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Nonostante il dominio dei Golden State Warriors, la stagione NBA si prospetta elettrizzante. Diversi campioni hanno cambiato casacca, ridefinendo gli equilibri della lega americana. Il passaggio più roboante è ovviamente quello di LeBron James a Los Angels, sponda Lakers, nel tentativo di arricchire la storia di una franchigia già leggendaria.
La stagione è interessante e cruciale anche per la sua controparte videoludica, con l’immancabile appuntamento con NBA 2K. Lo scorso anno il titolo ha registrato nuovi record di vendite e ha esordito con la 2K League, competizione e-sport affiliata con le squadre ufficiali di NBA. 2K18 ha però scontentato diversi giocatori, sia per l’ingombrante presenza delle microtransazioni, sia per impostazioni di contenuti e di gameplay che, a lungo andare, hanno stancato la comunità online. Per questo motivo, NBA 2K19 ha il difficile compito di spazzare via le incertezze dell’episodio precedente, consolidando il ruolo della serie come punta di diamante tra i videogiochi sportivi.

LA VOCE DEL POPOLO

Parte delle critiche dello scorso anno avevano investito il gameplay di NBA, secondo molti troppo permissivo verso i giocatori meno abili e sbilanciato in alcune sue componenti. Sotto questo profilo, potete stare tranquilli: gli sviluppatori hanno ascoltato la voce dei giocatori e hanno rifinito il sistema di gioco, intervenendo con precisione sulle criticità di NBA 2K18.
La difesa è stata rimaneggiata profondamente e ora concedere un metro di spazio ad un buon tiratore può essere fatale. La sensazione è molto più realistica rispetto allo scorso anno, quando bastava essere nei “pressi” dell’attaccante per ridurne le percentuali di realizzazione, spingendo atleti professionisti a sbagliare dei semplici sottomano. Il difensore ora deve essere più concentrato per non lasciare spazi pericolosi, ma in compenso è anche più efficace, perché resiste maggiormente ai tentativi di dribbling in palleggio. Si risolve così un altro gravoso problema dello scorso anno, ovvero gli attacchi a canestro troppo semplici, che finivano per favorire eccessivamente un gioco basato sull’isolamento e le penetrazioni in area.

Come sempre, NBA 2K19 dedica molta attenzione anche a quello che circonda il campo da basket, creando la giusta atmosfera per le vostre partite.

La novità più sensibile è però il sistema di “impeto”: quando un giocatore infila una sequenza di azioni riuscite può attivare un temporaneo incremento delle prestazioni. Il miglioramento dipende dal ruolo dell’atleta, per cui un tiratore potrà segnare più facilmente da dietro l’arco e un difensore già eccellente diventerà invece insuperabile. Nel corso della carriera, inoltre, l’impeto è attivabile manualmente, aggiungendo così un pizzico di strategia in più alla partita.
Anche l’intelligenza artificiale ha subito qualche ritocco e, soprattutto ai livelli più alti, è abile nel punire i vostri errori. Per esempio, se vi sbilanciate con una difesa troppo aggressiva, l’avversario taglierà a canestro, concludendo facilmente con un sottomano in libertà. Peraltro, come nei precedenti episodi, l’altra squadra si adatterà al vostro stile di gioco, chiudendo gli spazi in area se insistete con le schiacciate o spostandosi sul perimetro se scommettete sempre sui tiri da tre. Il gioco è ora più vario persino in fase offensiva, ricalcando in modo piuttosto credibile l’impostazione delle squadre reali. Questo vale anche per i giocatori, quindi sarà facile vedere lo “step back” di James Harden o essere travolti dalle triple di Stephen Curry.
Certo, la perfezione è ancora lontana e alcune situazioni restano di difficile gestione per l’intelligenza artificiale. Per esempio, la gestione del cronometro da parte della CPU nelle fasi finali della partita raramente segue l’opzione più furba e anche l’allenatore decide cambi e timeout in maniera ancora troppo “meccanica”, senza adattarsi realmente alle situazioni di gioco.

UN QUARTIERE NUOVO DI ZECCA

Un altro aspetto poco apprezzato di NBA 2K19 è stata l’introduzione del “Quartiere”, una sorta di area multigiocatore, nel quale convogliare tutte le attività della modalità “La mia Carriera”. L’idea era interessante, ma finiva per rendere l’esperienza dispersiva e trasformava l’accesso alle varie sezioni in una stancante sagra del caricamento. Le poche attività presenti davano infine il colpo di grazia, finendo per fiaccare rapidamente la comunità, che non ha seguito il gioco per tutto il corso dell’anno.
Visual Concept ha deciso di insistere sul Quartiere, ma ha optato per una decisa ristrutturazione. Invece del vecchio viale, il nuovo ambiente è una piazza, che rende l’accesso a negozi e campi molto più rapido. Persino i menù sono stati ripensati nell’ottica di ridurre al minimo i caricamenti. Inoltre sono state introdotte minigiochi e modalità alternative ad orari prestabiliti, incentivando la comunità a tornare costantemente a visitare i nuovi contenuti. Per esempio, potete dedicarvi a un torneo di palla avvelenata, cercando di sopravvivere come l’ultimo sopravvissuto (quindi sì, anche NBA ha la sua “battle royale”), o potete lanciarvi in un quiz collettivo, tentando di strappare il montepremi finale.

Il nuovo Quartiere è più dinamico, presentando un ciclo giorno-notte e un’estetica che cambia a seconda dell’evento speciale in corso.

Trovate ancora i diversi negozi di vestiti per personalizzare il vostro alter-ego, così come la palestra per migliorarne le capacità. I campi per il basket di strada occupano ora il centro della piazza, mentre sono state introdotte le “gabbie Under Armour”, esperienze di gioco più arcade, con trampolini disseminati per l’area che consentono spettacolari schiacciate.
L’impianto complessivo segue ormai la via di una sorta di MMO sportivo, con eventi pubblici e sfide da vivere con gli amici. Il paragone può cominciare addirittura dalla creazione del giocatore, che è definito per ruolo e archetipo, un po’ come la classe di un personaggio di un gdr. Anche qui gli sviluppatori promettono un maggiore bilanciamento rispetto allo scorso anno, pertanto se favorite determinate qualità dovrete probabilmente rinunciare ad altri talenti. Volete un infallibile tiratore da tre punti? Potete farlo, ma difficilmente sarete in grado di schiacciare, saltando come un grillo sulla testa degli avversari.

PALLACANESTRO PER TUTTI I GUSTI

L’avventura del vostro alter ego, come scoprite dal Preludio gratuito, comincia dalla Cina, con l’NBA che pare un sogno lontano. Ovviamente alla fine arriveremo sui parquet più famosi del mondo, ma il percorso sarà più tortuoso del previsto e scoprirlo tramite la prima fase narrativa della carriera è sorprendentemente gradevole. Questa volta la storia è (vagamente) credibile e si lascia seguire con più interesse rispetto alle precedenti iterazioni, riuscendo a raccontare le ossessioni e le rivalità che abitano lo sport professionistico. Superata la fase iniziale, fatta di scene interpretate da attori reali, arriverete infine alla tanto agognata NBA, che comincia con la negoziazione del vostro contratto. Potete scegliere l’offerta migliore, con più minuti garantiti e maggiori introiti, ma magari siete condannati a una squadra di fondo classifica. Oppure si può puntare su una delle franchigie più rinomate, dove però sarà difficile farsi largo tra i campioni affermati.

La strada per il successo passa per l’impegno da dedicare in palestra, dove una serie di minigiochi vi permetteranno di migliorare le vostre caratteristiche speciali.

In ogni caso, arrivati a questo punto, NBA 2K19 vi lascia in mano le chiavi del gioco e vi permette di fiondarvi nella modalità che più apprezzate. Potete continuare il vostro percorso solitario nella lega americana, oppure potete cercare il rispetto nei 3 contro 3 per strada. Si può tentare di farsi un nome nel Pro-Am, il 5 contro 5 tra giocatori reali, magari fondando una squadra con gli amici per sfidare il resto del mondo.
Se vi stancate della compagnia del vostro giocatore, NBA 2K19 ha però anche molto altro da offrirvi. Per esempio, torna anche la modalità “La mia Squadra”, che vi consente di assemblare il quintetto dei vostri sogni, raccogliendo giocatori dalle aste o dai pacchetti di figurine. Una volta scelta la vostra formazione, potete sperimentarla nelle varie modalità per giocatore singolo o nel multigiocatore, che presenta partite nel classico formato NBA o in un più informale 3 contro 3. Tornano anche le sfide settimanali, ovvero confronti con requisiti speciali che ripropongono situazioni dell’NBA reale. Anche “La mia Squadra” è sufficientemente ricca di contenuti da impegnarvi da sola per tutto l’anno a venire, sia che vogliate accumulare compulsivamente le carte dei giocatori (come capita a me) o che vogliate soddisfare i sogni più perversi, mettendo nella stessa formazione Larry Bird e Magic Johnson o Micheal Jordan e Lebron James.
Purtroppo, Visual Concept ha qui deciso di mettere da parte le modalità dello scorso anno (una legata ad una sorta di Draft e l’altra con un sistema di salary cap), in parte impoverendo l’offerta. In compenso, le attività presenti sembrano più rifinite e il nuovo sistema di ricompense dovrebbe consentire a tutti, con un po’ di pazienza, di ottenere giocatori più prestigiosi.

Il 3 contro 3 torna anche nella modalità “La mia Squadra”, presentando una piacevole variazione tra un partita di NBA e l’altra.

L’esperienza con NBA 2K19 non finisce neppure con “La mia Squadra”, perché ancora avete a disposizione “Il mio GM” o “La mia Lega”, che vi consentono di guidare la vostra compagine preferita in un campionato contro altri giocatori online o contro il computer. È presente anche una modalità narrativa, continuazione di quella dello scorso anno, che vi consente di impersonare un General Manager nel difficile compito di fondare una nuova franchigia dal nulla. Qui l’attenzione si sposta dal campo all’ufficio, in quanto l’abilità col pad sarà importante tanto quella di saper negoziare i giusti contratti e di riuscire a combinare gli scambi più vantaggiosi.

IL COSTOSO ELEFANTE NELLA STANZA

Insomma, questo NBA 2K19 mantiene la qualità storica della serie e riesce persino a correggere i passi falsi della versione 2018. Resta però un punto critico (e ormai un po’ pure cronico) da affrontare, ovvero l’invadenza della moneta virtuale e delle microtransazioni. Come ben sa chi conosce la serie, quasi tutti i contenuti presenti nel gioco (crescita del vostro alter ego compresa) sono da sbloccare previo pagamento della cosiddetta Virtual Currency (o in breve VC), che potete guadagnare semplicemente giocando normalmente o accumulare pagando denaro reale. Le microtransazioni sono già generalmente mal digerite in un gioco pagato a prezzo pieno, ma vengono in qualche misura sopportate se sono confinate ad elementi estetici. In NBA 2K19, come nei precedenti, però è possibile spendere Virtual Currency per migliorare gli attributi del nostro giocatore, o per rimediare pacchetti a volontà per migliorare rapidamente la propria squadra. Il fastidio allora è evidente, se io, acquistando il gioco come tutti, mi trovo dal primo giorno a fronteggiare online giocatori di livello 85. Un livello lontano, considerato che io devo spendere ore e ore di gioco per muovermi dall’iniziale 60. Facendo due conti, servono circa 190mila VC per salire al livello 85 e, per esempio, ogni partita che giocate in NBA ve ne concede poco più di mille. Si capisce facilmente che la strada per essere competitivi online resta insopportabilmente lunga, e lo è nonostante i tentativi di Visual Concept di offrire più modi di guadagnare VC senza spendere. Talvolta c’è un bonus giornaliero di 2500 VC se completate certi obiettivi, oppure potete tentare la fortuna alla lotteria, che ogni 24 ore vi regala soldi od oggetti.

Tra le novità di quest’anno figurano le “Gabbie”, esperienze di gioco più arcade, in grado di dare vita a situazioni esilaranti.

Arrivare a 85 sembra più semplice dello scorso anno, ma costringere i giocatori paganti ad elemosinare Virtual Currency nelle varie modalità ed essere costretti a sopportare la distanza di abilità con chi ha pagato moneta sonante rimane ancora difficile da giustificare. Ovviamente i contenuti sono molti e il problema è molto più attenuato se vi dedicate principalmente alle modalità a giocatore singolo. Quindi, per quanto la questione sia faccia sentire, il titolo resta godibile anche senza aprire il portafoglio, a patto che non abbiate come vostro unico obiettivo affrontare online i giocatori più forti sin da subito. L’altra condizione per fruire appieno di NBA 2K19 è avere parecchio tempo da dedicare al titolo, sia per la complessità del gameplay da maneggiare (se siete al vostro primo incontro con un NBA 2K), che per il progresso lento che caratterizza la gran parte delle modalità di gioco.

Indice di rapimento

NBA 2K19 è il miglior NBA 2K degli ultimi anni. Quello che non funzionava della scorsa edizione è stato in gran parte rivisto, offrendo così un gameplay rifinito, che restituisce, ad ora, la miglior rappresentazione possibile della pallacanestro reale. Il titolo continua ad offrire inoltre una mole infinita di contenuti, per cui è facile perdersi nella carriera del nostro alter ego, nelle sfide dei campi di strada o nel tentativo di assemblare la squadra perfetta con le figurine. L’unico grande neo di un titolo altrimenti eccezionale resta l’invadenza del sistema di microtransazioni, che purtroppo non si limita ad oggetti estetici, ma finisce per influenzare la competitività dei giocatori. L’auspicio è che la politica della moneta virtuale venga rivista il prossimo anno, ma nel frattempo potete comunque godervi un gioco brillante, con il quale vivere i momenti più emozionanti della stagione NBA in arrivo.