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Quanti modi ci sono di raccontare storie con simili premesse ed intrise di archetipi narrativi arcinoti? Molti.

Quanti di questi modi sono realmente efficaci? Pochi.

Ecco, Lunar: Silver Star Harmony si sa raccontare. Sa regalare al giocatore qualcosa di oramai, ahimè, raro, ossia la ricercatezza che sta nella semplicità, la finezza nascosta nelle pieghe di uno scenario classico, che non cerca di portare novità pirotecniche ma di parlare un linguaggio chiaro, pulito, trasparente. Efficace.

Prima di addentrarci nel mondo di questa perla videoludica, consentitemi di raccontarvi, in sintesi, s’intende, il lungo viaggio che Lunar ha dovuto compiere per giungere fino alle mie avide mani da intrepida amante dei jrpg.

Lunar: The Silver Star nasce nel 1992 a cura della Game Arts e dello Studio Alex per Sega CD, console dall’esistenza non proprio fortunata. Alla versione giapponese seguì, nel 1993, la traduzione inglese ad opera della Working Designs. Il titolo fu un successo pur nelle limitate possibilità della console, purtroppo poco diffusa, tanto da vendere un numero di copie pari a quelle del Sega CD e da attestarsi come titolo più venduto di sempre per questa misconosciuta console di mamma Sega.

A rendere questo jrpg in 2d con visuale isometrica qualcosa di cui poi si sarebbe parlato negli anni a venire fu un comparto narrativo di primo ordine, un cast di personaggi ottimo, e un lato tecnico caratterizzato da audio, per i tempi, di elevata qualità, con una colonna sonora di tutto rispetto, dall’implementazione di pregevoli filmati nel corso della narrazione e da un doppiaggio di buon livello.

Queste le basi che avrebbero definito gli standard della serie. Non male, diciamocelo.

Tanto fu il successo di questo primo titolo che, nel 1994, vide la luce il suo sequel diretto, Lunar: Eternal Blue, rilasciato su Sega CD nel 1994 in Giappone e nel 1995 in Nord America. Anche questo secondo titolo della serie ottenne una buona accoglienza, concorrendo, con molta probabilità, a determinarne le sorti.

Quando alla base di un progetto c’è un’idea che supera le possibilità tecniche e le convenzioni narrative di un determinato momento storico, capita, con il passare del tempo, di sentire il richiamo a tornare a darle voce, riprendendo tutte le ispirazioni rimaste inespresse.

E così, la Game Arts e la Japan Art Media, già nel 1996, quasi a non voler perdere il fuoco di quella potente ispirazione, decisero di realizzare un remake dell’originale Lunar: The Silver Star, rilasciandolo nel 1995 per Sega CD,  nel 1997 su Sega Saturn, con tutte le implementazioni grafiche rese possibili dalle potenzialità di questa console, e, infine, nel 1998 per Playstation, unica versione di cui Working Designs curò nuovamente la traduzione inglese per il mercato Americano, visti i dissapori poi intercorsi con Sega of America per la versione su Saturn.

Questo straordinario remake presentava una trama di base identica a quella dell’originale pur con qualche aggiunta narrativa volta ad ampliare il cast dei personaggi e a rendere la storia e questi ultimi ancora più avvincenti, approfondendo aspetti prima rimasti in ombra e dando maggior spazio ai caratteri dei diversi protagonisti, così da facilitare l’immedesimazione e l’empatia del giocatore.

A livello tecnico il titolo si mostrava ancora come un jrpg in 2d con visuale isometrica e sfondi pre – renderizzati, ma presentava effetti visivi più sofisticati, una palette di colori più ampia e una qualità sonora di molto migliorata, oltre a nuovi scenari di gioco. Il sistema di combattimento, prendendo spunto da quanto visto in Lunar: Eternal Blue, conosceva nuove features, tra cui l’auto – battle mode (di cui parlerò più avanti), pur mantenendo inalterato lo spirito di fondo e conservando le caratteristiche che avevano reso Lunar: The Silver Star un titolo molto apprezzato. I nemici, per la prima volta nella serie, erano visibili sullo schermo, lasciando al giocatore la scelta sulla frequenza dei combattimenti.

Una delle implementazioni di maggior pregio è stata sicuramente l’inserimento nel titolo di ben 60 minuti di filmati legati alla storia, affidati alle sapienti menti e mani dello Studio Gonzo, a fronte dei 10 minuti di sequenze animate presenti nel titolo originale, realizzate direttamente dagli sviluppatori. La colonna sonora, poi, è stata rinnovata ed affidata al compositore Noriyuki Iwadare (già coinvolto nel progetto del titolo originale per Sega CD), il quale avrebbe poi confessato di aver tentato di dare un tocco molto personale, quasi intimo, alle tracce, al fine di esprimere se stesso.

I personaggi doppiati in questo remake erano, poi, oltre 20, circa quattro volte più che nella versione originale.

Il titolo, rilasciato in una straordinaria collector’s edition comprendente anche la colonna sonora, fu un successo, tanto da risultare il terzo gioco più venduto in Nord America nel 1999, dopo Final Fantasy VIII e Planetscape: Torment.

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In quanti, nella sopra raffigurata versione originale piuttosto che in uno dei diversi remake, avremo premuto play colmi di fiducia, quasi presagendo la meravigliosa avventura che ci attendeva ad un solo click di distanza?

Poi, nel 2002, una versione per Gba  rilasciata, con il titolo Lunar Legend, da Media Rings per il Giappone e da Ubisoft per il Nord America.

Prima versione del gioco a non essere portata in occidente dalla Working Designs, questo remake per Gba presenta intatte le principali caratteristiche della serie, pur avendo dovuto piegare alcuni aspetti, come il doppiaggio e il largo utilizzo di scene animate, alla limitatezza della cartuccia da 8 mb.

Siamo giunti, infine, al 2009, l’anno di Lunar: Silver Star Harmony.

Questo ulteriore remake è stato sviluppato da mamma Game Arts e pubblicato da XSEED Games per essere rilasciato su Psp.

Al di là di se possa o meno trattarsi della versione “definitiva” di Lunar, punto su cui non mi soffermerò perchè non ho diretti termini di paragone su cui basarmi, è impressionante pensare al viaggio di questo gioco per arrivare a solleticare i miei sensi.

E non è finita. Io non ho mai avuto, fino a pochissimi giorni fa, una Psp.

Per molto tempo ho agognato di giocare Lunar, c’era come un senso di familiarità interrotta e di legame prematuramente spezzato a chiamarmi verso questa avventura videoludica. Ma la versione per la prima Playstation, unica piattaforma da me posseduta, fino al recente passato, tra quelle possibili, si trova in giro al costo di un rene e mezzo, con conseguente dolorosa rassegnazione da parte mia all’impossibilità di procurarmela, almeno in tempi brevi.

Poi, quando, non molto tempo fa, ho acquistato PsVita e mi sono accorta che sullo store Lunar: Silver Star Harmony era bello pronto per il mio avido download, non ho esitato.

E ora capisco il perchè dell’attesa che da sempre ho riservato, pure ignara di cosa avrei trovato, a questo titolo.

Permettetevi di raccontarvelo, rivelandomi, mano mano, quali sono le piccole gioie esclusive di questa riedizione, oltre a quelle solide e oramai navigate del gioco in sè.

Proprio alla luce della fortuna che mi riconosco per aver potuto godere, finalmente, di un titolo che rappresenta perfettamente la fusione tra archetipi narrativi classici e trovate peculiari, che ha carattere da vendere ma che non si compiace di facili ostentazioni, mi è piaciuto ripercorrere con voi la strada tortuosa che lo ha condotto sino a me.

L’idillio con Lunar è scattato all’avvio, quando i miei occhi si sono riempiti e le mie orecchie beate della bellissima opening.

Lo scorrere di quelle immagini così belle, selezionate e montate con cura per evocare barlumi del viaggio che mi avrebbe atteso, e il melodioso richiamo della fantastica “Wings”, mi hanno chiaramente avvertito della caratura dell’esperienza videoludica che mi apprestavo ad intraprendere. Ed è stato amore a prima vista.

Il gioco è ambientato su “Lunar” o “The Silver Star“, un corpo celeste di natura satellitare in origine inospitale rotante intorno ad un pianeta estremamente simile alla Terra, chiamato “The Blue Star“, patria degli uomini, ora disabitato a causa delle cicatrici lasciate da un antico conflitto tra un dio malvagio e corrotto e la dea Althena, poi capace di tanta misericordia da donare agli uomini un’altra casa sulla superficie lunare.

A protezione di Lunar, e a bilanciamento delle forze che attraversano il pianeta, Althena ha posto quattro draghi, creature senzienti dotate di un’immensa saggezza e di una purezza che solo un animo distorto potrebbe voler corrompere. Degno di chiamarsi dragonmaster sarà colui che supererà le prove poste da queste stupefacenti creature, giungendo al loro solenne cospetto e ottenendo il loro favore, tradotto in incredibili poteri, da utilizzare per il bene e,  in primo luogo, per la protezione della dea.

L’incipit del gioco, peraltro inedito, pensato appositamente per offrire a questo remake un maggiore background narrativo, ci vedrà proiettati nel futuro rispetto alle premesse del mondo di gioco sopra esposte e catapultati in medias res, alle prese con i deliri di onnipotenza di un oscuro figuro, chiaramente intenzionato a profittare malamente della dea Althena.

Quando gli eventi sembreranno volgere al peggio, faranno la comparsa in scena quattro peculiari personaggi, che poi apprenderemo essere i leggendari eroi lungamente ricordati per aver salvato “Lunar” dal suo più oscuro scenario.

Dyne, il dragonmaster, primo guardiano di Althena, capace di far sue le forze magiche dei quattro draghi posti dalla dea a sorvegliare il mondo, Mel, nerboruto guerriero appartenente alla razza dei “beast men”, Lemia, abile ed affascinante maga, indiscusso e rispettato capo della Gilda dei maghi, e Ghaleon, etereo e criptico personaggio, eccellente nell’utilizzo di incontrastabili poteri magici.

Questi i quattro eroi chiamati ad un disperato gesto di coraggio, per salvare il mondo e la sua splendente dea.

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Sì, lo scontro non sarà poi così impegnativo, del resto i nostri quattro eroi sono tutti al livello 99. Ma sarà comunque interessante vederne i diversi stili di combattimento, conoscerli “sul campo” più che solo nei racconti.

Un incontro breve ma intenso quello con questi personaggi peculiari, che ci dà un primo inconfondibile assaggio dell’accuratezza riposta dagli sviluppatori nella caratterizzazione.

Humor, intensità, scontri interamente giocabili. Questi gli ingredienti dei primissimi minuti di gioco, culminanti in una serie di interrogativi inespressi.

Ho davvero apprezzato la scelta di inserire questo prologo giocabile. Pochi minuti capaci di approfondire gli antefatti narrativi e di far scivolare il giocatore nei panni di un ragazzino desideroso di vedere di più, di sentire di più, di vivere a pieno quanto appena assaggiato.

Non a caso, il successivo balzo temporale, che scopriremo essere di ben quindici anni, vedrà due genitori intenti a raccontare ai figli le gesta dei quattro eroi leggendari, che salvarono il mondo quando tutto sembrava perduto.

Alex e Luna, protagonisti della nostra storia, cresciuti come fratelli dopo che Luna, abbandonata, è stata accolta in famiglia, sono poco più che infanti, ed è facile per loro, ma anche per l’ormai sospeso giocatore, sognare cullati dai mondi evocati dalle parole dei loro genitori.

Altri anni, altro tempo sulle affaticate spalle di un pianeta che ha visto oscuri scenari e che si appresta a conoscere nuove ombre.

“I wonder how long it’s been since the dream of adventure came to fill my mind. Adventure… and Dragonmaster Dyne who fought so valiantly to protect the Goddess Althena. I wonder if Dyne stood here before setting off on his own adventures. One day i too hope to heed the call of wind, beckoning me to the lands beyond, to where my own adventures await!”

Queste le prime parole che sentiremo pronunciare, con un doppiaggio in verità non esaltante, dal nostro giovane alter ego.

Uno slancio di pura fiducia quello attraverso cui ci si presenta il nostro protagonista, pieno di entusiasmo e di quella adorabile incoscienza che caratterizza gli eroi delle storie più immaginifiche.

Lo scenario è dei più suggestivi: uno sperone di roccia che affaccia sulla Blue Star, monito della rovina sfiorata dalla razza umana, e una lapide incisa nella pietra, in memoria di Dyne, il dragonmaster scomparso quindici anni prima misteriosamente insieme alla dea Althena, da sempre modello di Alex che aspira a ricalcarne le gloriose gesta.

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Che il passato e il futuro si siano dati appuntamento in questa lingua di terra sospesa e protesa verso l’insondabile?

Ben presto faremo la gradita conoscenza di altri personaggi memorabili: il piccolo Nall, creatura volante tutta sarcasmo e ironia, già da subito evidentemente legato ad Alex da un’amicizia profonda e Ramus,  amico d’infanzia del nostro protagonista, che si atteggia da uomo scafato dietro quei buffi occhiali e quell’espressione che lo smascherano come il goffo e adorabile combina guai che è in realtà.

E poi lei. Luna. La sua apparizione sarà preannunciata dalle soavi note della canzone che sentiremo intonare dalla sua voce melodiosa, e quando la vedremo, oramai adolescente come Alex, troveremo subito in lei quella pacata saggezza e quella forza silenziosa che tanto ce la faranno amare nel corso del gioco.

L’incidente scatenante la narrazione si veste, in questo titolo, dei buffi panni del buon Ramus, il quale, nel più classico degli scenari, coinvolgerà i nostri improbabili eroi in una spedizione votata ad un fine che si rivelerà essere, ovviamente, solo l’inizio di qualcosa di ben più grande.

Alex verrà chiamato a misurare la tenuta delle sue aspirazioni, confrontandosi con le reali implicazioni della via che conduce al titolo di Dragonmaster, non più sogno ad occhi aperti ma chiamata, resa tanto più dura e secca dalla comparsa dell’oscuro Magic Emperor, votato a fini potenzialmente distruttivi, e dal brusco risveglio che consegue alla paura per l’incolumità di chi si ama.

Qui finiscono gli accenni espliciti, pur privi di spoiler, alla trama, per amore della vostra esperienza di gioco.

Come ho scritto in apertura, quello che ho apprezzato sin da subito in Lunar è la raffinata semplicità di cui è intriso ogni suo pur minimo aspetto.

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La prima apparizione di Luna, in questa cornice così suggestiva e con le premesse gettate dalle bellissime note della canzone che la sentiremo intonare, sarà davvero d’impatto.

Il setting non ha nulla di sconvolgente o mai visto, persino per il periodo d’uscita della versione originale. Ma questo scenario classico, familiare, è tanto più efficace e ricercato laddove prende tutti gli archetipi narrativi ben noti alla nostra coscienza e li esalta, fondendoli in un affresco di pura fantasia, un vero e proprio tributo alle storie fantastiche cui più siamo legati.

E allora, ritrovarmi una trama tutto sommato lineare, seppure capace di momenti di grande gravità drammatica e di qualche ottimo colpo di scena, sviluppata su premesse convenzionali e destinata a toccare molti dei canonici elementi connaturati al genere, non ha affatto influito sul mio coinvolgimento nelle vicende di Alex & co., anzi, semmai lo ha esaltato chiamando a rapporto quella parte di me che anela essere sospesa sulle altissime e talvolta troppo sottili corde della fantasia.

Lunar: Silver Star Harmony stana l’eterno fanciullino che è in noi e lo solletica con l’idea di avventure più grandi di quanto le sue piccole mani o i suoi piccoli occhi possano contenere.

Dall’incidente scatenante goffamente incarnato dal fiuto di Ramus per i guai, le avventure di Alex si dipaneranno lungo sentieri che forse la sua fantasia aveva già percorso, portandolo dove il suo cuore aveva sempre saputo di voler andare ma spinto da motivazioni che ignorava potessero guidare i suoi passi.

Non la semplice curiosità dell’inizio. Non solo la voglia di un’avventura. Non l’incoscienza di un animo giovane ed impetuoso. Bensì l’amore, l’onore, la fiducia nella possibilità di cambiare ciò che sembra ineluttabile.

E la chiamata all’avventura, che difficilmente smarrisce la via quando cerca l’ignaro eroe di turno, lo colpirà duramente, ridestandolo dai suoi sogni di gloria e facendolo confrontare con le implicazioni di responsabilità che non sono più i voli pindarici di un ragazzino sognatore.

Alex è il perfetto protagonista di questa storia di formazione, in cui si diventa adulti in fretta e le avventure dei racconti si trasformano in terra dura sotto i piedi di chi avrà l’ardire di affrontarle.

Ogni sussulto del suo giovane animo troppo presto chiamato verso oscure verità enfatizzerà la presa narrativa di eventi tinti di colori a noi familiari, di quel tono e quelle sfumature che conosciamo.

Ogni volta che svilupperà una nuova consapevolezza o compierà una scelta che ne rivelerà la caratura morale in via di piena maturazione, ci sentiremo orgogliosi e fieri artefici delle sue gesta.

L’empatia sarà alta laddove verremo chiamati a credere nelle possibilità di questo giovane mentre lo vedremo percorrere le vie pietrose dell’avventura, che sentiremo familiari ma diverse, perchè vissute sulla pelle di un Alex capace di stupirci in più occasioni, fino agli incredibili slanci finali.

Una caratterizzazione rassicurante e tutto sommato convenzionale quella di Alex, soprattutto quanto alle premesse, ma capace, come spero di avervi suggerito, di elevarsi da ciò che è connaturato al tipo di personaggio (ragazzino proiettato in un’avventura più grande di lui) e di cesellare una crescita morale e caratteriale credibile, pur nel suo contesto fantastico, e calibrata in modo perfetto, tanto da dare al giocatore un vero e proprio senso di progressione.

Un viaggio dell’eroe in piena regola, non c’è che dire.

A far da spalle a questo protagonista “in formazione” sono poi tutta una serie di personaggi assolutamente peculiari e riconoscibili.

Luna, in primo luogo, incarna la saggezza e la risolutezza di una giovane donna già in procinto di affacciarsi all’età matura, protesa verso Alex in modo protettivo, pur capace di intuirne la forza a lui stesso ancora sconosciuta.

In lei troveremo un animo ferito e violato dagli avversi deliri di potere e una ferrea volontà di non cedere all’oblio del male. Le note dei canti che tanto soavemente intonerà durante il gioco saranno allora viatico della purezza del suo cuore, cartina tornasole delle brutture cui sarà suo malgrado costretta a piegarsi, almeno in parte.

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Ecco qui, per la gioia dei vostri occhi, il cast dei personaggi principali al completo.

E poi, uno dopo l’altro, incontreremo:

Nash, allievo della Gilda magica, borioso e snob, convinto di avere la vita in pugno ma ben presto costretto a confrontarsi con il castello di carte delle sue fragili certezze. Estremamente acuto e spesso decisivo, si rivelerà capace di una delle cose più difficili, tirare le fila dei propri sbagli e guardare avanti; Mia, figlia dell’eroina Lemia, destinata a grandi responsabilità alla guida della Gilda ma trincerata, per reazione, dietro una fragilità quasi palpabile. Una ragazza dal cuore gentile e dai modi ponderati, ci mostrerà il cambio di passo cui ci porta il compiere delle scelte e saprà andare incontro al proprio destino; Jessica, figlia dell’eroe Mel, appartenente alla razza dei “beast men”, è l’archetipo della ragazza ruvida ed energica, incline ad una fisicità che usa come schermo delle sue insicurezze. Un cuore grande quanto la sua bocca quando c’è da redarguire il malcapitato di turno, e un coraggio disperato, di quelli che derivano dalla piena consapevolezza di ciò che conta davvero nella vita; Kyle, mio personale preferito, è un giovane uomo vissuto tra i banditi che ben presto ne ha sposato la causa. Vive ai confini della legalità, dedito al vizio e assolutamente poco incline a qualsiasi tipo di responsabilità. La sua risposta ad una chiamata che ben avrebbe potuto trovarlo indifferente stupisce il giocatore e ne mostra la nobiltà d’animo lungamente sopita. Attraverso questo personaggio vivremo alcuni dei momenti più divertenti e più intensi dell’intero gioco.

Avremo inoltre modo di ritrovare alcuni degli eroi del prologo, e sarà interessante vedere i segni lasciati dal tempo, le cicatrici che non si rimarginano e le scelte da cui non si torna indietro.

Gli antagonisti, che non nomino perchè sarebbe un’imperdonabile anticipazione, incarnano perfettamente le spinte avverse necessarie per esercitare la giusta pressione sulle motivazioni dei nostri eroi per caso. Una pressione via via sempre più forte, tanto da costringere a scelte e da implicare una restia familiarità con il senso di perdita.

Se a ciò aggiungete un folto gruppo di personaggi secondari interessanti e assolutamente funzionali a portare il testimone verso la prossima svolta della storia, avrete il quadro di un cast di personaggi d’eccezione, in cui ogni cliché si rivela mero involucro di individualità molto forti e particolari, prive di quella moralità netta che ci si aspetterebbe da un setting così apparentemente convenzionale.

Si balla sul filo di emozioni contrastanti, di condotte al limite, di scelte piene di implicazioni. Ognuno porta il suo fardello e spesso è costretto a farci i conti. Difficile prevedere il prossimo passo sulla corda, difficile sapere se e quando arriverà l’inciampo di questi personaggi spesso in precario equilibrio.

Ho davvero apprezzato la scelta di affiancare ad un personaggio come Alex, affatto banale ma sicuramente votato ad alcune scelte narrative richiamanti archetipi ben noti, questo cast tanto vario e convincente, in cui ognuno vive nel rapporto con gli altri, mettendo in gioco virtù e limiti in un affresco dai toni davvero intensi e vivaci. Leggere finanche i dialoghi più marginali ai fini della trama è una gioia, tanto bene sono resi i diversi toni e i diversi atteggiamenti. E v’è ben di più, si va ben più a fondo.

Tanto curata è la caratterizzazione, per farvi un esempio che agli amanti dei jrpg parlerà però chiaro e forte, che persino durante i normali e facoltativi dialoghi con la maggior parte degli npc incontrati nei villaggi e nelle varie ambientazioni emergeranno, chiaramente, le peculiarità di ciascuno e le dinamiche di gruppo. Altro che le frasi preimpostate cui spesso siamo abituati, qui parlare casualmente con l’abitante di un villaggio qualsiasi sarà uno spasso nella maggior parte di casi, potendo poi le linee di dialogo variare all’aggiungersi di personaggi al nostro party o al reiterato rivolgere la parola allo stesso povero malcapitato.

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