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Ci sono progetti che, una volta intercettati con il nostro radar da cacciatorpedinieri videoludici, finiscono per suscitare in noi un curioso interesse, pur trovandosi, magari, nelle primissime fasi di sviluppo.

Si tratta di sensazioni, pelle, feeling con le idee espresse dagli o dall’autore/trice.

Insomma, non ci si può fare molto. O niente, forse.

Proprio oggi, mentre mi trovavo a spasso nella rete per il mio consueto tour enogastronomico tra le notizie videoludiche, sono rimasta vittima, fatalmente, di uno di questi imprinting.

Il colpevole? Long Gone Days, un RPG concepito dall’artista cilena Camila Gormaz ed in lavorazione, a livello di concept, da ben dodici lunghi anni.

Non mi ha stupito, alla luce di ciò, leggere che la Gormaz ha dichiarato di avere la sensazione che i personaggi del gioco siano cresciuti insieme a lei durante questi anni e che, infine, sia giunto il momento di condividere il suo progetto con il resto del mondo. O con una nicchia di quest’ultimo, più probabilmente.

A livello narrativo, il titolo sembra offrire premesse interessanti, incentrandosi sulla storia di Rourke, abitante del centro della Terra (la nostra Terra, con paesi reali ma eventi storici fittizi), luogo invisibile dall’esterno. Lo Stato, retto da  una rigida struttura sociale, prevede che ciascuno venga cresciuto ed educato, fin dalla nascita, per apprendere e svolgere una determinata professione. E solo quella.

A Rourke, neanche a dirlo, è toccata in sorte quella del soldato.

La storia, a quanto pare, dovrebbe prendere le mosse dall’arrivo del protagonista in superficie, dove si dovrebbe apprestare a prendere servizio tra i ranghi militari.

Improvvisamente investito di un mondo e una realtà totalmente nuovi, l’uomo inizia ad avvertire il desiderio di esercitare l’ingiustamente sottratto libero arbitrio, intraprendendo scelte che, inevitabilmente, finiranno con il metterlo su un impervio percorso.

Tra i temi, indicati dall’autrice come portanti dell’impianto narrativo, troviamo la maturazione dei personaggi e le relazioni interpersonali. Il classico, e intramontabile, “coming of age”, insomma.

Quattro, ad oggi, i personaggi principali rivelati in rete, ossia, oltre a Rourke, indicato come cinico e manipolatore, Adair, medico combattente onesto quanto spigoloso, Ivan, interprete, il più maturo del gruppo, e Lynn, fanciulla dal passato misterioso. Ma che strano…

Long-Gone-DaysC’erano dubbi?

Quanto al gameplay, l’autrice ha dichiarato che il titolo dovrebbe risultare un RPG a turni, senza incontri casuali, con tanti dialoghi e quests secondarie.

Interessante, tra le informazioni rilasciate, soprattutto quella riguardante le dinamiche del gruppo controllato dal giocatore, per cui sarà necessario mantenere sempre alto il morale del party, compiendo oculate scelte dialogiche o cooperando in battaglia, pena l’ammutinamento dei proprio compagni.

In aggiunta, sembrerebbero sussistere, nel mondo di gioco, una varietà di linguaggi diversi, per cui, al momento della formazione del gruppo attivo, il giocatore dovrà scegliere accuratamente personaggi che possano rivelarsi utili traduttori di alcuni idiomi al fine di poter completare determinate missioni.

Insomma, al di là di quelli che già odorano di clichè (non che sia un male in assoluto, anzi…), il titolo, attualmente ancora alle primissime fasi di sviluppo con RPG Maker, per PC, pare promettere bene. E, soprattutto, pare incuriosirmi bene. C’è poco da fare.

Non potendo più divincolarmi da questa presa di interesse, mi vedo costretta a tenermi aggiornata e, per la vostra gioia (inserire qui gioia), ad aggiornare anche voi.

Chissà che il mio radar non abbia intercettato un bersaglio meritevole. Staremo a vedere.

Vi lascio con il link del sito del gioco, nel caso vogliate correre anche voi il rischio di rimanerne affascinati.