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Nell’ormai lontano 2002, la casa di sviluppo ceca conosciuta come Illusion Softworks (adesso inglobata da 2K), si lanciò in un progetto che diede i natali alla fortunata serie della quale, recentemente, è stato pubblicato il terzo capitolo. Parliamo nello specifico di Mafia, nella sua prima incarnazione, nota con il sottotitolo The City of Lost Heaven

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Basterà il filmato introduttivo per comprende la profondità narrativa di Mafia

Benvenuto nella famigghia!
Il primo Mafia si pone nella prospettiva di narrare una storia immaginaria, liberamente ispirata e contestualizzata tra i ranghi dell’omonima organizzazione criminale nel suo maggior periodo di “notorietà” a stelle e strisce, gli anni ’30. Il parallelo con capostipiti del genere, primo tra tutti “Il Padrino“, fa pensare a Mafia come un titolo che attinga profondamente a tali produzioni, temendo un calderone di cliché che sfoci in qualcosa di già visto. I ragazzi di Illusion sono però riusciti nell’intento di fornire un’identità propria al gioco, creando una storia credibile, costellata di personaggi molto ben caratterizzati.
Noi giocheremo nei panni di Thomas Angelo, un taxista italoamericano di Lost Heaven (città chiaramente ispirata a New York) che, quasi senza volere, si troverà a far parte della “famiglia” di Don Salieri, capo di una delle due organizzazioni mafiose rivali.
Tutti gli eventi che vivremo, e che rappresentano le fasi di gioco vere e proprie, sono in realtà il passato del protagonista narrato attraverso lo stesso Angelo al detective Norman. Thomas ha infatti deciso di testimoniare contro Salieri in cambio di una nuova identità, così da proteggere, oltre a lui, anche la moglie e la figlia. Inizialmente non sapremo cosa abbia spinto il protagonista a tale decisione, essendo, tra l’altro, uno dei pupilli dello stesso Don. Ma con lo svolgersi del titolo, l’insieme dei fatti andrà a delineare con precisione la mentalità della famiglia Salieri.

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La sparatorie a piedi sono una della parti di gameplay meglio riuscite del titolo

Sgommate e pallottole
Mafia: The City of Lost Heaven si presenta, apparentemente, con una struttura sandbox. In realtà la libertà di esplorazione della città, e della sua periferia, è limitata al solo vagare senza meta, non essendo previste attività secondarie. La modalità storia è composta unicamente da 20 missioni principali, suddivise in più parti, che si svolgeranno in vari luoghi di Lost Heaven, ma sempre partendo dal bar di Salieri, nostro vero e proprio quartier generale. Benché il numero di missioni possa apparire esiguo, esse saranno sempre ben articolate e presenteranno una buona varietà sia dal punto di vista narrativo, che di gameplay vero e proprio. Si passerà dal dover rubare un carico, al modificare un’auto da corsa, fino al dover vincere una gara sostituendoci al pilota “misteriosamente” rimasto ferito. Il tutto combinando sessioni di guida con sparatorie a piedi, senza disegnare qualcosa di più tattico e silenzioso.
Illusion ha voluto dare una connotazione realistica al proprio titolo, tanto che, sebbene non avremo a disposizione del denaro, dovremo comunque stare attenti a rispettare il codice della strada al fine di evitare multe e arresti. Anche rubare un’auto si rivelerà un’operazione rischiosa, in quanto potremo essere scoperti durante il tempo necessario a forzare la serratura, e il più delle volte ci ritroveremo con un mezzo con poco carburante a disposizione, dovendo quindi perdere tempo nel recarci ad un distributore per far benzina.
Alla modalità storia si andranno ad accostare altre due modalità che verranno sbloccate man mano che procederemo nella trama. La prima, Fatti un giro, permette di muoversi liberamente come taxista e guadagnare denaro. La seconda, A tutto gas!, raccoglie una serie di sfide, alcune molto divertenti, che permetteranno di sbloccare veicoli speciali.

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La modalità “Fatti un giro”, permetterà di guadagnare denaro in diversi modi, ma sempre limitati a tale componente secondaria

Ben fatto picciotti!
A distanza di così tanto tempo, il primo Mafia risulta ancora molto godibile dal punto di vista grafico. Certo le limitazioni di un engine di più di 10 anni fa si notano, specialmente per quanto riguarda la distanza di rendering (che su PC può essere migliorata attraverso mod), ma il comparto tecnico è ancora piacevole. Le diverse zone di Lost Heaven risultano ben caratterizzate, e il team Illusion ha riposto una cura quasi maniacale nel realizzare quanto più fedelmente le architetture dell’epoca e lo stile automobilistico, affidandosi alla consulenza di esperti e collezionisti. Durante gli otto anni coperti dalla trama di gioco, avremo la possibilità di assistere all’evoluzione dell’industria automobilistica con modelli sempre più performanti e aerodinamici. Ovviamente stiamo parlando di veicoli degli anni ’30, la cui guidabilità e velocità risultano molto ridotte. Tutti difetti perfettamente riportati in gioco, ma che potrebbero rendere frustranti alcune fai di inseguimento, specie se aggiungiamo il fatto che le collisioni non danno modo di percepire il peso della vettura. Basterà un leggero urto per farci sbandare irrimediabilmente, con l’aggravante di non riuscire a riprendere subito velocità, restando quindi in balia di eventuali aggressori. Fortunatamente tali fasi sono molto limitate nel gioco, e si rendono frustranti solo in sottocapitoli secondari.
Di tutt’altra risma sono gli scontri a piedi. L’accurata ricerca storica risposta nella armi è risultata in un arsenale piuttosto vario e ben bilanciato. Sebbene la telecamera non sia sempre nostra amica, il sistema di puntamento è preciso e affidabile. Ogni arma sarà adatta a determinate situazioni, peccato solo non poterle scegliere all’inizio di ogni missione, dovendoci accontentare di ciò che ci verrà fornito dal gioco, oltre alla possibilità di raccogliere quelle dei nemici. Un aspetto che ho particolarmente gradito è la gestione dei caricatori. Se decideremo di ricaricare un’arma che presenta ancora dei colpi nel caricatore, questi saranno irrimediabilmente persi. Questa chicca, oltre a fornire un certo realismo, ci obbligherà a far proprie le giuste tattiche per minimizzare gli sprechi.
Per quanto concerne il comparto audio, Mafia è interamente localizzato nella nostra lingua, e con un buon doppiaggio. Suoni e musiche riprendono perfettamente il periodo storico. L’unica pecca è la limitatezza della colonna sonora: durante le fasi di guida, infatti, non avremo delle tracce riconoscibili tipiche da
“autoradio”, ma dei brani musicali contestualizzati al quartiere nel qualche ci troviamo in quel preciso istante. Questo renderà, alla lunga, le musiche fin troppo ripetitive e slegate tra loro, non essendo presente alcuna transizione tra di esse. Peccato.

Video bonus:

Indice di rapimento

In conclusione Mafia: City of Lost Heaven è uno di quei titoli che dovrebbero essere presenti nella libreria ludica di qualunque giocatore. Il peso degli anni si rivela solo in parte, restando un titolo godibile ancora oggi. Fatta eccezione per alcune limitazioni tecniche, e per una intelligenza artificiale dei compagni non sempre all’altezza, a distanza di più di 10 anni il primo Mafia si attesta ancora come uno dei migliori titoli mai realizzati sia dal punto di vista del gameplay, sia da quello narrativo, con una trama matura, non banale e ricca di significati.