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Un processo. Un imputato. Molteplici possibilità.

Bohemian Killing, avventura 3D in prima persona sviluppata dallo studio indipendente polacco The Moonwalls e pubblicata dalla IQ Publishing, promette un unico limite: l’immaginazione del giocatore.

Ambientato in una Parigi steampunk del diciannovesimo secolo, tesa tra modernità e strascichi di un pesante passato, il gioco racconta un processo: quello del protagonista, Alfred Ethon, accusato di aver brutalmente assassinato Marie Capet, il 17 ottobre del 1894.

Brillante e lungimirante inventore di umili origini gitane, Alfred rappresenta il frutto dei cambiamenti innescati dalla Rivoluzione: la Francia è ora una mela, che attende di essere morsa e assaporata da chi abbia le idee e la perseveranza necessarie per riuscire, senza distinzioni di classe o razza. O almeno così sembra.

L’omicidio di una giovane cameriera alle dipendenze di un nobile decaduto, stanco retaggio dei tempi andati, giunge però a smuovere le acque: gli indizi conducono ad Alfred, la sua colpa appare certa. Alla ghigliottina, dunque?

La risposta al giocatore, armato solo del suo intelletto e della sua creatività.

bohemian

Presentata come un’esperienza in prima persona e dalla progressione non lineare, Bohemian Killing alterna due distinti piani temporali: il presente, ambientato nell’aula di tribunale dove si decide la sorte del protagonista, tra prove e testimonianze a sfavore, e il passato, calato in una serie di flashback richiamati dalle incalzanti domande del giudice.

Ogni flashback corrisponde a parte della testimonianza di Alfred e si concretizza in sezioni di gioco durante le quali esplorare i distretti parigini alla ricerca di prove, testimonianze e qualsiasi elemento utile alla causa. In queste fasi, regolate da un gameplay centrato su esplorazione ed interazione, il gioco promette di tener conto di qualsiasi azione e decisione del giocatore, che ricadranno a cascata sulla deposizione e, più in ampio, sul verdetto finale.

Nessun limite quanto alla teoria difensiva da articolare in aula: è possibile accedere a tutte le prove (rapporti, pareri di esperti, testimonianze, reperti) e manipolarle, o meno, a proprio piacimento. Mentire, negare fino alla morte (forse letteralmente…), accusare altri o invocare scusanti quali l’infermità mentale, fuorviare: niente sembra precluso. Il fine giustifica i mezzi dunque? Bohemian Killing non risponde, sta al giocatore farlo: dei diversi finali “standard” disponibili, più uno “nascosto”, nessuno è GIUSTO in assoluto. Si tratta di scelte, e conseguenze. E ogni partita promette di essere diversa.

Due le modalità presenti: la “standard”, che lascia il giocatore a se stesso ed al suo intuito, con tutte le conseguenze del caso, e la “story”, più guidata in favore di una maggiore accessibilità. Non so voi, ma io vedo solo la prima.

killing

Un’esperienza sulla carta interessante, con l’indubbio valore aggiunto di essere stata sceneggiata da uno che nella vita l’avvocato vorrebbe arrivare a farlo veramente: Marcin Makaj, classe 1987, dalla Polonia con furore. Studente di legge, affascinato dalle tecniche degli interrogatori e dalla criminologia, oltre che entusiasta della serie Phoenix Wright (sento odor di fonte d’ispirazione…) e degli scritti di John Grisham: non male come biglietto da visita per un gioco del genere.

Tutto è possibile, sostiene l’autore, tra le righe virtuali di Bohemian Killing, ma nulla è facile: il caso è complesso, gli sviluppi affatto scontati, e ogni decisione è un passo in più verso l’epilogo. Eventualmente, verso la ghigliottina.

BK

Non resta dunque che attendere il rilascio di quella che promette di essere un’avventura avvincente, impreziosita dalla fedele riproduzione di luoghi e simboli della Parigi del diciannovesimo secolo e da una colonna sonora molto d’atmosfera. Appuntamento a fine giugno/inizio luglio su Windows, Mac e Linux.

Vi lascio al sito ufficiale e all’ultimo trailer rilasciato, che in verità non rende pienamente onore al setting ed alle caratteristiche del gioco diffuse dall’autore, risultando forse un filo poco incisivo e con un doppiaggio, sebbene in parte illustre, non sempre convincente. Il concept è comunque intrigante e l’atmosfera e l’urgenza che dovrebbero farla da padrone sono già tutte lì:

Chi giocherà, vedrà.