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Se c’è un genere videoludico che più di altri ha sofferto l’evoluzione di questo media, si tratta probabilmente dello strategico, affossato sotto i colpi insistenti dell’addetto al marketing che si lancia all’attacco gridando “Accessibilità!”. Tuttavia il genere non è scomparso, ma è stato degradato a “prodotto di nicchia”, rivolto solo agli aspiranti Napoleone che hanno la voglia e la pazienza per affrontare un gioco dalle meccaniche spesso lente da assorbire. Un genere che nella sua storia ha conosciuto un numero incredibile di declinazioni, con ambientazioni che variano dal fantasy alla ricostruzione storica, strutture in tempo reale o a turni, etc.

Eppure ci fu un’epoca, ormai lontana, durante la quale erano proprio gli strategici a essere il genere di punta per i giocatori PC. E’ questo il periodo di saghe straordinarie quali Warcraft, Starcraft, Age of Empires e Civilization. Proprio da una costola di quest’ultima serie nacque il gioco che, considerata la nostra natura marziana, non possiamo evitare di ricordare: Sid Meier’s Alpha Centauri.

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Ecco quella che si definisce “Una dimostrazione di forza”.

 

Sid Meier, fondatore della storica software house Microprose, aveva partorito nel 1991 un gioco che sarebbe diventato leggenda: Civilization. Il gioco permetteva di prendere la guida di una civiltà e condurla dalla preistoria all’era moderna, trasformandola in un grande impero. Si trattava anche del primo grande esponente del sottogenere dei 4X, dove le quattro x stanno per eXpand, eXplore, eXploit e eXterminate. E’ da questi quattro pilastri che si sviluppava uno dei più divertenti e profondi gameplay mai concepiti, in grado di impegnare il giocatore in interminabili partite contro la CPU. Del resto proprio la serie Civilization è da sempre l’emblema dell’espressione “Un altro turno e poi basta…” per la propria capacità di far perdere all’utente ogni cognizione del tempo e dello spazio.

Come arriviamo al nostro Alpha Centauri? Nel 1996 il geniale Sid Meier abbandona Microprose e fonda Firaxis Games, ma lascia dietro di sé anche i diritti di Civilization. La nuova software house decide quindi di sviluppare un titolo inedito, ma fortemente legato a Civ. Nella saga di Sid Meier, infatti, una delle possibili strategie per la vittoria era quella di favorire il progresso tecnologico della propria civiltà, così da essere i primi a scoprire i segreti della colonizzazione spaziale e raggiungere il sistema solare di Alfa Centauri. Ecco servito dunque il nesso con Civilization: in Sid Meier’s Alpha Centauri guideremo proprio la colonia lanciata nello spazio alla “fine” dei vecchi Civ.

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La ricerca sarà un aspetto cruciale delle vostre partite.

Prendere le redini di una civiltà agli albori e guidarla attraverso la Storia, quella con la S maiuscola, inseguendo quella svolta tecnologica che sui libri di scuola è marchiata come una pietra angolare dell’umanità, è molto appagante, tant’è che questa formula continua ad avere il suo meritato successo anche nelle versioni più recenti di Civilization. Tuttavia la possibilità di colonizzare un pianeta sconosciuto, con le sue peculiarità, le sue uniche forme di vita, cercando di comprendere le sue logiche mentre si cerca di conquistare la supremazia, è un’esperienza imperdibile.

La premessa narrativa di Alpha Centauri è semplice ma potente. Come illustrato nel breve filmato introduttivo, l’umanità è stremata per le guerre, la fame e le malattie. In un estremo tentativo di assicurare il futuro del genere umano, viene lanciata nello spazio una nave, la Unity, che avrà lo scopo di colonizzare un pianeta del sistema di Alpha Centauri e costruire una nuova casa per la civiltà. Sarà però importante imparare dagli errori del passato per gettare le basi per una migliore convivenza. I buoni propositi hanno vita breve, perché, prima di raggiungere l’obiettivo, un reattore della nave si danneggia, causando così il risveglio dei coloni dal sonno criogeno. Il danno alla nave è serio e i contatti con la Terra sono impossibili da ristabilire. Gli uomini sono soli con sé stessi nell’oscurità dello spazio. Emergono da subito i dissapori mentre si decide come procedere e, ancora prima di toccare suolo alieno, l’umanità è divisa in sette fazioni, guidate da altrettanti leader carismatici. I singoli gruppi s’imbarcano su diverse scialuppe e ognuno si lancia verso il pianeta alieno per conto proprio.

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Lo so, sembra un casino, ma è più semplice di quel che sembra.

Qui inizia il gioco vero e proprio. Il nostro pod atterra sul pianeta e con le sue risorse viene fondata la prima base della nostra fazione. Per quanto l’ambiente possa essere alieno, il gameplay risulterà subito familiare con la serie di Civilization. Per chi invece fosse un totale neofita, ecco qualche informazione per orientarsi meglio.

Il mondo di gioco è suddiviso in caselle, che sono paragonabili ai riquadri di una scacchiera. Ognuno di questi pannelli quadrati ha delle proprietà (può essere un terreno collinare, dotato di foresta, etc.) che influenzeranno le attività delle vostre unità e le possibilità di sviluppo delle vostre città. Ecco, le città, forse il vero fulcro dei Civilization e di Alpha Centauri. Partendo dalla singola base a inizio gioco, potrete fondarne di nuove o conquistare quelle degli altri giocatori. Ognuna di esse ha una popolazione che cresce in funzione delle possibilità di sviluppo offerte dalla tecnologia e dal terreno circostante. Sono anche i “centri” che vi permetteranno di costruire nuove unità e operare migliorie che potenzieranno la vostra fazione. Dovrete esplorare il pianeta, sviluppare la tecnologia in modo coerente con la vostra strategia di gioco e gestire le relazioni con le altre fazioni, promuovendo rapporti pacifici o belligeranti a seconda della vostra indole e delle situazioni di gioco.

Il giocatore può vincere la partita in quattro modi differenti, ovvero con la conquista (distruggendo tutte le altre fazioni), con la diplomazia (facendosi eleggere Leader supremo del pianeta dal Consiglio Planetario), con l’economia (conquistando il mercato globale dell’energia) o con l’ascesa verso la Trascendenza (una sorta di vittoria tecnologica, che porta la nostra civiltà a diventare tutt’uno con il pianeta).

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Coltivare buoni rapporti sarà essenziale quanto rafforzare il proprio arsenale.

Proprio dalle fazioni scaturisce uno dei fattori più affascinanti del gioco. Mentre nei classici Civilization gli avversari sono civiltà note, differenziate dalla Storia per religione, lingua e geografia, qui le fazioni sono caratterizzate solo da una diversa filosofia. La lotta è depurata da tutti gli elementi che normalmente compongono l’identità di una civiltà, lasciando emergere solo le differenti ideologie. Ci sono per esempio le Gaia’s Stepdaughter, che auspicano a uno sviluppo ecologico in armonia col pianeta, c’è l’University of the Planet, che dà priorità all’ampiamento della conoscenza, c’è la Spartan Federation, che si preoccupa solo della sopravvivenza a ogni costo. In questo modo ci ritroviamo non solo a guidare il nostri coloni per assicurargli un futuro, ma abbiamo anche la possibilità di promuovere un’idea e dimostrare sul campo che era la migliore.

In termini pratici di gameplay questo si traduce nelle priorità che diamo allo sviluppo, come la scelta delle unità da produrre o di quale aspetto favorire nella ricerca. Le singole fazioni sono inoltre corredate dal classico pacchetto di bonus/malus coerenti con la filosofia del gruppo e caratteristiche che ne influenzano i rapporti diplomatici. Bisogna considerare infine un’ottava “fazione”, ovvero la vita aliena stessa, che si presenterà a noi in modo aggressivo, con un’unità di Mindworms che si faranno spesso sentire alle porte del nostro impero. Il rapporto con il pianeta sarà un aspetto cruciale della nostra strategia, perché potremo scegliere di rispettarlo e convivere con esso, oppure favorire lo sviluppo delle nostre tecnologie per avere un pianeta più simile alla vecchia Terra.

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Calma e sangue freddo!

Uno degli aspetti più convincenti di Alpha Centauri è proprio la sensazione straniante che si ha nell’essere abbandonati a se stessi in mezzo a un mucchio di polvere nello spazio. All’inizio della partita ci troviamo con una base e solo poche caselle intorno a noi sono visibili, mentre il resto è nero e sconosciuto. Il terreno è rossastro e talvolta ricoperto di strani funghi dall’aspetto per nulla rassicurante. Ben presto le nostre unità in esplorazione si trovano faccia a faccia con gruppi di pericolosi vermi che danneggiano la loro psiche. Di quando in quando eventi casuali, come improvvisi solar flares, ci coglieranno di sorpresa, magari aumentando notevolmente l’attività aliena intorno a noi. Solo col tempo, o meglio coi turni, il nostro popolo prende le misure del nuovo pianeta, carpendone i segreti e arrivando a sfruttarli a proprio vantaggio. Questo restituisce un senso di scoperta, una sensazione da novello Marco Polo, facendoci sentire non solo un potente leader ma anche un coraggioso esploratore.

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Potremo occuparci in prima persona della gestione delle città, o lasciare tutto nelle mani del governatore.

Qualche difettuccio, come sempre, non manca. Quello principale probabilmente sta nell’IA e nei rapporti diplomatici, che spesso deragliano troppo rapidamente. Nel giro di pochi turni un amico vi dichiarerà guerra, magari alleandosi con un’altra fazione con cui ha battagliato per l’ultima mezzora di gioco. Un po’ noioso è anche lo stacking delle unità, ovvero la possibilità di raccogliere più unità nella stessa casella. Questo rende gli scontri un po’ tediosi, perché nelle fasi avanzate del gioco assisteremo a lunghi scambi di colpi da fuoco tra le stesse due caselle. Un problema che però ritroverete nella serie, almeno fino a Civ V. Si sarebbe potuto fare un po’ di più anche per personalizzare le fazioni, che sono interessanti, ma non dispongono di unità o costruzioni peculiari. Inoltre certi controlli potrebbero risultare più macchinosi per chi si è abituato a Civilization giocando alle ultime iterazioni della serie.

Sicuramente qualche appassionato di Civ potrebbe trovare il gioco un po’ troppo simile nelle meccaniche, privo di coraggio nello stravolgere la formula. Tuttavia il fulcro dell’esperienza di Alpha Centauri è la capacità di regalare la sensazione di un’avventura in un pianeta alieno, in un vero nuovo mondo. Un’esperienza che, a mio avviso, lo stesso Sid Meier non è riuscito a replicare neanche con il più recente Sid Meier’s Civilization: Beyond Earth, che invece ha giusto il sapore di una mod di Civ V e nulla più.

Indice di rapimento

Sid Meier’s Alpha Centauri è semplicemente una pietra miliare dei 4X e di tutto il genere strategico. Offre un gameplay solido, ma soprattutto regala un’avventura nello spazio profondo, che spinge il giocatore a interrogarsi su cruciali dilemmi filosofici.

La complessità del gioco richiede un po’ di pazienza, sebbene i diversi livelli di difficoltà consentano un approccio piuttosto morbido, ma il risultato è decisamente appagante. Una perla imperdibile per gli appassionati di strategia e di giochi a tema sci-fi, un titolo da provare almeno una volta per tutti gli amanti dei videogiochi di qualità.