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Aaaah, gli anni ’80.
Un periodo d’oro per le industrie dell’intrattenimento. Film, musica, fumetti, videogiochi…
Dal successo dei film d’azione hollywoodiani di Schwarzenegger e Stallone, passando per l’ultimo concerto dei Queen e fino all’uscita mondiale della console Nintendo Entertainment System. Senza contaruno dei periodi migliori vissuti dalla rivista giapponese Shonen Jump, ancora oggi in attività dopo quasi 50 anni: un vero boom di vendite che vedeva protagonisti manga immortali quali Hokuto no Ken o il sempreverde Dragon Ball, di cui ho parlato più volte, sia per Xenoverse che per FighterZ (e ancora non ho finito). Una di queste opere, da cui hanno ovviamente tratto millemila media e merchandise tra anime, videogiochi e gadget vari, è nientepopodimeno che “Le Bizzarre Avventure di Jojo” (Jojo no Kimyo na Boken), ancora in corso con l’ottava serie, e da noi disponibile grazie alla casa editrice Star Comics. È proprio su questa grande serie che CyberConnect 2, già famosa e apprezzata per un’altra serie di giochi “anime” – i Naruto Ultimate Ninja per intenderci -, confeziona un picchiaduro in esclusiva per Playstation 3, che racchiude in sé un grandissimo “dream match” della serie trentennale di Hirohiko Araki-sensei, i suoi momenti migliori e i suoi scontri memorabili a colpi di pose stilosissime e poteri fuori di testa, con incredibile fedeltà.
Entriamo dunque nel bizzarro mondo di Jojo’s Bizarre Adventure: All Star Battle!

jojo roster

“Pochi personaggi” mi dicono…

La prima cosa che viene in mente ai fan, o comunque a coloro che conoscono il manga o l’anime di Jojo, è una parola: stile.
Non parlo dello spam della frase “COMBATTI CON STILE” che ha accompagnato l’uscita e la schermata del titolo. Mi riferisco allo stile originale del manga, qui ricalcato perfettamente dagli sviluppatori. Non che gli “ignoranti” di Jojo non possano comunque apprezzarlo a prescindere da storia, personaggi e quant’altro… anche se sarebbero da prendere a bastonat- *ehm*
Il titolo, infatti, in confronto ad altri giochi made in CC2, vedasi il già citato Naruto, si presenta come un picchiaduro quasi “vecchia scuola” che, seppur caratterizzato dalla spettacolarità tipica degli autori, riprende diverse meccaniche di altri “big” del genere, risultando così un prodotto che non accontenta solo i fan, ma anche i “picchiaduristi” in generale.

La componente grafica è una delle prime cose che colpiscono l’occhio in pieno centro grazie ad un ottimo cel-shading, a cui ormai il team ci ha abituati, definito stavolta da un “effetto inchiostro” che lo avvicina di più a quello visto in titoli come Street Fighter IV, soprattutto per quanto riguarda i modelli poligonali dei personaggi e gli effetti speciali di alcune mosse, allontanandosi quindi dallo stile di Naruto Storm, ma riprendendo di più il forte tratto del manga di Araki. I combattimenti sono una gioia per gli occhi, a prescindere dai 30 FPS cui gira il tutto (non proprio il massimo per un titolo del genere, in verità) che comunque non impediscono di godere della qualità delle animazioni, davvero fluide e ben realizzate, o dei modelli poligonali dei 32 personaggi giocabili  (senza contare i DLC, che li portano a 41). A questo si aggiungano i bellissimi effetti dei vari stage, altrettanto ben disegnati e pieni di chicche che possono addirittura modificare l’andamento dello scontro con azioni in tempo reale, tramite eventi ripresi fedelmente dall’opera originale.
Anzi, ogni singola mossa, OGNI SINGOLO MOVIMENTO del gioco ricalca una determinata vignetta del manga: per i lettori di Jojo, quindi, il lavoro fatto da CC2 nella trasposizione di certi dettagli, anche i più piccoli, è semplicemente mostruoso, e questo alza ancora di più il numero di COSEBBELLE.

jojo jotaro

YARE YARE DAZE

Anche il menù iniziale sprizza stile da tutti i pori!
Tra vari tutorial e i suggerimenti dati da pg cameo presi da tutte le otto serie, la presentazione risulta molto accessibile, e per alcuni anche molto “familiare”, soprattutto entrando nella modalità Storia. E qui si parla di una feature che, sinceramente, mi manca davvero tanto: lo sblocco del roster giocando in singolo.

I pg non sono disponibili sin da subito, a parte i Jojo, e per avere il roster completo bisognerà prima affrontare la Storia, che catapulta il giocatore negli scontri più importanti di ogni serie (quelli possibili con i pg presenti nel gioco) con tanto di obbiettivi da completare. Certo, ci sono ANCHE i pg da sbloccare a pagamento, tra l’altro ad un prezzo davvero esiguo (2 euro l’uno), quindi si può dire che sia un mix tra “vecchia scuola” e “nuova scuola”, se capite cosa intendo.
Una volta preso “tutto”, si può passare alle altre modalità: l’Allenamento, il Versus (ovviamente online e offline, con amichevoli e classificate), alla Campagna e all’Arcade, esclusiva della nostra edizione occidentale. Poteva starci anche qualcos’altro, tipo le Sfide con una serie di combo da completare, ma, beh, non è che ci sia poi così poco da giocare. La Storia perde molto per l’assenza di diversi nemici e per il tipo di narrazione alla “frasi che raccontano del perché la gente si picchia”, e i tagli nella trama si sentono tantissimo, ma la Campagna è praticamente un viaggio infinito… online.

Avete presente i giochi free-to-play con le vite che si ricaricano col tempo, i bonus login, i power-up da conquistare/acquistare ecc.? Ecco, così. Ma fatto bene. E senza spendere niente.
Si sconfiggono dei cosiddetti “avatar” per arrivare ad un boss utilizzando dei punti ricaricabili ogni due minuti, si sfruttano dei pacchetti gratuiti messi a disposizione ogni tanto dal gioco, magari si ricorre all’aiuto di altre comparse e delle loro abilità attivabili con ulteriori punti, e si sbloccano continuamente bonus, quali costumi, medaglie, provocazioni e molto altro. Senza contare la classifica online, separata da quella del Versus.
Un motivo per continuare a giocare All Star Battle in singolo continuamente… anche se ormai dubito che l’online sia poi così attivo.

jojo josuke

Ma vabbè, qualche ORAORAORA o DORARARARA tra amici, online e non, si fa comunque.

C’è da dire che un gioco non può invogliare a tornarci perennemente solo con un paio di modalità, no?
Si parla di un picchiaduro. Il piatto forte deve essere il sistema di combattimento.
Ed è un primo piatto sopraffino, oltre che inaspettato.
C’è già stato un picchiaduro di Jojo in passato, un SIGNOR picchiaduro aggiungerei. “Heritage for the Future“, basato sulla sola terza serie (Stardust Crusaders), firmato Capcom e datato 1998. Un gioco così non si dimentica, e anzi, è proprio da qui che si potevano prendere le basi per lo sviluppo di un altro grande titolo. CyberConnect, invece, si distanzia un po’ sia dai canoni di Capcom ai tempi, sia dai loro stessi “canoni” in fatto di anime-games. No, forse “si distanzia” non è giusto al 100%… diciamo che li “mischia”.
All Star Battle, infatti, strizza l’occhio ai tipici picchiaduro 2D ma su una base 3D.
Mi spiego meglio:

I modelli, le arene, lo spostamento laterale tramite il tasto della schivata, tutto si muove in tre dimensioni.
Lo spostamento neutrale in due direzioni, il sistema di gioco e gli input per le mosse, invece, si avvicinano di più ai classici bidimensionali, con gli immancabili quarti di luna, “Z” e mezzelune per eseguire le tecniche speciali.
Può sembrare molto più impegnativo di un Ultimate Ninja Storm (non che ci voglia molto), se parliamo di CC2, ma “l’alta digeribilità” è comunque dietro l’angolo: il layout di 4 tasti (colpo debole, medio, forte e di “stile”, unico per personaggio) e la concatenazione istantanea tra gli attacchi senza nessun “calcolo di frame studiato nei minimi dettagli” rende tutto molto immediato. Mettere a segno una combo completa e un paio di juggle, con tanto di speciali (motion + un tasto d’attacco), potenziate (con due tasti, le HHA da una barra Super) e finali (con tre tasti, le GHA da tre barre Super), è più semplice di quel che si pensi. Per non parlare delle Easy Beat, le auto-combo fattibili premendo ripetutamente il tasto “debole”, una feature ormai presente in moltissimi picchiaduro attuali, da Guilty Gear e Blazblue a Marvel vs Capcom Infinite.
Questi elementi molto “user-friendly“, però, non intaccano la profondità del titolo, comunque interessante da padroneggiare appieno, vista la presenza di tante altre meccaniche che regalano ancora più varietà e spettacolarità agli scontri (come se CC2 non rendesse già le cose spettacolari), dove anche una semplice provocazione può essere utile nell’andamento di un match.

jojo joseph

Provocazioni portate anche sul piano di vere e proprie tecniche, con citazioni all’ordine del giorno, soprattutto quando attivano delle vere e proprio scenette, come Joseph che indovina tutte le frasi degli avversari con “TSUGI NI OMAE WA….” (“E ora tu dirai…”), lasciando questi ultimi di sasso e facendogli perdere la barra della Super. Geniali

Abbiamo i“cancel”, qui Flash Cancels, con i quali, sprecando la solita barra, si può cancellare una determinata mossa o combo in modo da concatenare subito ulteriori azioni; abbiamo le Stylish Evades, i movimenti laterali che permettono al personaggio di schivare, e quindi contrattaccare (con una sua posa “alla Jojo”) gli attacchi avversari col giusto tempismo, similmente ai Parry di Street Fighter III o ai Just Defend di Garou: Mark of the Wolves; vi sono la Rumble Mode e la Resolve Mode, modalità “berserk” che si avvicinano a quelle già viste in giochi come Tekken 6/Tag2/7, che potenziano temporaneamente i combattenti in pericolo di vita.
A tutto questo aggiungiamo altre meccaniche come il Guard Crush, la “rottura della guardia” dopo alcuni colpi subiti in parata – i pericoli nelle arene, scene attivabili se i lottatori cadono in determinate parti dell’ambiente – i “Finali Drammatici”, momenti di fine scontro che riprendono una determinata scena della serie di cui fa parte l’arena – gli attacchi Rush, scontri di due determinati attacchi da vincere con la ripetuta pressione del tasto quadrato, un po’ come succede in vari Dragon Ball – gli stili di lotta, che variano da Stand a Mode, da “A Cavallo” a Hamon, diversi per ogni pg/serie, variando il parco mosse di ognuno grazie al tasto dello “stile”, seppur questo renda vari lottatori un po’ sbilanciati ma, diciamo, nella “giusta dose” e mai troppo difficili da combattere, soprattutto se si pensa alla loro potenza effettiva nell’opera originale.
Tante cose da sapere, imparare e sfruttare, ma niente di esageratamente difficile  o tecnico, anzi.
Mettete tutti questi ingredienti e mischiateli accuratamente in un picchiaduro che riprende, sì, molte delle perle passate del genere, ma in una nuova ed originale pentola piena di un bel “minestrone ben cucinato”: vecchie meccaniche riportate in auge, saggiamente mescolate, riproposte e bilanciate (non quanto i singoli pg), in un franchise che fa dello stile e del “bizzarro” il suo cavallo di battaglia, dato in mano ad uno degli sviluppatori migliori, secondo me, nel campo degli anime-games.

Sembra tutto oro colato, eh?
In effetti, tra una grafica al top, unl gameplay solido e dinamico, una buona longevità e un comparto sonoro caratterizzato da un doppiaggio giapponese di prim’ordine e una colonna sonora perfettamente ispirata, il gioco sembra avere ben pochi difetti, come quelli sulla modalità Storia… SEMBRA averne pochi…
Ammettiamolo… avrebbe potuto avere meno difetti di quelli che tiene, ma, ehi, siamo in Occidente!
“””VIVA””” LA LOCALIZZAZIONE!

jojo oh my god

Eh, lo so Joseph, lo so…

Brutta bestia i diritti
Hirohiko Araki è riconosciuto per i suoi continui richiami al mondo della musica occidentale, onorando vari volti, band o canzoni conosciute, affibbiando i nomi di queste alla maggior parte dei suoi personaggi, passando dall’antagonista Dio, che deve il suo nome al cantante (buon’anima) Ronnie James Dio, a Eisidisi (o Acideecy), chiaro rimando agli AC/DC e così via. Purtroppo sono proprio questi i motivi per cui il gioco è affetto da una mirabolante sindrome di “localizzazione fallita male”.
Molti di questi nomi, infatti, sono stati modificati, talvolta cambiati totalmente, rendendo il tutto, soprattutto per gli amanti delle serie, un vero e proprio “inferno confusionario”, visto il doppiaggio originale giapponese che, ovviamente, non rispecchia le parole mostrate nei sottotitoli, che tendono anche ad avere errori di battitura, fino ad arrivare a veri e propri “orrori senza senso”. Tale problema, tra l’altro, diventa più grande se oltre al fattore “nomi” si parla anche di traduzioni deficitarie, lasciando intendere ai giocatori cose che i personaggi, in verità, non dicono o comunque affermano, sì, ma in maniera diversa (come le frasi iniziali e finali di Joseph Joestar su “E ora tu dirai…” messo un paio di immagini fa).
Insomma, problemi sentiti solo nella nostra versione e non eccessivamente gravi, anche perché di certo non abbassano la qualità del sopraffino sistema di gioco, ma preferisco la versione giapponese, anziché leggere quegli ammassi di tristezza sotto forma di lettere occidentali.
… Jean-Pierre EIFFEL… brrrr…

Indice di rapimento

Tradotto/localizzato male, storia mal giostrata, gravi mancanze e bilanciamento dei pg non perfetto… ma non per questo un gioco da sottovalutare, ANZI!

Jojo’s Bizarre Adventure: All Star Battle è un picchiaduro adrenalinico, divertente, spettacolare e mai noioso, con tante cose da offrire, tante presenze e un gameplay stracolmo di idee ben piazzate e per tutti i gusti.

A parer mio si tratta del miglior videogioco su Jojo mai rilasciato sul mercato (insieme all’arcade targato Capcom), perfetto sia per i giocatori di picchiaduro che per i fan della serie, meglio ancora per chi rientra in tutte e due le categorie… come il sottoscritto, che ha messo le opening dell’anime come musica degli scontri e che metterebbe l’alieno supermegacicciocoloratonomatopeico solo per vedere Jonathan Joestar vs Dio Brando nel palazzo della prima serie con SONO CHI NO SADAME in sottofondo… aiuto.

A chi non interessa ne l’uno ne l’altro, beh… PEGGIO PER VOI!

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