune.

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Gli scenari trasmettono una costante sensazione di ansia e sconforto. Il futuro dipinto da Freedom Wars è decisamente tetro.

Nel corso della storia avremo modo di uscire dalla nostra cella e conoscere vari personaggi, che ci aiuteranno nell’impresa di scongiurare una catastrofe di portata mondiale per mano di un villain tanto misterioso quanto psicopatico. Le premesse narrative insomma sono a dir poco appassionanti, ed è veramente lodevole il modo in cui gli sviluppatori sono riusciti ad adattare un contesto in stile “1984” (il romanzo di Orwell) a un gioco di questo tipo. A voler essere sinceri, però, è un peccato che tanto ben di Dio sia stato “sprecato” in questo modo visto che la trama in sè, per quanto interessante e piacevolissima, non è particolarmente originale e non riesce a sfruttare appieno il suo potenziale. I primi trailer lasciavano intuire una trama sicuramente più profonda e complessa, ma tutto sommato credo che il risultato non sia per niente tragico come è stato dipinto da alcune testate: Freedom Wars è un gioco unico nel suo genere, una vera perla che credo sia in grado di appassionare sia i giocatori in cerca di azione sia quelli interessati a vivere qualcosa di più profondo del solito e banale action/rpg in cui fare missioni cooperative random, quindi pazienza se tanta freschezza narrativa non viene sfruttata al 100%. Si tratta chiaramente di un esperimento (cosa intuibile anche dal finale, che lascia numerose domande senza risposta), quindi era naturale aspettarsi un gioco un pò acerbo e imperfetto. Confido nel sequel.

Quando non saremo impegnati in una missione potremo accedere nel nostro Panopticon, esplorarne i vari livelli, parlare con i vari personaggi, scambiare oggetti e fare acquisti nei negozi, modificare il nostro aspetto (e quello del nostro automa), cambiare l’equipaggiamento, organizzare l’inventario, costruire/potenziare/modificare armi, accettare missioni speciali, accedere alle modalità online, “comprare” nuovi Diritti, donare oggetti per il Bene Comune e personalizzare svariati dettagli di gioco (dalle musiche al vestiario). Non male.

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I protagonisti non hanno un carattere particolarmente originale, ma hanno tutti un certo fascino.

In ogni missione potremo contare sulla collaborazione di altri tre Peccatori (con i loro relativi automi), a scelta tra quelli che incontreremo nel corso della storia. Potremo trasportare due armi e diversi oggetti, come kit medici, granate e simili, ma soprattutto avremo a disposizione il Rovo (uno strumento integrato sul braccio sinistro del nostro alter ego), una sorta di “catena” dotata di varie funzionalità: con il Rovo Catturante potremo immobilizzare temporaneamente i nemici, con il Rovo Curante ripristineremo l’energia dei compagni e con il Rovo Difensivo creeremo delle barriere protettive per noi e la nostra squadra. Non solo: grazie a esso potremo agganciarci ai nemici e a qualsiasi altra superficie (come muri o soffitti), godendo così di una libertà di movimento praticamente totale all’interno delle mappe (utile per attaccare gli avversari da posizioni strategiche). L’equilibrio tra tatticismo e “azione semplice e diretta” è ricercatissimo.

I boss principali sono rappresentati da Rapitori, dei robot enormi guidati da una IA e dotati di svariati gingilli offensivi e difensivi, come armi laser, lanciarazzi, scudi e chi più ne ha più ne metta, e per sconfiggerli è necessario conoscerne i punti deboli e sfruttare a proprio vantaggio le loro debolezze/resistenze ai danni elementali. Il bello è che colpendoli costantemente in punti particolari potremo fare a pezzi i loro corpi e raccoglierne i rottami per acquisire nuove risorse. Insomma, le missioni sono veramente frenetiche, esplosive e coreografiche ma richiedono anche un certo impegno per essere portate a termine, e affrontarle senza un minimo di strategia è sinonimo di fallimento certo.

Una delle cose che mi sono piaciute di più di Freedom Wars è che, al contrario di molti altri titoli simili, è godibilissimo anche per chi non ama (o non può) giocare in compagnia: anche se non avete amici con cui condividere l’esperienza, o se giocare online non è la vostra passione, Freedom Wars può essere portato a termine senza problemi. Certo, in coop tutto ha un altro sapore, ma in questo caso il multiplayer è solo un valore aggiunto e non ci si sente mai obbligati a cercare compagni per proseguire l’avventura o per sbloccare gli equipaggiamenti più potenti.

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Rapitore a ore dodici: fuoco a volontà!

Dal punto di vista grafico è senza dubbio un piccolo gioiellino, e vi assicuro che in movimento è di una bellezza unica: le ambientazioni non sono enormi ma sono suggestive e ricche di dettagli, e i personaggi sono ricreati con molta cura (animazioni a parte, un pò troppo antiquate). Molto buoni gli effetti di luce e i contrasti, si insomma davvero un ottimo lavoro, sia dal punto di vista tecnico che da quello artistico. Azzeccatissima anche la OST, composta da brani epici in stile electro/rock.

Purtroppo bisogna ammettere che qualche difetto c’è, e il più fastidioso è rappresentato da una certa ripetitività di mappe e nemici (soprattutto per quanto riguarda i boss, che il più delle volte si differenziano tra loro solo nelle armi in dotazione). La “varietà” e la quantità dei contenuti non è di certo il punto forte di Freedom Wars, e da questo punto di vista è un pò distante dagli standard di altri action/rpg, ma c’è da dire che è un difetto perdonabilissimo se si considera che il gioco viene venduto al prezzo ONESTISSIMO di 25/30 euro, quindi tanto di cappello. Altro difetto (tipico del genere, in realtà) è che al di fuori dalle missioni non c’è molto altro da fare per distrarsi tra un combattimento e l’altro: non ci sono missioni di raccolta, minigiochi o quant’altro, il che può trasmettere sensazione di repititività già dopo poche ore. Ma è un difetto che gli appassionati del genere non coglieranno di sicuro.

Nonostante tutto questo, trovo Freedom Wars un gioco solido, ben fatto e sufficientemente ricco di contenuti, e se possedete una PSVita dovreste seriamente prendere in considerazione l’acquisto di questa piccola, ennesima perla firmata Japan Studio.

Indice di rapimento

bluAlla luce di quanto sopra esposto, e considerando il fatto che ci troviamo dinanzi a uno dei contesti narrativi più ispirati degli ultimi tempi, in generale posso dire di non condividere affatto le aspre critiche e le valutazioni fin troppo pidocchiose ricevute da Freedom Wars da parte di alcune testate giornalistiche. Non sarà completo o profondo quanto i migliori della sua categoria, è innegabile, ma è un gioco che ha tutte le carte in regola per figurare tra i giochi portatili più riusciti degli ultimi mesi: veloce, diretto, divertente, coinvolgente e dal sapore originale, pur essendo meno “ricco” di certi suoi concorrenti. Speriamo in un sequel in grado di migliorare e approfondire ulteriormente questa nuova IP, perchè Freedom Wars ha un carattere molto particolare in grado di convincere tutti, dai detrattori dei “giochi alla Monster Hunter” agli appassionati del genere, e in futuro potrebbe seriamente diventare uno dei migliori esponenti del genere.Consigliato.