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Katy RainDi solito non inizio con un’immagine, ma guardatela bene.

Osservate lo stile grafico gradevolmente retrò, il look tutto pelle e grinta della motociclista, la seduta inconfondibile da Harley Davidson e i dettagli della moto, evidentemente percepita come una sua estensione.

Osservate tutto questo, con una striscia d’asfalto che, se il panorama non inganna, è destinata a sfilare liscia fino all’orizzonte.

E se, mentre osservate, vi concentraste sulle parole “punta e clicca”, cosa succederebbe?

Esatto, la mente andrebbe immediatamente lì, a Ben, a Full Throttle, all’era d’oro di LucasArts.

Ed  è questo, credo, che la software house indie Svedese Clifftop Games, del solo game designer Joel Staaf Hästö, vuole suscitare con la sua avventura punta e clicca Kathy Rain: un moto di nostalgico slancio e di malinconico fascino.

Un vero e proprio omaggio, in carne e pixel, alle opere della storica compagnia, oltre che, più in generale, ai capolavori che hanno reso grande questo genere.

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Ambientato, non a caso, negli anni ’90, il gioco si presenta come un mystery investigativo, che vede la giovane studentessa Kathy Rain, con il pallino per le indagini ed una passione per pelle, borchie e motociclette, fare ritorno al suo paese di origine per svelare, aiutata dalla compagna di stanza Eileen, un mistero locale legato a doppio filo alla morte e all’eredità del nonno, uomo che, da quanto mostrato nel trailer, pare avere avuto uno spazio molto ingombrante nella sua vita, nel bene e nel male.

Come nei migliori thriller, ad un indizio segue l’altro, in una scia che conduce, inevitabilmente, ad una lunga serie di domande, che investono le ultime azioni del defunto nonno, le ragioni del suo tracollo fisico e, più in ampio, i misteri celati dalla piccola cittadina di Conwell Springs, nelle cui vie serpeggia un palpabile disagio.

La verità, ci dice l’autore, è oscura e sinistra. Staremo a vedere.

Mouse alla mano, Kathy Rain dovrebbe risultare un’avventura grafica dalle meccaniche puramente punta e clicca, con un’interfaccia, a quanto pare, “verb coin”, che abbiamo già visto ad esempio in The Curse of Monkey Island (oltre che, in modo similare, proprio in Full Throttle) e che consiste nella comparsa di un menù ad icone d’azione a seguito della pressione del mouse in corrispondenza di un oggetto con cui è possibile interagire.

Per il resto, puzzle e dialoghi, molti, considerando le oltre 4.000 linee di testo promesse nella pagina Steam del gioco, inscritti in questa cornice da thriller che, personalmente, trovo molto intrigante oltre che perfetta per sposarsi con le meccaniche punta e clicca.

Quanto all’occhio, che reclama la sua parte, il titolo, offerto con risoluzione in 4:3, si fregia di una gradevole pixel art, con oltre quaranta ambientazioni interamente disegnate a mano. Non so voi, ma questo stile, per me, vuol dire casa.

Kathy RainCompleta il pacchetto, almeno per ora, una colonna sonora originale ed un doppiaggio inglese diretto, nientepopodimeno che da Dave Gilbert di Wajdet Eye Games. Una garanzia, anche considerando l’ottima qualità del comparto audio della loro ultima fatica, Shardlight, per citare solo il lavoro più recente.

In sviluppo tramite il solito buon Adventure Game Studio, il titolo dovrebbe essere rilasciato quest’anno per Windows, Mac e Linux. Steam “dice” in primavera, ma non ho ancora dati precisi al riguardo.

In attesa di novità, vi lascio all’asfalto bruciato e alle dense atmosfere del trailer, oltre che ai link del sito e della pagina Steam del gioco. Buona visione!