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Dopo il successo di Mafia: The City of Lost Heaven, il team 2K Czech, ex Illusion Softwork, torna ad occuparsi della più nota organizzazione criminale italoamericana, dopo ben otto anni dal capitolo precedente. Nuovi personaggi, una nuova storia, una nuova città e un nuovo – iconico – periodo storico del passato americano faranno da sfondo agli eventi narrati in Mafia II.

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L’arrivo della famiglia Scaletta ad Empire Bay, è un traguardo ricco di speranze…

La scalata di Scaletta
Svestiti i panni di Thomas Angelo, ci troveremo a calzare quelli del giovane immigrato siciliano Vittorio Antonio Scaletta, per gli amici Vito. La famiglia Scaletta è una delle tante che ha deciso di lasciare l’Italia, in particolare la Sicilia, per fuggire dal fascismo e dalla povertà, in cerca di un futuro migliore. Purtroppo, però, emigrare in un altro paese non è sinonimo di sicurezza, e presto gli Scaletta si accorgeranno che l’unico cambiamento ottenuto è la città che fa da sfondo alla loro sfortuna. Ecco quindi che il padre di Vito, Antonio, entrerà in una spirale di depressione che lo porterà ad indebitarsi, lasciando, al momento della sua prematura morte, i propri cari in grossi guai.
Vito cresce in un ambiente di microcriminalità dove fa la conoscenza di Joe Barbaro, altro ragazzo italoamericano con il quale instaura un rapporto di amicizia e complicità. Sfortunatamente il sodalizio tra i due porterà presto all’arresto di Vito in pieno periodo di guerra, con conseguente arruolamento forzato per evitare la galera.
Ed è a questo punto che comincia la nostra parte attiva nel gioco, nella Sicilia del 1943, dove Vito si troverà ad affrontare l’esercito fascista durante la liberazione americana. Una ferita lo riporterà ad Empire Bay (città immaginaria liberamente ispirata a New York, come fu già Lost Heaven) dove, grazie all’aiuto del ritrovato Joe, ormai piuttosto noto nella criminalità locale, riuscirà ad ottenere il congedo permanente dal servizio.
Il ritorno a casa non è però dei migliori, e nonostante la promessa fatta alla madre di trovare un lavoro onesto, i debiti di famiglia si fanno sempre più pressanti, spingendo Vito ad unirsi nuovamente a Joe nelle sue attività. Una di queste, neanche a dirlo, sarà nuovamente causa di guai per il giovane protagonista, che si troverà condannato a 10 anni di prigione, dei quali sconterà solamente una parte.
Al suo ritorno Empire Bay è in pieno salto generazionale, essendo di fatto entrati negli anni ’50.
In tutto questo periodo Joe non è certo rimasto con le mani in mano e, continuando nella sua scalata criminale, è riuscito ad entrare in contatto con una delle tre famiglie mafiose che si spartiscono la città. Grazie a lui, e a particolari conoscenza fatte in galera, Vito avrà la possibilità di diventare un “picciotto”.
Il mondo della mafia visto dall’interno fornirà a Vito diverse occasioni per mettere in discussione se stesso, ed un susseguirsi di scelte poco felici lo proietterà in una spirale di problemi dall’epilogo triste e crudo.

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…che presto verranno infrante!

Tra i vanti del primo Mafia vi era certamente un’ambientazione curata e credibile. Sotto questo aspetto il secondo capitolo non solo raggiunge i livelli del precedente, ma li supera di gran lunga. Empire Bay è quanto di più simile ad una vera città. La cura nel differenziare ogni quartiere e strada è tale dal permetterci, in poche ore, di destreggiarci tra vie e zone senza il sussidio della mappa. E’ incredibile come molte strade diventino tanto familiari, complici anche molti scorci che ricordano da vicino le aree più note di New York. A questo si aggiunge una pletora di passanti dai comportamenti verosimili (tanto da camminare con passo incerto sul cemento ghiacciato, e a volte cadere), e molti altri elementi che donano un’immersività incredibile al gioco.
La trama, come detto, segue le vicende di Vito Scaletta, personaggio a mio avviso poco caratterizzato, purtroppo. L’incipit della sua carriera criminale sono i debiti familiari, ma il motivo della sua ricaduta nelle vecchie abitudini è quasi puerile, limitandosi ad un unico tentativo lavorativo, del quale già conosce lo status di sfruttamento. Una mancanza veramente eccessiva, che non lo porta a nessuna evoluzione caratteriale, tanto che, per tutta la durata del gioco, non farà altro che agire di impulso senza un minimo di riflessione su possibili conseguenze delle proprie azioni.
Anche la prima parte della trama risulta quasi fine a se stessa, proponendo varie situazioni che servono sì a delineare il contesto sociale, ma che rendono la narrazione lenta a decollare. Il vero punto di svolta avviene nella seconda parte, quando Vito, tornando dal carcere senza che l’esperienza lo abbia minimamente fatto maturare moralmente, decide di seguire Joe in una delle famiglie malavitose. Da qui in poi comincia a palesarsi un minimo di intreccio narrativo che risulta a tratti confuso e poco approfondito, ma che procede comunque in modo piacevole. Peccato, però, per i colpi di scena gettati totalmente a caso, senza che nulla di precedente ad essi insinui nella mente del giocatore il men che minimo dubbio o riflessione per legarli a situazioni o particolari passati.

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C’è un che di noto, quaggiù in città!

Mafia che vince non si cambia!
Mafia II resta fedele allo stile di gioco del titolo originario. La struttura a capitoli, questa volta quindici e suddivisi in più sottomissioni, è legata unicamente alla storia di Vito. Ciò non toglie che, tra un obbiettivo e l’altro, saremo liberi di muoverci come più ci aggrada in Empire Bay, dedicandoci ad attività secondarie non “ufficiali”, che si riducono al rapinare attività commerciali e riciclare veicoli, al fine di guadagnare denaro utile per personalizzare guardaroba e arsenale del protagonista, nonché modificare le nostre auto. Attività che si rivelano fin da subito fini a se stesse e ben lontane dal focus del titolo. La struttura sandbox ad esplorazione libera resta quindi inalterata con qualche aggiunta, e la trama resta il centro dell’opera. Ancora una volta, questa predilezione per la componente narrativa porta ad avere una buona varietà di situazioni, donando notevole spazio alla caratterizzazione dei personaggi secondari che accompagneranno il nostro personaggio nella sua scalata criminale (o nella sua Scaletta criminale… ok, scusate). Tra inseguimenti, sparatorie e fasi stealth, avremo modo di saggiare ogni minimo aspetto del titolo, scoprendo che, nonostante la ripetitiva di alcune tipologie di missioni, tutto scorre in modo fluido e piacevole.
Vi sarà spazio anche per la ricerca, totalmente opzionale, di collezionabili divisi in manifesti da ricercato e riviste Playboy dell’epoca. Elementi talmente ben posti nell’ambiente di gioco che a volte sarà difficile notarli, grazie anche ad una cura estrema per la realizzazione degli interni.
Il sistema di guida è ancora una volta diviso in “arcade” e “simulativo” e, sebbene risulti semplificato rispetto il primo Mafia, le collisioni rendono finalmente giustizia al peso delle auto. L’unica pecca, se così vogliamo definirla, è l‘impossibilità di sparare durante le sessioni di guida, anche se, di fatto, non esistono situazioni durante le quali si renda necessaria tale pratica.
Le sparatorie a piedi, poi, sono la versione migliorata di quelle viste del primo titolo, con tanto di introduzione di un basilare, ma utile, sistema di coperture.
Ciò che colpisce del sistema di gioco è l’estrema cura per la componente automobilistica. Oltre alla necessità di fare benzina, spesso si renderà utile riparare, riverniciare e personalizzare la targa dell’auto, al fine di non renderla più rintracciabile dalla polizia. A queste “necessità tecniche”, si accostano poi la personalizzazione di ruote e il potenziamento del motore, che donano quel tocco in più di tuning non necessario, ma molto gradito.

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Il sistema di coperture sarà fondamentale durante le sparatorie

Salto generazionale
E finalmente arriviamo a quella parte dell’incontro dove il gameplay lascia posto alla tecnica, dal punto di vista di chi competenze in materia ne ha poche, e pertanto si basa esclusivamente su quando piacere trae attraverso vista e udito. Ecco, molto semplicemente posso affermare che Mafia II, dal punto di vista tecnico, è quanto di più vicino al mio concetto di perfezione.
Come già detto, la cura riposta nella creazione di Empire Bay rende quest’ultima una città viva e credibile. Le differenti condizioni meteo che incontreremo sono riprodotte in modo ottimo, così come è mozzafiato il salto temporale che mostra la città in due distinte epoche storiche. La metà degli anni ’40, ancora così legata al decennio precedente, viene sovrastata da un’esplosione di colori e vita, al ritorno di Vito nel 1951. Ogni elemento ricorda da vicino i mitici anni ’50 che tanto abbiamo imparato a conoscere attraverso il cinema. Il tutto viene condito con un’ampia, anzi, immensa, scelta di tracce audio perfettamente in linea con il periodo. Certo, molte sono piuttosto anacronistiche, dato che ascolteremo brani di qualche anno più in avanti, ma, sinceramente, quando sulla stazione radio Empire Central (uno delle tre disponibili) passano Mr Sandman delle The Chordettes, il secondo pensiero sarà “chissenefrega!”, perché il primo è: “Ma quanto è bella questa canzone!“. Per non contare del notevole repertorio di Dean Martin, con le sue canzoni italo-americane che tanto si addicono al contesto narrativo.
E a proposito di italo-americani, torna puntualmente il doppiaggio in italiano, ancora una volta realizzato in modo quasi impeccabile. Fatta eccezione per i soliti problemi di sincrono con il labiale, e per qualche strano cambio di tono di Vito, ogni voce risulta sempre ben contestualizzata al personaggio e alla situazione. Ho letteralmente amato Alessandro Messina, che presta la propria voce, con accento catanese, a Joe Barbaro, riuscendo a caratterizzare quest’ultimo in modo impeccabile.
Volendo gettare l’occhio ad aspetti ancora più tecnici, risulta quasi incredibile la cura per i dettagli fisici. Parlo di danni localizzati delle auto, pneumatici che si deformano in curva sotto il peso del veicolo, il sistema di scassinamento delle serrature, che può essere aggirato spaccando i finestrini o sparando alle maniglie, distruttibilità ambientale e tanti altri accorgimenti che fanno capire quanto 2K Czech abbia speso del tempo per realizzare un prodotto tecnicamente ottimo.

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Il 2010 è ormai lontano, ma Mafia II si difende ancora bene

Indice di rapimento

Mafia II si pone come un buon erede del primo capitolo. Sebbene la trama e la caratterizzazione del protagonista non arrivino ai livelli di Mafia: The City of Lost Heaven, il titolo di 2K Czech riesce comunque a superare il predecessore in fatto di giocabilità, divertimento e cura per i dettagli. Raramente mi è capitato di restare incollato al monitor per così tanto tempo, alternando momenti di serietà con altri durante i quali il tanto ridere mi ha costretto a mettere in pausa il gioco. Per non parlare di tutte le situazioni sottolineate da espressioni di incredulità nel cogliere citazioni e riferimenti al passato. Per assurdo che possa sembrare, a rapirmi è stata l’ambientazione e la caratterizzazione dei personaggi secondari, sempre perfettamente in linea con quanto accade, tanto da elevarsi a veri protagonisti del gioco. Vito, in tutto questo, diventa un semplice mezzo attraverso il quale vivere la ricostruzione e l’interpretazione della vita criminale degli anni ’50, così come è stata concepita dalle menti degli sviluppatori.