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Probabilmente la realtà virtuale non ha ancora sfornato le cosiddette killer app, ma navigando nello store digitale non è difficile trovare qualche piccola perla. Giochi ed esperienze che sanno rimanere impresse, pur soffrendo di una tecnologia che deve ancora decollare. Sarà stato l’effetto della novità, ma ricordo con piacere la nascita del primo Peep in Tethered, il brivido di una folle discesa in Until Dawn: Rush of Blood, l’inquietudine nello svelare la storia di Batman: Arkham VR, la soddisfazione per un bluff riuscito in Werewolves Within. In questo piccolo bagaglio di memorie con PS VR ora posso ascrivere anche il tempo speso con Moss. Un’avventura purtroppo breve, ma condensata di momenti magici e con una compagna di viaggio adorabile, la topolina Quill.

Vi ho così anticipato che il titolo mi è piaciuto, ma voglio cominciare con una rapida lista dei suoi problemi. Il più evidente è la longevità del titolo, che si traduce in circa tre ore di gioco, compresi i momenti persi ad ammirare la splendida ambientazione. A questo si aggiunge la progressione assolutamente lineare, che toglie gran parte degli stimoli a voler avviare una nuova partita. Inoltre il sistema di combattimento si riduce alla pressione di due tasti, ovvero quello per la schivata e quello per l’affondo con la spada, da ripetere in sequenza per realizzare una piccola combo di attacchi. Sono presenti anche alcuni enigmi ambientali, che tuttavia risultano abbastanza intuitivi e non richiedono un eccessivo sforzo mentale.
Ora, leggendo queste righe, penserete che sembra la ricetta perfetta per un gioco dimenticabile, eppure ho adorato ogni singolo secondo speso nel mondo di Moss. Capire cosa me lo ha fatto apprezzare così tanto non è stato immediato, ma la risposta è in realtà semplice: il prodotto di Polyarc ha una personalità che altri titoli più elaborati non hanno.

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Vedere il proprio riflesso nell’acqua aiuta l’immersione nel titolo, nonostante le fattezze “particolari”

VIVERE UNA FAVOLA

Per chi si avvicina a Moss a scatola chiusa, si tratta di un’avventura in terza persona, nella quale guidiamo una topolina di nome Quill. Un’antica guerra ha costretto i suoi simili a rifugiarsi nella foresta, dove ora vivono in pace. Lo spirito intrepido della protagonista la porta tuttavia ad imbattersi in un oggetto magico, che le permette di creare un legame con una potente creatura, il Lettore. Il suddetto Lettore non è altro che il giocatore che impugna il pad al di là dello schermo, ma questo semplice stratagemma narrativo instilla da subito affetto verso la piccola Quill e, con esso, il desiderio di aiutarla nella sua impresa. Del resto, noi siamo una presenza viva nel gioco, dato che possiamo ammirare le nostre sembianze nel riflesso dell’acqua (assomigliamo al “Senza-Volto” de La Città Incantata di Hayao Miyazaki). Inoltre, non ci limitiamo a comandare la protagonista con il pad, ma usiamo quest’ultimo anche per interagire con determinati oggetti del mondo di gioco. Muovendolo come faremmo con il Move, è possibile così trascinare un cubo per creare un ponte, o prendere il controllo di un nemico per risolvere i piccoli enigmi. Il nostro supporto a Quill diventa concreto e la topolina ci rende partecipi dell’avventura, ringraziandoci e dandoci indicazioni gestuali su come procedere. Questi sono altri piccoli stratagemmi che contribuiscono enormemente a costruire il senso di immersione.

Un altro pilatro su cui si fonda la personalità di Moss è l’ambientazione di gioco. La piccola Quill e le altre creature abitano un mondo molto più grande di loro, muovendosi tra imponenti alberi e avanzando a fatica nell’erba folta. Come un gigante buono, ci troviamo così a guardare dall’alto i loro edifici ricavati dai tronchi o il ponte di legno realizzato per superare un rivolo d’acqua. Ogni aspetto della scenografia è studiato nel dettaglio e sovente vi capiterà di prendervi una pausa per ammirare qualche elemento che ha catturato la vostra attenzione. Inoltre, se soffrite di motion sickness, non avete da temere: gli spostamenti in Moss sono praticamente inesistenti. Il titolo infatti si suddivide in schermate sostanzialmente statiche, nelle quali è previsto un punto di vista fisso. Quando Quill raggiunge l’estremità della scena di gioco, una comoda transizione con schermo nero ci porta immediatamente al prossimo luogo. Questo non significa che restiamo completamente immobili: è possibile spostare il capo per cambiare l’angolo di visuale, magari per vedere se dietro a una colonna si nasconde un passaggio o per calibrare meglio un salto. Lo splendido sistema di illuminazione fa il resto, offrendo degli scorci davvero ispirati. Il risultato è un soddisfacente senso di scoperta ogni volta che accediamo a una nuova area, spesso generando un’espressione di fanciullesco stupore.

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Con il controller possiamo spostare alcuni oggetti, aiutando Quill nel suo viaggio

SEMPLICITÀ AL POTERE

La progressione in Moss è invece scandita da due dinamiche specifiche: il combattimento e la risoluzione di enigmi ambientali. Qui il gioco presenta qualche debolezza, dato che le battaglie sono ridotte all’essenziale. Una volta comprese le semplici routine di movimento dei nemici, quello che resta da fare è scansare gli attacchi e affondare la nostra spada con il giusto tempismo. Niente di impegnativo, se non quando affrontiamo più avversari contemporaneamente. Le tipologie dei nemici peraltro si contano sulle dita di una mano, riducendo al minimo anche questa fase di apprendimento delle creature ostili. Detto ciò, gli scontri non sono mai tediosi, grazie anche alla fluidità delle animazioni e al ritmo delle battaglie, che rimangono così comunque piacevoli.
Un discorso analogo può essere fatto per gli enigmi ambientali. Anche qui la difficoltà è tarata verso il basso e raramente ci troveremo a ragionare più di qualche istante su come procedere. Uno sforzo leggermente maggiore sforzo è richiesto per raccogliere le pergamene, che rappresentano i collezionabili del gioco e sono nascoste nelle varie aree. Alcune di esse sono più complicate da raggiungere, ma anche qui è sufficiente una buona osservazione della zona per trovare la soluzione. Sicuramente qualche sfida più impegnativa, magari in aree opzionali, sarebbe stata apprezzabile, ma il lato positivo è che in questo modo Moss mantiene un piacevole ritmo sostenuto. Le tre ore dell’avventura risultano così sempre piene e gradevoli, totalmente prive di momenti tediosi.

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Non sono solo gli spazi aperti a lasciare senza fiato, ma anche gli interni risultano molto curati

UN TITOLO PER VR

Moss è l’esempio di come la realtà virtuale possa essere un valore aggiunto. Per quanto adorabile, la favola di Polyarc sarebbe stata molto meno affascinante se affrontata sul classico schermo del salotto. La forza del gioco è la capacità di trascinarci nel suo mondo magico in prima persona, apprezzabile solo attraverso il senso di scala offerto dalla VR. Con questa diversa prospettiva è facile affezionarsi all’adorabile Quill e sentirci parte della storia. Anche l’accompagnamento musicale è azzeccato, grazie ai suoi toni delicati, perfettamente in linea con lo spirito del titolo.
Come detto e come accade purtroppo spesso nei titoli VR, i titoli di coda arrivano prima di quanto desiderato. Pur chiudendo il cerchio sulle vicende di Moss, la conclusione lascia intuire l’intenzione di Polyarc di voler realizzare un seguito. Del resto, questo mondo di gioco sembra avere ancora molto da dire e non posso che augurarmi che abbia il successo necessario a incoraggiare la produzione di un secondo episodio, magari ancora più ricco e articolato.
Piccola nota informativa finale: il gioco è in inglese, senza supporto all’italiano. Si possono attivare i sottotitoli (sempre in inglese) per facilitarvi la vita e seguire più agilmente la storia, che comunque non risulta troppo complessa.

Indice di rapimento

bluAlcuni potrebbero essere spaventati dall’eccessiva brevità del titolo, altri intimoriti dalla semplicità delle meccaniche, ma tutti dovrebbero dare una chance a questa avventura di Polyarc. Moss riesce a farci vivere una splendida favola, rubando espressioni di sorpresa grazie ad un’ambientazione curata e ricca di dettagli. Nondimeno presenta una protagonista incantevole, la tenace topolina Quill, portando il giocatore a provare un sincero affetto d’amicizia per la piccola compagna di viaggio. L’esigua longevità, combinata con i pochi stimoli al fattore rigiocabilità, potrebbero rendere il biglietto d’ingresso troppo esigente, ma fatevi comunque il favore di provare almeno la versione dimostrativa gratuita del titolo. Tanto basta per essere rapiti dal mondo di Moss.