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Quanto è importante la fedeltà visiva per raccontare una storia? Fotorealismo, pixel art e minimalismo grafico sono solo alcune sfumature di molteplici stili usati dagli sviluppatori per portare a video le loro fantasie, mostrandoci la realtà da loro immaginata. E se per una volta, il dipinto fosse solo accennato, lasciando invece alla nostra immaginazione il compito di ricostruire le forme a partire dalle loro ombre? Questo è ciò che accade in LIMBO, primo fortunato titolo di Playdead.

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LIMBO ci accoglie così, in un bosco oscuro e solitario, con nessun elemento di aiuto. Sta a noi ragionare e tentare.

Un salto nelle ombre
E’ difficile parlare di una vera e propria trama in LIMBO. Il poco che sappiamo per certo è che il nostro protagonista, un ragazzo del quale non conosciamo il nome, ad inizio gioco si risveglierà da solo in un bosco, e gli basteranno solo pochi istanti per accorgersi della scomparsa della sorella minore. Da questo momento in poi l’unico suo pensiero sarà quello di ritrovarla, e per farlo dovrà affrontare una serie di pericoli e trappole mortali che lo metteranno a dura prova, nel fisico e nell’animo.
Durante lo svolgersi del gioco esploreremo ambienti sempre più strani ed angoscianti. Ci inoltreremo nelle oscure profondità del bosco iniziale, dove risiedono creature terribili e indigeni spietati. Affronteremo le insidie delle città e i letali meccanismi di una fabbrica.
Perché il nostro giovane protagonista si trova a vivere tutto questo? E’ realmente possibile che la sorella minore ha seguito la stessa strada uscendone indenne? Tali domande ci porremo ogni qualvolta riusciremo a superare un quadro di gioco senza però ricevere mai risposta, se non nella nostra stessa mente.
Tutto in LIMBO è rimesso alla nostra personale interpretazione. Ogni livello, ogni singola ambientazione è un gioco di ombre cinesi al quale saremo noi a dare una forma consistente con la fantasia. E’ come quando, da piccoli, capitava di vedere la sagoma di un vestito in una stanza buia e sobbalzare pensando fosse qualcuno, qualcosa. La nostra immaginazione crea scenari con poche informazioni, e quello che non vediamo è ciò che ci spaventa di più. Questa è forse la sensazione più adatta a descrivere l’esperienza di LIMBO.
Non fraintendetemi, ho un accumulato un buon numero di anni sulle mie spalle, e non ho paura del buio da almeno due terzi di questi, ma il titolo di Playdead sembra voler riportare alle mente quelle vecchie sensazioni, ricordi di paure passate. Lo stesso viaggio del nostro protagonista non è chiaro se sia reale, non c’è nulla che lo lasci credere, oppure un incubo, dove egli affronterà tutti i pericoli nei quali teme sia incappata la sorella. Ancora una volta saremo noi a decidere cosa è vero e cosa no, a scegliere la vera forma del gioco stesso. E tramite la nostra personale interpretazione, riusciremo a dare un senso al finale di LIMBO.

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LIMBO fa appello alle nostre paure più recondite, lasciandole intravedere, in modo che la nostra mente generi il resto dell’orrore.

Semplicità ricorrente
Cosa è LIMBO? Puro e semplice platform, un gioco di piattaforme nudo e crudo nella sua essenza più genuina. E’ un “prova e sbaglia” dove nulla è lasciato al caso ed ogni enigma è studiato al millimetro, in un crescendo di azioni da combinare. Avremo ben pochi movimenti dalla nostra parte, limitandoci a saltare ed afferrare gli oggetti, oltre al correre e camminare è chiaro. Tutto il resto sarà compensato dal nostro ingegno nel capire quale sia il giusto modo per proseguire e superare le varie trappole, sempre e comunque letali. Non avremo armi a nostra disposizione, ma l’ambiente stesso ci fornirà tutto il necessario per disfarci dei nemici nei punti prestabiliti dal gioco. Se nelle fasi iniziali basterà semplicemente indovinare il giusto tempismo, verso le ultime battute arriveremo a interagire con macchinari sempre più elaborati in grado di modificare anche la forza di gravità. Una particolarità di LIMBO consiste nel fatto che, nella maggior parte dei casi, la soluzione di un enigma è a portata di vista proprio nella schermata dove esso è inserito. Sta quindi a noi cercarla e capire quale sia. Non servirà un’estenuante andirivieni per i vari quadri alla ricerca di oggetti o meccanismi da memorizzare, è tutto molto immediato. Vi sono rarissimi casi, uno in particolare, dove un particolare enigma presenta una risoluzione distribuita in più schermate, meccanica che ricorda da vicino capolavori come Oddworld: Abe’s Oddysee, ma credetemi, è più l’eccezione che la regola. LIMBO rimane sempre fedele al suo stile semplice e immediato.

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Enigmi e trappole mortali. Servirà ingegno, tempismo e un occhio attento per scrutare le ombre.

Vedere ciò che non si vede
Il comparto tecnico di LIMBO è parte stessa della narrazione. Per tutta la durata del gioco non vedremo mai in volto il nostro protagonista né i nemici, essendo anch’essi rappresentati da semplici sagome scure, ombre dietro un telo. Nonostante ciò non mancheranno scene violente e raccapriccianti in occasione dei nostri tentativi sfortunati, e il non poterle vedere chiaramente fa parte del gioco di immaginazione lasciato all’utente. Una scelta visiva sicuramente di effetto e di grande “pulizia”, che serve a stimolare la mente e dimostra come non sia necessario veder tutto perfettamente per creare un buon gioco.
La nostra fantasia è poi aiutata da un comparto sonoro assolutamente ben fatto, una ricca gamma di suoni ambientali che rendono perfettamente ogni scenario e trappola, il tutto coadiuvato da una serie di tracce audio alle quali quasi non faremo caso tanto sono delicate e perfettamente integrate, ma che, specialmente nelle fasi finali, diventano parte integrante del comparto di gioco aiutandoci a coordinare meglio i nostri movimenti con le giuste tempistiche.

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Se il bosco racchiude trappole primitive, gli scenari urbani presentano la loro controparte moderna. Anche una semplice insegna può rivelarsi portatrice di morte e misteri.

Indice di rapimento

LIMBO è una piccola perla ormai giocabile su ogni piattaforma, grazie ad un successo sicuramente meritato. Mai troppo difficile, ma sempre stimolante, specialmente per chi non è avvezzo a tale genere, è pura esperienza di gioco senza fronzoli e complicazioni. La durata molto ridotta, di circa 3-4 ore, rende il titolo di Playdead molto intenso e particolarmente fruibile. Non è forse il capolavoro di cui molti parlano, ma di sicuro LIMBO è un bellissimo gioco che stimola la nostra immaginazione e il nostro ingegno all’unisono, regalandoci momenti unici, specialmente all’ingresso di ogni nuova ambientazione, e risolvendosi in un finale al quale ogni utente è libero di dare la sua personale interpretazione.