Share

L’epopea PlayStation 1 ha accompagnato l’infanzia o l’adolescenza di molti di noi. Ha costituito il brodo primordiale video ludico di molti giocatori attuali, così come il primo NES lo fu per la generazione precedente.
E’ indubbio che molti nostri ricordi, legati ai primi titoli giocati, siano positivi. Tendiamo a ricordare i giochi della nostra infanzia come capolavori di intrattenimento e meraviglie tecniche. Ma se li rigiocassimo oggi, resterebbero ancora tali? Molti titoli, quali ad esempio Metal Gear Solid (potete leggere il nostro parere qui “quando sarà pronto”), sono come il buon vino, il tempo li conserva e migliora. Altri invece prendono la via dell’aceto. Tra questi ultimi vi è G-Police

01_elicottero

Una simulazioni di elicotteri senza eliche

 

Le basi ci sono tutte
G-Police, sviluppato da Psygnosis nel lontano 1997, si pone come un simulatore di volo con una fortissima componente sparatutto, di ambientazione fantascientifica che riporta alla mente le architetture di Blade Runner, senza disdegnare alcuni aspetti cyberpunk (quali impianti bionici).
La trama in sé risulta molto interessante: in un ipotetico futuro, a seguito dell’esaurimento delle risorse planetarie, alcune grandi multinazionali si fanno carico della ricerca di nuove fonti di approvvigionamento. Tutto si trasforma in una competizione economica che presto sfocia in un’enorme guerra interplanetaria. Conclusa questa fase critica, si è scelto di smilitarizzare le corporazioni per evitare nuovi conflitti. Come ulteriore mezzo cautelativo viene costituita la G-Police, una forza di polizia il cui compito è quello di controllare le corporazioni di multinazionali. Purtroppo però le scarse risorse della G-Police spingono questa a chiudere spesso un occhio sugli illeciti di quelle stesse corporazioni che dovrebbe sorvegliare.
Nel gioco impersoneremo Slater, un veterano di guerra che decide di entrare sotto falso nome nella G-Police per indagare sullo strano suicidio della sorella, anche lei pilota della stessa forza di polizia.
Il susseguirsi di missioni ci porterà ad addentrarci in un sistema corrotto, dove la vita umana vale meno di zero e il potere del denaro è più forte che mai. Grazie ad un susseguirsi di colpi di scena scopriremo cosa si cela dietro la morte della sorella di Slater, che risulterà essere solo una dei tanti misteri che avvolgono la G-Police.

04_cutscene

L’anima cyberpunk del nostro capitano

L’altra faccia della medaglia
Una trama senza dubbio stimolante, peccato però che la realizzazione del gioco lasci moltissimo a desiderare. G-Police è tecnicamente fatto veramente male. Sebbene la difficoltà eccessiva di alcune missioni sia un fattore di pregio, così come la complessità dei comandi che lo rendono quasi un vero e proprio simulatore di elicotteri, il comparto tecnico non è mai, e sottolineo mai, all’altezza della situazione.
La versione PS1 permette di bilanciare, a nostra discrezione, alcuni aspetti grafici. In particolare: angolo visivo, profondità di campo e fluidità di gioco. Purtroppo però trovare la giusta configurazione è impossibile, e capiremo presto che la scelta migliore sarà quella di optare per avere il massimo della profondità di campo a discapito delle altre due componenti. Nonostante questo, in G-Police il campo visivo sarà sempre cortissimo, non permettendoci di vedere, nel migliore dei casi, oltre 10-15 metri circa. Il risultato sarà quello di non visualizzare nemici ed ostacoli se non un istante prima di andarci a sbattere con il muso, trovandoci spesso a dover sparare alla cieca. Oltre ciò vi saranno costanti problemi di visualizzazione dei modelli. Capiterà infatti di vedere dei nemici davanti a noi che si trovano in realtà dietro gli edifici, facendoci sprecare tempo e munizioni preziose.

I controlli di volo, sebbene molto interessanti in quanto ci daranno piena padronanza del nostro mezzo, risultano però mappati malissimo, costringendoci a fare i contorsionisti con le nostre dita. Fortunatamente potremo rimapparli a nostro piacimento, con molta pazienza. Lo stesso non può dirsi delle levette analogiche. Queste, pur potendo essere calibrate, resteranno sempre troppo sensibili per garantire la giusta padronanza del velivolo.

Il nostro arsenale sarà piuttosto vario, e dovremo imparare a scegliere l’arma giusta per ogni occasione. Purtroppo alcune armi risulteranno praticamente inutili per la loro difficoltà di utilizzo legata anche ai problemi grafici e di controllo di cui parlavo prima. Le bombe infatti hanno un sistema di puntamento che calibra la gittata in base alla nostra velocità. Se vogliamo spedirle lontato dovremo accelerare, ma allo stesso tempo dovremo inclinarci in avanti per guardare dove puntiamo. Il risultato sarà sempre il seguente: ci schianteremo o entreremo nel raggio di distruzione della nostra stessa bomba.
Basta alzarsi di quota” direte voi. Beh sì, ovvio, peccato che poi non vedremo più il suolo, visto le limitazioni della visuale.

03_visuale

Non vedremo ad un palmo dal nostro naso

La varietà delle missioni, sebbene la costante sia il combattimento, è piuttosto buona, ma i problemi tecnici del gioco non permetteranno di godere dell’esperienza di gioco. Ogni missione sarà un susseguirsi di obbiettivi concatenati e nemici che spesso ci obbligheranno ad abbandonare ciò che stiamo facendo, per saltellare da un punto all’altro della mappa, così da evitare di fallire i vari obbiettivi primari. Dovrà tutto essere gestito in un tempo minimo che non da spazio ad errori, risultando nel complesso un’esperienza frustrante. L’unico modo per uscirne sani e salvi sarà quello di imparare a memoria i punti dove appaiono i nemici e tentare di anticiparli. In pratica un prova e riprova che a lungo andare, nelle 35 missioni che costituiscono il gioco, finirà per essere snervante e per nulla gratificante.

Ma almeno c’è la trama! Sì certo, in qualsiasi versione che non sia quella italiana. Purtroppo pare che molte delle copie vendute nel nostro Paese, siano afflitte da un grave problema riguardante il secondo disco di gioco. In parole povere le scene di intermezzo non vengono caricate, ed al loro posto vedremo la parte iniziale del filmato conclusivo. Dovremo quindi affidarci solamente alle poche informazioni contenute nei testi pre e post missione. Globalmente riusciremo comunque a capirci qualcosa.

Ciliegina sulla torta riguarda il doppiaggio italiano. La qualità e veramente abominevole, tranne per un paio di voci (tra cui quella del grande Alessandro Ricci, che già conosciamo per aver doppiato Solid Snake in Metal Gear Solid, ma che si rammarica di aver lavorato a G-Police), le altre saranno solo un dolore per le nostre orecchie, specialmente nelle ultime missioni.

Indice di rapimento

In definitiva G-Police è un gioco che su grandi basi costruisce un ancora più grande castello di carte. E’ il classico esempio di quei giochi che tutti ricordiamo come capolavori, forse perché in realtà non li abbiamo mai giocati, o l’abbiamo fatto solo in parte, quando eravamo piccoli e le carenze tecniche erano imputabili più ad una nostra deficienza motoria piuttosto che ad un comparto tecnico mediocre.
G-Police è un titolo da dimenticare, che se proprio vorrete giocare, fatelo sapendo a cosa andate in contro, prendete appuntamento con il vostro prete perché si tenga una giornata libera per ascoltare la quantità di improperi da voi esclamati a pieni polmoni durante le 35 missioni (che a forza di provarle diverranno almeno 150), e quando avrete finito il gioco, trovatevi un angolo in cui piangere domandandovi: Perché l’ho giocato?