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Mi sono interessato a Furi sin dal momento dell’annuncio. Quello stile, quel design… mi ha preso alla prima occhiata.
Dall’annuncio in poi ho atteso ogni nuovo possibile trailer per capire meglio che tipo di gioco fosse, come funzionasse veramente il gameplay. Successivamente, la convinzione nel prenderlo è cresciuta sempre di più, portandomi al punto di desiderare di comprarlo nei primi tempi del rilascio.
“Ma è un Afro Samurai futuristico con visuali isometriche per i tratti da SHMUP in aggiunta all’hack ‘n’ slash?!” – pensai.
“Quanto costerà? È un indie, quindi non dovrebbe costare troppo”
*seguono soliti discorsi da squattrinato*
Poi la rivelazione.
Non solo ho scoperto che nel design dei personaggi c’è lo zampino artistico e fantastico di Takashi Okazaki, disegnatore di Afro Samurai per l’appunto (ormai ti conosco bello mio), ma con l’arrivo di Luglio è stato rivelato che Furi sarà compreso nei giochi del mese del Playstation Plus!
QUALE FAUSTA NOVELLA HA COZZATO CONTRO IL POVERO MA GIOCONDO PAZZO!

E senza nemmeno pensarci due volte… SBAM!
5 Luglio 2016: gioco pubblicato, scaricato, iniziato e finito… più volte.
Ma non l’ho mica stra-finito solo per la “scusa” della scarsa longevità eh… a quello ci arriviamo dopo. La verità è che l’attesa è stata pienamente ripagata e il lavoro del team indipendente francese The Game Bakers è riuscito in quello che speravo: mi hanno catturato.

Furi prison

Catturato e imprigionato proprio come successo al protagonista del gioco… mh, no, forse non proprio così in effetti

Ed è proprio così che ho iniziato l’avventura, la fuga… no, non parlo della mia “cattura” da parte dei Game Bakers – anche se in un certo senso è giusto dirlo – ma di quella subita dall’uomo misterioso dalla coda bianca.
Di certo non meno misterioso di colui che lo aiuterà ad evadere.

Il carceriere è la chiave. Uccidilo e sarai libero.

Saranno queste le prime parole che sentiremo dalla bocca del nostro altrettanto misterioso “amico”, un inquietante uomo con una maschera da coniglio strafatto che, come una visione onirica, ci guiderà verso la libertà, comparendo durante il nostro cammino per darci una mano nella scoperta di quella che sarà la vera natura dei nostri nemici e del motivo per cui hanno imprigionato i nostri protagonisti.
Peccato che i carcerieri siano nove, ognuno guardiano di uno dei piccoli mondi che separano la prigione dalla Terra, essendo la prima situata oltre l’atmosfera della seconda.

L’obbiettivo è quindi ovvio: farsi strada attraverso i mondi sconfiggendone i guardiani.

Furi rabbit

“Capish?”

Ora prendete questo obbiettivo e portatelo sul gameplay.
Il risultato? Una grande boss rush! Niente di più, niente di meno… e va benissimo così!
Boss. Cammino. Boss. Cammino. E così via.

Prima il delirio, l’adrenalina del combattimento, il cuore a mille, l’ansia nel riuscire o no nell’impresa, la frustrazione nella non riuscita seguita a ruota dalla determinazione nel non voler arrendersi e riprovare, la grande soddisfazione post-vittoria e il continuo voler andar avanti.
Poi la calma, la “passeggiata” verso il nuovo nemico, i criptici dialoghi del “coniglio” e i tasselli della storia che si allineano, i geniali stacchi della telecamera, la bellissima atmosfera delle bizzarre ma ispiratissime ambientazioni… la quiete prima della forte tempesta, prima del ritorno alle armi e al delirio.

Sezioni ripetute per ogni boss ma suddivise in modo alquanto perfetto.
Ripetitivo quindi? Per niente.
Certo, dopo aver scoperto tutta la storia e dopo aver fatto, quindi, almeno una run completa, il cammino comincia a diventare “stancante”, in quanto non skippabile nemmeno nelle partite successive alla prima, ma queste sezioni “di intermezzo” rimangono comunque godibili in quanto utili per “tranquillizzare”  il giocatore prima dello scontro, senza contare che sono sempre una gioia per gli occhi e per le orecchie, vista la presenza del doppiaggio magistrale (inglese, giapponese e francese) e di una colonna sonora di ALTISSIMA qualità, firmata dai grandi nomi dello genere elettronico retrowave (Carpenter Brut, Danger, The Toxic Avenger, Lorn e altri), che nei combattimenti risulta addirittura perfetta per quanto contribuisce, insieme al combat system e alla difficoltà, a far ribollire il sangue nelle vene.

Furi ambientazioni

Ecco degli scorci di un paio di mondi percorribili, dal design sublime e vario, personalmente da rompersi la mascella

Ed è proprio quello il punto di forza di Furi, ovviamente: il combat system.
Non per altro è un gioco fatto di sole boss fights… E CHE BOSS FIGHTS!
Particolari e vari come non mai, una più “fuori di testa” dell’altra! E non parlo solo dell’aspetto dei boss, ma della loro storia, del loro carattere, dei loro pattern, delle loro fasi, della loro difficoltà…

Dopo il primo carceriere/tutorial, un grosso omone dalle facce girevoli e cambia-personalità a guardia della cella principale, ci si trova davanti a nemici sempre più vari, a tratti più “strani”, mentalmente deviati, a tratti più “umani”. Ma, come appena accennato, sono vari in tutto quello che li riguarda: ognuno è diviso in fasi (da quattro a sei) che equivalgono alle “vite”, spese poi ogni volta che la barra della vita scende a zero, le stesse che possiede il protagonista, con la differenza che quest’ultimo ne avrà tre; una volta iniziato lo scontro, il nemico eseguirà una certa “lista mosse”, un pattern di attacchi che, ad ogni passaggio di fase, cambierà e aumenterà divenendo sempre più pericoloso ed impegnativo, fino all’ultima e letale fase, in cui esso darà tutto sé stesso; una volta persa una fase, il vincitore ne rigenererà una sua, e così vale per tutte e due le parti (quindi anche il protagonista avrà tre possibilità di riuscita, se no “game over” e si ricomincia).
Quindi un gioco di strategia, di studio del’avversario e di ogni sua movenza. Un gioco di riflessi, di determinate azioni al momento giusto, di bilanciamento perfetto tra difesa e attacco. Occhi attenti. Concentrazione o morte.

Furi boss

Ma è anche un po’ impossibile non rimanere concentrati contro una donna impazzita armata di laser…al posto della faccia…no?

Ma tutto questo… su che base? O meglio… su che basi?
La cosa divertente di queste battaglie, e a parer mio geniale, sta nella loro ulteriore divisione e, contemporaneamente, nel loro fantastico mix di ben due sottogeneri diversi dell’azione più pura, veloce e dinamica: shoot ’em up e hack & slash!

Ogni fase prima descritta può suddividersi infatti in ulteriori stili di attacco, passando da combattimenti a distanza, armati di pistola laser, a combattimenti ravvicinati all’arma bianca, armati della bella spada blu ad alta frequenza:

  • I primi sono dati da una grande arena circolare piena di laser che giungono da ogni dove, raggi caricati che atterrano al potente contatto, schivate/teletrasporti dai frame invincibili e dalla distanza regolabile, rimbalzi di proiettili, onde ad area… tutte cose che, una volta riunite, portano quello che doveva essere una semplice sezione da “sparatutto” in un vero e proprio bullet hell, in cui il continuo movimento è d’obbligo e la misura, e il tempo, di ogni singolo passo/schivata è richiesta.
    E gli occhi si moltiplicano guardando in ogni direzione dello schermo.
Furi bullet hell 1

Perché è ok quando un boss, a prescindere dal suo uscirci di testa nelle fasi finali, ti lascia comunque uno spiraglio di salvezza da sfruttare stando un po’ attenti, ma…

Furi bullet hell

… QUESTO? VOGLIAMO PARLARNE? No, perché in questo caso ci sono uscito di testa anche io. Quasi quasi uscivo agitando la testa e le mani  e gridando PEW PEW… e in quella situazione potevano anche chiamarmi PAZZO con il giusto motivo!

  • I secondi sono circoscritti in un’area più limitata, vicina all’avversario, e caratterizzati da attacchi a fil di lama e cazzotti, combo speciali cinematiche, colpi rinforzati, parate ad impatto, enormi fendenti e punti ciechi da sfruttare.
    Un cambiamento radicale quindi, ma sempre per occhi attenti e riflessi pronti, per rispondere agli attacchi, per pararli al momento giusti, contrattaccare nel modo migliore e saper bloccarsi per il contrattacco avversario.
    In pratica un gioco di mente, e di dita, pure nel melee.
Furi knight

La soddisfazione nel caricare un colpo e mettere a segno una combo devastante tanto da far atterrare sulla schiena un possente cavaliere forte nella difesa quanto negli attacchi fisici? Troppa

Può sembrare “un po’ troppo impegnativo” spiegato così no? Bene… perché LO È!
Punitivo? Troppo frustrante? No… e sì. Ni. So.
Ci sono comunque tre difficoltà, quindi ogni giocatore in cerca di sfida può trovare del pane giusto per i propri denti, che sia esso morbido o duro, quindi facile, normale o FURIOSO. Anche se un pane furioso non l’ho mai visto in giro… almeno qui.
La difficoltà si presenta abbastanza alta già dalla seconda modalità, quindi, ovviamente, non c’è bisogno di avvisare che nella difficoltà Furiosa le parole “punitivo” e “frustrante” diventano solo “relative”, in quanto essa incarna la VERA sfida del gioco, una vera goduria per chi mangia quel pane furioso prima citato…per i masochisti in pratica… o i pazzi… Sarà per quello che mi è piaciuto così tanto? Mmmh… beh, anche.
Una cosa è certa: se si muore non bisogna dare totale colpa al gioco. Anzi, togliete il “totale”. Perché i molteplici game over che possiamo ottenere durante le partite non saranno basati su mancanze di gioco, bug, glitch, sbilanciamenti o chissà quale altra diavoleria. Niente di tutto questo. La colpa delle NOSTRE morti è, e sarà, solamente colpa NOSTRA.

Oltre al suo essere impegnativo infatti, il sistema di gioco risulta comunque abbastanza profondo,  fluido e ben calibrato: gli attacchi, gli hitbox, i danni, la vita, tutto è stato calcolato nel dettaglio boss per boss, fase per fase, passando dal vecchio ferma-tempo ma abbastanza prevedibile al samurai dai danni esagerati ma dalla poca vita. Non ci sono passaggi impossibili, non ci sono momenti “fatti male” o resi così solo per aumentare la difficoltà inutilmente. Qui si parla di gioco “impegnativo” nel vero senso della parola, quello che porta allo studio e alla conoscenza di ogni singolo frame per capire come reagire, quello che… piace a me!

Dai, cosa posso pretendere di più da un gioco “fresco” e particolare come questo, che vuole essere retrò e moderno allo stesso tempo, che riunisce due generi perfetti per la mia pazza voglia di superare ogni ostacolo, arrivando a superare pure me stesso, ad ogni prova e ad ogni partita?!

Furi sniper

Soprattutto quando mi si parano davanti questi dispensatori di bestemmie!

Certo, magari si poteva pretendere un comparto tecnico migliore… oppure no.
E non parlo della scusa “Eh, ma è un indie”, ma proprio del design e delle ambientazioni già descritte, fattori visivi di grande impatto che lasciano passare quasi inosservati un motore non privo di pecche e di pulizia grafica, come “l’indecisione” di certi movimenti, ciuffo bianco del protagonista dal framerate instabile su tutti.
Senza contare che, durante i combattimenti, la fluidità, anche nei momenti più concitati, la fa da padrona.

Tra l’altro, ricollegandomi all’intro di questo ormai lungo parere: una volta fatto tutto, e una volta passata la scarica di adrenalina (o quasi), ci si accorge, con la comparsa delle statistiche finali, che ci sono volute solo 3/4 orette per completare il gioco… se non di meno. E questo è un peccato, perché le idee di base sono così buone che ho voluto davvero che il gioco continuasse a stupirmi, a divertirmi e ad impegnarmi con altri nemici, e invece… MENO MALE che è rigiocabile, più volte!
E vi avviso: non ho finito questo titolo più volte solo e soltanto perché “mi è piaciuto”. Sì, anche per quello, ma è un motivo aggiunto. Furi infatti possiede ben TRE epiloghi, due dei quali legati ad una scelta finale, che porterà quindi al Bad Ending o al Good Ending, il quale aggiungerà un’altra vittima al treno dei boss da sconfiggere. Durante il gioco però, si potrà scegliere se “bloccare” la strage di guardiani e finire, così, a circa metà partita. Scelta veramente carina, ma attenzione a provarla (capirete il momento giocando ovviamente, mica ve lo spoilero oh), perché così dovrete ricominciare tutto daccapo… COME HO FATTO IO! Mannaggia a me e alla mia curiosità…
Quindi una longevità pressoché scarsa, ma senza essere un vero problema, soprattutto per chi continuerà a giocare non solo per i finali, ma anche per le difficoltà e i record.

Quindi, sì, non riesco a trovare chissà quale altro “problema”… il che dovrebbe far capire il mio pensiero verso l’alta qualità di questo piccolo grande gioco.
Anche perché, dopo tutte queste righe, potrei aver quasi mostrato tutto al 100%. Spero che il tempo di lettura non si avvicini al tempo di gioco eh, lo spero per voi… ma vorrei, e dovrei, aggiungere un’ultima cosa a parer mio veramente importante, come sempre succede nelle righe finali.

Indice di rapimento

 Una volta finito Furi ho pensato ad un paio di cose.
La prima è semplicemente: spettacolare.

Non impeccabile, imperfetto sotto alcuni punti di vista (come quella “potenza” grafica e quella longevità parzialmente regolate da un buon design e da una buona rigiocabilità), ma non per questo da sottovalutare o, peggio, da snobbare, soprattutto se si pensa all’indipendente team di sviluppo che gli ha dato vita… e al fatto che i giocatori di PS4 iscritti al Plus possono giocarlo gratis, cosa che dovrebbe rendere il gioco assolutamente imprescindibile per alcuni giocatori.
Il lavoro che deve fare lo fa egregiamente: divertire, impegnare, stupire.
Una continua dualità in perfetto equilibrio, dai generi che riprende agli stili di gioco e le sue fasi, fino al finale e alla sua scelta: shmup e hack’n’slash, boss e cammino, azione e calma, vecchio e nuovo, ostico e appagante, enigmatico e interessante.
Tutto questo per risultare, alla fin fine, davvero creativo, stupefacente, divertente, appassionante.

Ed è proprio collegandomi a quest’ultima parola che vorrei parlarvi della seconda cosa a cui ho pensato: la passione.

I Game Bakers hanno creato e confezionato un progetto fatto con amore, con il cuore, con la voglia di fare, con la passione con cui dei veri videogiocatori sviluppano un videogioco per altri videogiocatori, per condividere i propri gusti, la propria gioia e il loro piacere verso questa forma d’arte con tutti quelli che, come loro, hanno sempre giocato e che in futuro continueranno a farlo, come il sottoscritto.
Giocando Furi mi sono quasi sentito parte di questo bellissimo progetto che, in quelle poche ore, ha risvegliato quel lato di me sempre pronto a godere pienamente ogni titolo, mettendocela tutta, pad alla mano.
E per questo li ringrazio immensamente.

Titoli di coda.

Furi credits