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Per un certo periodo i gangster movie hanno dominato il panorama cinematografico. Merito di capolavori come Il padrino di Francis Ford Coppola, Quei bravi ragazzi di Martin Scorsese o C’era una volta in America di Sergio Leone. Il tema della criminalità organizzata si è dimostrato estremamente florido nel fornire spunti per storie profonde e avvincenti. Sarà per quelle vite sempre sul filo del rasoio, con personaggi perennemente combattuti tra l’etica comune e il “codice d’onore” e relazioni interpersonali adombrate da tradimenti e interessi di “famiglia”. Curiosamente il mondo videoludico ha faticato ad approfittare di quella ricca vena narrativa e una delle poche eccezioni è rappresentata da Mafia: The city of Lost Heaven, titolo del 2002 sviluppato da Illusion Softwork (diventato in seguito 2K Czech). Il seguito del 2010 è stato un ottimo prodotto e, come il primo, forte soprattutto di una narrazione brillante. A distanza di sei anni, Hangar 13 prende in mano il franchise e prova a rilanciare questa fortunata serie.

Non si può dire che agli sviluppatori manchi il coraggio. Invece di scommettere sulla squadra vincente, proponendoci una storia strettamente correlata alla mafia italiana dell’America degli anni ’30, si è optato per un deciso cambio di rotta. Le vicende di Mafia III sono incentrate su Lincoln Clay, un soldato di colore appena rientrato a New Bordeux, sua città natale, dopo aver preso parte alla guerra nel Vietnam. La metropoli è segnata da conflitti razziali, da forti disparità economiche tra il centro e la periferia e da una criminalità dilagante. Problemi che coinvolgono direttamente il nostro protagonista, il cui padre adottivo è in debito con il boss locale, Sal Marcano. Lincoln decide di intervenire in prima persona, ma le cose volgono per il peggio. Da questi eventi inizia il nostro percorso verso la vendetta, ma per riuscire a raggiungere lo scopo che ci siamo prefissati, dovremo prendere il controllo della città, quartiere dopo quartiere.

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Meglio godersi le poche occasioni di relax che avremo

La narrativa è indubbiamente il punto forte della produzione e porta in scena diversi personaggi ben caratterizzati. Si sforza inoltre di affrontare temi controversi, come il razzismo, e lo fa in modo molto diretto, senza indorare la pillola. Ci capiterà, per esempio, di entrare in un locale per soli bianchi, dove il proprietario ci inviterà in modo molto poco cortese ad andarcene. Le cutscene sono inoltre perfettamente realizzate, con delle animazioni facciali particolarmente curate e un doppiaggio (in italiano) ben riuscito. L’ascesa di Lincoln nella criminalità di New Bordeux è una vicenda che si segue con interesse e ci sprona a proseguire per scoprire nuove vicissitudini.

È una fortuna che questo aspetto funzioni così bene, perché dal lato del gameplay il gioco mostra, invece, più di un punto debole. Il più evidente è rappresentato dall’estrema linearità delle missioni. Come detto, il nostro obiettivo è conquistare la città, strappandola agli attuali capi criminali. I boss però sono cauti e, per farli uscire allo scoperto, diventa necessario metterli alle strette. In termini ludici questo si traduce nell’ostacolare i racket (due per ogni quartiere), procurando loro un significativo danno economico. Quasi sempre ciò consisterà nel raggiungere il punto X, uccidere tutti i criminali e magari distruggere qualche cassa di legno. Quindi si procederà verso il punto successivo, dove affronteremo un’altra ondata di nemici, e così via. Quando saremo riusciti a danneggiare a sufficienza il boss dell’area, ci verrà svelato il suo covo e dovremo eliminarlo, dopo esserci fatti strada attraverso il suo personale esercito.

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Lo sfasciacarrozze è, come sempre, immancabile

La struttura delle missioni si ripropone così, senza significative variazioni, per tutti e nove i distretti che dobbiamo conquistare ed il senso di ripetitività subentra abbastanza in fretta. Inoltre, attaccare i raggruppamenti di criminali non richiede una particolare strategia. Possiamo entrare come un novello Rambo, lanciando granate e avanzando a colpi di mitra, oppure tentare un approccio stealth. Entrambe le soluzioni non sono comunque particolarmente elaborate ed il giocatore non è stimolato a studiare l’ambiente prima di colpire. Inoltre, la pessima intelligenza artificiale dei nemici contribuisce negativamente a caratterizzare il gameplay. Per esempio, scegliendo una tattica silenziosa, basterà nascondersi dietro ad un angolo e fare un fischio, così da attirare la guardia di turno ed eliminarla nell’ombra. Un trucco fin troppo comodo, dato che, se più nemici sentono questo rumore, solo uno di loro si avvicinerà a noi. Inoltre, sono quasi del tutto indifferenti a cadaveri abbandonati nella stanza o civili che scappano impauriti. I criminali non si fanno più scaltri nemmeno quando i proiettili iniziano a volare, dato che raramente tentano di accerchiarci e spesso lasciano il loro riparo, esponendosi comodamente alla nostra linea di tiro.

Nel corso del nostro tentativo di rovesciare le gerarchie criminali della città, recluteremo tre fidi generali che ci aiuteranno nel controllare i distretti che conquistiamo. Eliminato il boss locale, dovremo decidere a chi affidarne la guida e il gioco ci avviserà di quanto delicata sia questa scelta. Scontentare troppo uno dei generali potrebbe scatenare una rivolta, mentre il loro appoggio ci garantisce utili bonus, come salute aumentata o la possibilità di essere ignorati dalla polizia per un certo lasso di tempo. Peccato che anche questa caratteristica si riveli meno profonda del previsto, dato che basterà distribuire tre distretti a testa per non infastidire nessuno.

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Gli scontri a fuoco impegneranno buona parte del nostro tempo…

Man mano che aumenta il nostro controllo sulla città, aumenteranno anche gli introiti dai racket, ora sotto la nostra gestione. Ci troveremo ben presto con ingenti quantità di denaro, ma purtroppo non sapremo come spenderle. L’unica cosa che possiamo acquistare sono le armi, ma è possibile rinvenirne in gran quantità dai nemici abbattuti. Il resto della città non ci offre altre opportunità per sperperare soldi. New Bordeux è grande e ben realizzata, con quartieri molto diversi tra loro. Si spazia dalle paludi del Bayou ai ricchi palazzi di Downtown, dal porto al quartiere povero dell’Hollow. Ci sono molti locali visitabili, bar e minimarket, ma le possibilità di interazione in questi luoghi sono praticamente nulle. La città diventa così niente più che il teatro della nostra guerra personale, senza grandi opportunità di prendere una pausa dalla nostra missione.

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Complimenti per il parcheggio creativo!

Decisamente promossa la colonna sonora, che si avvale di pezzi classici, come Welcome to the jungle, Born to be wild o Paint it black, solo per citarne alcuni. Basti dire che il menù iniziale è accompagnato da All along the watchtower, nella versione interpretata da Jimi Hendrix. Tale cura si ritrova anche nelle trasmissioni radio, che aiutano a cogliere meglio il contesto storico in cui ci troviamo. Meno bene l’aspetto tecnico, con una grafica che alterna splendidi scorci e ottime animazioni facciali nelle cutscene, a frangenti a malapena sufficienti. Immancabili i classici bug e glitch da titolo open world, con quest che non si attivano, compenetrazioni poligonali inverosimili e altro ancora. Anche il sistema di guida vive di alti e bassi, con alcuni modelli di auto che sbandano più del dovuto. Problemi che, almeno in parte, gli sviluppatori hanno già promesso di risolvere con le patch in arrivo.

Indice di rapimento

verdeNonostante le problematiche elencate, Mafia III non è affatto un brutto gioco. Propone una storia che merita di essere vissuta, offrendo un punto di vista interessante su un periodo storico complesso e su tematiche che hanno segnato la nostra civiltà. Hangar 13 si presenta come lo studente dotato, che decide di prepararsi per l’interrogazione solo poche ore prima. Si vede il talento nella qualità della narrazione, nella capacità di realizzare con dovizia di dettagli la città di New Bordeux o nella cura per i dialoghi e la colonna sonora. Purtroppo si vedono anche i limiti: la scarsa varietà nelle missioni, qualche problema tecnico di troppo, una metropoli troppo vuota e un’intelligenza artificiale molto poco intelligente. Nel complesso rimane un buon prodotto, con il rammarico che sarebbe bastato un pizzico di creatività e dedizione in più per essere ottimo.