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Strana creatura, il backlog, capace di suscitare rimorso e disappunto solo per poi tornare a lusingare con promesse di tempi e luoghi in cui sarà senza dubbio possibile esaurirlo.
La verità è che si nutre proprio di questo contrasto, spingendo il videogiocatore, sedotto, ad acquisti compulsivi, che lo appagano giusto il tempo di tornare al rimorso e al disappunto di cui sopra.
In molti hanno provato ad avere la meglio, e si narra che alcuni ce l’abbiano fatta.
I più, però, si sono ritrovati sconfitti con la stessa ferocia con cui il pranzo di natale infierisce su qualsiasi dieta, irrimediabilmente rimandata ad un lunedì che, si sa, non arriverà mai.
Che abbia la forma del “listone” o di una pila che sfida le più basilari leggi della gravità, dunque, non c’è cumulo di arretrati che non tenda all’ingrasso anziché l’opposto, probabilmente irridendo i nostri goffi tentativi di razionalizzarne la gestione.
Le esperienze in tal senso sono le più disparate, tra chi combatte e chi ha, già da tempo, sventolato bandiera bianca.
Personalmente, mi rendo conto che il mio rapporto con il backlog è un vero e proprio percorso di elaborazione ciclica, durante il quale attraverso diverse fasi.
Eccole.

Shock

La più scioccante, naturalmente.
Solitamente coincide con la fine di un periodo di spese folli, magari sull’onda dell’entusiasmo di qualche svendita, per lo più digitale.
Concretamente, si tratta di quel momento in cui d’improvviso realizzo il numero spropositato di titoli acquistati in una manciata di minuti di click compulsivi, spesso catturata in una sorta di trance.
O, peggio, a seguito di un attento studio di variabili diligentemente appuntate sul classico “foglio dello scandalo”, come uso chiamarlo, nel quale riporto prezzi, percentuale di sconto, totali…
In quest’ultimo caso, oltre al danno c’è anche la beffa di aver applicato alla questione un’attenzione ed una meticolosità che probabilmente non riservo ad attività ben più importanti.
La consapevolezza arriva, solitamente, dall’aggiornamento dell’infame tabella excel che tiene il conto delle mie “nefandezze”, con l’occhio che non vorrebbe ma finisce con l’andare a sbirciare il numero sul fondo. Rigorosamente a tre cifre.
Da lì uno stato semi catatonico con spasmi involontari di palpebre e labbra, e sul fondo una canzone che mi procura lo stesso fastidio di cui parla:

Precisamente.
Fortuna vuole, ad ogni modo, che questa sia anche la fase più veloce ad esaurirsi, giusto il tempo di ricompormi e prepararmi ad ignorare fieramente l’evidenza in virtù della…

…negazione

Proprio così: non è vero niente di quello che ho scritto prima!
Durante i saldi non c’ero, ero fuori, e se c’ero evidentemente dormivo.
Anzi, saldi? Di cosa state parlando? Ma soprattutto, chi siete e chi vi ha fatto entrare nella mia stanza? Uscite da dove siete venuti, stando attenti a non urtare quella pila di giochi in fondo, è portante. Grazie.
…ripensandoci, qualcosina l’ho acquistata, ma niente che vada ad accrescere significativamente il mio cumulo di arretrati!
Che poi, a ben vedere, il problema non sono io.

Rabbia

Scusate e adesso che mi ritrovo con tutti questi giochi, chi me lo dà il tempo?
Chi l’ha deciso che si debba crescere e dedicarsi ad altro che non sia videogiocare senza orario?
Qualcuno di voi? Io, no di certo.
Anzi, se scopro chi è stato gli toccherà un brutto quarto d’ora (o meno, perché altrimenti non avrò tempo per giocare).
Che rabbia.

Negoziazione

Calmiamoci e ragioniamo.
La verità è che le criticità sono diverse, a partire dall’assenza delle mezze stagioni, che aiutavano non poco (?).
Per non parlare poi dello smog e dell’invivibilità delle città, con i mezzi pubblici che non passano mai.
Le soluzioni ci sono, comunque: ad esempio, si potrebbe trasferirsi in un bunker antiatomico, risolvendo in una sola mossa ogni problema.
E’ una possibilità, accanto alla criogenesi fino ad un’epoca in cui il tempo e lo spazio saranno così dilatati da diventare concetti ancor più relativi.
Oppure, sottoporsi ad un semplicissimo processo di clonazione, raddoppiando le risorse contro il backlog.
E’ bastato respirare e ragionare a mente fredda, e la pila già mi sembra meno alta di prima (N.e. E’ solo parzialmente crollata).

Depressione

Ma a chi voglio raccontarla?
Non avrò mai il tempo di giocare tutti questi titoli, neanche tra dieci vite.
Né potrò mai permettermi criogenesi e clonazione.
Il bunker atomico forse sì, se non spendo altro per i prossimi vent’ann—niente, come non detto.
E’ tutto inutile.

Accettazione

A che serve buttarsi giù? A niente!
Devo accettare la situazione e volermi bene per la spendacciona senza vergogna che sono.
In fondo non faccio del male a nessuno, se si eccettua il mio portafogli, che però soffre in modo discreto, senza disturbare.
Ma sì, va bene così: andrò incontro ai prossimi saldi con serenità e consapevolezza.
Quanto sto meglio!

Speranza

Vi dirò di più: mi sento speranzosa.
Credo davvero che stavolta andrà diversamente, che saprò regolarmi o che, comunque, saprò gestire al meglio il “post acquisti”.
Dove sta scritto che ogni volta debba ricascarci? Al di là che in questo articolo e, di conseguenza, sui monitor di ognuno di voi? Da nessun’altra parte, appunto.
Soprattutto, credo che ci sia modo di addomesticarlo, questo cumulo di arretrati.
Basta essergli amici, come disse la volpe ad un piccolo principe.
E in amicizia mi sento di dirti, caro backlog, che possiamo crescere insieme, prendendo ciascuno dall’altro con spirito di condivisione e di reciproca…
Di reciproca…
Che stavo dicendo?
Scusa, è che ho visto che sono iniziati i saldi su Steam (o similari) e…niente, niente.
Dicevamo?
Aspetta un attimo eh, vado a fare una commissione e torno. Qualche minuto.

Saldi

Esatto.

Esatto.

Si scherza, naturalmente.
O meglio, è un’esagerazione tragicomica di una ciclicità che avverto, ma che tutto sommato è entrata serenamente a far parte della mia routine.
Più in ampio e fuor di ironia, penso che il bello del videogiocare sia la possibilità di vivere tempi e spazi che, in fondo, non ci appartengono.
Si tratta di momenti dilatati, che si materializzano come dal cilindro di un mago a ricordarci che ci sarà sempre posto per le nostre passeggiate virtuali, per quanto congestionate siano, o possano diventare, le nostre vite.
E allora anche il backlog diventa più un simbolo che altro: dell’eterno ottimismo di chi è ancora capace di sognare davanti ad uno schermo, ma anche al di là, portando nella propria vita quell’euforia buona che ci regala, anno dopo anno, questa stupefacente passione.
Talmente capace da progettare esperienze ben oltre il limite temporale di un’esistenza ragionevole.
Ben venga, dunque: a patto di non esagerare, in nessun senso.
Ad ogni modo, se nella vostra esperienza avete trovato un metodo infallibile per liberarsene, scrivetemelo pure: NON LO SOPPORTO PIU’ QUEL PARASS—Lunga vita al backlog!

  • Bell’articolo, dissacrante quanto basta. Questa poi mi ha fatto ridere di gusto: “progettare esperienze ben oltre il limite temporale di un’esistenza ragionevole” 😀

    • talesofmanu86

      Grazie! Del resto il tempo è un concetto relativo, no?? E allora relativizziamolo ancora a suon di acquisti! 😀