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La fusione dei contenuti mediatici quali film, carta stampata (o digitalizzata ormai) e videogioco, non sempre riesce a creare un prodotto apprezzabile (ho sentito qualcuno là in fondo urlare Uwe Boll). In alcuni casi accade però che quando un adattamento o una semplice opera ispirata ad un altro media, viene realizzata con la testa, allora quello che si presenta ai nostri occhi è un ottimo prodotto. Alcuni esempi sono costituiti dalla saga The Witcher, che personalmente credo abbia pesantemente favorito la diffusione dei romanzi di Sapkowski in Italia, oppure la saga S.T.A.L.K.E.R. che trae ispirazione sia dal film, che dal romanzo Stalker (in originale Picnic sul ciglio della strada) dei fratelli Strugatski.

In questo olimpo degli “ottimi” prodotti, mi sento di far rientrare anche Metro 2033, videogioco realizzato da 4A Games e basato sull’omonimo romanzo di Dmitrij Gluchovskij.

Come per il già citato S.T.A.L.K.E.R., anche in Metro 2033 ci troveremo a muoverci in una Russia devastata da un olocausto nucleare, popolata da creature mutanti e animata da strane e letali anomalie. L’inverno nucleare che avvolge la città di Mosca dovuto ad un conflitto nucleare (niente Chernobyl e camera dei desideri questa volta), ha costretto i pochi sopravvissuti a rifugiarsi in bunker improvvisati, costituiti essenzialmente dal dedalo di gallerie della metropolitana di Mosca. Le stazioni diventano quindi delle roccaforti da difende dalla continua pressione dei “Tetri”, ossia le creature abominevoli figlie del nucleare… insomma dei mostri schifosi, per farla breve. Come se non bastasse, la lotta per la sopravvivenza è minata anche da gruppi di sopravvissuti che hanno preferito la strada della violenza e del brigantaggio, e ciò va ad aggiungere un’ulteriore difficoltà nello spostarsi da una stazione all’altra.

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Il freddo inverno nucleare.

In Metro 2033 vestiremo i logori panni di Artyom, un ragazzo, appena ventenne, cresciuto in una delle tante stazioni/bunker insieme al suo patrigno. La sua vita, già complicata, verrà ulteriormente sconvolta dall’arrivo di Hunter, un ranger che pare saperla lunga sulla minaccia dei Tetri che affligge la stazione in cui vive Artyom e incaricherà il protagonista di portare un messaggio di vitale importanza a Polis, sede del “consiglio” e unica possibilità di salvezza per la nostra gente.

Queste sono quindi le basi sulle quali muoveremo i nostri primi passi nella splendida ed angosciante avventura proposta da Metro 2033. Un incipit piuttosto banale, ma che grazie ad una sapiente narrazione (non priva di difetti) e colpi di scena molto efficaci, trasformeranno la discesa nei tunnel della metropolitana in un viaggio all’interno della psicologia umana ancor prima che della nostra stessa moralità.

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Vita quotidiana.

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L’arrivo di Hunter.

Gli eventi narrati in Metro 2033 sono infatti un pretesto per porre in risalto alcuni degli aspetti opposti della nostra mente, il tutto simboleggiato dal continuo contrasto di luci e ombre, di caldo e freddo, che incontreremo lungo il gioco. Vivremo due mondi differenti ormai costretti ad una difficile simbiosi, e Artyom, come le creature anomali che popolano Mosca, è figlio di tale simbiosi. Egli è infatti in grado di resistere ad alcune anomalie, riuscendo, suo malgrado, ad interfacciarsi con esse attraverso una serie di visioni che ci terrorizzeranno e allo stesso tempo andranno ad arricchire un’esperienza di gioco unica.

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La luce e i suoi significati.

Benché venga tutto giocato, armi alla mano, attraverso gli occhi del protagonista, Metro 2033 non si configura come un vero e proprio sparatutto in prima persona, lo vedo piuttosto come un titolo ibrido dalla marcata componente di sopravvivenza. Dovremo costantemente tenere d’occhio le nostre scorte di munizioni, medicine e filtri d’aria, tutti elementi che scarseggeranno nel mondo di gioco e che pagheremo profumatamente ai mercati attraverso l’utilizzo di proiettili quali mezzo di valuta. Proiettili per proiettili? Beh sì, in effetti gran parte delle armi e delle munizioni che troveremo disseminate nella metropolitana, saranno di fattura “amatoriale”. L’unica merce di scambio valida è costituita dalle cartucce pre-guerra, quelle originali dell’esercito, quelle “buone” (la roba dell’esercito è sempre buona no?), che all’occorrenza, da moneta di scambio diventeranno scorta extra di munizioni utilizzabili, e credetemi, la tentazione di usarle nei momenti più difficili sarà tanta.

La vena di sopravvivenza del titolo è affiancata dalla necessità, in molti casi, di affrontare il gioco in modalità “silenziosa”. Sfruttando ripari e ombre, armi silenziate, coltelli da lancio (recuperabili anche dopo l’uso), e movimenti lenti, dovremo superare alcune delle sezioni più complesse, dove l’approccio frontale è sinonimo di suicidio. Purtroppo tutto è spesso vanificato da un’esperienza altalenante. A volte i nostri nemici umani saranno caratterizzati da un udito e una vista fin troppo sviluppati, mentre in altri casi verremo quasi del tutto ignoranti dai Tetri, a meno che non usciremo da un percorso prestabilito. Tutto ciò si tradurrà in un prova e riprova fino a trovare la giusta sequenza di uccisioni e percorsi, caratteristica ancor più lampante nelle sezioni all’esterno. L’approccio da novelli Rambo moscoviti è da escludersi a prescindere in quanto, a meno di essere ad un palmo dal naso dai nemici, i nostri proiettili viaggeranno totalmente a caso, a causa di una precisione infima delle armi, quasi a simulare un deterioramento delle stesse.

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L’ora di sopravvivere.

Dal punto di vista tecnico Metro 2033 è un titolo che presenta un’esperienza visiva di sicuro impatto, benché l’ottimizzazione su PC pare carente su alcuni aspetti che appesantiscono notevolmente il motore di gioco. La scarsa possibilità di configurare l’assetto video ci obbliga ad “accontentarci” dei profili prestabiliti dagli sviluppatori, che riescono comunque a garantire un’esperienza di gioco apprezzabile anche sulle macchine meno potenti. Effetti di luce ed effetti parcellari la fanno da padrone nel gioco, ma al di là della mera grafica, vi sono alcune accortezze che mi hanno letteralmente fatto saltare di gioia sulla mia sedia.

Luce della torcia che si affievolisce se non ricaricata con la dinamo portatile, comandi meno reattivi quando, ad un certo punto del gioco, dovremo portare un “carico” sulle nostre spalle, respiro affannoso quando comincerà a scarseggiare l’aria respirabile attraverso il filtro, il che comporterà ad un maggiore appannamento del vetro della maschera antigas a causa della condensa che verrà a formarsi per un innalzamento della temperatura corporea, quasi a simulare lo stress del personaggio. Queste ed altre accortezze, rendono Metro 2033 un’esperienza unica, viva e coinvolgente.

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Le mirabolanti doti tecniche del gioco…

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… non senza qualche difetto.

Indice di rapimento

Molti non apprezzeranno lo stile di narrazione piuttosto lento, che solo in determinati casi presserà sull’acceleratore dell’azione. L’approccio silenzioso, come già detto, risulta impreciso e frustrante in molti casi. Ma, se amate le ambientazioni lugubri e il senso di claustrofobica ansia degli ambienti sotterranei abbandonati, e vedete il gioco come un mezzo per rappresentare la psicologia umana, allora Metro 2033 è sicuramente un’esperienza adatta per voi.