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Da qualche anno il mondo del basket videoludico ha virato con decisione verso la ricerca della simulazione, lasciando gli amanti delle esperienze arcade privi di nuove proposte. Per questo motivo, la pubblicazione di NBA Playgrounds nel 2017 aveva entusiasmato i nostalgici di NBA Jam ed NBA Street, che speravano di poter rivivere momenti di immediato e spassoso divertimento, senza perdersi in tattiche e complesse articolazioni del roster. Il gioco di Saber Interactive offriva sì qualche momento di sana follia, tra schiacciate improbabili e poteri speciali, ma si presentava ancora incompleto al lancio e offriva un gameplay fin troppo grezzo.
L’annuncio di NBA Playgrounds 2 poteva essere dunque la speranza di assistere al completamento del progetto, così da poterlo gustare in una sua versione definitiva e pienamente godibile.

TEMPI SUPPLEMENTARI

L’attesa per questo Playgrounds 2 è stata più lunga del previsto. Il titolo era infatti atteso per lo scorso maggio, ma, a meno di una settimana dal giorno dell’uscita, gli sviluppatori hanno annunciato un rinvio della pubblicazione a data da destinarsi. Il motivo è stato svelato solo un paio di mesi dopo: 2K allarga la propria offerta cestistica e accoglie tra le proprie fila anche il lavoro di Saber Interactive, che cambia nome in NBA 2K Playgrounds 2.
Una lunga gestazione e un nome, quello di NBA 2K, che hanno aumentato le aspettative su questo gioco e che, purtroppo, rendono più amaro il primo approccio con il titolo. Bastano pochi minuti in compagnia di NBA 2K Playgrounds 2 per rendersi conto che lo stacco dal primo capitolo è estremamente timido, con persino lo stesso identico motivetto ad accompagnare la navigazione nel menù principale.

NBA 2K Playgrounds 2 presenti nuovi curiosi campetti, dove sfoderare la nostra abilità

In breve tempo ci si rende addirittura conto che il roster è rimasto in buona parte quello della stagione 2017-2018. Un peccato difficilmente perdonabile, considerato il rinvio della produzione e la nuova pubblicazione a stagione NBA già avviata. Alcuni degli scambi più roboanti (LeBron James ai Lakers o Kawhi Leonard ai Raptors) risultano presenti, ma il resto dei giocatori non ha cambiato casacca. Per esempio, DeAndre Jordan è ancora ai Clippers, il nostro Marco Belinelli ancora veste la maglia dei Sixers e Schroeder è rimasto ad Atlanta. Inutile aggiungere che non c’è traccia dei nuovi rookie, quindi niente Luka Doncic ai Mavs, Trae Young agli Hawks o DeAndre Ayton ai Suns. Certo, il roster al giorno del lancio è più ricco rispetto al primo NBA Playgrounds (che però costava la metà al giorno della pubblicazione e al momento non è neppure più presente negli store digitali) e probabilmente i futuri aggiornamenti compenseranno buona parte di queste lacune, ma è difficile non storcere il naso.

BUSTINE PER TUTTI

Anche il sistema per sbloccare e far progredire i singoli giocatori è rimasto sostanzialmente invariato: giocando si acquisiscono punti, spendibili per ottenere bustine. Ogni bustina vi permette di aggiungere nuovi giocatori a quelli che avete disponibili (sperando di non beccare un doppione), ampliando la vostra collezione e migliorando il vostro roster. Ogni atleta può in seguito ottenere punti esperienza quando scende in campo, aumentando così il proprio livello, dal bronzo fino al diamante.
La meccanica è dunque la stessa vista nel primo Playgrounds, ma c’era il timore che, come in NBA 2K19, il peso delle microtransazioni sarebbe diventato preponderante. Ebbene, ci sono, ma non sono così invasive. Le bustine di carte dei giocatori si ottengono solo giocando, e non vi serviranno centinaia di ore per riuscire a mettere le mani sui giocatori più promettenti. Sborsando un po’ più del normale in moneta di gioco, potete persino sbloccare direttamente il campione che desiderate, senza affidarvi all’estrazione delle bustine.

Anche le schiacciate vanno eseguite col giusto tempismo, se non volete fare una brutta figura

La sensazione è che la progressione nello sblocco dei giocatori sia solo leggermente più lenta, spingendovi a guardare un poco di traverso il gustoso pacchetto da 5000 VC (la Virtual Currency che si ottiene da altri pacchetti o spendendo soldi reali). Quest’ultimo vi consente infatti di ottenere tutto il roster in un colpo solo, compresi i giocatori che verranno aggiunti in futuro. Alla fine, tuttavia, il titolo non risulta appesantito dalle microtransazioni, che riguardano principalmente gli elementi estetici per personalizzare l’aspetto dei giocatori.

PALLA A DUE

Superati tutti questi aspetti, resta un elemento cruciale per un gioco arcade: come è stato modificato il gameplay? La risposta è: nella sostanza non molto, ma si vedono i giusti ritocchi alla formula. Vi trovate sempre su un campetto di strada in un 2vs2, affrontando partite della durata di tre minuti. Segnando e realizzando giocate spettacolari potete riempire l’indicatore della Lottery Pick, un potere speciale in grado di offrirvi un temporaneo vantaggio sull’avversario. Può trattarsi di bonus diretti per voi, come la super velocità o di punti doppi in caso di schiacciata, o di limitazioni all’avversario, come una riduzione delle loro percentuali di tiro o uno strato di ghiaccio sul vostro canestro, che rende impossibile subire un punto.
Rispetto al primo Playgrounds, sembra che il tiro da tre sia meno preponderante, in quanto, anche con buoni tiratori, serve davvero un tempismo perfetto per non stampare la nostra tripla sul ferro. Il gioco in area risulta così più vivace, ma anche qui non si può schiacciare ogni volta sull’avversario. Il ruolo della stamina pare più rilevante, costringendoci a gestire con maggiore attenzione i movimenti che la riducono, come appunto schiacciate, crossover o semplici scatti.

Anche la difesa sembra più efficace, con stoppate e rimbalzi più semplici da eseguire, ma l’impressione è che l’attacco resti sempre in vantaggio. Non è raro vedere un giocatore ben posizionato, che salta ma manca sorprendentemente la stoppata. Anche capire secondo quale principio è possibile fermare un giocatore che tenta una schiacciata non è facile: è capitato più volte di vedere un’ala grande “posterizzata” da Steve Nash, mentre un piccolo playmaker riesce a buttare a terra un Paul George lanciato a canestro. La giustificazione va probabilmente ricercata nelle statistiche dei giocatori e nelle percentuali di riuscita delle azioni. È ragionevole differenziare i singoli atleti, ma, trattandosi di un gioco arcade, credo che l’abilità con il pad dovrebbe avere un ruolo più rilevante. La casualità sembra troppo invadente persino nella Lottery Pick, che, pescando casualmente tra bonus diversi e non perfettamente bilanciati, rischia di spostare in modo iniquo gli equilibri della partita.

UNA PANCHINA CORTA

Il gameplay rimane dunque un po’ grezzo, ma comunque capace di offrire delle sessioni divertenti, accompagnate da una semplice ma gradevole telecronaca. Quest’ultima non è nulla di particolare e non segna un grande miglioramento dallo scorso capitolo, ma resta un gradevole accento sulle nostre giocate spettacolari. L’ultimo elemento da valutare è l’offerta in termini di modalità di gioco. L’originale NBA Playgrounds presentava una breve campagna per singolo giocatore, nel corso della quale affrontare squadre diverse nei diversi campetti, e una componente online, dove metterci alla prova contro altri giocatori.
Qui le partite da affrontare in solitaria sono raggruppate in una sorta di mini campionato NBA, composto da una regular season di 15 partite. Sono presenti quattro differenti livelli di difficoltà, riuscendo così ad offrire un interessante tasso di sfida a giocatori più o meno abili, con un’intelligenza artificiale che si comporta abbastanza bene in campo. Risolta la stagione NBA, non rimane altro che buttarsi nelle partite classificate online o nei match cooperativi, dove due giocatori umani affrontano la CPU o altri sfidanti in rete.

La sfida da tre punti online richiede una buona dose di concentrazione e sangue freddo!

Un’offerta che rimane troppo ristretta e che, anche in questo caso, non rappresenta un significativo passo avanti dal primo Playgrounds. Affrontare le varie squadre NBA in una stagione è divertente, ma si sarebbe potuto offrire qualcosa in più. In questo modo si è costretti a scegliere una squadra e i suoi giocatori, impededoci così di scegliere la coppia che più ci aggrada. Una carriera con un nostro alter ego, come in NBA Street, o sfide particolari, magari contro delle coppie di fantasia, non necessariamente legate alla franchigia di appartenenza. Sarebbe bastato persino introdurre un semplice 3vs3, per aumentare la varietà dell’esperienza.

L’unica effettiva novità è data dalla gara dei tre punti, che ricalca sostanzialmente la modalità prevista nel reale All-Star Game: cinque palloni per cinque diverse posizioni, con lo scopo di segnare il maggior numero di triple. Le partite risultano sorprendentemente divertenti e avvincenti, in particolar modo online, dove entrambi i giocatori si confrontano tirando nello stesso tempo e non suddivisi in turni. Anche la sfida da tre però non è esente da difetti: la riuscita del tiro è, di nuovo, determinata dal tempismo, con il giocatore chiamato a “centrare” il giusto segmento sull’indicatore. Tuttavia, in una gara di questo tipo, non si capisce perché, anche indovinando il momento corretto per effettuare il tiro, la riuscita del canestro dipenda da una percentuale. È comprensibile differenziare l’abilità nel realizzare triple tra un Shaquille O’Neal e uno Stephen Curry, ma sarebbe stato più ragionevole allargare il segmento che consente la riuscita del tiro, piuttosto che affidarsi alle percentuali. Si sarebbe così evitato di compromettere una bella sfida per un lancio di dadi virtuali sfortunato, piuttosto che per l’abilità di un giocatore.

Indice di rapimento

Tutto sommato, NBA 2K Playgrounds 2 è un’esperienza arcade divertente, che vi permette di rifiatare dalla pallacanestro complessa di NBA 2K19. È anche un modo per affrontare una partita veloce con un amico, senza dover impiegare mezzora del proprio tempo a spiegare le combinazioni di tasti e buttandosi rapidamente nella mischia. Il problema è che è difficile percepire una netta evoluzione dal primo NBA Playgrounds, sia in termini di modalità di gioco che di gameplay. La presenza, inoltre, di un roster non aggiornato, nonostante il lungo rinvio della pubblicazione del gioco e la collaborazione con 2K, lascia la sensazione di un prodotto non rifinito, che non fa molti sforzi per avvicinarsi ai grandi del passato, come NBA Jam e NBA Street. In sintesi, se avete voglia di un basket spensierato e non avete alternative, NBA 2K Playgrounds 2 può essere una valida opzione. Resta invece un po’ più difficile consigliare l’investimento se già avete il primo capitolo.